Consulenze linguistiche

Girgillo

  • Domenico Proietti
SOTTOPOSTO A PEER REVIEW - IN ANTEPRIMA

DOI 10.35948/2532-9006/2021.8549

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Quesito:

Una studiosa del Modern Languages Department della Fordham University (NY) ci domanda “se esiste in italiano la parola girgillo […] e qual è il suo significato”. La richiedente specifica di aver trovato il termine in un passo del Didascalicon di Ugo di San Vittore (XII sec.) in cui si dà un elenco di “cose tessili”.

Girgillo

Per rispondere al quesito va premesso che la forma girgillo deriva dal sostantivo mediolatino girgillus, che compare già (cfr. Thesaurus linguae latinae, VI, p. 1995; Walde-Hofmann, Lateinisches etymologisches Wörterbuch, I, p. 602), con significato non riferito all’ambito della tessitura, nelle Etymologiae di Isidoro di Siviglia (XX, 15 De instrumentis hortorum):

Girgillus, quod in gyrum vertatur: est enim lignum in transversa pertica mobile, ex quo funis cum situla vel utre in puteum demittitur hauriendae aquae causa.

Si tratta, dunque, della traversa di legno cilindrica posta in cima ai pozzi e azionata da una manovella, con una corda e un secchio, con la quale si attingeva l’acqua.

Rispetto a questa accezione (attestata anche in altri autori altomedievali, per es. Rabano Mauro, De universo, 111) è posteriore (ed evidentemente derivata dalla precedente per estensione analogica) quella che si ricava dal passo di Ugo di San Vittore indicato dalla richiedente (Eruditio didascalica, 176):

Lanificium continet omnia texendi, consuendi, retorquendi genera, quae fiunt manu, acu, fuso, subula, girgillo, pectine, alibro, calamistro, chilindro, sive aliis quibuslibet instrumentis).

La funzione del girgillus nel processo della tessitura, data per nota da Ugo di San Vittore, è spiegata nelle Derivationes di Uguccione da Pisa (A 119, s.v. ala):

filum a colo ducitur in fusum, a fuso in alabrum, hinc in girgillum, hinc in glomicellum, hinc in pannum, postea in telam.

Questa spiegazione è ripetuta con le stesse parole alla voce girus (G 57), in cui, illustrando il sinonimo devolutorium, si precisa “alio nomine [girus] dicitur devolutorium, quia vertendo in girum inde fila devolvuntur” (cfr. anche Pellegrini 1971, pp. 400-403).

Nel latino del tardo medioevo le due accezioni di girgillus convivono, talora nello stesso autore, come nello Speculum doctrinale di Vincenzo di Beauvais, in cui entrambi i valori sono illustrati riportando rispettivamente i passi di Ugo di San Vittore e di Isidoro di Siviglia (XI, 2 e 104), senza peraltro citare le fonti.

Il termine circola anche tra i commentatori di Dante, per esempio nell’annotazione di Benvenuto da Imola a Par. 10, 28-33 (in cui a girgillus è forse non casualmente accostato fusus):

Unde dicit si girava per le spire. Spira appellatur illa giratio et revolutio quam sol facit singulis diebus; nam nunquam redit ad idem punctum; facit enim sicut funis in girgillo supra puteum, vel sicut filum circa fusum, quia una revolutio fit juxta aliam successive paullatim.

Ma qualche decennio dopo nel suo Artis grammatice opusculum (1457-63) l’umanista Bartolomeo da Sulmona lo annovera tra i vocaboli barbari e non latini riscontrati nel Catholicon di Giovanni Balbi e in Uguccione da Pisa: “cicotrigonizo, ligonizo, repedullo et girgillo” (cfr. G. Fracastoro, De sympathia et anthipathia rerum, a cura di C. Pennuto, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 2008, p. 300, nota; ma cfr. 2002, pp. 186 sg.).

Bandito dal latino umanistico, girgillus entra nei lessici volgari, quali il glossario latino-eugubino (XIV sec.) pubblicato da M.T. Navarro Salazar (“Studi di lessicografia italiana”, VII, 1985, pp. 21-155), in cui si legge: “Hic girgillus, lj id est lo depanatoio” (p. 90); oppure nel Declarus del benedettino catanese Angelo Senisio (1305-1386), dove a girgillus è dedicata un’ampia voce in cui, sulla scorta dei lessici precedenti, per ognuna delle due accezioni sono indicati dei corrispettivi in volgare (cfr. Marinoni, 1955, p. 24):

Girgillus lli, a girando dicitur, quia semper girat, idest qui vulgariter dicitur animulu vel guindalus, nam filum a colo in fusum, a fuso in alabro, ab alabro in girgillum, a girgillo in glomocello ducitur; unde Girgillus dicitur etiam illud lignum, quod vulgo dicitur gilleba, que involuta fune girando aurit aquam de puteo.

Tra questi, l’arabismo gilleba (cfr. Pellegrini 1972, I, p. 156), utilizzato con diverse accezioni, ha lasciato tracce anche nella toponomastica siciliana (cfr. Caracausi 1983, pp. 243-244). Sempre in ambito siciliano, si può segnalare la voce riddena nel Vocabolario siciliano di Michele Pasqualino, (vol. IV, Palermo, Reale Stamperia, 1790, p. 253):

strumento da involgere filo, filatoio, rhombus [...] riddena rhombus girgillus [...] vulgariter autem dicitur riddena quasi rollena a verbo Gallico rouler rotare, geminae vero vertuntur in geminas ut moris nobis est, unde ruddena et corrupte riddena.

La situazione osservabile nei vocabolari volgari o dialettali si ripropone per la lessicografia dell’italiano scritto (antico e moderno), dove troviamo corrispettivi/traducenti ma non continuatori diretti di girgillus. Due soli esempi. Nel primo volume del Vocabolario imperiale di Giovanni Veneroni, (Colonia, Metternich, 1766), come corrispettivi di girgillus sono indicati: aspolo, p. 80; depanatòjo e dipanatòjo, pp. 258 e 268; guìndolo, p. 386; e naspatòjo, p. 529. Nella voce girgillus nell’edizione del Lexicon totius latinitatis di Egidio Forcellini a cura di F. Corradini, G. Furlanetto e G. Perin (vol. II, p. 597) i due significati sono distinti e così definiti: “a) Est trochlea, girella […]; b) Est etiam, qui turbo Latine […], Italice arcolajo dicitur, quo mulieres fila revolvuntur”.

Sulla base di tali precedenti e respingendo l’ipotesi prospettata nella già ricordata voce del Walde-Hofmann (fr. gargouille e sp. gargola come derivati neolatini di *gurgillus, variante di girgillus, ipotesi peraltro già rigettata da Cuny 1916, pp. 198 sg.), Giovanni Alessio, nel suo Lexicon etymologicum, concludeva che girgillus, “adattamento latino di una voce iberica”, era da considerarsi “senza continuatori romanzi” (p. 198). In realtà, José L. Pensado, in una recensione al repertorio di Alessio (“Cultura neolatina”, XXXVII, 1977, p. 274), segnalava per il gallego i derivati agergilar/agergillar ‘scuotere, setacciare’ ma anche ‘affrettarsi’, “andar a prisa de un lado a otro” (cfr. Rodriguez Gonzalez 1958-1961, I, p. 294, s.v. axerxillar).


Nota bibliografica:

  • Alessio 1976 = Giovanni Alessio, Lexicon etymologicum. Supplemento ai dizionari etimologici latini e romanzi, Firenze, Licosa, 1976
  • Caracausi 1983 = Girolamo Caracausi, Arabismi medievali di Sicilia, Palermo, Centro di studi filologici e linguistici siciliani, 1983.
  • Cuny 1916 = Albert Cuny, Notes grecques et latines, in “Mémoires de la Société de linguistique de Paris”, XIX, 1916
  • Marinoni 1955 = Augusto Marinoni (a cura di), Dal Declarus di A. Senisio i vocaboli siciliani, Palermo, Centro di studi filologici e linguistici siciliani, 1955.
  • Pellegrini 1971 = Giovanni Battista Pellegrini, Tradizione e innovazione nella terminologia degli strumenti di lavoro, in Artigianato e tecnica nella società dell’alto medioevo occidentale. Atti della XVIII Settimana di studio del Centro italiano di studi sull’alto medioevo, Spoleto, CISAM, 1971, pp. 329-408.
  • Pellegrini 1972 = Giovanni Battista Pellegrini, Gli arabismi nelle lingue neolatine, Brescia, Paideia, 1972.
  • Rizzo 2002 = Silvia Rizzo, Ricerche sul latino umanistico, I, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 2002.
  • Rodriguez Gonzalez 1958-1961 = Eladio Rodriguez Gonzalez, Diccionario enciclopedico gallego-castellano, Vigo, Editorial Galaxia, 1958-1961, vol. I, 1958.

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