Parole nuove

Esitanza o esitazione vaccinale?

  • Miriam Di Carlo
SOTTOPOSTO A PEER REVIEW - IN ANTEPRIMA

DOI 10.35948/2532-9006/2021.11643

Licenza CC BY-NC-ND

Copyright: © 2021 Accademia della Crusca


Esitazione vaccinale ed esitanza vaccinale sono due neologismi combinatori, entrambi calchi di vaccine hesitancy, locuzione che comincia a comparire nei testi in lingua inglese attorno al 2002 e che è cresciuta massicciamente nel numero delle occorrenze in questi due ultimi anni, a causa delle campagne vaccinali anti-Covid-19.

La locuzione inglese non è registrata nell’OED, nel 2021 è stata proposta dagli utenti come nuova forma da inserire nel Collins Dictionary, è inclusa come esempio di locuzione sotto la parola hesitancy nel Cambridge Dictionary ed è registrata nel Merriam-Webster come ‘la riluttanza o il rifiuto di vaccinare sé stessi o i propri figli’ [“the reluctance or refusal to have oneself or one’s children vaccinated”]. Lo stesso dizionario inserisce anche la locuzione aggettivale vaccine hesitant letteralmente ‘esitante vaccinale’ ossia ‘caratterizzato dalla riluttanza o dal rifiuto di vaccinare sé stesso o i propri figli’ [“characterized by reluctance or refusal to have oneself or one’s children vaccinated”], le cui prime attestazioni risalgono, stando al dizionario, al 2009 circa.

Come accennavamo in apertura, il Merriam-Webster riconduce la prima attestazione della locuzione vaccine hesitancy al 2002, anno in cui, a seguito della diffusione del virus SARS-Cov-1, si rendono necessarie le vaccinazioni per altri virus respiratori al fine di limitare i danni provocati dall’eventuale diffusione del coronavirus allora scoperto. Negli anni successivi la WHO (in italiano OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità) comincia a focalizzare la propria attenzione sul fenomeno della resistenza alle vaccinazioni attraverso le ricerche del SAGE (Strategic Advisory Group of Experts on Immunization), le quali confluiranno nel Report of the SAGE Working Group on Vaccine Hesitancy del novembre 2014. All’interno del report, viene proposta la definizione di vaccine hesitancy (per comodità, d’ora in avanti si userà esitanza come traduzione di hesitancy):

L’esitanza vaccinale si riferisce al ritardo nell’accettazione o al rifiuto della vaccinazione nonostante la disponibilità dei servizi di vaccinazione. L’esitanza vaccinale è complessa e specifica per il contesto, varia nel tempo, nel luogo e per i vaccini. È influenzata da fattori come la compiacenza/noncuranza, la comodità e la fiducia. [traduz. mia di “Vaccine hesitancy refers to delay in acceptance or refusal of vaccines despite availability of vaccination services. Vaccine hesitancy is complex and context specific, varying across time, place and vaccines. It is influenced by factors as complacency, convenience and confidence”.] (WHO, SAGE, Vaccine Hesitancy Working Group, Report of the SAGE Working Group on Vaccine Hesitancy (Sage Meeting, Geneva 21-24 October 2014), Geneva, World Organization Health, 11/2014, p. 7)

Il SAGE affronta i tre fattori che mettono in pericolo la fiducia verso i vaccini: la complacency (tradotta nei testi specialistici italiani con compiacenza/noncuranza), che consiste nel considerare minimi i rischi della malattia e conseguentemente non necessario il vaccino; la convenience (comodità), cioè la resistenza a recarsi in ambulatorio a causa degli orari, della lontananza e degli eventuali costi a carico del paziente; infine la mancanza di confidence, ossia l’assenza di fiducia nell’efficacia e nella sicurezza dei vaccini, nelle istituzioni che li offrono, negli istituti che li producono, nei medici e nel personale sanitario, che è il fattore preponderante, per lo più influenzato anche da ideologie politiche e religiose, e dunque il più difficile da abbattere.

Ad agosto del 2015 esce un numero monotematico della rivista “Vaccine” dedicato interamente al fenomeno in questione, in cui confluiscono tutte le ricerche del SAGE riguardo alla tematica. In particolare ci si sofferma sulla scelta terminologica (si premette che il passo non è di facile interpretazione dal punto di vista lessicale):

Il Gruppo di lavoro, nei suoi primi incontri, ha discusso a lungo se “esitanza” fosse la parola più appropriata per descrivere il problema. Sono state sollevate preoccupazioni sul fatto che l’esitanza abbia una connotazione negativa. L’alternativa più comunemente offerta in letteratura era fiducia, una parola più positiva. [...] la parola fiducia è ancora ristretta e copre solo una categoria di fattori che influenzano le decisioni di accettazione della vaccinazione [...]. Durante le discussioni in cui il gruppo di lavoro ha presentato il suo rapporto a SAGE nell’ottobre 2014, è stato sollevato anche il concetto di esitanza al vaccino contro esitanza alla vaccinazione. Il primo implica che il problema centrale è legato al vaccino, mentre il secondo copre una gamma molto più ampia di fattori come i servizi di immunizzazione, il tempo e il luogo, la paura degli aghi, la mancanza di preoccupazione per le malattie prevenibili con il vaccino, ecc. Il gruppo di lavoro ha tuttavia scelto di adottare il termine esitanza vaccinale [...] osservando [...] che questo termine è diventato quello più ampiamente accettato nella pratica. [traduz. mia: “The WG, in its early meetings, discussed at some length whether ‘hesitancy’ was the most appropriate word to describe the problem. Concerns were raised that hesitancy has a negative connotation. The most commonly offered alternative in the literature was confidence, a more positive word. […] confidence is still narrow in scope covering only one category of factors that affect vaccination acceptance decisions […]. During discussions when the WG presents its report to SAGE in October 2014, the concept of vaccine hesitancy versus vaccination hesitancy was also raised. The former implies that the core issue is vaccine related while the latter covers a much wider range of factors such as immunization services, time and place, fear of needles, lack of concern about vaccine preventable diseases, etc. the WG nevertheless chose to adopt the term vaccine hesitancy […], noting […] that this term has become the one more widely accepted in practice”.] (Noni E. McDonald, the SAGE Working Group on Vaccine Hesitancy, Vaccine hesitancy: Definition, scope and determinants, in “Vaccine”, 33, 2015: pp. 4161-4164).

Tra il 2015 e il 2016 escono alcuni articoli sul sito dell’OMS che trattano il fenomeno in relazione alle campagne vaccinali anti-poliomielite e contro altre malattie, come la febbre gialla nei paesi più poveri. L’attenzione rivolta al fenomeno cresce sempre di più fino ad arrivare, nel 2018, a coinvolgere la legislazione europea (di cui ci occuperemo più avanti); sempre nel 2018 viene menzionata dall’OMS come una delle dieci minacce alla salute globale. Durante la pandemia di Covid-19, e già prima dell’arrivo dei primi vaccini per combattere la diffusione del nuovo coronavirus, si è cominciato a parlare della resistenza ad accettare le eventuali nuove vaccinazioni:

Con l’immediato eventuale arrivo di un vaccino anti-COVID-19, è una priorità assoluta garantire forniture sufficienti e raggiungere le persone lì dove sono difficili da raggiungere. Affrontare l’esitanza vaccinale rappresenta una sfida significativa per fermare il virus. L’accesso a informazioni accurate sulla salute pubblica è fondamentale per far sì che il pubblico disponga degli strumenti necessari per proteggere sé stessi e gli altri. [traduz. mia: “With the potential of a COVID-19 vaccine ahead, ensuring sufficient supplies and reaching people in hard to reach places is a high priority. Addressing vaccine hesitancy poses a significant challenge to stop the virus. Access to accurate public health information and education is critical to ensure that the public has the facts to keep themselves and others safe”.] (Christian Lindmeier, Commemorating Smallpox Eradication – a legacy of hope, for COVID-19 and other diseases, who.int, 8/5/2020)

Nel 2021, dopo la diffusione dei primi vaccini anti-Covid-19, la tematica ha coinvolto l’intera popolazione mondiale uscendo dai dibattiti istituzionali e arricchendosi di nuovi contenuti. La particolarità dei vaccini contro il nuovo coronavirus infatti risiede nella velocità con cui essi sono stati scoperti e poi diffusi, nelle differenti risposte immunitarie osservate sui pazienti, nelle controversie legate ad alcuni tipi di vaccini, nella mancanza di dati riguardo agli effetti a lungo termine, nel calcolo del periodo di copertura e in tanti altri fattori che si aggiungono a quelli di confidence, complacency e convenience, efficacemente riassunti in rischio (risk), calcolo (calculation) e responsabilità collettiva (collective responsability):

La riluttanza delle persone a ricevere raccomandati e sicuri vaccini disponibili, conosciuta come ‘vaccine hesitancy’, era già una preoccupazione crescente prima della pandemia di COVID-19. Un quadro che viene fuori attraverso una ricerca nei paesi sviluppati (ad alto reddito) [...], fornisce cinque principali determinanti a livello individuale per l’esitanza vaccinale: fiducia, compiacenza/noncuranza, convenienza (o vincoli), rischio, calcolo e responsabilità collettiva. [...] Il mondo condivide una responsabilità collettiva nel combattere questa pandemia; pertanto, la continua ricerca sull’accettazione ed esitanza al vaccino COVID-19 dovrebbe essere una priorità. [traduz. mia: “The reluctance of people to receive safe and recommended available vaccines, known as ‘vaccine hesitancy’, was already a growing concern before the COVID-19 pandemic. A framework developed from research in high-income countries […] provides five main individual person-level determinants for vaccine hesitancy: confidence, complacency, convenience (or constraints), risk, calculation and collective responsibility. […] The world shares a collective responsibility in fighting this pandemic; therefore, continued research on COVID-19 vaccine acceptance and hesitancy should be a priority”] (Shingai Machingaidze, Charles Shey Wiysonge, Understanding COVID-19 vaccine hesitancy, in Nature Medicine, 27, 2021, pp.  1338-1339)

Prima di passare alle locuzioni italiane, dobbiamo capire il motivo per cui in inglese è stato scelto il termine hesitancy anziché hesitation che in parte spiegherebbe la compresenza, in italiano, di esitanza ed esitazione nelle corrispettive locuzioni. Come abbiamo visto, il SAGE non affronta questa differenza terminologica, soffermandosi su altre questioni lessicali (l’uso di hesitancy come termine “negativo” e la differenza tra vaccine e vaccination). La base etimologica di hesitancy ed hesitation (così come di esitanza ed esitazione) è il verbo latino haesitare (intensivo di haerēre ‘restare attaccato’, cfr. DELI); nella lingua latina, da questa base deriva il sostantivo femm. haesitatiō, -onis ottenuto con l’aggiunta del suffisso -tio (acc. -tionem), che, viene considerato un “suffisso d’azione”. Da hesitatione(m) deriva l’inglese hesitation (e l’italiano esitazione) la cui definizione, stando all’OED, è ‘l’azione di esitare; una pausa o un ritardo nel decidere o nell’agire, dovuta/o all’irresolutezza; la condizione di dubbio nell’agire’ [traduz. mia: “The action of hesitating; a pausing or delaying in deciding or acting, due to irresolution; the condition of doubt in relation to action”]. Sempre in latino, da haesitare deriva il sostantivo femm. haesitantia (da cui l’italiano esitanza e i termini inglesi hesitancy ed hesitance, quest’ultimo di basso uso), ottenuto aggiungendo alla radice semantica del verbo il suffisso -antia che indica una qualità. Anche in inglese il suffisso -ancy (alternato ad -ance) derivante da -antia porta con sé il significato di ‘qualità’ per cui hesitancy è definita nell’OED come ‘la qualità o la condizione di esitare; indecisione, vacillamento; un esempio di questa qualità’ [traduz. mia: “The quality or condition of hesitating; indecision, vacillation; an instance of this”]. Quindi con hesitation ci si riferisce all’azione di esitare, puntuale e ben determinata, mentre con hesitancy alla qualità e a una serie di caratteristiche relative all’esitazione, per cui risulta più pertinente quest’ultimo termine per descrivere la complessità dell’atteggiamento di resistenza a vaccinarsi. Inoltre, la scelta di hesitancy per la locuzione in questione risiede in questioni stilistiche, visto che è stato notato un uso crescente, soprattutto nel lessico giornalistico, del sostantivo hesitancy a discapito di hesitation.

E ora passiamo all’italiano. Cominciamo dicendo subito che, stando al GRADIT, esitanza dovrebbe essere più recente (av. 1823) rispetto a esitazione, attestato già nel XVI secolo (av. 1504). Sempre per il GRADIT esitanza risulta essere di basso uso, mentre esitazione di uso comune. Infine il termine esitanza sul GRADIT è definito semplicemente come ‘esitazione’ mentre esitazione come “indecisione, perplessità, indugio”. Per il Devoto-Oli 2022 invece esitanza è “visibile incertezza, ostentata perplessità” mentre esitazione “atteggiamento o stato d’animo di incertezza e perplessità”, per cui, coerentemente con l’etimologia delle parole, esitazione si riferisce a un’azione puntale e concreta, mentre esitanza a uno stato generale di incertezza. Per questo motivo, si può senz’altro usare il termine esitanza per il calco della locuzione inglese, sia perché la semantica è più pertinente a ciò che si vuole indicare, sia perché è traducente perfetto (anche etimologicamente) di hesitancy. Aggiungiamo che nel linguaggio medico il suffisso -anza ha una sua circolazione (si pensi a complicanza, solo per fare un esempio). La preferenza per esitazione vaccinale nei primi testi specialistici medici che trattano del fenomeno si spiega forse col timore che il termine esitanza fosse considerato un derivato dal verbo esitare, che nel linguaggio medico significa ‘avere esito, risolversi in un determinato modo’ (cfr. Vocabolario Treccani on line, s.v. esitare2), e che quindi esitanza vaccinale venisse interpretato come un tecnicismo collaterale della medicina nel senso di ‘esito vaccinale’, ‘effetto del vaccino’.

Dobbiamo inoltre soffermarci su altri aspetti della locuzione. In italiano sono state rilevate altre locuzioni di analogo significato come ad esempio riluttanza vaccinale, resistenza vaccinale e renitenza vaccinale, che registrano un numero pari di occorrenze a esitanza ed esitazione vaccinale negli anni 2015-2017, per poi scomparire quasi del tutto (contano qualche centinaio di attestazioni nelle pagine in italiano di Google). Quanto all’aggettivo vaccinale, la lingua italiana ha preferito interpretare il sostantivo usato in maniera aggettivale dell’inglese (vaccine) semplicemente come un aggettivo (posposto coerentemente al nome a cui si riferisce con le regole grammaticali italiane), senza usare perifrasi del tipo esitanza (o esitazione) verso il/al vaccino o verso la/alla vaccinazione; queste perifrasi effettivamente sono possibili, ma contano poche occorrenze sul web. Inoltre, l’aggettivo vaccinale si riferisce tanto al vaccino quanto alla vaccinazione (con tutte le implicazioni socio-politiche descritte dal SAGE) e dunque la sua scelta  non è del tutto appropriata, tanto, che, come vedremo, altre lingue romanze hanno preferito non inserire l’aggettivo corrispondente nel sintagma.  

Vediamo ora le occorrenze nelle pagine in italiano di Google delle due locuzioni:


Nonostante le attestazioni di esitazione vaccinale siano nettamente superiori in numero rispetto a quelle di esitanza vaccinale, vanno fatte due considerazioni che ridimensionano la diffusione della prima locuzione: anzitutto progressivamente notiamo nel tempo una crescente incidenza di esitanza vaccinale a fronte di una decrescita di esitazione vaccinale; poi, le occorrenze di esitanza vaccinale costituiscono il 4,075% di tutte le attestazioni di esitanza nelle pagine in italiano di Google (40.000 r. il 28/10/2021) mentre quelle di esitazione vaccinale sono soltanto lo 0,83% delle occorrenze di esitazione (2.240.000 r. il 28/10/2021) e ciò significa che una considerevole parte delle occorrenze della parola esitanza è costituita dal suo impiego nella locuzione in questione. Inoltre, se consideriamo che i testi specialistici e tecnici preferiscono esitazione vaccinale mentre quelli più divulgativi esitanza vaccinale, desumiamo dalla tabella che il crescente impiego di quest’ultima locuzione si deve a una progressiva fuoriuscita della tematica dagli ambienti istituzionali e medici.

Nei testi in lingua italiana, la prima occorrenza di esitazione vaccinale come calco della locuzione inglese vaccine hesitancy compare nel 2015 sul sito dell’ISS (Istituto Superiore della Sanità) in una notizia che parla della crescente attenzione prestata dall’Oms al fenomeno:

Il fenomeno definito in inglese Vaccine Hesitancy e in italiano come “esitazione vaccinale” (termine che comprende i concetti di indecisione, incertezza, ritardo, riluttanza) è complesso e strettamente legato ai differenti contesti, con diversi determinanti: periodo storico, aree geografiche, situazione politica. Riconoscendo la rilevanza che questo fenomeno ha nel raggiungimento degli obiettivi di salute prefissati, lo Strategic Advisory Group of Experts (Sage) on Immunization dell’Organizzazione mondale della sanità (Oms), nel 2012, ha creato un gruppo di lavoro specifico sul tema, guidato da un Segretario congiunto Oms/Unicef. Il materiale prodotto è raccolto e pubblicato, ad agosto 2015, su un numero monografico della rivista Vaccine dedicato interamente all’esitazione vaccinale e intitolato “WHO Recommendations Regarding Vaccine Hesitancy”. Il gruppo di lavoro ha formulato una definizione dell’esitazione vaccinale come un ritardo nell’adesione o come rifiuto della vaccinazione, nonostante la disponibilità di servizi vaccinali. (Esitazione vaccinale: ecco le raccomandazioni dell’Oms, epicentro.iss.it, 3/9/2015)

Nel biennio 2015-2016 sono sporadiche le occorrenze di esitazione vaccinale (per lo più in testi specialistici pubblicati nei vari bollettini dell’ISS o in testi che si occupano delle implicazioni giudiziarie e morali) mentre sono assenti quelle di esitanza vaccinale. Sono comunque anni in cui la prevenzione delle malattie infettive attraverso i vaccini diventa una priorità di ordine pubblico che interessa sempre più le istituzioni governative tanto che nel 2017 esce il decreto-legge n. 73 (poi legge n. 119 del 31/7/2017, Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, “Gazzetta Ufficiale”, n.130, 7/6/2017) che aggiunge alle vaccinazioni obbligatorie e gratuite per i minori da zero a sedici anni (anti-poliomielitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B), il vaccino anti-pertosse, anti-Haemophilus influenzale tipo b, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella. Sono altamente raccomandate e gratuitamente offerte dalle Regioni le vaccinazioni anti-meningococcica B, anti-meningococcica C, anti-pneumococcica, anti-rotavirus. L’articolo 2 del decreto si sofferma sulle iniziative di comunicazione e informazione sulle vaccinazioni al fine di combattere il fenomeno dell’esitanza vaccinale (che però non viene menzionata direttamente nel testo legislativo). Sempre nel 2017 esce sulla rivista “Vaccine” un articolo scritto da studiosi italiani ma redatto in lingua inglese che tratta, dal punto di vista specialistico, il fenomeno dell’esitanza vaccinale in Italia. Nel corso del 2017, l’attenzione crescente rivolta alla prevenzione vaccinale si rispecchia nella crescita delle occorrenze delle locuzioni in questione, consistenti per esitazione vaccinale (che comincia a comparire sui quotidiani) e sporadiche ma comunque significative per esitanza vaccinale:

In Italia, se da un lato il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale ha introdotto nuovi vaccini gratuiti per diverse fasce d’età (dall’antivaricella nei neonati all’antiHpv nei maschi adolescenti), dall’altro gli esperti continuano a mettere in guardia dalle conseguenze della cosiddetta ‘esitazione vaccinale’. ([s.f.], Vaccini salvavita per 3 milioni, ma 20 milioni di bimbi non sono protetti, repubblica.it, 23/3/2017)

La scarsa adesione all’offerta vaccinale viene definita “esitanza vaccinale” e si tratta di un fenomeno da tempo studiato dagli epidemiologi: “Il rifiuto vaccinale è un fenomeno eterogeneo che riflette un vasto e complesso ventaglio di attitudini e convinzioni” afferma sul New England Journal of Medicine James Colgrove studioso di Scienze della Salute Pubblica alla Columbia University e autore del libro Stato di immunità. Le politiche vaccinali nel Ventesimo secolo in America. (Federica Lavarini, Vaccini: sì o no? L'informazione è alla base per una scelta consapevole, verona-in.it, 30/12/2017) 

Il 2018 è un anno di fondamentale importanza per l’analisi e la prevenzione dell’esitanza vaccinale come dimostrano le numerose iniziative (anche di carattere educativo) promosse dall’ISS, la creazione, da parte del Ministero della Salute, del Gruppo NITAG (National Immunization Advisory Group) dedicato allo studio della resistenza alle vaccinazioni e infine l’emanazione di raccomandazioni legislative nazionali ed europee. Nel testo del Disegno di legge n. 770 discusso in Senato il 7 agosto 2018, che riprende le tematiche affrontate nel decreto-legge (poi convertito in legge) precedentemente citato, viene usata la locuzione esitazione vaccinale:

Una quota del Fondo sanitario nazionale [...] è vincolata all’effettivo perseguimento degli obiettivi previsti dal PNPV e alla realizzazione delle seguenti finalità: a) aggiornamento, adeguamento e mantenimento dei sistemi informativi regionali per il governo e l’esercizio delle attività vaccinali, con particolare riferimento a quelli che alimentano l’anagrafe vaccinale nazionale [...]; b) promozione delle vaccinazioni previste dal PNPV e rimozione dei fattori che ostacolano il raggiungimento di adeguate coperture vaccinali attraverso: [...] 3) l’analisi dei comportamenti di rifiuto o di esitazione vaccinale e delle loro cause e la conseguente messa in atto di azioni mirate di offerta attiva alle vaccinazioni. (Disegno di Legge n. 770, Disposizioni in materia di prevenzione vaccinale, Senato della Repubblica, Roma, 7/8/2018)

Un caso particolare è rappresentato dalla legislazione emanata dall’Unione Europea perché gli atti varati in sede comunitaria sono redatti nelle varie lingue ufficiali e dunque offrono un tavolo di confronto linguistico interessante. Nel 2018 vengono pubblicati due documenti che presentano, nella versione inglese, la locuzione vaccine hesitancy. Il primo documento, risalente al 19 aprile 2018 (e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea più di un anno dopo), si intitola Vaccine hesitancy and drop in vaccination rates (“Official Journal of the European Union”, C 390, 18/11/2019, pp. 141-145) e presenta, nella versione inglese, ben nove occorrenze della locuzione vaccine hesitancy. Nella traduzione italiana, invece, non sono presenti i calchi esitazione o esitanza vaccinale ma altri possibili traducenti come reticenza nei confronti dei vaccini e riluttanza nei confronti dei vaccini (come possibili calchi dal francese, come vedremo più avanti). Il secondo documento, la cui prima bozza risale all’aprile del 2018 e la pubblicazione ufficiale a dicembre dello stesso anno, presenta, in tutte le sue fasi redazionali della traduzione italiana, ben cinque occorrenze della locuzione esitazione vaccinale (riportiamo una sola occorrenza):

La necessità di far progredire rapidamente la ricerca e lo sviluppo di nuovi vaccini e di migliorare o adattare quelli esistenti richiede partenariati e piattaforme innovativi, competenze di alto livello e legami più stretti tra discipline e settori, oltre a investimenti nella ricerca nel campo delle scienze sociali e comportamentali per migliorare la comprensione dei fattori determinanti legati al contesto alla base degli atteggiamenti di esitazione vaccinale. (Raccomandazione del Consiglio del 7/12/2018 relativa al rafforzamento della cooperazione nella lotta contro le malattie prevenibili da vaccino, “Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea”, C 466, 28/12/2018, pp. 1-7)

Gli atti legislativi degli anni successivi fino a quelli del 2021 che riguardano le vaccinazioni contro il Covid-19, presentano sempre, nella traduzione in lingua italiana, esitazione vaccinale e non esitanza vaccinale, mai attestata in alcun testo ufficiale dell’Unione europea.

Nel 2018 e 2019 la locuzione esitazione vaccinale attesta molte occorrenze sia sui libri a stampa sia sui giornali, mentre esitanza vaccinale circola ancora molto poco, nonostante qualche sporadica occorrenza:

Negli anni successivi si comprese sempre meglio e sempre più che la comunicazione, se utilizzata nell’ambito di strategie integrate e attentamente pianificate, può essere uno strumento efficace nell’influenzare i comportamenti delle singole persone e di intere comunità, anche quando si parla di fenomeni complessi come quelli dell’esitazione vaccinale. [...] in Italia un fattore di rischio dell’esitazione vaccinale sarebbe quello di aver conosciuto o incontrato genitori di bambini che hanno avuto una seria reazione aversa ad un vaccino. (Daniel Fiacchini, Giancarlo Icardi, Pierluigi Lopalco, Michele Conversano, #Comunicare i #vaccini per la #salute pubblica, Milano, Edra, 2018)

Vaccine hesitancy o esitanza vaccinale: è questo il termine con il quale si indica quel fenomeno complesso che racchiude diversi atteggiamenti possibili nei confronti dei vaccini. Non solo rifiuto assoluto, ma anche indecisione, incertezza e dubbi. Insomma individui “esitanti” nei confronti di questa immunizzazione. (Maria Teresa Bradascio, Esitanza vaccinale: secondo l’Oms è una minaccia alla salute globale, repubblica.it, 18/1/2019)

Come abbiamo avuto modo di osservare confrontando i dati in tabella e supportati dai dati desunti dallo spoglio dei quotidiani, negli ultimi due anni, la locuzione che finora risultava meno frequente nelle occorrenze (ossia esitanza vaccinale) ha visto una vera e propria impennata a discapito di esitazione vaccinale, che pure continua ad essere impiegata abbastanza spesso, mantenendo un buon numero di attestazioni:

Nonostante un vaccino economico e facilmente disponibile, negli ultimi anni i casi di morbillo sono aumentati, in gran parte a causa di quello che l’Oms definisce “l’esitanza vaccinale”. ([s.f.], Coronavirus, l’allarme dell’Onu: l’emergenza frena le vaccinazioni per il morbillo, a rischio 117 milioni di bambini, lastampa.it, 14/4/2020)

Agli inizi del 2019 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha indicato l’esitanza vaccinale (lo scetticismo per le vaccinazioni) tra le 10 principali minacce per la salute globale. [...] Inoltre, se rispetto a fine settembre diminuisce chi è sicuro che non si vaccinerà (-4%) rimane costante la fascia degli incerti. Sono dati in generale preoccupanti perché potrebbero inficiare il raggiungimento della cosiddetta immunità di gregge, necessaria per la buona efficacia della futura campagna vaccinale. Tuttavia parlare di esitanza vaccinale tout court è solo una forzatura teorica. [...] Solo una comunicazione calibrata e personalizzata sulla base della comprensione profonda dei motivi psicologici di esitanza aiuterà davvero le persone a sentirsi ascoltate e valorizzate come protagoniste nella lotta contro la pandemia in corso. (Guendalina Graffigna (Professore Ordianrio Direttore di EngageMindsHUB, Dipartimento di Psicologia, Università Cattolica, “Corriere della Sera”, 17/12/2020, p. 19)


Per quanto riguarda i testi editi e inseriti sulla piattaforma di Google Libri, notiamo che se fino al 2020 esitazione vaccinale risultava l’unica locuzione ricorrente sui libri, nel 2021 esitanza vaccinale affianca e pareggia il numero di occorrenze della sua concorrente:

In alcuni paesi, come gli Stati Uniti, o meglio nell’America rurale radicalmente religiosa, in Stati come il Tennessee, l’esitanza vaccinale è un fenomeno molto diffuso e culturalmente complesso. [...] Il tipo di comunicazione pubblica e politica a cui stiamo assistendo non avrà significativi effetti sull’esitanza vaccinale. [...] Queste scaramucce, almeno nel mondo occidentale, non hanno messo più di tanto a rischio la vita dei pazienti, e anche la resistenza o l’esitanza vaccinale non hanno per ora avuto quasi alcun impatto sull’andamento sulla campagna d’immunizzazione (Gilberto Corbellini, Alberto Mingardi, La società chiusa in casa: La libertà dei moderni dopo la pandemia, Venezia, Marsilio, 2021)

Per quanto riguarda le occorrenze sui social network, prendiamo ad esempio Twitter con i seguenti dati:


Le attestazioni di esitazione vaccinale risultano essere ancora considerevolmente maggiori in numero rispetto a quelle di esitanza vaccinale, ma nell’ultimo bimestre la seconda locuzione ha subìto una lieve crescita a discapito di una decrescita della prima (ma non possiamo considerare questi dati significativi). La maggiore popolarità di esitazione vaccinale potrebbe essere giustificata dalla comprensibilità e uso maggiore della parola esitazione rispetto a esitanza, visto che i testi prodotti su Twitter devono essere efficaci per favorire una comprensione veloce.

Infine parliamo di esitante vaccinale. Nella lingua inglese la locuzione vaccine hesitant registra un numero considerevole di occorrenze (818.000 nelle pagine in inglese del 30/10/2021) a tal punto da essere stata inserita nel Merriam-Webster, che attesta le prime occorrenze della locuzione al 2009. Anche in italiano esiste esitante vaccinale, che però non risulta avere la stessa popolarità della corrispettiva locuzione inglese (10 r. al singolare, 747 r. al plurale il 30/10/2021). In italiano si preferisce usare la parola no-vax nonostante questa parola rappresenti una minima parte degli atteggiamenti che vengono descritti attraverso la locuzione esitante vaccinale.

Per concludere, grazie alla legislazione europea possiamo fare un confronto con le altre lingue romanze comunitarie come il francese e lo spagnolo. Nei documenti emessi nel 2018 da parte dell’Unione europea, dove in inglese abbiamo vaccine hesitancy e in italiano esitazione vaccinale, lo spagnolo ha reticencia a la vacunación e il francese ha réticence à la vaccination (anche al plurale réticences à la vaccination). A distanza di anni, nel recentissimo documento pubblicato nel 2021 (Regulation (EU) 2021/522 of the European Parliament and of the Council of 24 March 2021 establishing a Programme for the Union’s action in the field of the health for the period 2021-2027, and repealing Regulation (EU) 282/2014, “Official Journal of the European Union”, L 107, 26/3/2021, pp. 1-29) si registra la medesima situazione nelle varie versioni in lingua. Per quanto riguarda lo spagnolo, la RAE registra il verbo hesitar e il sostantivo hesitación che però risultano essere di basso uso. Effettivamente le locuzioni hesitación a la vacunacion (o a la vacuna) registrano pochissime occorrenze nelle pagine di Google mentre reticencia a la vacunación ne ha 11.600 e reticencia a la vacuna 14.800. Discorso a parte per il francese, che usa frequentemente il sostantivo hésitation (ma non ha *hésitance) e che dunque registra sui giornali le locuzioni hésitation au vaccin, aux vaccins, à la vaccination. Nonostante ciò, le forme più popolari risultano essere quelle che hanno come testa réticence. La situazione nelle altre due lingue romanze europee conferma la tendenza propria del francese e dello spagnolo a usare parole che non guardino sempre all’inglese, come invece preferisce, e conferma con queste locuzioni (e in particolare nella preferenza accordata negli ultimi anni a esitanza), la lingua italiana.