DOI 10.35948/2532-9006/2026.41624
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Una lettrice chiede informazioni circa la correttezza dell’uso transitivo del verbo migrare.
Il verbo intransitivo migrare, dal lat. mĭgrāre, è datato, dal GRADIT, av. 1306 e presenta le seguenti accezioni semantiche:
1. trasferirsi temporaneamente o stabilmente in un luogo diverso da quello di origine | fig.: migrare dal mondo, morire
2. di uccelli o animali, compiere una migrazione stagionale: le rondini in autunno migrano verso sud
Si tratta di un verbo solitamente usato come bivalente, che richiede cioè, oltre al soggetto, un argomento a esso legato per mezzo della preposizione a, come si può osservare negli esempi proposti dal dizionario demauriano e nello stesso Sabatini-Coletti (vedi anche la scheda Valenze e reggenze dei verbi a cura di Manuela Cainelli e Raffaella Setti). Ma il verbo sarebbe trivalente, come tutti gli intransitivi che indicano movimento. Abbiamo infatti esempi in cui le valenze verbali sono saturate, come il seguente: “[…] questo modello è migrato dal sol levante al vecchio continente” (Carlotta Magistris, Gli impianti sono il gioiello: l’ascesa dei listening bar a Milano, in zero.eu, 24/1/2025; sottolineato mio).
Come è noto, i verbi intransitivi non reggono l’oggetto diretto, a meno che non si tratti del cosiddetto “oggetto interno”, ovvero di complementi che condividono col verbo l’etimologia e/o la semantica, come nell’esempio vivere una vita serena (GRADIT). Non è tuttavia certamente questo il caso di migrare i dati, nel senso di ‘trasferire i dati’, sintagma verbale che inizia ad avere diffusione in rete (33.300 risultati nelle pagine di Google) e anche nei quotidiani (12 r. nella “Repubblica” di migrare i dati), al punto che lo Zingarelli 2025 registra il significato specialistico di migrare, con uso transitivo, ‘trasferire dati e programmi da un sistema operativo, archivio, ecc. a un altro’. Riportiamo di seguito le prime attestazioni in italiano: la prima reperita in Google libri, che risale al 2000, e la seconda nell’archivio della “Repubblica”, del 2013 (in una occorrenza precedente, in Memorie di massa, la ricetta Western Digital, “la Repubblica”, 17/5/2010, troviamo “far migrare i dati”, una costruzione causativa in cui il verbo resta intransitivo; cfr. questa scheda della consulenza):
Migrare i dati (Paolo Attivissimo con Roberto Odoardi, Da Windows a Linux, Milano, APOGEO, 2000, p. 270)
“I servizi Cloud sono gestiti, aggiornati e migrati direttamente dal fornitore del servizio e ciò riduce drasticamente tempi e risorse oltre ad assicurare la massima affidabilità delle applicazioni”… (Bianca De Fazio, La via digitale per crescere grazie anche alla nuvola nasce il laboratorio del futuro, Repubblica.it, 4/11/2013)
Da rilevare nel secondo esempio l’uso al passivo di migrare, che accerta il suo valore transitivo e che può essere dimostrato con altre occorrenze, di seguito riportate:
I dati già presenti nel data base relativo alle comunicazioni RIs sono stati migrati nel nuovo applicativo andando a popolare l’archivio delle Unità produttive. (Guida pratica INPS e INAIL, a cura di Paola Sanna e Luca Vichi, Milano, Gruppo24ore, 2013, p. 271)
Telecom individuerà infatti i clienti “basso spendenti” che il primo maggio sono stati migrati all’offerta tutto incluso da 29 euro. (Alessandro Longo, Manovra tariffaria, Telecom concede una proroga agli utenti per recesso e rimborsi, Repubblica.it, 9/5/2015)
Con l’introduzione di nuovi supporti e formati di archiviazione, i dati sono stati migrati senza alcun cambiamento significativo nella loro struttura logica. (Stefano Cariolato, Mondo senza storia? L’informazione digitale è volatile: essa può far scomparire la nostra cultura ma la sua conservazione può salvarci, Tricase, Youcanprint, 2019)
L’uso di migrare come transitivo è senz’altro ripreso dall’inglese, in cui il verbo to migrate presenta, come si legge nell’OED, un impiego transitivo nel linguaggio tecnico dell’informatica documentato a partire dal 1983:
II.7.a. transitive. To transfer (data, programs, etc.) from one environment to another. [‘transitivo. Trasferire (dati, programmi, ecc.) da un ambiente a un altro’; trad. it. mia, come quelle seguenti].
1983 A strategy should be developed by users to determine when to migrate updated files on to a new disk when the time required to reconstruct a file becomes unacceptably long. (Australian Microcomputer Magazine September 80/1) [‘Una strategia potrebbe essere sviluppata dagli utenti per determinare quando migrare i file aggiornati su un nuovo disco, nel momento in cui il tempo necessario per ricostruire un file diventa inaccettabilmente lungo’]
Va precisato che (to) migrate data è documentato in inglese qualche anno prima (1980) rispetto alla data indicata dall’OED con riferimento alle accezioni tecniche di questo verbo in un saggio di Richard L. Nolan:
The following is a list of possible strategies which may be undertaken: […] – Migrate data and program conversion as maintenance threshold is approached. (Richard L. Nolan, Establishing Management Objectives, in Computer Science & Technology: Data Base Directions – The Conversion Problem. Proceedings of the Workshop of the National Bureau of Standards and the Association for Computing Machinery [Fort Lauderdale, Florida, November 1-3, 1977], ed. by John L. Berg and Daniel B. Magraw, Washington, U.S. Government Printing Office, 1980, p. 48) [‘Segue un elenco di possibili strategie che possono essere adottate: […] – Migrare i dati e convertire i programmi man mano che si avvicina la soglia di manutenzione’]
Il passaggio di migrare alla forma transitiva potrebbe essere stato favorito anche dal possibile sviluppo di migrazione dei dati con “genitivo soggettivo” (sono i dati che migrano) a migrazione dei dati con “genitivo oggettivo” (nel senso di ‘immissione dei dati’, in cui sono i dati a essere immessi).
La costruzione transitiva del verbo, che si è probabilmente estesa in italiano a partire proprio dal modello di migrare i dati, ha al momento una diffusione contenuta, circoscritta soprattutto all’àmbito informatico e, più in generale, tecnologico, anche se l’ultima delle attestazioni di seguito riportate non sembra riferirsi a tale settore e pare piuttosto sviluppare un passaggio semantico ulteriore, in cui migrare transitivo significa ‘varare’, ‘cominciare’ e sim. (oppure mantiene il significato tradizionale; in tal caso, però, bisogna presupporre che sia stata omessa la preposizione a, forse proprio per suggestione del nuovo uso):
Il ragionamento che si cela dietro questa preoccupazione è facilmente intuibile: nel momento in cui la maggior parte dei miei cittadini o delle mie aziende, soprattutto quelle pubbliche, ha migrato o meglio “consegnato” i propri corpi informativi a un cloud service provider è quest’ultimo che assume il controllo tanto sulle informazioni di un continente quanto sui relativi Big Data che ne possono predire il prossimo futuro. (Deborah Bianchi, Danno e internet. Persona, impresa, pubblica amministrazione, Milano, Gruppo24ore, 2013, p. 240; da notare la correzione di migrare con consegnare, preceduto da “o meglio”, ma messo tra virgolette)
In sostanza riceveranno le istruzioni per iscriversi a una “waiting list” per essere i primi a migrare il loro IBAN lituano all’IBAN italiano e ad accedere a questo prodotto. (Revolut lancia i conti deposito in Italia, rendimento (in offerta) fino al 3%, Repubblica.it, 28/1/2025)
“[…] Abbiamo così sviluppato un modello, la 01, proprio partendo dal concetto di condivisione, con l’obiettivo di riscrivere il concetto di utilizzo dell’auto, aiutando il settore automobilistico a migrare una nuova era della mobilità”. (Marco Frojo, La via di Lynk & Co all’utilizzo delle auto, Repubblica.it, 14/4/2025)
Va detto che, nell’italiano contemporaneo (e in alcune varietà dialettali, specie meridionali: cfr. la scheda su entrare, uscire, salire e scendere e Paolo D’Achille, L’italiano contemporaneo, Bologna, il Mulino, 20194, p. 204), non è raro incontrare casi di transitivizzazione, determinati da diversi e vari fattori, di verbi intransitivi: si vedano, a titolo esemplificativo, le risposte su colloquiare ‘sottoporre a colloquio’, ‘esaminare/valutare con un colloquio’ da colloquio, sulla base di un meccanismo di formazione simile a scadenzare ‘fissare scadenze’ da scadenza e appuntamentare ‘fissare appuntamenti’ da appuntamento; su abusare, con riferimento alla costruzione passiva, che ha avuto un rilancio nel XXI secolo; e, in particolare, su agire e su debuttare, i cui valori transitivi derivano, per l’appunto, dall’inglese. Una tendenza generale del fenomeno è che spesso interessa accezioni tecniche e settoriali: ciò vale, a maggior ragione, per il significato del verbo qui esaminato, vista l’influenza angloamericana nel lessico informatico.
Concludiamo dicendo che, alla luce dei dati analizzati, l’impiego del valore transitivo di migrare sembra piuttosto recente, collocabile all’inizio del nostro secolo, e tutto sommato ancora molto circoscritto. Riprendendo il quesito della lettrice, che, tra le altre cose, ci chiede se non sia il caso di adottare il verbo trasferire al posto di migrare, possiamo dire che trasferire, probabilmente percepito dagli addetti ai lavori come un vocabolo meno tecnico e meno “prestigioso”, è, a tutti gli effetti, un equivalente semantico dell’anglismo: sulla base di tale considerazione mi sembra pertanto corretta l’osservazione della lettrice e, quindi, opportuno consigliare l’impiego del traducente italiano, oppure, in alternativa, il ricorso alla costruzione causativa.
*Data di ultima consultazione delle risorse in rete e degli archivi elettronici: 1/6/2025