DOI 10.35948/2532-9006/2026.42629
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Alcune domande giunte alla redazione ci inducono ad approfondire il tema della reggenza preposizionale del nome soluzione quando è seguito da un altro nome, come problema: si dice “soluzione al problema” o “soluzione del problema”?
Per rispondere alla domanda, iniziamo col dire che soluzione (termine derivante dal latino e indicante l’‘effetto dello sciogliere’) nasce come termine della fisica e della chimica, prestato poi alla matematica a partire da Niccolò Tartaglia che lo usa in un’opera del 1546 (fonte DELI) in cui trova la risoluzione di varie forme di equazioni di terzo grado che per primo riesce a risolvere. Dalla matematica il termine passa prima nella lingua del dramma, per indicare lo scioglimento finale di una vicenda, quindi nella lingua comune per indicare l’appianamento di una complicazione: il primo dizionario a registrare questa accezione sarebbe il Novo dizionario universale della lingua italiana, di Policarpo Petrocchi (Milano, Trèves, 1891), nel quale troviamo registrate varie espressioni figurate: soluzione d’una questione, la soluzione di tutti i suoi dubbi, la soluzione d’una crisi, la soluzione di grandi problemi sociali; questo stesso dizionario registra alla voce problema l’espressione soluzione d’un problema, in accezione matematica.
Come si vede dagli esempi, la preposizione indirettamente raccomandata è di: su ciò concordano i dizionari dell’uso contemporaneo, che propongono esempi come soluzione di un problema (Zingarelli), soluzione di una questione (Sabatini-Coletti), la soluzione di una crisi (GRADIT). Ci fornisce qualche indicazione in più il Nuovo Devoto Oli, che distingue peraltro il processo del ‘raggiungimento di un risultato’ (la soluzione di una questione, di un dubbio) dal ‘risultato’ stesso (es. la soluzione di un indovinello, di un rebus) e suggerisce anche una costruzione con la preposizione a, in cui soluzione avrebbe un’accezione diversa, di ‘rimedio, via d’uscita’: “non vedo altra soluzione a questo dilemma”.
In effetti, anche in matematica si parla di soluzione a un’incognita e, più in generale, la sequenza soluzione a (seguita dall’indicazione di una situazione problematica come un enigma o dilemma) risulta grammaticale all’intuizione del parlante. Per approfondire l’eventuale differenza tra le due costruzioni, come chiede Joanna S., e consigliare la scelta migliore in relazione al contesto, come vorrebbero Dario O. e Monia G., proviamo a consultare un corpus di italiano contemporaneo come il CORIS/CODIS, facendo una ricerca complessa che consenta di trovare gli esempi in cui soluzione cooccorre con problema.
I risultati mostrano in effetti una prevalenza della preposizione di, che ricorre nell’80% degli esempi contro il 18% di casi in cui ricorre la preposizione a. La percentuale rimanente è data da contesti in cui ricorre la preposizione per. Se proviamo ad analizzarli, notiamo che la preposizione a si trova quando soluzione è il secondo argomento (diretto) di un verbo trivalente e problema il terzo (indiretto): per esempio dare/fornire/offrire/cercare/trovare la soluzione a un problema. In questo caso, evidentemente, la preposizione è retta dal verbo. Se il verbo è bivalente e il secondo argomento è retto dalla preposizione a (es. contribuire/partecipare/procedere/giungere alla soluzione del problema) il problema da risolvere sarà introdotto dalla preposizione di; lo stesso dicasi quando a reggere soluzione è un aggettivo (es. necessario/vicino alla soluzione del problema) o un sostantivo (es. ostacolo alla soluzione del problema): evidentemente in questo caso il ricorso a di permette evitare di ripetere la stessa preposizione a nella sequenza.
Nel corpus non mancano comunque esempi in cui il sintagma la soluzione al (a un/a questo) problema occupa la posizione di soggetto (di verbi come essere, chiamarsi, stare ecc.): in questo caso è proprio il nome soluzione a reggere la preposizione a, e ciò appare possibile in una varietà di contesti (provenienti prevalentemente dalla stampa e dalla prosa accademica): la sequenza soluzione al problema, dunque, oltre che intuitivamente grammaticale, risulta legittimata dall’uso anche colto.
È interessante notare, sul piano della diacronia breve, che l’uso della preposizione di diventa preponderante nei “sottocorpora” di monitoraggio (che aggiornano periodicamente la base di dati rispetto al corpus originario, comprendente testi dal 1980 al 2000): in questi testi ricorre spesso l’espressione soluzione di problemi come traduzione dell’inglese problem solving, anche in espressioni cristallizzate come capacità di soluzione di problemi, test di soluzione di problemi, unità di soluzione di problemi.
Quanto a soluzione per il/un problema, la scelta della preposizione per potrebbe essere legata alla volontà di accentuare la sfumatura finale dell’espressione, o anche al desiderio di creare una sequenza eufonica nel caso di inserimento di un quantificatore, come in la soluzione per ogni problema, la soluzione per tutti i problemi.
In conclusione, possiamo consigliare di usare sicuramente la preposizione di quando la soluzione consiste in un risultato concreto, come un valore numerico (per un problema matematico) o una spiegazione (per un rebus); di valutare eventualmente l’uso della preposizione a quando si abbia a che fare con argomentazioni intorno a problemi di ordine intellettuale, economico, organizzativo: in questo caso bisognerà considerare la reggenza verbale e l’eventuale presenza di altre preposizioni nel contesto immediato.