Parole nuove

Riatletizzazione: una parola per tornare atletici

  • Kevin De Vecchis
SOTTOPOSTO A PEER REVIEW - IN ANTEPRIMA

DOI 10.35948/2532-9006/2022.25860

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Copyright: © 2022 Accademia della Crusca


Nell’ambito della fisioterapia sportiva – un settore specialistico della fisioterapia che si dedica attraverso vari mezzi (elettricità, ultrasuoni, ecc.), tecniche ed esercizi alla cura e alla riabilitazione di atleti, sia professionisti sia dilettanti, che hanno subito un infortunio (ma parte del lavoro è riservato anche alla prevenzione) – si parla sempre più spesso (e ormai da più di un decennio) di riatletizzazione. Vediamo insieme che cosa significa questa parola e a che cosa si riferisce.

Senza entrare troppo nel dettaglio, la riatletizzazione costituisce lo stadio finale di un processo di riabilitazione sportiva (cfr. la voce di Wikipedia) e consiste nel far recuperare completamente all’atleta le funzionalità motorie e le capacità compromesse dal trauma subito. L’obiettivo è far riprendere confidenza a chi fa dello sport con i movimenti della disciplina praticata, in modo che possa tornare nuovamente alla piena attività allo stesso livello raggiunto prima dell’infortunio.

Da un punto di vista linguistico, riatletizzazione costituisce un tecnicismo proprio della fisioterapia sportiva. La parola non è registrata nei dizionari (consultati il 18/10/2022) e si può considerare o formata dal prefisso ri- ‘di nuovo’, che qui ha valore non iterativo ma “reintegrativo”, e dal sostantivo atletizzazione, a sua volta derivato dal verbo atletizzare ‘rendere atletico’, o piuttosto derivata dal verbo riatletizzare ‘rendere di nuovo atletico’. Va detto però che tutte queste forme, la cui base di partenza si deve considerare, a seconda dei contesti, atleta o atletico (il troncamento di -ico nei derivati aggettivali è molto comune, anche se non obbligatorio), oltre a non essere neanch’esse registrate nella lessicografia, hanno ridottissime attestazioni in rete, generalmente posteriori a quelle di riatletizzazione. Il verbo atletizzare sulle pagine in italiano di Google ha meno di 50 risultati (le ricerche sono state condotte il 18/10/2022), atletizzazione 1.990 (ma in molti casi si tratta della grafia ri-atletizzazione), riatletizzare soltanto 553. Invece il sostantivo riatletizzazione ha una diffusione nelle pagine in italiano di Google molto più elevata. Circa un anno fa (ricerca condotta da Maria Cristina Torchia il 3/11/2021) il termine contava circa 56.500 risultati. Oggi (18/10/2022), sebbene si assista a un calo significativo, sono presenti circa 28.200 risultati. Anche sulle pagine della stampa l’uso della parola appare abbastanza frequente: sulla “Repubblica” si hanno 65 risultati (2010: 6; 2011: 9; 2012: 7; 2013: 4; 2014: 1; 2015: 6; 2016: 3; 2017: 2; 2018: 2; 2019: 1; 2020: 14; 2021: 6; 2022: 3); sul “Corriere della Sera” soltanto 14 (2010: 1; 2015: 1; 2017: 1; 2019: 2; 2020: 2; 2021: 6; 2022: 1). Nei giornali sportivi i risultati aumentano significativamente: una ricerca sul “Corriere dello Sport” restituisce circa 102 risultati.

Le diverse frequenze indicate farebbero ipotizzare che riatletizzazione sia stata la voce coniata per prima, forse grazie al modello offerto da riabilitazione, e che sia stata formata direttamente da atleta o da atletico, con una catena affissale formata dal prefisso ri- e dal suffisso -izzazione (registrato nel GRADIT), e che le altre parole siano da considerare retroformazioni (per possibili riscontri cfr. Franz Rainer, Retroformazione, in Grossmann-Rainer 2004, § 6.2; Paolo D’Achille, Le retroformazioni in italiano, in Claudio Giovanardi [a cura di], Lessico e formazione delle parole. Studi offerti a Maurizio Dardano per il suo 70° compleanno, Firenze, Franco Cesati, 2005, pp. 75-102, a pp. 91 e 94). Ma queste analisi eterodosse non si possono provare.

Per quanto riguarda la storia della parola, la prima attestazione reperita risale al 2008:

Ciao a tutti, ho fortemente bisogno di una mano per tradurre alcuni termini: riatletizzazione; rieducazione funzionale; composizione corporea; cardio-fitness (commento sul forum www.forum.wordreference.com, 27/1/2008)

Sulla stampa non dedicata specificamente allo sport o simili, invece, la parola fa la sua comparsa a partire dal 2010 (da notare, a quest’altezza cronologica, l’uso delle virgolette):

Durante l’ultima seduta di allenamento a Trigoria, il centrale brasiliano ha eseguito solo una corsa piuttosto blanda per consentire la “riatletizzazione” del muscolo flessore della coscia (Dario Bersani, Roma, ecco un sabato per sognare, “Corriere della Sera”, 10/4/2010, p. 11)

Una volta tornato alla base, con le incognite segnalate prima e ancora da risolvere, Pato inizierà un lavoro di “riatletizzazione”. Quindi una preparazione per recuperare tono muscolare e tornare in forma per l’impegno agonistico (Stefano Scacchi, Pato, il recupero diventa un mistero, repubblica.it, 15/4/2010)

Così anche su Twitter:

Palermo: riatletizzazione per Pinilla: Questa mattina il Palermo ha sostenuto la prima seduta del giorno (Tweet di @VoceGiallorossa del 24/11/2010)

Come si evince dagli esempi, la parola, nata come un tecnicismo della fisioterapia sportiva, ha cominciato a circolare anche fuori dall’àmbito specialistico grazie alla popolarità che alcuni sport come il calcio hanno nel nostro paese. Molto spesso, infatti, le attestazioni che si trovano in rete e sulla stampa, se non riguardano trattazioni specifiche o divulgative sulla fisioterapia, concernono il processo di riabilitazione a cui dovrà sottoporsi un giocatore di calcio infortunatosi durante una partita o un allenamento:

Se da un lato Di Maria preoccupa, visto che delle prime partite è stato al meglio solo in quella dell’esordio in campionato, arrivano finalmente buone notizie da Pogba. Oggi il francese si è allenato a parte, seconda seduta dopo quella di domenica: inizia dunque la fase più importante e delicata del recupero dall’infortunio al menisco laterale. Dopo le terapie conservative, prolungate di un paio di settimane rispetto alle prime stime, si parte con la riatletizzazione: sarà fondamentale capire la risposta del ginocchio, per evitare di finire sotto i ferri e perdere il treno per il Qatar (Domenico Marchese, Juventus, a Parigi senza i nuovi: niente sfida da ex per Di Maria, repubblica.it, 5/9/2022)

La notizia tanto attesa è arrivata: Romelu Lukaku ha iniziato l’allenamento di stamani in gruppo. Non succedeva da domenica 28 agosto quando si era fermato per uno stiramento ai flessori della coscia sinistra. Tranquillizzato dagli esami approfonditi svolti martedì pomeriggio, ieri il belga aveva continuato nel suo percorso di riatletizzazione forzando ulteriormente i carichi di lavoro, ma da oggi è di nuovo con i compagni. (Andrea Ramazzotti, Inzaghi sorride: Lukaku è tornato ad allenarsi in gruppo. In dubbio per Firenze, gazzetta.it, 20/10/2022)

Se volgiamo lo sguardo alle altre lingue, possiamo notare come forme simili circolino anche in inglese (reathletization: soltanto 796 risultati su Google, su Google libri la prima attestazione risale al 2013, non è però attestato nell’OED - Oxford English Dictionary), in francese (réathlétisation: 15.600 risultati in Google, non attestato nel TLFi - Trésor de la Langue Française informatisé ma già presente su Google libri dal 2002, tanto che potrebbe aver fatto da modello al nostro riatletizzazione, documentato, come si è visto, posteriormente) e in spagnolo (reatletización: soltanto 55 risultati sulle pagine di Google, assente in Google libri e nel DLE - Diccionario de la lengua española).

Concludiamo la nostra trattazione con alcuni dati su riatletizzatore, che dovrebbe derivare dal verbo riatletizzare, ma che potrebbe essere stato tratto direttamente da riatletizzazione. Il termine, che indica, come si potrà facilmente intuire, il fisioterapista che si occupa del processo riabilitativo, ha per il momento una circolazione piuttosto limitata: non è attestato nella lessicografia italiana, ha poche occorrenze sulla stampa (solo 3 sul “Corriere dello Sport”: 2 del 2021, 1 del 2020) e soltanto 2.500 risultati sulle pagine in italiano di Google, ma ci pare opportuno dare atto della sua comparsa nella nostra lingua.