Consulenze linguistiche

Sul verbo praticare e sui suoi derivati

  • Carla Marello
SOTTOPOSTO A PEER REVIEW - IN ANTEPRIMA

DOI 10.35948/2532-9006/2022.25841

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Copyright: © 2022 Accademia della Crusca


Quesito:

Sull’uso del verbo praticare e sui suoi derivati sono giunte varie domande raggruppabili intorno a due questioni principali. Una riguarda l’oggetto del verbo praticare: che cosa si pratica? In particolare si pratica una lingua, si pratica una religione? L’altro gruppo di domande riguarda come si chiama sia il periodo in cui si fa pratica di una professione, sia chi fa questo periodo di pratica.

Sul verbo praticare e sui suoi derivati

Cominciamo dal secondo gruppo di domande. I dizionari riportano solo la voce praticantato che è anche la più attestata in rete. Le altre due forme praticantado e praticandato, incontrate dai nostri lettori, non sono registrate dai dizionari e anche in rete hanno una presenza decisamente più scarsa. Praticantado – con sonorizzazione dell’ultima t – è in rete nei curricula di praticanti presso studi legali italiani e, benché non attestato nel Diccionario panhispánico del español jurídico 2022, compare in siti argentini e uruguaiani in coppia con l’internado, ossia internato.

I dizionari spiegano che la parola praticantato deriva da praticante sul modello di noviziato, apprendistato. La forma praticandato dovrebbe originare, come educandato da educanda, da un praticando. Cercando nei corpora però, si trova solo praticando come forma del gerundio e non come sostantivo maschile riferito a chi fa pratica.

Per indicare la persona che fa pratica si usa praticante. La forma praticantante in rete ha ben 352 occorrenze – da cui togliere almeno una trentina riferite a cantanti di cognome Prati – e sembra frutto di un’applicazione doppia dello stesso morfema -ante, prima per fare il participio presente di praticare, poi convertito in nome il/la praticante, e poi applicato al derivato di tale participio presente praticantato, sostituendo -ato con -ante. La presenza del verbo praticantare, poco attestato in rete nel significato di ‘svolgere praticantato’, fa pensare che la derivazione sia anche sentita come collegata a tale verbo, creato sulla scia, ultimamente molto produttiva specie con basi straniere, della strategia di aggiungere -are a una base e farne un verbo.

In rete parlano di praticantanti bandi di collegi di geometri, commercialisti, amministrazioni comunali. Non mancano praticantanti ortottisti presso ospedali, la praticantante di Hatha yoga e il praticantante di scuola guida, nel senso di chi sta imparando a guidare, e nemmeno i praticantanti di giornalismo.

La presenza, sia pur solo grafica e non etimologica, di cantante all’interno di praticantante, non mina la ricerca di prestigio di chi considera praticante un titolo troppo poco elevato per i suoi scopi autopromozionali. Eppure il cantante rapper Frankie HI-NRG MC – nella sua canzone “Precariato “ ci gioca certamente quando in un verso parla di “Debutto commerciale da praticantante”. Il prestigio da burocratichese che praticantante assume agli occhi di chi lo scrive non ne giustifica tuttavia l’uso al posto di praticante, termine usato poi davvero nel testo di molti dei bandi indicizzati sotto “ricerca di praticantanti”.

Veniamo ora agli oggetti del verbo praticare. C’è chi vuol saper se si può dire praticare la religione, anche confortato dall’espressione cattolico praticante.

Ringrazio Giovanni Rovere per la ricerca fatta nei corpora del WIV Wörterbuch der italienischen VerbenDizionario dei verbi italiani (Klett, Stuttgart 1998) che comprende più di 16.000 costruzioni ed usi di oltre 2.000 verbi del linguaggio comune e specialistico. Gli esempi di praticare la (propria) religione si trovano in testi giuridici e, soprattutto, nell’“Osservatore Romano”, quotidiano della Santa Sede, ovviamente assieme ad esempi in cui praticare è associato a altri termini dell’ambito religioso come il culto, la fede, la carità, l’amore, la tolleranza, lo Zen, il celibato, la castità e ad argomenti di cui l’“Osservatore” discute, come i ginecologi obiettori, che rifiutano di praticare l’aborto e “i gruppi religiosi estremisti che tendono a praticare conversioni forzate all’Islam”.

Nell’“Osservatore Romano” si trovano anche esempi di praticare tratti da citazioni di discorsi:

praticare la trasparenza e il buon governo;
praticare il rispetto dell’altrui identità;
praticare autorità e obbedienza;
permettere alla Chiesa di praticare il suo ministero verso i bambini, i giovani e gli adulti vulnerabili;
praticare l'agricoltura di base;
praticare cosa significa condividere la vita e la fede;
praticare una vita che sia fedele testimonianza del Cristo;
praticare comportamenti criminali gravissimi;
praticare la giustizia o l’iniquità, praticare una politica antisociale;
praticare il “metodo” della testimonianza personale e comunitaria.

Emerge da questi esempi, e dalla consultazione dei dizionari monolingui italiani, come praticare sia inteso nel significato di ‘esercitare abitualmente una professione, un mestiere, un’arte, un’attività; e pure una fede religiosa’, ‘mettere in pratica’, ‘effettuare’. Non pare che la/una lingua (o una specifica lingua come l’inglese o il francese) sia in italiano oggetto tipico di praticare. Lo conferma anche un’indagine in LexIt, un sito per l'esplorazione dei profili distribuzionali di nomi, verbi e aggettivi italiani. Le informazioni statistiche di LexIt sono estratte automaticamente da corpora con metodi linguistico-computazionali e lingua nel corpus del quotidiano “la Repubblica” ha una forza di associazione con praticare alquanto bassa, paragonabile a quella di surf, lotta, filosofia, poligamia, meditazione, apertura, autopsia.

Si può obiettare che il corpus della “Repubblica” non è aggiornatissimo, ma vale la pena sottolineare che quanti si chiedono se praticare la/una lingua, nel senso di ‘esercitarsi a parlarla e scriverla’, sia accettabile in italiano sono esposti soprattutto al contatto con parlanti non nativi. Anzi sospettano che ci sia un calco dal verbo inglese to practice nel significato ‘to exercise or drill oneself in’. I più volenterosi dei nostri lettori sono andati a controllare come il dizionario di Tommaseo nel secolo diciannovesimo affrontava questo concetto, suggerendo forme che oggi suonano come “vorrei impratichirmi con/nell’italiano".

Praticare ha anche il significato italiano, non molto usato, di “frequentare, avere a che fare con un ambiente, una persona”, e praticare una lingua, praticare l’italiano può anche sembrare una forma traslata di tale significato, plausibile se uno pratica ambienti italofoni.

Non è semplice rispondere a chi esplicitamente chiede se sia il caso di “sdoganare” l’espressione praticare una lingua, praticare l’italiano, vista la crescente frequenza in rete e nel parlato di un’Italia plurilingue, e ancor più difficile è rispondere a chi domanda :“Quand’è che una nuova forma di utilizzo verbale dovrebbe essere aggiunta ai dizionari?”. L’uso può essere segnalato così come ci siamo abituati a realizzare nel significato di ‘capire, comprendere’ legato all’inglese to realize, registrato dai dizionari come omonimo del realizzare nel senso ‘far diventare reale’. Se debba essere un praticare2 omonimo o, grazie all’ultimo significato ‘frequentare’, un nuovo significato dell’unico praticare, dipende dalla sensibilità della redazione lessicografica e soprattutto dall’espansione di questa combinazione nell’italiano di italiani nativi. Per il momento tuttavia non appare così diffuso, nemmeno fra i giovani italofoni, che evidentemente preferiscono ancora esercitarsi con o in una lingua.

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