Consulenza linguistica

Su cogente

  • Domenico Proietti
SOTTOPOSTO A PEER REVIEW

DOI 10.35948/2532-9006/2026.43718

Licenza CC BY-NC-ND

Copyright: © 2026 Accademia della Crusca


Quesito:

Due quesiti segnalano usi considerati discutibili dell’aggettivo cogente. Silvia B. da Atina (FR), a proposito della frase “le norme cogenti ci limitano nelle manifestazioni esteriori” presente in “un manifesto religioso”, osserva che si sarebbe dovuto scrivere “le norme vigenti”, dato che il “termine cogenti non si addice a questo tipo di discorso”. Donatella B. da Firenze, manifestando la sua perplessità sul significato dell’aggettivo cogente in frasi del tipo “trovare alternative alle più cogenti problematiche della realtà attuale”, si chiede se tale uso, lontano da quello originario “riferito al potere vincolante di una norma”, e tuttavia attestato in Internet, sia accettabile o meno.

Su cogente

L’aggettivo italiano cogente è una ripresa colta del latino cogĕnte(m), accusativo di cogens, participio presente del verbo cōgere ‘costringere’ (comp. di - ‘co-’ e ăgere ‘spingere’, quindi ‘costringere’), così come coatto riprende il participio perfetto coactus. Usato in espressioni formulari in ablativo assoluto, cogente era d’uso frequente in latino in testi giuridici e teologici: “Donari videtur, quod nullo iure cogente conceditur” [‘si considera donato ciò viene dato senza alcun obbligo legale’] (Digesto, 39, 5, Papinianus); “placuit nobis, cogente Domini charitate, ex concilio nostro haec ad vos scripta dirigere” [‘abbiamo deciso, spinti dalla divina Carità, di inviarvi alcuni scritti dal nostro concilio’] (S. Agostino, Epistola CXLI, 1); “permittebat lex quod paupertate cogente aliquis filium vel filiam venderet” [‘la legge consentiva che qualcuno, costretto dalla povertà, vendesse un figlio o una figlia’] (S. Tommaso, Summa theologica, Quaest CV, art. V).

Proprio per la permanente diffusione di tali formule latine, l’uso dell’aggettivo italiano cogente è piuttosto recente (1951 secondo il GRADIT): tra le prime attestazioni possiamo tuttavia segnalare un passo dal saggio Del metodo filosofico (1845, incompiuto) di Antonio Rosmini: “certi raziocinii sono in sé cogenti, e pur l’uomo non si persuade a pieno di quel che conchiudono” (pubblicato postumo in “Sapienza. Rivista di filosofia e di lettere”, IV/1882, V, p. 4, nota 1; corsivo nel testo); e la seguente distinzione (nel cap. II, Nozze spirituali) dal trattato giuridico Il consenso nelle nozze, nella professione e nell’ordinazione (Napoli, Jovene, 1885) di Francesco Scaduto: “Le circostanze cogenti alla monacazione possiamo dividerle in cogenti al voto stesso, e cogenti alla professione durante il noviziato” (p. 378).

Alla metà dell’Ottocento risale anche la diffusione del derivato cogenza (forse per impulso dell’inglese cogency, cfr. Sabatini-Coletti 2024, p. 521), per il quale può essere segnalato il seguente passo dal saggio Protestantismo e prestito pubblico di Giacomo Sega (Torino, Pomba, 1850, p. XXX): “m’è convenuto indirizzare tutta la cogenza degli argomenti distribuiti (o sperperati forse) nel presente Saggio all’oggetto principale del rimborso dei debiti nazionali”.

In italiano, dunque, l’aggettivo cogente (che conserva i valori del latino e, in particolare, del latino giuridico) è usato, in senso proprio, come termine tecnico-specialistico, per indicare la natura, il carattere inderogabile, obbligante, obbligatorio di una norma o disposizione legislativa; in senso estensivo (cfr. GRADIT, s.v.), può avere il valore di “indubitabile, che non ammette dubbi: un’argomentazione, una prova c[ogente]”.

Ciò premesso, nella frase “le norme cogenti ci limitano nelle manifestazioni esteriori” l’aggettivo sembrerebbe utilizzato (ma sarebbe opportuno conoscere il contesto…) in senso proprio: “le norme, vincolanti, limitano…”).

Con l’espressione le “più cogenti problematiche della realtà attuale” ci troviamo invece, come già ipotizzato nel quesito, di fronte a un uso estensivo di cogente (con il valore di ‘pressante, impellente’) per un verso “nuovo”, rispetto alle due accezioni correnti dell’aggettivo, per un altro, in qualche modo riconducibile a usi/significati originari del verbo latino coăgere, tra cui ‘spingere’, ‘comprimere’. Si tratta di un uso di non larga diffusione (la ricerca su Google, con la specifica “pagine in italiano”, della locuzione cogente attualità restituisce 2.860 occorrenze circa) e non anteriore agli anni Settanta del Novecento.

Tra le prime attestazioni va riportata almeno quella da un articolo (1976) della rubrica tenuta da Bruno Zevi sull’“Espresso”: “quella scienza umana che ha il suo fondamento nella cultura umanistica diventa non solo di cogente attualità e di superiore moralità, ma l’unico sbocco di salvezza di un mondo destinato a dibattersi tra sottocultura e prostituzione intellettuale (rist. in Id., Cronache di architettura. 19: Dalla conferenza di Vancouver alla scomparsa di Aalto, Roma-Bari, Laterza, 1978, p. 126).

L’uso di cogente nell’articolo di Zevi, probabilmente, è un caso a sé, per il quale si può ipotizzare una ricercata variatio rispetto a moduli correnti quali pressante o scottante attualità (quest’ultimo, oltretutto, gravato dall’occorrenza nello storico discorso a Trieste, il 18 settembre 1938, con cui Mussolini preannunciava le leggi razziali: “Nei riguardi della politica interna il problema di scottante attualità è quello razziale. Anche in questo campo noi adotteremo le soluzioni necessarie”, in Benito Mussolini, Scritti e discorsi, XII, Milano, Hoepli, 1939, p. 46).

In altri casi, si va dalla sciatteria delle definizioni e degli “esempi di utilizzo” proposti da AI Overview (“il termine cogente indica qualcosa che impone, che non può essere ignorato [...] La crisi climatica è un tema di cogente attualità”, “La riforma del sistema scolastico è una questione di cogente attualità”) a esempi con registro sostenuto (“i principi di educazione linguistica democratica sostenuti nelle Tesi […] rendono tuttora le Dieci tesi un documento di cogente attualità, da cui possiamo ancora trarre molti insegnamenti”, Sull’attualità delle Dieci tesi, GISCEL.it) o influenzati dall’accezione giuridica di cogente (Debito/credito. La cogente attualità di una vecchia questione, titolo di un articolo scientifico, 2016).

Parole chiave