Parole nuove

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  • Kevin De Vecchis
SOTTOPOSTO A PEER REVIEW

DOI 10.35948/2532-9006/2026.42632

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Copyright: © 2025 Accademia della Crusca


Nell’àmbito dell’iniziativa Parola giovanile dell’anno, lanciata dal “Messaggero” in occasione della IX edizione di Parole in Cammino. Il Festival della Lingua Italiana e delle Lingue d’Italia – una manifestazione itinerante che, tra i vari obiettivi, si prefigge il compito di dialogare con la cittadinanza per diffondere e celebrare temi e aspetti legati alla lingua italiana (il progetto è promosso dall’associazione La parola che non muore con il patrocinio della Regione Toscana e la collaborazione di diverse istituzioni, tra cui l’Accademia della Crusca) –, il presidente dell’Accademia della Crusca, Paolo D’Achille, ha scelto il termine aura come giovanilismo rappresentativo dell’anno corrente (cfr. Massimo Arcangeli, Parola giovanile del 2025, candidate “Chill” e “aura”: le proposte lanciate dall’Accademia della Crusca e dal presidente D’Achille, “Il Messaggero”, 6/3/2025). Riportiamo qui di seguito la motivazione, come si legge nel comunicato stampa del comitato organizzativo del festival (20/5/2025):

Non è una parola nuova: si tratta di un latinismo ben diffuso nella tradizione poetica, ma ormai uscito dall’uso (se non nei significati figurati, cito dal Devoto-Oli, di ‘atmosfera’, ‘suggestione’, es. un’aura di serenità, di mistero) e di ‘manifestazione percepibile all’esterno dell’interiorità di una persona’, es. un’aura di ingenuo candore le spirava dal volto, un senso che peraltro, unitamente alla presenza di nimbo nel senso di ‘aureola’, lascia qualche margine di dubbio al fatto che aureola derivi direttamente da aureus, come tutta la lessicografia sostiene. Ora, per influsso dell’inglese (il termine ha la sua probabile origine nel manga Dragon Ball), aura è tornata di moda, prima nel calcio e poi nell’uso giovanile dei social, nel senso di ‘magnificenza’, ‘cosa bella’, ‘cosa di cui vantarsi’, spesso seguita da un punteggio, che è positivo (o, nel caso di reazioni altrui, anche negativo). […] Ho scelto questa parola perché, stranamente ma fortunatamente, i giovani la usano non con la pronuncia inglese, che sarebbe, più o meno, òra, ma così come è scritta, aura.

Raccogliendo lo spunto offertoci dal presidente D’Achille, approfondiamo la storia di aura (per chill, giovanilismo proposto, invece, dalla redazione della Consulenza linguistica, si veda il testo di Luisa di Valvasone), concentrandoci sull’uso recente e sul nuovo significato assunto dalla parola presso i giovani.

Il termine aura è un latinismo ampiamente attestato, specialmente in poesia, nell’intera storia della nostra lingua. In italiano antico aura veniva impiegato da poeti e scrittori con vari significati (si rimanda al TLIO anche per le edizioni di riferimento dei testi qui citati): ci limitiamo a riportare le accezioni di ‘vento leggero, brezza’ (“Erano i capei d’oro a l’aura sparsi”, Canzoniere, 90, 1, o ancora, sempre da Petrarca, “L’aura mi volve, et son pur quel ch’i’ m’era”, Canzoniere, 112, 4, motto scelto dal Presidente onorario dell’Accademia della Crusca, Francesco Sabatini, che lo ha fatto dipingere sulla sua pala da Accademico insieme al nome Ventilato) e di ‘aria, atmosfera’ (“La sesta compagnia in due si scema: / per altra via mi mena il savio duca, / fuor de la queta, ne l’aura che trema”, Dante, Inferno, IV, 149-150), che si manterranno vitali lungo tutto il corso della tradizione poetica e letteraria italiana.

Il GDLI ci restituisce, infatti, attestazioni del termine fino al Novecento con esempi tratti dai grandi nomi della poesia e della prosa italiana (Poliziano, Tasso, Galileo, Parini, Alfieri, Foscolo, Leopardi, Manzoni, Carducci, D’Annunzio, Quasimodo e altri ancora), registrando tredici accezioni del termine: oltre a quelle sopracitate, considerate ormai letterarie, ne compaiono alcune con significato figurato (‘atmosfera morale, sentimentale; clima storico’, ‘aspetto, espressione del volto’, ‘spirito, soffio vitale’, ‘suono, indizio, notizia’, ‘favore, credito, applauso’).

La parola sopravvive ancora oggi nella lessicografia italiana. Nel Devoto-Oli 2025, a fianco delle accezioni già considerate, e dunque marcate o come letterarie o come arcaiche, si registrano anche quelle d’àmbito medico (‘sintomo che preannuncia un attacco epilettico’) e del mondo dell’occulto (‘radiazione che emanerebbe dal corpo umano e che alcuni chiaroveggenti sarebbero in grado di percepire’). Mette conto specificare, però, che l’uso del termine, soprattutto in letteratura, è oggi sempre più sporadico: lo dichiarano i curatori dello Zingarelli 2026 che fanno precedere il lemma aura dal simbolo del fiore (♣), impiegato all’interno del vocabolario per segnalare quelle che vengono considerate parole da salvare dall’estinzione.

Dato il quadro, il rilancio della parola aura presso la fascia più giovane degli italofoni negli ultimi anni risulta essere senz’altro un segnale positivo e inatteso, considerando anche che viene pronunciata /ˈaura/ (ossia àura) e non /ˈɔːrə/ come in inglese britannico (in bocca italiana potrebbe suonare più o meno òra). Come dichiarato da D’Achille, le ragioni della ripresa sono diverse e possono essere individuate nell’influenza dell’inglese sulla cultura giovanile e, più specificamente, in alcune mode e mezzi di intrattenimento frequentati dalle nuove generazioni.

Possiamo considerare, innanzitutto, il mondo dei manga e degli anime (“film d’animazione giapponese”, Zingarelli 2026). Il termine aura è, infatti, presente in uno dei manga giapponesi più famosi, ossia Dragon Ball di Akira Toriyama (1984), da cui è stata poi tratta la serie animata omonima, andata in onda in Italia negli anni Novanta e Duemila sulla rete Mediaset. In Dragon ball l’aura (traducente del giapponese ki) rappresenterebbe l’energia spirituale, necessaria ai vari personaggi per usare tecniche di combattimento più potenti, che solitamente si manifesta intorno al corpo come una sorta di alone a forma di fiamma, assumendo gradazioni di intensità e colore diverse a seconda della potenza raggiunta. Nel mondo di Toriyama alcuni personaggi possono percepire o misurare l’aura altrui attraverso la cosiddetta “percezione sensoriale” o tramite dispositivi tecnologici (vedi la pagina Fandom). Naturalmente, maggiore è il punteggio dell’aura, maggiore è la potenza del personaggio.

Proprio al mondo di Dragon Ball appartengono due citazioni, divenute poi meme (su cui si veda la risposta di Vera Gheno), che potrebbero aver contribuito alla diffusione del termine aura presso i giovani. La prima è “Ha un’aura potentissima”, pronunciata da Piccolo (Junior nel doppiaggio televisivo italiano), un combattente alieno proveniente dal pianeta Namecc; la seconda, in inglese, è “It’s over 9000” (o “Over 9000”), ossia “È oltre 9000”, pronunciata da Vegeta, il principe dei Saiyan, una specie aliena di guerrieri e combattenti, in riferimento alla potenza dell’aura di Goku, il protagonista del manga (vedi la pagina inglese di Wikipedia).

Le due frasi vengono utilizzate in rete all’interno di meme, in contesti ironici, per indicare persone che riescono a compiere azioni tanto straordinarie (che richiedono una buona dose di forza o talento), quanto, in chiave parodica, ordinarie (in un meme sul web la frase “Ha un’aura potentissima” è accompagnata dal testo “Quando riesci ad aprire una bottiglia che nessun altro riusciva ad aprire!”).

Più stringente è la seconda motivazione, che fa riferimento al mondo della spiritualità e al concetto di karma, da intendere non nel significato proprio che il termine avrebbe nella filosofia e nelle religioni indiane (“frutto delle azioni compiute da ogni essere vivente, che determina una diversa rinascita nella gerarchia degli esseri e un diverso destino nel corso della vita successiva”, Nuovo Devoto-Oli 2025), quanto piuttosto nella sua accezione superficiale usata nel mondo occidentale di forza misteriosa che agisce nell’universo, per cui si ha più probabilità di ricevere del bene o del male a seconda della natura delle azioni compiute.

A tale concetto sembra essere legata una recente tendenza nata negli ultimi anni sui social media, in particolare TikTok (si veda Andrea Indiano, Cosa sono i punti aura sui social (e perché c’entra la filosofia), wired.it, 6/8/2024, in cui si fa riferimento a un articolo uscito sul quotidiano britannico The Guardian: Alaina Demopoulos, ‘How many aura points did I lose?’ The new coolness currency has hints of Aristotle, theguardian.com, 22/7/2024). Si tratta dei cosiddetti punti aura (dall’inglese aura points; per l’espressione in inglese si veda quanto scritto nella pagina del Merriam-Webster dedicata al significato gergale di aura), ossia punti “spirituali”, che si guadagnano quando si compiono azioni positive (o, viceversa, si perdono in caso di malefatte o azioni maldestre). Nel mondo dei social i punti aura non sono ottenuti soltanto dagli utenti [1, 2, 3, 4], ma vengono perlopiù attribuiti agli atleti [5], e in particolare ai calciatori [6], ai cantanti [7] e, più in generale, ai personaggi dello spettacolo [8], il cui merito il più delle volte esula da una buona azione o da un’impresa straordinaria, ma riguarda piuttosto lo charme o il carisma manifestato in un’occasione pubblica. La locuzione punti aura può essere accompagnata da un numero indefinito (solitamente iperbolico), preceduto il più delle volte dal segno + o – (anche nella forma estesa più o meno) o seguito dalle locuzioni in più o in meno.

[1] certe volte mi sento che ciò che sto studiando sia troppo per me, troppo difficile, molto più grande di me e mi sento sopraffatta, penso ai sacrifici che sto facendo… però onestamente poi mi immagino un giorno a dire di essere un avvocato o magistrato, +1000 punti aura (post su X, @39clogs, 27/5/2025)

[2] la musica nelle cuffiette tanto alta da sentirsi intorno -100 punti aura (post su X, @giada_orazi, 19/7/2025)

[3] Le maniche lunghe sono 100 punti aura in più (post su X, @luca_petitti, 17/6/2024)

[4] con queste grafiche ogni giocatore ha 10 punti aura in meno (post su X, @Laudantes, 26/9/2025)

[5] Simo Quadrarella cosa sei riuscita a fare mi sento male 100000 punti aura la regina record italiano stra superato record europeo distrutto completamente frantumato (post su X, @_GoodInGoodbye, 29/7/2025)

[6] appena mettono piede nel Napoli guadagnano punti aura (post su X, @Atowk3, 18/7/2025)

[7] Deve fare anche più canzoni in portoghese, guadagna 3000 punti aura in portoghese (post su X, @Indo_lore, 22/2/2025)

[8] Intervista a Sabrina Impacciatore sta già dando 1000000000 punti aura ICONICITÀ (post su X, @_cielodiperle, 29/4/2025)

Molto frequenti sono anche i post in cui gli utenti chiedono retoricamente quanti punti aura acquisirebbero o perderebbero qualora facessero una determinata azione. Si tratta il più delle volte di frasi volutamente ironiche, in cui si dichiara una debolezza o un desiderio per cui si prova un certo imbarazzo [9, 10]:

[9] Secondo voi usare l’ellittica in palestra per scaldarsi fa perdere punti aura? (post su X, @Piantagrassa21, 3/12/2024)

[10] Quanti punti aura perdo se vi dico che non vedo l’ora di svegliarmi domani mattina per fare colazione con i nuovi biscottini gluten free che ho comprato? (post su X, @tothestraypoets, 14/4/2025)

In conclusione, anche se la locuzione sostantivale punti aura è un calco dall’inglese aura points, sembrerebbe che alla fortuna del termine aura abbiano contribuito, dagli anni Novanta del Novecento fino a oggi, in modo indipendente ma connesso, vari fattori e concetti provenienti da diverse parti del mondo: l’universo nipponico di Dragon Ball, i social network e, da ultimo, l’interesse per alcuni concetti legati alla spiritualità.

È chiaro che l’aura dei giovani è tutt’altra cosa rispetto al vento che soffiava tra i capelli di Laura nelle liriche petrarchesche o all’atmosfera che accompagnava Dante nella sua discesa infernale. Ma chissà che questa parola non possa servire a stabilire un contatto tra la lingua antica e la lingua contemporanea, come sembra auspicare D’Achille alla fine del suo comunicato stampa:

Voglio prendere questa pronuncia come un segnale di una possibile vitalità, presso le ultime generazioni, della nostra tradizione poetica e, anche, della possibilità di difendere, rispetto all’invadenza dell’angloamericano che ci spinge a pronunciare all’inglese voci latine come plus e junior, la nostra tradizione culturale, senza che ciò comporti l’accettazione di pericolose derive nazionalistiche. A me aura ricorda l’aura amorosa del Così fan tutte di Mozart, e la “gemente aura, che attorno spiri”, a cui la verdiana Leonora affida i suoi “sospiri” da “arrecare”, “pietosa”, al Trovatore imprigionato e condannato a morte. Mi illudo così di poter “dialogare” con i miei figli, anche se so bene che non si tratta della condivisione di un codice linguistico comune.