Consulenze linguistiche

Risposta a uno dei quesiti più meravigliosi pervenuti

  • Anna M. Thornton
SOTTOPOSTO A PEER REVIEW - IN ANTEPRIMA

DOI 10.35948/2532-9006/2022.19772

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Quesito:

Diverse lettrici e lettori hanno chiesto se sia possibile (o “corretto”) dire più meraviglioso. Il dubbio (espresso tra gli altri da intere classi di studenti di scuola primaria e secondaria di primo grado, da un’insegnante, e anche da una madre desiderosa di correggere l’italiano del figlio che vive all’estero per lavoro) è di natura puramente metalinguistica: si vuole sapere se nel fare l’analisi grammaticale meraviglioso vada analizzato come aggettivo di grado positivo o come superlativo assoluto. Qualcuno chiede anche se meraviglioso sia o meno un aggettivo graduabile. Tra gli esempi di contesti d’uso nei quali è stata incontrata la struttura in questione citiamo i seguenti: Esiste luogo più meraviglioso di questo? il borgo è quello di Piglio, uno dei posti più meravigliosi e magici del Lazio.

Risposta a uno dei quesiti più meravigliosi pervenuti

La risposta, come quasi sempre accade, richiede alcune premesse e precisazioni: va innanzitutto chiarito quale sia il significato di meraviglioso, e poi va spesa qualche parola sui diversi gradi dell’aggettivo riconosciuti nelle descrizioni grammaticali.

Il significato originario di meraviglioso (aggettivo attestato in italiano fin dalla prima metà del XIII secolo) è ‘che suscita meraviglia o stupore’ (GRADIT), ‘che suscita meraviglia, stupita ammirazione, che lascia sbigottiti’ (DISC), ‘che desta meraviglia, ammirazione’ (Zingarelli 2020). In questo senso, sulla cui definizione i principali dizionari concordano quasi letteralmente, non c’è dubbio che l’aggettivo sia graduabile: il grado di meraviglia che qualcosa può suscitare è senz’altro variabile da persona a persona, e fenomeni diversi possono suscitare meraviglia in diversa misura. È in questo senso che l’aggettivo è usato nelle più antiche delle attestazioni in cui compare preceduto da più nei testi raccolti nella Biblioteca italiana Zanichelli (BIZ):

gli amanti or piangono, or ridono; anzi (il che è non solo più meraviglioso, ma del tutto impossibile agli altri uomini) piangono e ridono in un medesimo tempo (Tullia d’Aragona, Dell’infinità d'amore, 1547)

Io non posso se non dire che sia atto degno di meraviglia ciò che Lodovico fece, che essendo nobile e ricco andasse a servir altrui. Ma come si dice che egli era innamorato, subito cessa l’ammirazione, perciò che questa passione amorosa è di troppo gran potere e fa far cose assai più meravigliose e strabocchevoli di questa. (Matteo Bandello, Novelle, Parte 2, novella 36, 1554)

L’arte quanto a se stessa è realmente ingeniosa, né può dirsi il contrario con ragione alcuna; ed è tanto più meravigliosa, quanto son infiniti gli effetti che i diversi specchi producono all’occhio; perciò che noi veggiamo che alcuni fanno la faccia longa, alcuni storta, altri la fanno piana, chi la fa tonda, chi la fa larga: secondo che i specchi sono o tondi o concavi o piani o d’altro modello, a tale effetto conveniente. (Tommaso Garzoni, La piazza universale di tutte le professioni del mondo. Discorso 145 De’ speculari e specchiari, 1585)

In questi testi, meraviglioso significa ‘che desta meraviglia’. In particolare nel testo di Bandello si introduce esplicitamente il tema trattato nella novella chiamandolo “atto degno di meraviglia”, e poco oltre si dice che esistono “cose assai più meravigliose e strabocchevoli di questa”.

È ancora questo il senso in cui occorre la prima attestazione in una costruzione che sarebbe definita nell’analisi grammaticale di “superlativo relativo”:

de’ fenomeni della calamita tre essere i più meravigliosi, l’attrazione del ferro, la comunicazione al ferro della virtù magnetica e l’addrizzamento al polo (Giovan Battista Vico, Vita scritta da sé medesimo; 1725)

Un’occorrenza come questa permette di sciogliere il dubbio se meraviglioso sia un “superlativo assoluto”. Evidentemente no, perché le forme normalmente classificate come superlativi assoluti non posso presentarsi nella costruzione di superlativo relativo: non diciamo *i più bellissimi fenomeni.

Tuttavia, nell’italiano d’oggi, il primo senso di meraviglioso non è più quello attestato in questi testi cinquecenteschi e ancora in Vico, ma un altro, che il GRADIT definisce così: ‘che desta ammirazione per la sua bellezza, per la sua grandezza, per le sue ottime qualità, ecc., magnifico’; sia il DISC sia lo Zingarelli 2020 danno come sinonimi di meraviglioso gli aggettivi magnifico, splendido, stupendo. In questa accezione, il senso di meraviglioso si avvicina molto a quello del “superlativo assoluto di bello”, che è il senso sul quale chiedono informazioni alcuni dei lettori.

Il passaggio dal significato ‘che desta meraviglia, che suscita stupore’ al significato ‘che desta ammirazione per la sua bellezza’ è comprensibile. Nei brani letti finora si danno per lo più descrizioni puramente scientifiche di fenomeni che possono destare meraviglia (ridere e piangere insieme, l’effetto deformante di certi specchi, il magnetismo). Ma alcuni fenomeni possono non solo suscitare stupore, ma anche sollecitare un senso estetico, apparirci belli, o anche bellissimi.

L’aggettivo meraviglioso (in tutte le sue forme, al maschile e al femminile, al singolare e al plurale) preceduto da più si trova quasi esclusivamente in contesti nei quali ha il senso ‘che suscita stupore, che desta meraviglia’. Ma in alcuni testi, almeno a partire dalla metà del XIX secolo, questa meraviglia è esplicitamente messa in relazione con la bellezza, con l’apprezzamento estetico:

Perché tutti i forestieri d’ogni paese, d’ogni generazione, d’ogni levatura, sono costretti a confessare che in quell’aggregato d’edifici è il trionfo dell’architettura, e che forse in nessuna parte del mondo può trovarsi una scena più meravigliosa di quella che si presenta a chi approda sulla scalea del molo della piazzetta di San Marco? perché appunto trova l’unità nella varietà. (Giuseppe Rovani, Cento anni, 1858)

Non sente la montagna chi non sente
questa farfalla, simbolo dell’Alpi...
Segantini pittore fu compagno
intimo del Parnasso. Tutta l’arte
del maestro non è che la montagna
intravista dall’ala trasparente...
Voi sorridete, incredula, scorrendo
l’ali chiare, passate sui Papili,
le Pieridi, le Coliadi, l’Antòcari,
cercate invano, sorridendo muta.
Ma il vostro riso incredulo s’arresta,
sostate appena sopra una farfalla
ignota e dite risoluta: - È questa! -
Questa e non altra. Tolgo l’esemplare:
osservate la grazia! Col Papilio
e la Vanessa è certo la farfalla
dei nostri climi più meravigliosa.
Ma pure al vostro sguardo di novizia
non è questa bellezza singolare?
(Guido Gozzano, Epistole entomologiche. DALL’EPISTOLA VIII DEL PARNASSUS APOLLO, 1916)

Gozzano descrive la farfalla Parnasso (Parnassius apollo) come “la farfalla / dei nostri climi più meravigliosa” e subito dopo come dotata di “bellezza singolare”. Qui la specializzazione semantica di meraviglioso, dal senso originario e più generico ‘che suscita meraviglia’ a quello nuovo più specifico ‘che suscita ammirazione per la sua bellezza’ appare compiuto. Tuttavia, ciò non impedisce a Gozzano di usare meraviglioso nel nuovo senso come superlativo relativo (per restare nell’ambito scolastico, una “versione in prosa” della definizione gozzaniana potrebbe essere la più meravigliosa farfalla dei nostri climi). Dunque meraviglioso sembra comportarsi come un aggettivo graduabile anche nel nuovo senso, in cui si avvicina semanticamente a un cosiddetto “superlativo assoluto” come bellissimo, ma non ne ha le stesse proprietà grammaticali: non diciamo *la più bellissima farfalla, ma possiamo dire la più meravigliosa farfalla.

Luca Serianni, nella sua Grammatica italiana (Serianni 1989, § V.67), osserva che “gli aggettivi che indicano di per sé valori elativi (immenso, eccelso, eccellente, straordinario, enorme, infinito, ecc.) non ammettono di norma grado superlativo”. Andrebbe capito se l’“ecc.” alla fine dell’elenco nasconda anche meraviglioso tra questi aggettivi di “valore elativo”, e occorre forse anche spiegare cosa si intenda con “valore elativo”. Questo termine nasce (su proposta di Karl Jaberg, come ci informa Rainer 1983: 7) per meglio caratterizzare l’espressione dei diversi valori di grado di possesso di una qualità. La tradizionale tripartizione tra grado positivo, comparativo e superlativo, data per scontata nelle grammatiche scolastiche dell’italiano e nella formulazione delle domande pervenute, si rivela infatti insufficiente a descrivere i mezzi che le lingue hanno a disposizione per riferirsi al grado di possesso della proprietà espressa da un aggettivo, in assoluto o in comparazione con altre proprietà o altri possessori (rispettivamente in casi come Silvio è più bello che intelligente, Paolo è più bravo di Anna, e simili). La tripartizione affonda le sue origini nei grammatici antichi: in Donato si legge “conparationis gradus sunt tres, positiuus, conparatiuus, superlatiuus: positiuus, ut fortis; conparatiuus, ut fortior, superlatiuus, ut fortissimus” (Holtz, 1981, p. 617). Si deve qui ricordare che in latino una sola forma, per es. fortissimus, copriva due sensi che in italiano sono espressi in modo completamente diverso: il cosiddetto superlativo relativo (il più forte) con una costruzione perifrastica (articolo determinativo + più + aggettivo di grado positivo) e il cosiddetto superlativo assoluto (fortissimo) con un derivato dall’aggettivo con il suffisso -issimo (o in alcuni casi -errimo; di questi casi si è trattato qui). Un’unica etichetta “superlativo”, seppure subito disambiguata tramite l’aggiunta di “relativo” o “assoluto”, sembra a molti autori insufficiente a distinguere ciò che va distinto. “Elativo” si usa quindi per indicare forme che esprimono, in modo inerente al loro significato lessicale o tramite l’aggiunta di affissi derivativi, un grado altissimo (o addirittura il massimo grado possibile) di possesso di una qualità o proprietà. Va osservato che, come ricorda anche Serianni (§ V.56), “le possibilità di intensificare una qualità, sul piano linguistico-espressivo, sono virtualmente illimitate”; questo spiega come i parlanti siano continuamente alla ricerca di nuovi mezzi per esprimere intensificazione, e non si limitino a quelli tradizionalmente codificati nelle grammatiche scolastiche. Per esprimere l’elativo, oltre al suffisso -issimo (o -errimo) si usano anche prefissi (arci-, ultra-, stra-, super-...), la reduplicazione dell’aggettivo “di grado positivo” (grande grande), la quantificazione con avverbi (dal più comune molto ai più ricercati estremamente, veramente, enormemente, ecc.), e varie espressioni idiomatiche (bello da morire, ecc.); una rassegna dei tipi possibili in italiano è presentata da Rainer 1983 e da Grandi 2017. Spesso accade che le diverse forme di intensificazione si trovino usate l’una accanto all’altra nei testi, per ottenere effetti di enfasi o di crescendo; e in contesti di questo tipo, troviamo anche qualche occorrenza di meravigliosissimo nel senso di ‘molto bello’, come nei seguenti esempi reperiti nel corpus ItWaC (punteggiatura e ortografia devianti sono nell’originale):

il nome della mia stupendissima meravigliosissima e stupefacentissima figlia.

credimi Loredana è meravigliosa anzi meravigliosissima, spiagge, monumenti

che meravigliosa anzi meravigliosissima, stupenda, la cotè Azur, Nice, Monaco

le tue canzone sono meravigliosissime e bellissime

Dunque a quanto pare alla coscienza di qualche parlante dell’italiano l’aggettivo meraviglioso appare graduabile anche quando esprime il senso ‘che desta ammirazione per la sua bellezza’: tuttavia, l’uso di meraviglioso in forma elativa sembra ancora raro e confinato a usi informali (ad esempio, nel corpus di italiano giornalistico la Repubblica 1985-2000 si ha una sola occorrenza di questo tipo: “una composizione non meno bella, anche se meno famosa, per me meravigliosissima, nella sua semplicità”).

Nota bibliografica:

  • Grandi 2017: Nicola Grandi, Intensification processes in Italian: A Survey, in Exploring Intensification. Synchronic, diachronic and cross-linguistic perspectives, a cura di Maria Napoli e Miriam Ravetto, Amsterdam - Philadephia, John Benjamins, pp. 55-77.
  • Holtz 1981: Louis Holtz, Donat et la tradition de l'enseignement grammatical. Étude sur l'Ars Donati et sa diffusion (IVe-IXe siècle) et édition critique, Paris, CNRS, 1981.
  • Rainer 1983: Franz Rainer, Intensivierung im Italienischen, Salzburg, Institut für Romanistik der Universität Salzburg.


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