Consulenza linguistica

Inferiscono o infergono? Inferire o infierire?

  • Maurizio Trifone
SOTTOPOSTO A PEER REVIEW

DOI 10.35948/2532-9006/2026.43707

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Quesito:

Molti lettori pongono una serie di quesiti riguardo al verbo inferire: la forma infergono è corretta o bisogna dire inferiscono? Esiste il verbo infergere? Inferire significa ‘arguire’ o ‘infliggere’? Inferire e infierire hanno lo stesso significato?

Inferiscono o infergono? Inferire o infierire?

Il verbo inferire è una voce dotta che deriva dal latino infĕrre ‘portare (fĕrre) dentro (in-)’, con cambio di coniugazione e adattamento alla serie dei verbi in -ire (DELI s.v. inferire). Il latinismo ha il significato di ‘causare, arrecare, procurare, infliggere (un danno, un’offesa, ecc.)’, che era già presente nel latino infĕrre: Cicerone, nel Pro Milone, orazione in difesa di Tito Annio Milone, dice “insignem calamitatem populo Romano intulerat” ‘aveva inflitto una grave disfatta al popolo romano’ (intulerat è il piuccheperfetto di inferre). In questa accezione il verbo è rinvenibile in un testo di area fiorentina anteriore al 1341-1343, Chiose sopra la Commedia, un commento all’Inferno dantesco di un autore anonimo, noto come “Amico dell’Ottimo”:

poi diviene albero fogliuto, le quali foglie l’arpie pascono. In quello rodere le foglie inferiscono dolore a l’anima e per quella rottura esce il lamento e i guai. (Corpus OVI)

Un esempio posteriore, riportato dal GDLI, si trova in un testo di natura giuridico-amministrativa degli anni 1496-1499 (Capitoli della Bagliva di Galatina): “animali inferenti damno”.

Dal significato di ‘infliggere’ si passa a quello di ‘assestare, vibrare con forza (un colpo)’, criticato peraltro da Giuseppe Rigutini nel suo repertorio I neologismi buoni e cattivi più frequenti nell’uso odierno (Roma, Carlo Verdesi, 1886):

Con uno dei soliti latinismi inutili, dicesi Inferire un danno, un’offesa e simili, per Recare, e nel linguaggio dei tribunali, Inferire una coltellata o simile, per Vibrare, Ammenare. Il linguaggio comune non conosce queste maniere.

Il verbo ha anche il significato di ‘dedurre, desumere, arguire’, di cui il GDLI fornisce un esempio anteriore al 1381, tratto da un’Epistola di argomento morale di un celebre giureconsulto dell’epoca, messer Lapo da Castiglionchio, amico del Petrarca: “Per le predette cose molte cose s’inferiscono”. Da inferire è stato ricavato il sostantivo inferenza, attestato dal 1765 e usato in filosofia nel senso di ‘processo logico con cui si trae una conseguenza da una o più premesse’.

Un lettore ci scrive di aver partecipato a un concorso in cui è stato chiesto ai candidati quale dei seguenti tre verbi fosse sinonimo di inferire: arguire, accanirsi, infliggere. Escluso accanirsi, il lettore si è trovato in difficoltà a scegliere la risposta corretta tra le altre due opzioni. In effetti i sinonimi sono due perché inferire può significare sia ‘arguire’ sia ‘infliggere’.

La coniugazione del verbo inferire è irregolare: il presente indicativo è inferisco, inferisci, …, inferiscono (ma inferiamo e inferite, come è normale per i verbi della terza con -isc-); il passato remoto è inferii nel significato di ‘dedurre’, infersi in quello di ‘infliggere’ o ‘vibrare’; il participio passato è inferito nel significato di ‘dedurre’, inferto in quello di ‘infliggere’ o ‘vibrare’. Il participio inferto deriva dal latino infĕrtu(m), adoperato da Apuleio nel II secolo d.C. in sostituzione del classico illātum.

Nel significato di ‘infliggere’ o ‘vibrare’ il verbo inferire è usato specialmente nel passato remoto (inferse, infersero) e nei tempi composti con il participio passato inferto: “usciva il sangue dalla ferita che ella gli aveva inferta” (Nicola Misasi, L’assedio di Amantea, 1941); “Siccome il Re gridò “son ferito”, gli inferse un secondo colpo” (Carlo Emilio Gadda, I Luigi di Francia, 1964).

Nell’indicativo presente, per influsso di infliggono, si è andata diffondendo la terza persona plurale infergono accanto a quella regolare inferiscono, poco comune nel senso di ‘infliggono’ o ‘vibrano’. In un articolo sulla “Stampa” del 17 marzo 1979 Giorgio Martinat critica alcune scelte del traduttore del libro La pista della Volpe di David Irving, dedicato al comandante Rommel, la leggendaria “volpe del deserto”: «non sarà colpa di una traduzione che lascia nel testo […] un impagabile “infergono” invece di “inferiscono”?». La forma infergono per ‘infliggono, vibrano’ si ritrova non soltanto in testi di narrativa, ma anche in saggi di studiosi:

molte delle asserzioni di Georgescu-Roegen infergono dei colpi molto duri, quando addirittura non fanno crollare del tutto certe costruzioni dell’economia politica standard. (Romano Molesti, Studi sul pensiero economico moderno, 2003)

Inoltre è presente sporadicamente anche in articoli giornalistici:

è specialmente attraverso l’arma aerea che l’Italia e la Germania infergono giornalmente all’Inghilterra danni senza fine. (Il pacifista Cecil non ama gli aeroplani, “La Stampa”, 7/12/1940)

le ferite che da decenni gli abusi, l’incuria e il malgoverno infergono alla bellezza dei luoghi e monumenti […]. (Sossio Giametta, La Capria, il canto della bellezza, “la Repubblica”, 3/1/2016)

Da infergono è stato tratto un infinito infergere, di cui si hanno attestazioni in scritti di registro formale:

a infergere colpi mortali è solo un asinello di memoria boiardesca (Elisabetta Selmi, Commento al IX canto della “Secchia rapita” di Tassoni, in Lettura della Secchia rapita, a cura di Davide Conrieri e Pasquale Guaragnella, Lecce, Argo 2016, pp. 127-154: p. 133)

un piccolo gruppo che pensava di poter infergere, come nel 1918, una pugnalata nella loro schiena (Luciano Garibaldi, Operazione Walkiria, Bologna, Ares, 2018, s.i.p.)

Sul GDLI non è reperibile alcun esempio né di infergono né di infergere. I principali dizionari dell’uso (GRADIT, Sabatini-Coletti 2024, Zingarelli 2024, Devoto-Oli 2024, ecc.) non menzionano le due forme, nemmeno per censurarle. Ma infergono e infergere vanno guadagnando terreno rispetto a inferiscono e inferire limitatamente al significato di ‘infliggere’ o ‘vibrare’; tuttavia, per il momento, consigliamo di preferire le forme standard.

Molto spesso inferire viene confuso con infierire ‘agire con crudeltà, accanirsi con cattiveria’ (“infierire sui vinti, contro i deboli”): “Sarebbe ingiusto inferire contro una squadra imperfetta per definizione” (Benedetto Ferrara, Viola, occasione persa le sorprese di Sousa sono un boomerang, “la Repubblica”, 16/12/2016).

In realtà il verbo infierire deriva dall’aggettivo fiero nel significato antico di feroce con l’aggiunta del prefisso in- e della terminazione -ire: i verbi di questo tipo, che si formano aggiungendo simultaneamente un prefisso e un suffisso o la terminazione -are, -ire a una base nominale o aggettivale, sono chiamati in linguistica parasintetici (Claudio Iacobini, Parasintetici, in Enciclopedia dell’italiano, diretta da Raffaele Simone, con la collaborazione di Gaetano Berruto e Paolo D’Achille, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. II, 2011, pp. 1037-1039). Inferire e infierire sono quindi due verbi ben distinti, con diversa origine e con diverso significato: inferire è un latinismo, infierire è un verbo parasintetico di formazione italiana.

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