DOI 10.35948/2532-9006/2026.43706
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Diversi lettori si sono rivolti al servizio di Consulenza linguistica per sapere se sia corretto l’uso del verbo inciampare nella variante pronominale inciamparsi in frasi come “mi sono inciampato” e “Luca si è inciampato in un sacco”.
Come indicato nei principali dizionari dell’uso, tra cui il GRADIT, il Sabatini-Coletti 2024 e lo Zingarelli 2026, inciampare ‘urtare involontariamente un ostacolo col piede, così da perdere l’equilibrio o anche cadere’ è un verbo intransitivo, che nei tempi composti può essere usato sia con l’ausiliare essere (per es. “Maria è inciampata”), sia con l’ausiliare avere (“ho inciampato in un sasso”), sebbene l’uso del primo sia oggi più comune (come chiarito anche in una breve risposta pubblicata nel portale Treccani; sulla scelta dell’ausiliare si vedano la scheda di Raffaella Setti e quella relativa ai verbi intransitivi sul nostro sito). Il verbo, attestato in italiano già dall’inizio del Trecento, fin dalle origini ha affiancato al suo significato proprio e originario di ‘urtare un ostacolo col piede’ altre accezioni secondarie e figurate, sviluppatesi per estensione a partire dalla prima (e che infatti troviamo documentate anche dal TLIO, s.v.); tra queste, le principali sono ‘imbattersi in qualcuno o in qualcosa di spiacevole o di fastidioso’ (“inciampare in una difficoltà/un problema/un imprevisto”, “inciampare in un seccatore”), ‘sbagliare, commettere errori’ e ‘incespicare nel parlare, nel leggere o nello scrivere’.
Alcuni dizionari chiariscono inoltre come il verbo, nei suoi diversi significati, possa essere usato in forma assoluta, senza la presenza di oggetti indiretti necessari a completarne il significato (per es. “correvo e sono inciampato”, “quando legge, gli capita di inciampare”, “il Napoli inciampa a Torino”); oppure con un argomento introdotto dalla preposizione in, che indica la cosa o la persona nella quale si inciampa (per es. “è inciampato in un sasso”, “sono inciampato in un attaccabrighe”). Nessuno degli strumenti lessicografici consultati registra invece la possibilità di un uso pronominale del verbo (nella variante inciamparsi), che molti lettori interpretano erroneamente come una forma riflessiva. Proviamo quindi a capire quale sia la funzione del pronome clitico che si lega al verbo e se il suo impiego possa ritenersi legittimo secondo l’attuale norma grammaticale.
Partiamo dalla classificazione dei verbi pronominali proposta da alcune grammatiche (tra cui Serianni 1989, XI 18-29; ma si veda anche la voce di Elisabetta Jezek nell’Enciclopedia dell’italiano), che distinguono i verbi appunto in base al significato e alla funzione del clitico:
Veniamo quindi alla nostra variante pronominale inciamparsi: sulla base di quanto appena illustrato, possiamo senz’altro escludere che si tratti di un uso riflessivo, in quanto il verbo non indica un’azione compiuta intenzionalmente dal soggetto a proprio beneficio o interesse, e il pronome non costituisce un argomento del verbo e non è quindi necessario per il completamento del suo significato (“è inciampato in un gradino”, “sono inciampato in una difficoltà” sono frasi di senso compiuto anche senza pronome). Da scartare anche l’ipotesi che si tratti di un uso intensivo del verbo, a indicare il forte coinvolgimento del soggetto, perché, come si è detto, manca la componente di intenzionalità dell’azione descritta (si tratta infatti di un urto o di uno scontro involontario e improvviso, reale o figurato), e il verbo non è transitivo come le forme di norma associate all’uso intensivo-affettivo del clitico. Inciamparsi andrà allora interpretato come un verbo intransitivo pronominale, che esprime un evento non intenzionale, verificatosi senza la volontà del soggetto, e in cui la presenza del pronome non risulta obbligatoria. Quanto al clitico, questo non ha valore riflessivo, né funzione intensiva, e la sua presenza non funziona come marca di intransitività (dato che inciampare è già di per sé un verbo intransitivo), e non comporta un’alterazione della semantica del verbo: come si motiva allora la sua presenza? Pur non trattandosi di un pronome intensivo, si può forse supporre che l’aggiunta di questo clitico, di fatto “superfluo” e ridondante, sia funzionale a sottolineare il coinvolgimento anche involontario del soggetto: d’altra parte proprio questo elemento è stato riconosciuto come tratto comune delle diverse tipologie di verbi pronominali, ossia il fatto di descrivere “eventi che, comunque si generino, hanno una forte ricaduta sul soggetto” (un’intuizione di Francesco Sabatini, ricordata da Coletti 2015). È inoltre plausibile che questo uso del clitico si sia esteso al nostro verbo per analogia con altre forme verbali, di significato affine a inciampare e con forma pronominale (per es. imbattersi, impigliarsi, incagliarsi, incepparsi, intopparsi, ecc.), secondo una tendenza del resto caratteristica dell’italiano contemporaneo (come ricostruito da D’Achille 2019 e De Santis 2021, che cita il caso di auspicarsi formato sul modello di augurarsi, e di osarsi sul modello di azzardarsi).
Come osserva sempre D’Achille 2019, questa tendenza all’estensione analogica degli usi pronominali risulta molto più frequente nel parlato rispetto allo scritto, ed è al contrario evitata nei registri più formali, con scarsissime attestazioni nella lingua letteraria: una ricerca nel corpus PTLLIN (che raccoglie i testi dei romanzi vincitori del Premio Strega tra il 1947 e il 2021 e di altre opere finaliste) restituisce non a caso una sola occorrenza della variante pronominale inciamparsi, in un romanzo autobiografico del 1980 del giornalista Vittorio Gorresio, per cui non è da escludere proprio l’influsso della lingua dei giornali (insieme alla selezione di un registro medio e colloquiale):
Mammina tirò diritto per la parallela via Savigliano, molto meno frequentata e quel giorno deserta per la pioggia. “Perché ci fai bagnare?”, domandai, e Umberto che già aveva i piedi zuppi per essersi inciampato fra i ciottoli e le pozze era d’accordo con me: “Mammina, andiamo sotto i portici”. “Macché” rispose “di qui facciamo più presto. Siamo quasi arrivati e piove poco”. (Vittorio Gorresio, La vita ingenua, Milano, Rizzoli, 1980, p. 32)
Relativamente più consistente appare infatti la presenza di inciamparsi nella scrittura giornalistica, spesso più aperta all’accoglimento di costrutti ed espressioni propri del parlato: per limitarsi alle sole forme dell’infinito e del gerundio, una ricerca del 15/10/2025 condotta negli archivi dei principali quotidiani nazionali restituisce 15 occorrenze di “inciamparsi” e 7 di “inciampandosi” negli articoli della “Stampa”, 9 di “inciamparsi” e 8 di “inciampandosi” nelle pagine della “Repubblica”, e 5 di “inciamparsi” nell’archivio del “Corriere della Sera”. Qui la forma pronominale ricorre soprattutto negli articoli di cronaca sportiva, con riferimento a una squadra o a un giocatore che sbaglia (nell’accezione propria di ‘mettere il piede in fallo’, ma spesso anche in quella figurata di ‘sbagliare’, e di ‘incespicare, trovarsi in difficoltà’), come in
Guardiamo le cose in positivo, per una volta: le prossime partite contro Roma e Fiorentina potrebbero ridare tanta speranza al Toro. E se poi dovesse anche inciamparsi una tra Samp, Milan e Atalanta… (Timothy Ormezzano, La ricetta di Tarzan: “Undici come Burdisso e Rincon”, “Corriere della Sera”, sez. Sport, 6/3/2018, p. 18)
In altri momenti il Grifone si sarebbe squagliato. Qui invece reagisce a testa bassa e trova praticamente subito il pareggio. Alex Sandro rinvia male, palla a Kouame che tira inciampandosi. (Alberto Puppo, Il Genoa spaventa la Juve, una beffa il rigore di Ronaldo, repubblica.it, sez. Sport, 31/10/2019)
oppure in contesti di impiego figurato del verbo, nei significati di ‘incespicare nel parlare o nello scrivere’ e di ‘imbattersi in qualcuno o qualcosa di spiacevole o fastidioso’, come in
Inevitabile, quindi, che si cerchi di capire quali sono gli ostacoli incontrati in una campagna così difficile da condurre verso il successo: la risposta più ricorrente (quasi il 40% dei casi) è legata a problemi di tipo economico-finanziario, mentre il 33% si è inciampato nella burocrazia. (Massimiliano Sciullo, Economia circolare, Piemonte bocciato È un miraggio per le micro imprese, “la Repubblica”, sez. Economia, 10/1/2022, p. 10)
Il momento più impagabile dell’Indie Short Fest - quantomeno per noi torinesi - è stato vedere il giovane attore Logan Xavier presentare il vincitore con forte accento californiano e poi inciamparsi sul titolo in piemontese. (Fabrizio Accatino, “Ratavoloira”, ad Hollywood Batman parla in piemontese, lastampa.it, 21/2/2023)
Allargando la ricerca alle altre forme flesse del verbo, osserviamo invece come, con l’eccezione della cronaca sportiva, l’uso della variante pronominale tenda inizialmente a essere evitata nel significato primario di ‘urtare inavvertitamente un ostacolo col piede’, per poi aumentare progressivamente di frequenza nel corso degli ultimi due decenni. Qualche esempio:
Molte tra chi ha subìto abusi - osserva infatti la dottoressa Emanuele - di fronte al medico non ha poi il coraggio di denunciare e raccontare che cosa è davvero accaduto, e riferiscono magari di essere cadute in casa o di essersi ferite per loro disattenzione, inciampandosi. (Marco Accossato, “Codice rosa” in ospedale per le donne aggredite, lastampa.it, 3/6/2012)
“L’amico del ferito si è fermato, è tornato indietro e si è inciampato cadendo sopra al ferito che era a terra”, ha aggiunto l’uomo, che ha ricordato un dettaglio inquietante […]. (Elisa Sola, Con il monopattino contro un bus. Ventenne in codice rosso al Cto, “Corriere della Sera”, 7/12/2019, p. 7)
Madonna stava eseguendo una coreografia in cui veniva trascinata su una sedia da un ballerino che si è inciampato e l’ha fatta cadere, l’artista prima ha lanciato un’imprecazione e si è messa a ridere “non ricordo le parole”, poi da grande professionista ha proseguito a cantare e ha concluso la coreografia rialzandosi e ballando. (TdR, Madonna cade da una sedia al concerto a Seattle, ma continua a cantare. “Niente può fermarla”, repubblica.it, sez. Spettacoli, 20/2/2024)
Come si vede, le occorrenze rilevate sono spesso inserite all’interno del discorso diretto, quindi in porzioni di parlato riportate dal giornalista. La maggiore resistenza di fronte all’uso pronominale di inciamparsi nel significato proprio è forse da ricercare nella percezione di una sua maggiore scorrettezza rispetto all’uso della stessa forma nelle accezioni figurate: alle orecchie dei parlanti, queste ultime potrebbero infatti risultare “più legittime” in ragione della loro forte affinità semantica con i già citati verbi pronominali imbattersi, incepparsi, incagliarsi e simili (che sono non a caso elencati dai dizionari come possibili sinonimi di inciampare nei suoi valori figurati).
Nei significati figurati di ‘trovarsi in difficoltà’ e di ‘sbagliare, incappare in errori’, inciamparsi può del resto vantare anche qualche isolata attestazione letteraria, anche se sempre in contesti di dialogo o di scrittura privata: una ricerca nel corpus della Biblioteca Italiana (che raccoglie in rete testi della letteratura italiana dalle origini al ’900) restituisce due occorrenze databili al secondo Cinquecento, in una lettera di Giovan Battista Giraldi Cinzio e in un trattato in forma dialogica di Girolamo Muzio:
Potrà dire Vostra Signoria di avere inteso in Ferrara che tutti i suoi beni sono obligati alla moglie per la dote e che i beni di qua da Po sono feudi e fidicommissi e che questi di primo colpo sono liberi che sono sul bolognese, e che però si guardi ognuno d’inciamparsi. (Giovan Battista Giraldi a Francesco Bolognetti, 21 marzo 1566)
NOBILE Tu di’ bene. Et in questo i Francesi medesimi si inciampano: che scrivono poi, che il loro Re precede gli altri Re: et pur gli altri Re non riconoscono lui. Sì che per quella ragione a lui ceder non dovrebbono. (Girolamo Muzio, Il gentilhuomo, 1571)
Inoltre il GDLI, s.v. inciampare, per l’accezione di ‘trovarsi nei pasticci, in difficoltà’ specifica che il verbo può essere usato “anche con la particella pronominale” e riporta un solo esempio dai Promessi Sposi, all’interno di un dialogo (tra Agnese e il cardinale Borromeo):
raccontò del matrimonio concertato, del rifiuto di don Abbondio, non lasciò fuori il pretesto de’ superiori che lui aveva messo in campo (ah, Agnese!); e saltò all’attentato di don Rodrigo, e come, essendo stati avvertiti, avevano potuto scappare. - Ma sì, - soggiunse e concluse: - scappare per inciamparsi di nuovo. Se in vece il signor curato ci avesse detto sinceramente la cosa, e avesse subito maritati i miei poveri giovani, noi ce n’andavamo via subito, tutti insieme, di nascosto, lontano, in luogo che né anche l’aria non l’avrebbe saputo. (Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi [1840-42], a cura di Alberto Chiari e Fausto Ghisalberti, Milano, Mondadori, 1954)
Una verifica sul testo critico del romanzo, in qualsiasi edizione moderna (inclusa quella citata dal GDLI), rivela tuttavia che la citazione riportata nel dizionario storico è in realtà errata, e che la forma del verbo usata da Manzoni non è inciamparsi, bensì inciamparci (con pronome ci che assume valore locativo figurato, nel significato di ‘incappare in quel problema, in quella difficoltà’), che sostituisce un precedente incapparci, impiegato nell’edizione cosiddetta “ventisettana”.
La tendenziale assenza di attestazioni letterarie, e più in generale di occorrenze scritte, anche per i secoli passati, confermerebbe l’ipotesi di una circolazione di inciamparsi limitata quasi solamente al parlato; solo in tempi recenti la variante avrebbe cominciato a estendersi anche nello scritto, come conseguenza dell’uso crescente nell’italiano contemporaneo di verbi pronominali. Non è inoltre da escludere anche l’influsso delle varietà locali, in particolare di quelle settentrionali, in cui sembrano ricorrere con maggiore frequenza le varianti pronominali di alcuni verbi: insieme a osarsi (su cui si veda la scheda di Massimo Cerruti), inciamparsi è infatti citato da Berruto 2009 e 2011 tra le forme verbali pronominali attestate nell’italiano regionale piemontese (per probabile influsso del piemontese antrapes(s)e ‘inciampare’), e molte delle domande giunte al servizio di consulenza provengono dal Nord Italia; per quanto una discreta circolazione di varianti pronominali si ritrovi anche in altre varietà regionali, come conseguenza del citato incremento degli usi pronominali nell’italiano contemporaneo.
Quale che sia l’origine, l’uso di inciamparsi, che continua comunque a essere nettamente minoritario rispetto alla variante inciampare (con 5.320 occorrenze nelle pagine italiane di Google contro alle 386.000 di inciampare) resta tuttavia da evitare, almeno nello scritto e nei contesti più formali.
Nota bibliografica: