Parole nuove

Chi cura la disfagia?

  • Kevin De Vecchis
SOTTOPOSTO A PEER REVIEW

DOI 10.35948/2532-9006/2026.42633

Licenza CC BY-NC-ND

Copyright: © 2025 Accademia della Crusca


Nella lingua della medicina il termine disfagia, derivato dall’unione del suffisso dis- “prefisso peggiorativo in composti tecnici, di solito di origine greca (dispnea) ma talvolta anche latina (disfunzione)”, e dall’elemento formativo -fagia ‘mangiare’ (dal gr. phageîn), indica la “difficoltà nella deglutizione di cibi solidi e talvolta anche liquidi, determinata da disturbi nella coordinazione dei muscoli di bocca e gola o dalla presenza di neoformazioni ostruttive” (Devoto-Oli 2025).

Si tratta di un termine tecnico registrato dalla lessicografia odierna (GRADIT, con data 1820; Zingarelli 2026, con data 1782; Devoto-Oli 2025, con data anteriore al 1820; Sabatini-Coletti 2024, con datazione al sec. XVIII). Tra i dizionari consultati, soltanto il GRADIT registra anche la locuzione disfagia paradossa ‘forma di disfagia in cui viene ostacolata la deglutizione dei liquidi senza che venga alterata quella dei solidi’ e riporta il sinonimo acataposi (termine formato dal gr. katáposis ‘deglutinazione’ con a- con valore privativo), che ha avuto una limitata circolazione nei primi decenni del XIX secolo (acataposi non è registrato né dal Nuovo Devoto-Oli 2025 né dallo Zingarelli 2026), probabilmente scalzato da disfagia.

In linea con le indicazioni dei dizionari più recenti, le prime attestazioni di disfagia da noi rintracciate risalgono agli anni ottanta del XVIII secolo, come si legge in questi due esempi (il primo dei quali retrodata di due anni lo Zingarelli 2026):

[1] In tutte le specie di disfagia i malati inghiottono più facilmente i solidi che i liquidi, e forse in questa i muscoli, che operano la deglutizione e che sono continuamente irritati dalla saliva, la qualità della quale essendo pervertita, lo sono anche di più quando essa è diluita da qualche liquido. (Antoine Portal, Osservazioni sulla natura e sulla cura della rabbia, Firenze, Stecco e Pagani, 1780, pp. 43-44)

[2] Angina da disfagia venerea. Si conosce dal sentire uno sbarro o groppo, che sta quasi attaccato allo scavo stesso dell’esofago, e da segni di luce venerea, precorsi, od ancora presenti. La cura vuol mercurio gommoso. (Joseph Jacob Ritter von Plenck, De’ morbi venerei, Venezia, Francesco di Niccolò Pezzana, 1782, p. 100)

Il termine disfagia, dunque, indica un disturbo della deglutizione, che non costituisce di per sé una malattia, ma piuttosto un sintomo causato da alcune patologie, soprattutto neurologiche, e viene solitamente trattato da un gruppo di medici con specializzazioni diverse. Come si legge nella pagina della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, i professionisti coinvolti possono essere, a seconda della diagnosi, gli otorinolaringoiatri specializzati in foniatria (la branca della medicina che tratta le malattie della voce e del linguaggio), i logopedisti, i nutrizionisti, i dietisti, i radiologi e i gastroenterologi.

Soltanto recentemente, a partire dagli anni dieci del Duemila, alla rosa degli esperti sembra essersi aggiunta un’ulteriore figura professionale, indicata col termine disfagista, una sorta di logopedista specializzato nelle difficoltà legate alla deglutizione. Le attestazioni in rete, seppur limitate, consentono di rintracciarne gli àmbiti d’uso e la circolazione.

Su Google libri abbiamo due risultati in testi letterari pubblicati nel 2017 e nel 2022 [3; 4] e un terzo in un contributo di àmbito medico all’interno di un volume del 2012, dedicato alla sindrome di Williams, una rara malattia genetica [5], che costituisce la più antica attestazione del termine:

[3] Ci sono poi i day-hospital broncopneumologici. Ci saranno altri controlli da medici per me fino ad allora sconosciuti come il disfagista (Isabella Piersanti, Da piccola ero Down, Saonara (PD), Il prato, 2017, ediz. digitale)

[4] Flavia è una logopedista specializzata nella riabilitazione deglutitoria e prima di incontrare il suo viso abbiamo fatto conoscenza con una nuova parola: disfagia. […] Non riesco a immaginare il lavoro di una disfagista, ma nel vedere i piccoli risultati che quotidianamente otteniamo sui movimenti, fantastico su quel che potrà accadere sotto le mani. (Valentina Perniciaro, Ognuno ride a modo suo, Milano, Rizzoli, 2022, ediz. digitale)

[5] Tuttavia, in alcuni casi possono rendersi necessari interventi di fisioterapia motoria orale, da parte dei disfagisti (Maria Cristina Digilio, Rossella Capolino, Maria Lisa Dentici, Bruno Dallapiccola, Primi mesi di vita, in La sindrome di Williams. Genetica, clinica e riabilitazione, a cura di Bruno Dallapiccola e Stefano Vicari, Milano, FrancoAngeli, 2012, pp. 45-52: p. 46)

Sulle pagine in italiano di Google i risultati sono trascurabili: al 19/9/2025 se ne contano 257 per il singolare e 129 per il plurale (principalmente disfagisti e solo 4 occorrenze di disfagiste). La penuria dei dati fa il paio con l’unico risultato nell’archivio del “Corriere della Sera” [6]. Tuttavia, la rete restituisce varie occorrenze del termine in testi di diversa tipologia, sia collocabili all’interno di un registro di media o alta formalità (articoli di àmbito medico [7], testi informativi prodotti da strutture ospedaliere [8, 9]) sia scritti da non professionisti [10, 11].

[6] Da ottobre e per 12 mesi una squadra di 10 professionisti sanitari (5 fisioterapisti, 3 disfagisti e logopedisti e 2 neuropsicologi) saranno [sic] a disposizione dei giovani pazienti del Dipartimento di Oncoematologia diretto dal prof. Franco Locatelli. (Ester Palma, Peter Pan aiuta a far «ripartire» i piccoli col cancro, “Corriere della Sera”, 1/11/2022, p. 7)

[7] Superate le traversie legate all’accertamento diagnostico, questi sono bambini che, affetti dalle sindromi più svariate, con gli anni possono manifestare epilessia. [...] Macchina della tosse, disfagisti, logopedisti, riabilitazione respiratoria, riabilitazione fisica generale […] sono opportunità di cura che devono essere disponibili sul territorio. (Giuseppe Annichiarico, Malattie rare: conoscenza, cambiamento, cura. Le scelte della FIMP, in “Il medico pediatra”, 2 (2018), pp. 8-12: p. 10)

[8] Lo studio della deglutizione (valutazione del disfagista, videofluoroscopia, scintigrafia) permette di quantificare le difficoltà di alimentazione del bambino. (Paralisi delle corde vocali, ospedalebambinogesu.it, 16/12/2022)

[9] L’U.O.C. si avvale della collaborazione di diversi consulenti (Cardiologo, Oculista, Neuropsichiatra Infantile) e di figure dedicate quali tecnici audiometristi, un fisioterapista/osteopata, una logopedista/disfagista ed una psicologa con competenze nell’ambito perinatale. (Unità Operativa Complessa Pediatria e Neonatologia, ospedalesanpietro.it)

[10] #inoea programma di assistenza intensiva alla nutrizione, 3 pasti al giorno osservati/supportati dalla disfagista per 2 settimane (post su X di @cristinaduranti, 3/10/2024)

[11] Logopedista/disfagista sono una cronica mancanza nelle asl. Quando la nostra ci ha lasciato abbiamo aspettato 2 mesi per riuscire ad averne un’altra (post su X di @capitanharlock2, 5/10/2020)

Da un punto di vista più strettamente linguistico, il termine disfagista risulta formato dall’aggiunta del suffisso -ista, molto usato per i nomi d’agente e specie per le professioni (cfr. almeno Maria G. Lo Duca, Nomi di agente, Il tipo autista, in Grossmann-Rainer 2004, p. 206), alla base nominale disfagia. Tuttavia, disfagista risulta un caso abbastanza singolare, perché sono rari i modelli di formazione analoghi che partono da una base nominale che, a livello semantico, indica un disturbo o una malattia (es. ernista “tecnico specializzato nell’eseguire apparecchi di contenzione delle ernie secondo prescrizioni mediche”, da ernia, Devoto-Oli 2025; tropicalista “medico specialista di malattie tropicali”, derivato da [malattia] tropicale, Vocabolario Treccani online). Nella lingua della medicina risultano, infatti, più frequenti formazioni con il confisso -logo (es. diabetologo ‘specialista nella cura del diabete’), mentre il suffisso -ista, seppur molto diffuso, preferisce basi nominali che indicano piuttosto la branca medica (es. logopedista), l’argomento di cui ci si occupa (es. nutrizionista) o il trattamento (es. ecografista, terapista). Si può ipotizzare, tuttavia, che al processo di derivazione qui in esame abbia contributo l’analogia con basi terminanti in -ìa (di àmbito medico), che producono derivati in -ista: es. logopedia > logopedista, ecografia > ecografista, ecc.

In conclusione, possiamo affermare che disfagista non risulta ancora registrato nella lessicografia, molto probabilmente a causa delle scarse attestazioni della parola in rete, e non è presente nemmeno nei repertori di neologismi (per es. nella sezione Neologismi del portale Treccani). Tuttavia, in àmbiti specialistici e, in parte, anche nella lingua comune, la parola ha una circolazione che potrebbe aumentare nel tempo, anche grazie al fatto che molti medici si definiscono disfagisti e alcuni ospedali riconoscono ufficialmente questa figura professionale all’interno del loro personale, complici anche alcuni corsi di perfezionamento o master in disturbi della deglutizione.