Consulenze linguistiche

Sulla distinzione tra sordi e sordomuti

  • Franca Orletti
SOTTOPOSTO A PEER REVIEW - IN ANTEPRIMA

DOI 10.35948/2532-9006/2022.25847

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Quesito:

Ci ha scritto il fondatore e responsabile del sito sordionline.com, per segnalarci la situazione che si è creata a causa della Legge del 20 febbraio 2006, n. 95, che prevede la sistematica sostituzione di sordomuto con sordo. Il nostro lettore, che si dichiara “sordomuto dalla nascita”, sostiene che c’è una distinzione tra sordi e sordomuti che la normativa sembra ignorare.

Sulla distinzione tra sordi e sordomuti

La legge n. 95 del 20 febbraio 2006 stabilisce che il termine sordo sia sostituito a quello di sordomuto in tutti i dispositivi legislativi vigenti, ma non dice nulla sull’adozione dei termini sordomuto e sordo in contesti non ufficiali, e qui è l’uso, e non la legge, a dettare le scelte, ovvero la consapevolezza di chi utilizza i termini, gli orientamenti interni alla comunità dei non udenti, la pressione mediatica, e tutti i fattori socio-contestuali che possono influenzare i comportamenti linguistici e orientare le opzioni per l’uno o l’altro termine. La legge mira a tutelare il disabile uditivo dalla fallace associazione generalizzata fra due disabilità insita nel termine sordomuto e nei suoi derivati, come sordomutismo. Sordità e mutismo sono disabilità distinte, l’una relativa all’udito e l’altra alla produzione orale. Il metterle insieme oscura il fatto che nei sordi l’apparato fono-articolatorio è integro, quindi i sordi possono imparare a parlare. Su questo aspetto si fondano i cosiddetti metodi oralisti.

Il mutismo può insorgere nei sordi prelinguali – cioè nei casi in cui la sordità sia presente alla nascita o si manifesti prima dell’apprendimento linguistico –, se non esposti a forme e interventi riabilitativi.

Ci sono sordi e sordomuti, insomma, e la gamma di limitazioni alla produzione orale non si può risolvere nella dicotomia fra i due termini, come pure non si possono identificare le risorse semiotiche per comunicare con il solo linguaggio verbale.

Quindi, per tornare alla richiesta del nostro lettore, l’intervento legislativo non ha determinato la sostituzione del termine sordomuto con quello di sordo in tutti i contesti, ma sono le scelte della comunità degli utenti nel suo complesso a orientare la preferenza per l’uno e l’altro termine.


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