Parole nuove

Green pass: uno pseudoanglismo di uso (quasi esclusivamente) italiano

  • Sara Giovine
SOTTOPOSTO A PEER REVIEW - IN ANTEPRIMA

DOI 10.35948/2532-9006/2022.14682

Licenza CC BY-NC-ND

Copyright: © 2022 Accademia della Crusca


In italiano l’espressione green pass (letteralmente ‘tessera, lasciapassare verde’) è oggi comunemente impiegata, soprattutto nei media e nella lingua colloquiale, per indicare la certificazione in formato cartaceo o digitale, rilasciata dal Ministero della Salute, che attesta l’avvenuta vaccinazione contro il virus SARS-CoV-2, la guarigione dalla malattia COVID-19 negli ultimi sei mesi o l’esito negativo di un test antigenico rapido o molecolare. Si tratta di un anglismo, composto dal sostantivo pass nel significato di ‘permesso, documento che permette di accedere e circolare liberamente in determinati luoghi’ e dall’aggettivo green ‘verde’ (con riferimento non al colore della tessera, bensì al colore che nei semafori segnala il via libera).

Nonostante l’amplissima diffusione dell’espressione, il cui significato risulta ormai noto a gran parte dei parlanti italiani, green pass non è in realtà la denominazione ufficiale del certificato in questione e il sintagma, pur formato con parole inglesi, non è in uso né nei paesi anglofoni, né nei documenti ufficiali dell’Unione Europea (le cui istituzioni ricorrono di norma all’inglese come lingua di lavoro, oltre che al tedesco e al francese). Come già evidenziato in alcuni interventi di taglio linguistico pubblicati in rete, che approfondiscono variamente la storia e gli usi del sintagma (tra cui L. Corbolante, Per viaggiare in Ue non si userà il “green pass”!, blog “Terminologia etc.”, 26/5/2021; M. A. Cortelazzo, Green pass. Le parole della neopolitica, magazine “Lingua italiana” del portale Treccani, 28/7/2021; S. C. Sgroi, Il Green Pass all’Accademia della Crusca (e altrove), ovvero per una storia del Green Pass, portale “Accademia della Crusca”, 25/9/2021, poi in “Italiano digitale”, XVIII, 2021/3), la denominazione ufficiale adottata dal governo italiano, nei decreti legge, nei documenti e nelle comunicazioni istituzionali, oltre che sul certificato stesso (in cui compare accanto all’inglese “EU Digital Covid Certificate”), è infatti quella di “certificazione verde COVID-19”. La ritroviamo a partire dal decreto legge del 22 aprile 2021, art. 9 (intitolato proprio “Certificazioni verdi COVID-19”), che ne sancisce l’istituzione e ne offre una prima definizione:

Ai fini del presente articolo valgono le seguenti definizioni:
a) certificazioni verdi COVID-19: le certificazioni comprovanti lo stato di avvenuta vaccinazione contro il SARS-CoV-2 o guarigione dall’infezione da SARS-CoV-2, ovvero l’effettuazione di un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo al virus SARS-CoV-2. (DL 22 aprile 2021, articolo 9 “Certificazioni verdi COVID-19”, comma 1, lettera a)

Nello stesso articolo del decreto viene inoltre menzionata anche la piattaforma nazionale per il rilascio dei certificati, per il cui nome, come nota Licia Corbolante, è stato scelto un sintagma ibrido, che combina italiano e inglese (“Piattaforma nazionale digital green certificate” o “Piattaforma DGC”); neppure qui compare tuttavia la forma green pass, a cui viene invece preferita la traduzione inglese dell’italiano “certificazione verde”, con la specificazione della sua natura digitale (ossia “digital green certificate”):

e) Piattaforma nazionale digital green certificate (Piattaforma nazionale-DGC) per l’emissione e validazione delle certificazioni verdi COVID-19: sistema informativo nazionale per il rilascio, la verifica e l’accettazione di certificazioni COVID-19 interoperabili a livello nazionale ed europeo. (DL 22 aprile 2021, articolo 9 “Certificazioni verdi COVID-19”, comma 1, lettera e)

La dizione “certificazione verde COVID-19” è quella preferita anche all’interno della piattaforma, in cui risulta tuttavia in qualche caso affiancata alla denominazione “non ufficiale” green pass (per esempio: “Come si ottiene la Certificazione verde COVID-19. Puoi ottenere gratuitamente, visualizzare, scaricare e stampare il Green pass sulle seguenti piattaforme digitali”); ed è l’unica a essere impiegata nell’app IO (su cui è possibile scaricare il documento in formato digitale), nei comunicati del Ministero della Salute (per esempio nel n. 40 del 17 giugno 2021, o nel n. 53 del 31 luglio 2021), e nei successivi decreti del governo che regolamentano usi e funzioni del certificato, sul territorio nazionale e all’estero.

Anche nelle pagine e nei documenti ufficiali dell’Unione Europea non c’è traccia del sintagma green pass, né nelle versioni in italiano, né in quelle in altre lingue: la certificazione digitale europea, entrata in vigore il primo luglio 2021, che attesta la somministrazione del vaccino anti-covid, l’esito negativo di un tampone o la guarigione dalla malattia, e che permette la libera circolazione dei cittadini all’interno dell’Unione, ha infatti preso il nome in italiano di “certificato COVID digitale dell’UE” e in inglese di “EU Digital COVID Certificate” (il certificato viene infatti rilasciato nei diversi paesi dell’Unione in forma bilingue, in una delle lingue ufficiali dello Stato membro e in inglese). Nella pagina in italiano della Commissione Europea, per esempio, nella sezione dedicata al certificato si legge:

Il regolamento sul certificato COVID digitale dell’UE è entrato in vigore il 1º luglio 2021. Ora il certificato COVID digitale potrà essere rilasciato a tutti i cittadini e i residenti dell’UE e verificato in tutta l’Unione.

Nelle stesse pagine, in alternativa al nome ufficiale di “certificato COVID digitale dell’UE” (che ricorre in forma pressoché identica anche nelle altre lingue dell’Unione, come il francese “certificat Covid numérique de l’UE”, il tedesco “digitale COVID-Zertifikat der UE”, lo spagnolo “Certificado COVID digital de la UE”, e l’olandese “EU Digitaal COVID-Certificaat”), possiamo trovare anche la denominazione più informale di “certificato verde digitale”. Nel sito della Commissione Europea è infatti possibile scaricare il “Regolamento sui certificati interoperabili relativi alla vaccinazione, ai test e alla guarigione (certificato verde digitale)”, emanato dal Parlamento e dal Consiglio europeo il 14 giugno 2021, e disponibile in italiano e in altre 23 lingue: nelle diverse versioni della pagina si fa riferimento, per esempio, in spagnolo al “certificado verde digital”, in tedesco al “digitales grünes Zertikikat”, in francese al “certificat vert numérique” e in olandese al “digitaal groen certificaat”. Per indicare in termini più informali il certificato digitale europeo, sia in italiano, sia nella maggior parte delle lingue europee, si ricorre quindi sì all’aggettivo cromatico “verde”, ma nella forma autoctona e non nella traduzione inglese green; e in generale si preferisce il ricorso al sostantivo “certificato” nella rispettiva lingua nazionale rispetto all’anglismo pass (con l’eccezione del solo francese, in cui risulta diffusissimo l’uso del sintagma “pass sanitarie” non solo nella lingua comune ma anche nei portali istituzionali, come www.gouvernement.fr, e del tedesco parlato in Austria). Anche nei paesi di lingua inglese non sembra attestato il sintagma green pass (che non è di conseguenza registrato nei principali dizionari, tra cui l’Oxford English Dictionary e il Merriam-Webster) e, per riferirsi al certificato digitale, in alternativa alla denominazione ufficiale dell’UE, si ricorre piuttosto alle espressioni “vaccine passport”, “Covid passport” o, meno frequentemente, “Covid pass” (un esempio qui). Qual è allora l’origine del sintagma inglese green pass che in Italia ha avuto una così larga fortuna?

Come già evidenziato da Licia Corbolante e Michele Cortelazzo, l’espressione sembra che sia stata impiegata per la prima volta in Israele, il primo paese a introdurre, nel febbraio del 2021, una sorta di lasciapassare per permettere la libera circolazione dei cittadini vaccinati contro il nuovo coronavirus o guariti dalla malattia: si tratta in particolare di un’attestazione in formato digitale, necessaria per accedere a uffici, attività commerciali e luoghi pubblici (come scuole, musei, palestre, alberghi), che è stata chiamata in ebraico תו ירוק‎ (letteralmente ‘etichetta verde’) e in inglese “Green Pass”. Il nome sarebbe stato scelto con riferimento al colore della luce del semaforo che segnala il via libera, come suggerisce lo stesso nome dell’applicazione che permette di visualizzare e controllare i certificati (in ebraico “Ramzor” e in inglese “Traffic Light App”). Nei primi mesi del 2021 i media italiani avrebbero quindi cominciato a usare il sintagma green pass per dare notizia dell’iniziativa israeliana, con specifico riferimento al certificato digitale entrato in vigore nel paese mediorientale, e se ne sarebbero in seguito appropriati per indicare indifferentemente il documento israeliano, quello italiano e quello di altri paesi europei. Ecco qualche esempio tratto dai maggiori quotidiani nazionali e scelto tra le prime attestazioni italiane della forma:

E a dimostrazione che la prima cosa da fare, dopo aver messo alle spalle la paura del Covid, sia una bella vacanza c’è Israele. Il primo paese per numero di iniezioni in rapporto alla popolazione (40%), avendo già visto scendere alcune curve dell’epidemia ha deciso di spalancare le porte di alberghi, resort e palestre a chi ha ricevuto la seconda dose. Il “Green Pass” da scaricare sul telefono partirà fra un paio di settimane, ha annunciato il ministro della Salute Yuli Edelstein, che ha lasciato aperta la lista dei “luoghi di svago” frequentabili. (Elena Dusi, Passaporti per i vaccinati. Tutti li criticano, ma tanti paesi già li prevedono, Repubblica.it, sez. Cronaca, 11/2/2021)

All’inizio il governo aveva pensato di chiamare «passaporto verde» questo lasciapassare dell’immunizzazione. Creava confusione, avrebbe spinto la gente a credere di poterlo utilizzare all’estero, adesso è definito «Green Pass» («pass verde») e il ministero della Sanità precisa che ha validità solo per la giurisdizione israeliana. (Davide Frattini, Come funziona il passaporto vaccinale in Israele, Corriere.it, sez. Esteri, 21/2/2021)

La Cina lancia il passaporto vaccinale, primo Paese al mondo a farlo. Il certificato, digitale o cartaceo, che prova l’immunizzazione del possessore, è disponibile per i cittadini cinesi che lo richiederanno attraverso la piattaforma WeChat: il suo scopo è di “aiutare a promuovere la ripresa economica mondiale e a facilitare i viaggi oltre confine”, ha spiegato il ministero degli Esteri di Pechino. Il passaporto al momento non è obbligatorio ed è il primo di questo tipo emesso al mondo, mentre Stati Uniti e Gran Bretagna ci stanno pensando e l’Ue sta lavorando a un ‘green pass’ per permettere ai propri cittadini che siano stati vaccinati di muoversi liberamente all'interno ed all'esterno dei confini europei. (s.n., Covid, Cina prima al mondo a lanciare il «passaporto vaccinale»: un certificato proverà che sei immunizzato, ilmessaggero.it, sez. Salute, 9/3/2021)

Altro tema caldo: la discussione sul Green Pass (il passaporto sanitario per viaggiare) che “è in mano alla presidenza del consiglio”. C’è appena stato un interministeriale Ue e bilaterali con Grecia e Germania, nei prossimi giorni Bruxelles metterà sul tavolo la sua proposta. “Entro il mese - sostiene Garavaglia - arriveranno i risultati”. (Ettore Livini, Raffaele Ricciardi, “Il turismo riapra per non chiudere più”. Ecco il piano Garavaglia per la Vacanze Spa, Repubblica.it, sez. Economia, 16/3/2021)

Una ricerca negli archivi della “Repubblica”, del “Corriere della Sera” e della “Stampa”, ci permette in realtà di ritrovare precedenti attestazioni italiane dell’espressione green pass: oltre a una ventina di attestazioni di (European) Green Pass Tour, nome di un torneo di golf (in cui green assume il significato di ‘campo da golf’), ritroviamo infatti un’occorrenza isolata, del 2012, che fa riferimento al nome di un pedaggio introdotto nel corso dell’estate per salire sul passo dello Stelvio; e una quindicina di esempi, distribuiti tra il 2015 e il 2016, che riportano il nome di una tessera istituita da Trenord, che offriva un abbonamento a prezzo ridotto valido su tutte le tratte ferroviarie della regione per ovviare al problema dell’inquinamento atmosferico in Lombardia e sollecitare un maggiore impiego dei mezzi pubblici:

L’hanno annunciato, contestato, rinviato ma ora è ufficiale: dalla prossima stagione per salire i 48 tornanti del passo Stelvio lungo il versante altoatesino bisognerà pagare il pedaggio. Tariffa unica per auto e moto: 10 euro, che diventano 30 per i mezzi pesanti. Gratis i mezzi elettrici e le biciclette. […] L’hanno chiamato “Green Pass” e Durnwalder spiega perché: «Tutti i soldi incassati resteranno sul territorio e verranno utilizzati per la manutenzione e l’adeguamento della strada, per il potenziamento del trasporto pubblico e per lavori ambientali». (Andrea Selva, Stelvio, scatta il pedaggio: 10 euro per salire sul passo, “la Repubblica”, sez. Cronaca, p. 17, 31/7/2012)

Per correre ai ripari, dopo una settimana di bike sharing gratuito e viaggio sui mezzi pubblici senza biglietto per chi accompagna i bambini a scuola, due misure che non hanno dato grandi frutti, il Comune ha trasformato in giornaliero il ticket da 1,50 euro per bus, tram e metro, mentre la regione inaugura oggi con Trenord il “green pass”: un miniabbonamento a venti euro per tutte le linee regionali valido fino alla vigilia di Natale. (Cristiana Salvagni, Soffocate dallo smog città in emergenza da Milano a Palermo, “la Repubblica”, sez. Cronaca, p. 33, 18/12/2015)

E mentre Anci Lombardia lancia un appello ai Comuni ad aderire al documento antismog, la Regione ripropone, da sabato al 24 dicembre, il «Trenord Green pass» che consente l’uso illimitato di tutti i treni regionali con 20 euro. (Pierpaolo Lio, Smog, 12 giorni fuorilegge. Lite sull’isola in Buenos Aires, Corriere.it, edizione Milano, sez. Cronaca, 16/12/2016)

Nelle occorrenze riportate, tuttavia, non solo il sintagma presenta un significato differente da quello attuale, ma la presenza dell’aggettivo inglese green è da ricondurre al suo significato ecologico, di rispetto e tutela dell’ambiente, con il quale risulta oggi prevalentemente impiegato in italiano (cfr. per esempio Zingarelli 2022, s.v. ‘che si ispira alla tutela dell’ambiente; verde, ecologico, sostenibile’). In un’altra attestazione del 2018, rinvenuta in Google libri, nell’edizione italiana della guida Lonely Planet del Giappone, green pass è invece il nome di una tessera ferroviaria che permette di viaggiare nelle carrozze di prima classe di alcuni treni:

Il ‘green pass’ è utile per chi preferisce viaggiare nelle carrozze ferroviarie di prima classe (dette ‘green car’). Un biglietto di sola andata per un posto riservato sui treni shinkansen in servizio tra Tōkyō e Kyōto costa ¥13.910 […]. (Ray Bartlett, ‎Andrew Bender et al., Giappone, s.l., Lonely Planet, 2018)

Più affine all’attuale significato sanitario dell’espressione risulta invece un’attestazione isolata datata 2020, rinvenuta nelle pagine di “Repubblica”, che fa riferimento alla proposta del Parlamento regionale della Corsica di istituire una sorta di passaporto sanitario per poter sbarcare sull’isola, ossia un certificato attestante il risultato negativo di un tampone fatto da non più di sette giorni:

Anche nella crisi sanitaria, la Corsica vuole smarcarsi dal continente. Il Parlamento regionale basato [sic] ad Ajaccio ha approvato giovedì il piano per la fase 2 che prevede tra l’altro un “green pass” per chiunque arrivi sull’isola. Per sbarcare in Corsica bisognerà avere con sé il risultato di un tampone negativo fatto da non più di sette giorni. (Anais Ginori, Corsica, un passaporto sanitario obbligatorio per salvare la stagione turistica, Repubblica.it, sez. Esteri, 10/5/2020)

Per le prime occorrenze del sintagma nel più recente e specifico significato di ‘certificato digitale che attesta l’avvenuta vaccinazione anticovid, l’esito negativo di un tampone o la guarigione dalla malattia COVID-19’ è invece necessario attendere, come si è detto, l’inizio del 2021, dato che è proprio nei primi mesi di tale anno che si assiste all’avvio delle prime campagne di vaccinazione in diversi paesi del mondo e, parallelamente, all’accendersi delle discussioni politiche sull’opportunità di introdurre delle restrizioni, sia a livello nazionale, sia europeo e internazionale, che garantiscano libertà di movimento e di accesso a determinati luoghi solo alle persone vaccinate, testate o guarite di recente dalla malattia. In Italia il documento che certifica tale condizione è stato istituito, come già accennato, col decreto legge del 22 aprile 2021 (e poi ulteriormente definito con il DPCM del 17 giugno) ed è entrato ufficialmente in vigore il 6 agosto, in seguito al decreto del 23 luglio, che ne ha stabilito l’obbligatorietà per partecipare a eventi pubblici, cerimonie civili e religiose, usufruire dei servizi di ristorazione al chiuso, accedere alle residenze sanitarie assistenziali e spostarsi in entrata e in uscita nei territori classificati come zona rossa e arancione. A partire dall’11 settembre il certificato è inoltre divenuto necessario anche per l’accesso di dipendenti, collaboratori e genitori alle strutture scolastiche, educative, e formative e di studenti e dipendenti alle università; e dal 15 ottobre obbligatorio per tutti i lavoratori pubblici e privati (in seguito al decreto legge del 21 settembre). All’interno dell’Unione europea, invece, una prima proposta legislativa per l’elaborazione di un modello comune di certificato per i diversi stati membri (e insieme di una piattaforma digitale unificata per la sua verifica) è stata presentata nel marzo 2021 e dopo la sua approvazione da parte del Parlamento europeo il 9 giugno e l’emanazione di due regolamenti, la certificazione digitale europea è entrata in vigore dal primo luglio (l’intero iter è ricostruito alla voce “Calendario” nel sito della Commissione europea). Nei mesi che intercorrono tra l’avvio delle discussioni e l’effettiva entrata in vigore delle diverse disposizioni legislative (nazionali ed europee) che regolamentano usi e funzioni del certificato, in rete e nei media si moltiplicano progressivamente le attestazioni del sintagma green pass, che viene però inizialmente impiegato in alternativa ad altre denominazioni, ufficiali e non, come passaporto o pass vaccinale, passaporto o pass sanitario, certificato o certificazione verde, passaporto verde, carta verde Covid, Covid pass, pass Covid (quest’ultimo anche registrato nel portale Treccani tra i Neologismi 2021), ecc. Per esempio:

È una questione da regolare a livello nazionale, si argomenta, a maggior ragione perché ieri la Ue ha annunciato che a giugno partirà un green pass per muoversi liberamente e senza discriminazioni. […] L’idea di un passaporto vaccinale per poter riprendere a viaggiare, come ventilato da Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, viene considerata l’unica possibilità per poter ridare un po’ di vita a un settore che è alla canna del gas. (Rory Cappelli, Alessandra Paolini, Covid pass, divisi sull’uso. “Almeno tornano i turisti”, “la Repubblica”, sez. Cronaca, p. 2, 19/3/2021)

Il certificato verde digitale – “digital green pass”, il pass vaccinale – proposto dalla Commissione europea per diventare operativo deve trovare l’accordo tra Parlamento Ue e Consiglio. […] I Paesi Ue potranno continuare a imporre test e quarantene o autoisolamento se lo riterranno necessario, nonostante il pass Covid Ue. Il portavoce della Commissione Ue, Eric Mamer, ha spiegato che «nella proposta legislativa non c’è scritto che chi possiede un certificato digitale potrà spostarsi in Europa senza mai fare test o quarantena. Quello che c’è scritto è che, se nonostante il certificato vaccinale Covid uno Stato ritiene necessario introdurre misure, lo notificherà» a Bruxelles. (Francesca Basso, Pass vaccinale, il Parlamento Ue chiede test gratis e durata di un anno, Corriere.it, sez. L’Economia, 29/4/2021)

Sul tavolo del governo le ipotesi sono quelle di rendere la certificazione verde (cioè l’attestazione di vaccinazione completa, anche con la seconda dose, guarigione o tampone negativo effettuato nelle precedenti 48 ore) obbligatoria per entrare nelle discoteche e nei ristoranti al chiuso. Il green pass potrebbe essere reso obbligatorio anche per l’ingresso in piscine, palestre, stadi, concerti, supermercati e per salire a bordo dei mezzi pubblici. […] “Inserire il green pass, oltre che una limitazione inaccettabile dell’individuo, andrebbe a creare a tutte le categorie coinvolte un danno economico incredibile”, lo ha detto Umberto Carriera, uno dei fondatori del movimento ‘Io Apro’. “Sono ad oggi circa venti milioni le persone che hanno scelto di non vaccinarsi, e non sarà di certo l’inserimento della carta verde covid a fargli cambiare idea”. (Monica Pieraccini, Green pass: come sarà quello italiano e a cosa servirà. Attesa per le decisioni, laNazione.it, 19/7/2021)

Nel corso dell’anno, la forma green pass si afferma progressivamente come la variante largamente predominante nell’uso giornalistico e della rete, e da lì si estende anche alla lingua corrente, in cui diviene la forma pressoché esclusiva per indicare il certificato digitale italiano ed europeo, tanto da indurre diversi portali istituzionali ad affiancare alla denominazione ufficiale di “certificazione verde COVID-19” anche quella più informale ma più comune di “green pass”. A titolo esemplificativo, si sono riportate nella tabella sottostante i dati relativi al numero di attestazioni, suddivise per mese, del sintagma green pass e delle principali varianti concorrenti negli articoli del 2021 del quotidiano “la Repubblica”, che mostrano appunto la diffusione esponenziale della forma nella stampa nazionale:


Alla rapida affermazione del sintagma avrà forse contribuito il fatto che il sostantivo che funge da “testa”, pass, è un prestito inglese ormai da tempo radicato in italiano, registrato nella maggior parte dei dizionari sincronici (come il Devoto-Oli e lo Zingarelli, che lo data 1985) e attestato all’interno di espressioni di largo uso come skipass (o ski-pass ‘abbonamento di libera circolazione su tutti gli impianti di una determinata zona sciistica’, in uso in italiano dal 1970 secondo lo Zingarelli); mentre l’aggettivo green che lo accompagna presenta un significato presumibilmente noto a gran parte dei parlanti italiani, seppure, come già detto, più diffuso nella sua accezione “ecologica” e ambientale. Oltre alla maggiore sinteticità dell’espressione green pass rispetto alle denominazioni italiane concorrenti, possiamo inoltre suppore che alla sua fortuna abbia concorso anche la sua vicinanza al nome di un’altra tessera ‘lasciapassare’ che contiene l’aggettivo green al suo interno e che risulta senza dubbio ampiamente nota: green card, letteralmente ‘carta verde’, espressione con la quale viene comunemente indicato il documento che permette a un cittadino straniero che vive e lavora stabilmente negli Stati Uniti di risiedere sul suolo americano per un periodo di tempo illimitato (attestata in inglese dal 1956, cfr. Merriam-Webster s.v.). 

La notevole fortuna del sintagma green pass (che conta ben 33.600.000 occorrenze nelle pagine italiane di Google il 26/12/2021, contro le appena 495.000 del nome ufficiale del documento, “certificazione verde COVID-19”) è comprovata anche dalla sua discreta produttività: a partire da green pass sono state infatti formate sia coniazioni di natura più effimera ed estemporanea, come il verbo greenpassare ‘controllare il possesso e la validità del certificato digitale noto come green pass’ (segnalato anche da Sgroi nel suo intervento sul sito dell’Accademia), o le locuzioni sostantivali Green Pass day ‘giorno di entrata in vigore di un decreto che introduce l’obbligatorietà del green pass in determinati contesti’ e furbetto del Green Pass ‘chi tenta in modo fraudolento di eludere o falsificare il certificato Covid digitale UE’ (cfr. Treccani online Neologismi 2021); sia sintagmi di più ampia circolazione, come no green pass ‘persona contraria all’obbligo di possesso e/o all’esibizione del certificato noto come green pass’ (talora abbreviato in no pass e formato sul modello di no vax ‘chi è contrario all’obbligo vaccinale e/o non crede nell’efficacia dei vaccini’), e super green pass ‘certificazione digitale attestante l’avvenuta vaccinazione contro il virus SARS-CoV-2 o la guarigione dalla malattia COVID-19’ (con restringimento di significato rispetto a green pass, che include invece anche la certificazione rilasciata in seguito all’esito negativo di un tampone, e che ora ha preso anche il nome di green pass base o green pass di base). Di queste ultime due forme (no green pass e super green pass) si contano infatti rispettivamente 2.690.000 e 12.300.000 occorrenze nelle pagine di Google Italia: la loro più vasta diffusione nell’uso corrente è probabilmente da imputare alla maggiore attualità e risonanza mediatica dei significati veicolati. Per quanto riguarda il sintagma no green pass, si è infatti assistito a una sua crescente diffusione in rete e nei giornali in seguito all’entrata in vigore dei decreti che hanno istituito l’obbligatorietà della certificazione digitale e alla conseguente organizzazione di manifestazioni di protesta in diverse città d’Italia, di cui è stata data notizia nei principali media. Quanto a super green pass, esso fa riferimento alla versione “rafforzata” del certificato (come è stata definita anche nei portali istituzionali, in cui si parla di “certificazione verde rafforzata” o di “green pass rafforzato”, per esempio nelle FAQ del sito e nel comunicato n. 76 del Ministero della Salute), che viene rilasciata solamente a chi è vaccinato o è guarito dall’infezione causata dal nuovo coronavirus (e non a chi si è semplicemente sottoposto a un tampone) e che dal 6 dicembre è necessaria per l’accesso a eventi sportivi, spettacoli, feste, discoteche e per usufruire della ristorazione al chiuso: della nuova norma, introdotta con il decreto legge del 26 novembre si è prevedibilmente discusso in numerosi articoli e interventi, prima e dopo la sua attuazione, e ciò ha contribuito alla crescita esponenziale del numero di attestazioni del sintagma. Da segnalare infine anche la variante mega green pass, di cui si contano per il momento un numero limitato di occorrenze (72.000 risultati in Google Italia), e che indica invece la versione del certificato digitale attestante la somministrazione della terza dose di vaccino, che dal 30 dicembre è necessaria per l’accesso alle residenze sanitarie assistenziali.

Tornando al nostro green pass, concludiamo segnalando che il sintagma, in ragione della sua più che discreta affermazione nella lingua corrente, è stato accolto nell’ultima edizione del Devoto-Oli, quella del 2022 (oltre che nella sezione Treccani online Neologismi 2021), ed è probabile che altri strumenti lessicografici seguiranno il loro esempio. Nonostante ciò, trattandosi come si è detto di una denominazione più informale e colloquiale, è forse consigliabile preferire quella ufficiale di “certificazione verde COVID-19” (anche abbreviata in “certificazione verde”), specialmente nello scritto e in contesti più formali, o in alternativa optare per una delle diverse denominazioni italiane concorrenti, come suggerito anche dal Presidente dell’Accademia della Crusca, quali certificato Covid, o le espressioni più generiche passaporto sanitario e certificato sanitario (che non sarebbero però specifiche dell’attuale pandemia).