DOI 10.35948/2532-9006/2026.42635
Licenza CC BY-NC-ND
Copyright: © 2025 Accademia della Crusca
L’anglismo urbex (o UrBex, con U e B maiuscole, più frequentemente soltanto Urbex; è utilizzata anche la sigla Ue) è l’acronimo di ur(ban) ex(ploration) ‘esplorazione urbana’. Il termine individua un tipo di esplorazione, documentata attraverso fotografie, video e dirette, di strutture e luoghi in passato abitati e ora in stato di abbandono, spesso fatiscenti e, per questo motivo, considerati affascinanti. I siti (da intendere in senso esteso: da edifici in aree urbane a piccoli paesi spopolati in aree rurali), non più abitati e spesso difficilmente raggiungibili, diventano così i contesti ideali per la ricerca sul campo di un “punto di contatto e snodo tra passato e l’incalzare del presente” (Christopher Calefati, Urbex e cultura materiale: riportare in vita gli oggetti “dimenticati” della storia, pandorarivista.it, 14/1/2024). Gli esploratori urbani, come si legge nella pagina di Wikipedia (ultima modifica 20/10/2024) dedicata al fenomeno, segnalano questi luoghi per raccontare la loro storia e per valorizzarli, anche attraverso “progetti di sensibilizzazione e raccolte fondi” come Urbex Walkscapes, ideato dall’associazione Y.S.T. (Youth-Solidariety Travellers), che ha redatto una mappa dei luoghi abbandonati delle città di Bologna e Pescara con l’obiettivo di “costruire una memoria collettiva attraverso fotografie, racconti, storie, video” e “riportare in vita questi luoghi attraverso l’arte” per “trasformarli in scenari di nuova espressione culturale” (Valentina Toro, Urbex Walkscapes, la mappa che raccoglie foto, video e storie dei luoghi abbandonati delle città, aboutbologna.it, 9/4/2025; in cui si rimanda anche al sito del progetto).
L’attività qui descritta e movimento a essa associato sono nati in Francia nel secolo scorso (come si legge anche nella documentazione di seguito esaminata): si ritiene che una delle prime esplorazioni urbane sia quella di Philibert Aspairt, la cui visita, nel 1793, alle catacombe di Parigi si concluse in maniera tragica; fu, infatti, ritrovato senza vita soltanto 11 anni dopo. La locuzione exploration urbaine è documentata, in Google libri, negli anni 70 del Novecento nel significato più generico di ‘visita, passeggiata’, in relazione, nel contesto qui considerato, alla progettazione della città:
Les livres blancs ont ainsi exprimé la très grande diversité des solutions à engager, comme des moyens à mettre en oeuvre dans l’aménagement. Ils consistuent alors un solide argument pour una veritable decentralization tant des moyens de conception que des moyens d’ecécution. Mais ils militant surtout pour l’adoption d’une attitude “d’exploration urbaine” dans l’engagement de certaines actions (in «Notes et études documentaires», 3633, 1969, p. 12). [‘I libri bianchi hanno quindi espresso la grande diversità delle soluzioni da adottare, così come dei mezzi da utilizzare nella pianificazione. Costituiscono dunque un solido argomento a favore di un vero e proprio decentramento sia dei mezzi di progettazione, sia dei mezzi di esecuzione. Ma soprattutto sostengono l’adozione di un atteggiamento di “esplorazione urbana” nell’impegno di determinate azioni’, traduz. mia]
L’ingl. urban exploration si fa risalire al 1996, quanto a utilizzare l’espressione fu il canadese Jeff Chapman (1973-2005), noto anche con lo pseudonimo Ninjalicious, fondatore della rivista “Infiltration: the zine about going places you’re not supposed to go” [‘Infiltrazione: la rivista che parla di luoghi in cui non dovresti andare’] (cfr. Alessandro Spennato, Esplorazione urbana. Il fenomeno “Urbex” come luogo di ricerca, “AND. Rivista di Architetture, Città e Architetti”, LX [2021], 2). La locuzione è registrata in diversi dizionari inglesi, come il Cambridge Dictionary (che la definisce “the activity of spending time in towns and cities going into buildings and places that are hidden or no longer used, and that may not usually be open to the public or legal to visit”, ossia ‘l’attività di trascorrere del tempo in città e di entrare in edifici o luoghi nascosti, non più impiegati, che normalmente non sono aperti al pubblico o che non è legale visitare’, traduz. mia) e il Collins Dictionary (“a recreational activity in which people explore derelict urban structures such as abandoned sewers or underground railways or attempt to access areas which are closed to the public such as the roofs of skyscrapers”, ossia ‘un’attività ricreativa in cui le persone esplorano strutture urbane abbandonate come fogne o ferrovie sotterranee o tentano di accedere ad aree chiuse al pubblico come i tetti dei grattacieli’, traduz. mie), che lemmatizza anche l’acronimo. È stata inoltre accolta, insieme a urbex e alla formazione Urbanex, ottenuta con l’aggiunta a urban di ex da exploration (e documentata con un esempio del 19/2/2004), nell’Urban Dictionary, un dizionario online di neologismi e altri vocaboli dello slang inglese.
Questo tipo di esplorazione ha avuto buona diffusione, anche in Italia, negli ultimi vent’anni, nel corso dei quali sono stati pubblicati diversi volumi che raccolgono queste esperienze o si configurano come vere e proprie “guide” pratiche, spesso con riferimento alle tecniche fotografiche (si vedano, ad esempio, Todd Sipes, Urban Exploration Photography: A Guide to Creating and Editing Images of Abandoned Places [‘Fotografia di esplorazione urbana: una guida alla creazione e alla modifica di immagini di luoghi abbandonati’], Berkley, Peachpit Press, 2014; Italian urbex. Viaggio tra i luoghi dimenticati, a cura di Alessandro Tesei e Davide Calloni, Milano, Magenes, 2018; Europa Urbex. Viaggio nei più suggestivi luoghi abbandonati d’Europa, a cura di Alessandro Tesei e Davide Calloni, Milano, Magenes, 2022); sono stati, inoltre, realizzati programmi televisivi, documentari e film sul tema (alcuni sono segnalati nella pagina Wikipedia: tra i primi, citiamo Urban Explorers su Discovery Channel, Cities of the Underworld [‘Città degli Inferi’] su The History Channel, MTV’s Fear [‘La paura di MTV’] su MTV; tra gli altri, After… [‘Dopo…’] del 2006, diretto da David L. Cunningham, Urban Explorer del 2011, diretto da Andy Fetscher, e UrbEx, regia e sceneggiatura di William J. Howard III) e pure canali YouTube specializzati (come Urbex Squad, a cui sono collegate anche pagine Facebook e Instagram), oltre a siti web, costantemente aggiornati, contenenti le mappe interattive dei luoghi abbandonati (come quello di Urbexology), anche riferiti a singole realtà cittadine (cfr., per Roma, il sito https://romabbandonata.org).
La prima attestazione in italiano di urbex risale al 2011 e si trova nel “Corriere della Sera”, subito prima della locuzione francese:
Meno comune, e talvolta anche meno legale, esplorare la città seguendo un appassionato di «urbex», exploration urbaine, che estende la curiosità dei cataphiles per le catacombe ai tetti parigini (toiturophilie) o ai luoghi abbandonati. Per saperne di più, UrbexFrance.fr. (Stefano Montefiori, Parigi, sotto la Tour con l’Autolib’, “Corriere della Sera”, 1/12/2011, p. 33; va rilevato che la locuzione francese con cui viene spiegato urbex presenta lo stesso ordine delle parole dell’italiano, diverso da quello inglese che ha dato origine all’acronimo)
Tale indicazione cronologica è confermata dal grafico di Google Trends, che si basa sulle ricerche fatte in Italia dagli utenti nel motore di ricerca Google: le prime occorrenze sono datate dicembre 2011, con un’interruzione fino a maggio 2013, a cui segue un progressivo sviluppo fino a oggi.
Possiamo suddividere l’andamento della crescita nell’uso di urbex in quattro momenti: il primo corrisponde al 2011-2015, il periodo di iniziale circolazione; il secondo al 2016-2018, il periodo di attecchimento, con un significativo aumento della sua frequenza rispetto all’arco cronologico precedente; il terzo al 2019-2022, il periodo di avvenuta diffusione; e, infine, il quarto, meno ampio degli altri (e tuttora in corso), al 2023-aprile 2025, il periodo di espansione degli àmbiti d’uso, soprattutto per la pervasività nei social, dove è molto impiegato, con riferimento a immagini e video di luoghi abbandonati, l’hashtag #urbex, già in uso, seppure in maniera occasionale, qualche anno fa (si parla anche di urbex-influencers per indicare coloro che realizzano video urbex: cfr. Gli urbex-influencers, theyflyaway.com, 19/272025):
Il 5 marzo l’utente YT AdHoc ha postato online un video che ha girato, probabilmente con una GoPro, a bordo del relitto della Costa Concordia, ormeggiata nel porto di Genova per i lavori di demolizione. Lo sconosciuto ha eluso la sorveglianza e ha camminato lungo i ponti, che furono teatro della tragedia che si consumò al Giglio. A un certo punto la videocamera registra delle voci, forse di operai: l’autore del video si allontana da loro e prosegue la visita, prima di lasciare il relitto. Il titolo del filmato è preceduto dall’hashtag #urbex con cui si intende “Urban Exploration”, esplorazione di strutture costruite dall’uomo e abbandonate. (Costa Concordia, a bordo della nave di notte: il video amatoriale, repubblica.it, 27/3/2015)
Anche i risultati della ricerca di urbex negli archivi dei principali quotidiani italiani (“la Repubblica”; “Corriere della Sera”; “La Stampa”) indicano una tendenza grosso modo simile a quella mostrata: si verifica un notevole aumento delle attestazioni, in confronto al periodo iniziale, nel segmento 2016-2018, seguito da un picco negli anni 2019-2022 e da una crescita costante nell’ultimo arco temporale:
|
Quotidiano |
2011-2015 |
2016-2018 |
2019-2022 |
2023-aprile 2025 |
Tot. |
|
“la Repubblica” |
5 (2011-) |
29 |
10 |
19 |
63 |
|
“Corriere della Sera” |
1 (2011-) |
15 |
4 |
14 |
34 |
|
“La Stampa” |
2 (2014-) |
5 |
49 |
15 |
71 |
|
Tot. |
8 |
49 |
63 |
48 |
168 |
Tab. 1 – Numero delle attestazioni di urbex nei quotidiani italiani
Il termine è utilizzato soprattutto in funzione di sostantivo maschile invariabile, come nome d’agente (ricavato però, in questo caso, da urban explorer, che sarebbe dunque piuttosto da considerare come un caso di omonimia), nel significato di ‘esploratore urbano’, a cui si affianca urbexer, assente negli stessi dizionari inglesi (con l’eccezione dell’Urban Dictionary, in cui è definito “urban explorer, one who explores abandoned places” [‘esploratore urbano, colui che esplora luoghi abbandonati’] e contestualizzato con un esempio del 21/4/2010), ottenuto con l’aggiunta a urbex del suffisso anglosassone -er, produttivo, per l’appunto, nella formazione dei nomina agentis:
Dentro c’è una classificazione per ogni spostamento: gli appassionati di reality che vanno a Oahu, Hawaii, per ripercorrere i luoghi dove è stato girato Lost si chiamano Spettaturisti; quelli che in città esplorano fabbriche in disuso o tunnel ferroviari sono gli Urbex. (Paola Santoro, Cento nuovi modi per essere turisti nel nuovo millennio, “la Repubblica”, sez. Viaggi, 13/4/2011, p. 39)
Quando sono riusciti a entrare nella villa, qualche settimana fa, Gianluca e gli urbex che lo accompagnavano non potevano credere ai propri occhi: soffitti affrescati, pugnali con lama damascata, vasi e porcellane orientali, mobili antichi e una collezione di liquori cinesi. (Nicola Baroni, Urbex, i cercatori di tesori abbandonati tra stupore e degrado, “la Repubblica”, sez. Società, 2/8/2023, p. 10)
Nella penombra trovano sul tavolo altre foto in bianco e nero, tutt’intorno nella stanza sorgono antichi arredi, stucchi alle pareti, busti in marmo d’antenati. «Matt», Mattia Brambilla, e «Beppe», Giuseppe Biancullo, sono gli «urbexer» (gli esploratori urbani di luoghi abbandonati), più seguiti in Italia e tra i più famosi al mondo. (Leila Codecasa, Gli «urbexer» più famosi d’Italia: «Esploriamo i luoghi abbandonati, abbiamo trovato lettere di re e di figli in guerra», “Corriere della Sera”, 17/3/2024, p. 7)
È inoltre passato a indicare un ‘genere o settore della moda in cui gli scatti fotografici vengono fatti in luoghi abbandonati’:
La fotografia di luoghi abbandonati, conosciuta anche come Urbex, si è affermata come un genere fotografico intrigante e in continua espansione. Attraverso l’obiettivo dei fotografi, questi luoghi assumono una nuova vita, raccontando storie silenziose di decadenza e bellezza nascosta. Come tutti i generi fotografici, anche l’Urbex ha le sue regole e i suoi codici, che vanno rispettati per cogliere appieno l’essenza di questa forma d’arte. (Giovanni Rossi Filangieri, Uscita Fotografica Urbex, alla Scoperta di Castelpoto, Fiaf.net [Federazione Italiana Associazioni Fotografiche], 10/4/2024)
Meno diffusi sono i valori di ‘movimento e pensiero culturale volto all’esplorazione di luoghi abbandonati’ e ‘disciplina che consiste nell’esplorazione dei luoghi abbandonati’, che pure sono documentati nei quotidiani e in rete:
Dietro la macchina fotografica o la videocamera, autori che appartengono alla controcultura o a movimenti radicali: come UrbEx, ovvero Urban Exploration, nato in Francia nel secolo scorso, i cui aderenti sono specializzati nell’infiltrazione in luoghi ed edifici abbandonati, vietati o difficilmente accessibili, e nella documentazione fotografica della loro bellezza decadente. (Marina Paglieri, Architettura in città alle ex OGR il fascino delle rovine, “la Repubblica”, 30/5/2013, p. 16)
Urbex, la disciplina alla quale si sono avvicinati i due artisti francesi nel 2010, prevede l’esplorazione della città alla ricerca delle rovine moderne. (Francesco Carbone, Lek e Sowat la street art francese sbarca al museo, “la Repubblica”, sez. Giorno, 29/1/2016, p. 20)
È poi impiegato come aggettivo (maschile o femminile) invariabile, anche con riferimento alle specializzazioni semantiche di cui si è detto: oltre ai “generici” ambiente o luogo, fenomeno, gruppo urbex, si trovano, infatti, filosofia, fotografia, genere, movimento e turismo urbex, di cui mostriamo alcuni esempi:
La giovane modella di Cortazzone è specializzata nel genere “urbex” e nel body painting. (Maurizio Sala, DeliCate: “Sono affascinata dai luoghi abbandonati dove non ci sia l’eco della sofferenza”, lastampa.it, 1/6/2020)
“Urban exploration” è un concetto multiplo, del quale la fotografia è solo una parte, il cui unico scopo è raccontare e rivivere solo per un momento ciò che è stato di un determinato luogo. La caratteristica più emozionante della fotografia urbex è data dal decadimento e dall’abbandono dei suoi ambienti, concepita per dare sfogo ai sentimenti che suscita camminare tra le nostre città, lì dove si ha la visione apparente del “non accessibile” e del “rischio di pericolo”, dove sale la curiosità nell’immaginare cosa possa esserci all’interno. In questo volume di 548 pagine il viaggio urbano inizia in provincia di Marsala, tra le vecchie saline di Isola Grande. Andremo poi a scoprire la chiesa di San Ciro alle porte di Palermo e successivamente al Parco delle Madonie, dove riposa desolante l’albergo Milocca. Dalla Sicilia si vola a Roma, tra gli scheletri della struttura che avrebbe ospitato gli uffici della GdF, a Latina si andrà in uno dei tanti capannoni lungo la via Pontina mentre a Pomezia si visiterà un ex sito industriale per la produzione di laterizi. Nel finale, andremo alla scoperta dello stabilimento della Prinz Bräu di Ferentino, un ex birrificio laboratorio di street art. (Sinossi del volume Gabriele Siragusa, Urban exploration. L’ultimo scatto, Tricase, Youcanprint, 2018)
Altra cosa è il movimento “Urbex” che indica l’attività di esplorazione urbana, una pratica diffusa in tutto il mondo. (Marco Cusumano, La moda tra i giovanissimi: usare le app per scovare i luoghi abbandonati, ilmessaggero.it, 9/5/2023)
La cattedrale nel deserto di Santhià torna in un video “urbex” su Instagram (Valentina Roberto, lastampa.it, 9/8/2024)
Non mancano professioni o attività legate a questa pratica, come urbex reporter o photographer, oltre al già citato influencer.
Segnaliamo, inoltre, gli usi del termine come nome proprio di eventi (e non solo): si pensi alla mostra fotografica Urbex Pavia di Marcella Milani (in rete al seguente indirizzo: https://www.art-vibes.com/photography/urbex-pavia-rewind-marcella-milani-viaggio-fotografico-aree-dismesse/).
Documentata più di recente è la locuzione urbex squad ‘attività che consiste nell’effettuare sopralluoghi in edifici abbandonati e considerati insicuri’, formata con l’accostamento del sostantivo squad ‘squadra’ (che, come già detto, è diventata pure il nome di alcune pagine Facebook e Instagram e di un canale YouTube):
Quando i carabinieri li hanno fermati per essere identificati, hanno giustificato la loro presenza raccontando di trovarsi in quel luogo per svolgere un’attività denominata “urbex” – “urbex squad”, che consiste nell’effettuare sopralluoghi in edifici abbandonati e considerati insicuri. (In un ex outlet con mazze, tirapugni e picconi: “Siamo appassionati di Urbex”. Denunciati 6 bergamaschi, ilgiorno.it, sez. Bergamo, 31/1/2025)
La diffusione di urbex è stata anche favorita dal fatto che si tratta di una parola breve, caratteristica che ha contribuito, insieme alle peculiarità formative e semantiche (e al fatto di essere un vocabolo inglese), alla sua espansione nel linguaggio dei social e della rete (o e-italiano, per dirla con Giuseppe Antonelli, L’e-taliano: una nuova realtà tra le varietà linguistiche italiane?, in Dal manoscritto al web: canali e modalità di trasmissione dell’italiano. Tecniche, materiali e usi nella storia della lingua. Atti del XII Congresso SILFI Società Internazionale di Linguistica e Filologia Italiana [Helsinki, 18-20 giugno 2012], a cura di Enrico Garavelli ed Elina Suomela-Härmä, Firenze, Franco Cesati, 2014, vol. II, pp. 537-556).
Va tuttavia evidenziato che i traducenti italiani presentano una completa corrispondenza semantica con l’anglismo e sono pienamente trasparenti, a differenza dell’acronimo, in cui il diverso ordine delle parole rispetto alla nostra lingua (l’aggettivo urbana nella locuzione esplorazione urbana è, in italiano, posposto al nome, come in francese) non ne assicura la comprensione da parte di chi non conosce l’inglese, che potrebbe pensare a un latinismo, come duplex, entrato peraltro dal francese, o a un marchionimo, come Permaflex. La locuzione esplorazione urbana è, infatti, spesso accostata, nei contesti analizzati, ai corrispettivi stranieri per chiarire il loro significato; si impiega anche infiltrazione (urbana), che, come l’altra, ha un modello anglosassone, nella fattispecie infiltration (già incontrato, infatti, in un titolo sopra riportato). Tutt’e due – in particolare la prima – sono state molto utilizzate nel periodo precedente all’affermazione di urbex:
L’idea della porta chiusa, di quello che le sta dietro soprattutto, perché gli adepti dell’‘esplorazione urbana’ o ‘turismo off limits’ o ‘infiltration’, appunto, non forzano i lucchetti, non spaccano le finestre, non danneggiano niente per intrufolarsi nei luoghi proibiti, quelli che le persone normali accuratamente evitano. (Riccardo Staglianò, Entrare nei luoghi proibiti l’“infiltrazione” di moda, repubblica.it, 16/1/2001)
L’obiettivo dell’esploratore urbano è quello di indagare ed esplorare come un archeologo dei tempi moderni, ammirando le meraviglie che lo circondano. Per apprendere qualunque cosa di più sulla fine arte dell’esplorazione urbana, visitate il sito Infiltration Magazine (www.infiltration.org) rappresentato nella Figura 3.4. Questo sito fornisce suggerimenti che vanno da quelli più semplici e pratici (indossare abiti robusti e scarpe protettive con suola spessa e portare con sé una torcia), fino ai più oscuri (ramponi e piccozze possono essere strumenti comodi per scalare gli edifici, ma difficili da celare all’esame del personale addetto alla sicurezza). (Wallace Wang, Il manuale del giovane hacker. Tutto quello che avreste voluto sapere su Internet e nessuno vi ha mai detto, trad. it. di Paolo Poli, III ed., Milano, Tecniche Nuove, 2006, p. 43; I ed. 2001)
Altri termini usati in italiano sono, come ricorda la pagina di Wikipedia, speleologia e arrampicata urbana, che si riferiscono a pratiche affini, talvolta più specifiche rispetto all’urbex, differenti a seconda dei luoghi esplorati. Un articolo del “Corriere della Sera” del 1987 annuncia che “Si diffonde un’altra moda fra speleologia e sport” per indicare l’attività svolta da “quelli dell’arrampicata all’ingiù”, ovvero da coloro che praticano esplorazioni sotterranee:
Per le «uscite» si può scegliere tra esperienze di speleologia urbana, ovvero calarsi in pieno centro cittadino per un’esplorazione sotterranea, oppure per l’«immersione» scegliere una delle grotte localizzate nei dintorni della capitale. Le spedizioni urbane sono quelle meno spettacolari ma possono portare anche a scoperte importanti: calandosi in una voragine cittadina, nel febbraio scorso, quelli del Cai, trovarono al quartiere Salario un’immensa cava di pozzolana con gallerie alte sei metri ricche di stalattiti. (Claudio Marincola, Quelli dell’arrampicata all’ingiù, “Corriere della Sera”, sez. Sport/Roma, 21/7/1987, p. 20)
Grazie alla descrizione fornita in questa citazione possiamo, dunque, avvicinare la speleologia urbana all’urbex, almeno per il fatto di essere (stata) una “moda” che interessa le attività esplorative nel contesto urbano e per il suo carattere, per così dire, ambivalente, tra “disciplina” e “sport” o, meglio, passatempo, curiosità.
[Ultima consultazione delle risorse in rete e degli archivi dei quotidiani: 24 aprile 2025]