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Sono “potabili” alcuni significati estensivi di potabile?

  • Valeria Della Valle
SOTTOPOSTO A PEER REVIEW

DOI 10.35948/2532-9006/2026.43696

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Quesito:

Vari lettori chiedono se l’aggettivo potabile possa essere usato col senso di ‘buono’, con riferimento a persona o situazione, e se siano accettabili e corrette le espressioni parlare potabile e parlare potabilese col significato di ‘parlare chiaro’.

Sono “potabili” alcuni significati estensivi di potabile?

Per rispondere alle domande su potabile ricordiamo prima di tutto che l’aggettivo potabile è una voce dotta, derivata dal latino potabilem, attestata nel Tesoro della lingua italiana delle origini (TLIO) fin dalla fine del secolo XIV col significato di ‘che si può bere’. Il Dizionario Etimologico della Lingua Italiana (DELI) cita un esempio più tardo, del 1602, col valore di ‘che si può bere senza pregiudizio per la salute’, da un testo di Bartolomeo Crescenzio (Nautica mediterranea, Roma, Bonfadino, 1602, L. III, p.283). L’aggettivo non è stato registrato nelle edizioni del Vocabolario degli Accademici della Crusca (è presente solo s.v. oro, nell’espressione oro potabile, cioè ‘oro ridotto per arte chimica, come alcuni credevano, in bevanda’), ma è stato accolto nei dizionari ottocenteschi (dal Tommaseo-Bellini al Giorgini-Broglio, dal Rigutini e Fanfani [Vocabolario italiano della lingua parlata, Firenze, Tipografia Cenniniana, 1875], al Petrocchi [Novo dizionario universale della lingua italiana, Milano, Trèves, 1891]) col significato di ‘che si può bere, buono da bere’, riferito all’acqua.

A partire dalla metà del secolo scorso il termine è stato registrato non solo con questo significato ma anche con l’aggiunta di valori estensivi e figurati (che mancano invece, o sono più rari, per il quasi-sinonimo bevibile). Il Grande Dizionario della Lingua Italiana (GDLI) registra il valore estensivo di ‘ancora piacente, desiderabile, abbordabile, passabile (una donna: e ha per lo più una connotazione scherz.)’, basandosi su citazioni tratte da Carlo Emilio Gadda: “C’erano quarantadue suocere ancora potabili (secondo loro)” (L’Adalgisa, Firenze, Le Monnier 1944, p. 470) e da Cesare Pavese: “Com’è la serva? – bisbigliò – Quella rossa... Potabile? – Come l’acqua” (Il diavolo sulle colline, Torino, Einaudi 1949, p. 251); lo stesso dizionario aggiunge anche il valore di ‘leggero, poco impegnativo’, sulla base di un esempio tratto da Giovanni Papini: “Mario Calderoni non fu improvvisatore di saggi potabili come l’acqua né un architetto platonico di sistemi. Provava una gran difficoltà a scrivere” (Filosofia e letteratura, Milano, Mondadori 1961, p. 668). Queste sfumature di significato sono registrate anche nei dizionari dell’uso consultati (Devoto-Oli, Sabatini-Coletti, Vocabolario Treccani, Zingarelli), che riportano il significato figurato di ‘accettabile’, ‘discreto’, ‘passabile’, ‘passabilmente buono’, segnalandolo come di uso scherzoso, riferito negli esempi di fraseologia non solo a un vino, ma anche a un film o a un libro.

Un esempio di questo uso del termine è rintracciabile anche in una recensione cinematografica: nella scheda dedicata al film Il granduca e mister Pimm, diretto nel 1963 da David Swift, leggiamo che si trattava di una commedia “potabile come una gassosa” (Laura, Luisa e Morando Morandini, in il Morandini. Dizionario dei film, Bologna, Zanichelli 2004, p. 609).

La presenza dell’aggettivo con valore figurato ed estensivo nei dizionari citati, in qualche testo letterario e in un dizionario dei film autorizza a confermare che l’uso di potabile con il valore estensivo di ‘buono, passabile, accettabile’ è corretto e legittimo.

Quanto all’uso di potabile nell’espressione parlare potabile segnalata dai lettori, l’aggettivo ha assunto in questo caso un’ulteriore estensione di significato, passando da ‘buono, passabile, accettabile’ a ‘chiaro’, ‘comprensibile, facile’. L’espressione non è registrata né nei dizionari dell’uso, né nei repertori di neologismi, né negli archivi dei quotidiani. Se ne trovano testimonianze, però, in alcuni titoli di libri.

Il primo rintracciato è quello del libro di Antonello La Fauci Parlare potabile? No grazie! Riflessioni e commenti sul quotidiano interloquire (Messina, Immago Editrice di G. Genovese, 2010); il secondo è presente in Parla potabile. Farsi capire nel labirinto della comunicazione, pubblicato da Emilio Pino Bonamassa (Passione Scrittore Selfpublishing, 2023). L’espressione compare anche nel titolo di un evento di divulgazione scientifica intitolato Parla potabile. La scienza per tutt3, organizzato dall’associazione Ponys (Physics and Optics Naples Young Students) tenutosi a Napoli in prima edizione nel 2022 e poi anche nel 2024 e 2025.

Per quanto riguarda la rete, l’espressione è citata nel blog La bottega delle storie del 27 aprile 2012, in un testo intitolato Parlare potabile, in cui un anonimo blogger si riferisce a Giuliano Stivan, candidato sindaco di Sondrigo (Vicenza), elogiandone la capacità di parlare “in modo comprensibile, non in politichese”. Sempre in rete, proposta da voicebookradio.com, l’espressione appare nella rubrica Parla Potabile: Il bello dell’italiano, a proposito della quale si dice che “vi aiuterà a superare le crisi causate dalle difficoltà delle materie scolastiche, tramite l’aiuto di brevi interviste ai nostri professori”. L’aggettivo usato con questo significato è rintracciabile anche in un testo del 26 ottobre 2017 firmato da Francesca Mattia intitolato Copywriting potabile. Perché scrivere chiaro e semplice. Senza indicazione di data, sempre in rete, è presente anche un’intervista all’imprenditore vinicolo Gabriele Stringa, intitolata Una comunicazione “potabile” per parlare la stessa lingua dei consumatori, nella quale l’intervistato, a una domanda sulla comunicazione, risponde: “Se rimarremo potabili nella comunicazione, in grado dunque di essere compresi da un pubblico vasto ed eterogeneo, il mercato ne trarrà un gran beneficio”.

Non ci sembra che queste testimonianze (la ricerca negli archivi elettronici dei giornali e in Google libri non ha dato risultati) valgano a legittimare l’uso di potabile col significato di ‘chiaro’ e dell’espressione parlare potabile col senso di ‘esprimersi in modo chiaro, facile, comprensibile a tutti’: la loro circolazione risulta al momento limitata alla presenza in titoli a effetto e a messaggi pubblicitari. Gli uni e gli altri sono da considerare accettabili, per ora, solo in contesti volutamente e consapevolmente scherzosi. Del resto, a sconsigliare il pur attestato parlare potabile c’è l’assenza di un valore avverbiale di questo aggettivo, diversamente da chiaro, forte, lento ecc., che lo prevedono.

Lo stesso discorso vale per l’analoga espressione parlare potabilese. Il termine potabilese, creato sul modello delle numerose forme suffissate nelle quali -ese dà un senso peggiorativo alla parola (da burocratese a sinistrese, da politichese a traduttese ecc.) non è registrato né nei dizionari né nei motori di ricerca consultati. Per queste ragioni l’espressione che lo contiene può essere ritenuta accettabile solo come coniazione espressiva, in àmbiti ironici o scherzosi.

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