DOI 10.35948/2532-9006/2025.36419
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Da più parti e da diversi anni sono stati segnalati dai nostri lettori usi innovativi del verbo agevolare, che possono così riepilogarsi: 1) uso della forma pronominale agevolarsi per ‘adoperarsi’ o ‘darsi da fare’ a favore di qualcuno; 2) uso transitivo di agevolare nel senso di ‘dare, porgere, favorire’ qualcosa.
Iniziamo dal primo caso, più lineare in quanto, dalle ricognizioni effettuate nei vocabolari e negli archivi testuali (soprattutto Google libri), non sono risultate attestazioni compatibili con l’esempio segnalato nel quesito di G. T.: “sapevano che mi sarei agevolato può avere lo stesso significato di sapevano che mi sarei adoperato?”.
Agevolarsi infatti presenta nell’ampia casistica esaminata solo il senso riflessivo di ‘facilitarsi’, in frasi come “agevolarsi la via, il modo, il cammino, l’esazione della somma”, documentate in molti testi di dal ’700 in poi (fonte Google libri). L’unica accezione in qualche modo sovrapponibile all’esempio sopra segnalato si riscontra in Garibaldi, nel racconto di un naufragio:
e cercai di raccogliere quanti remi, ed altri galleggianti oggetti mi fu possibile – raccoglierli, avvicinarli al bordo – raccomandare a tutti di prenderne uno per sorreggersi, e agevolarsi a guadagnar la costa. (Giuseppe Garibaldi, Memorieautobiografiche, a cura di Jolanda De Blasi, Firenze, Cya, 1944, p. 53)
Dal contesto infatti sembra di poter desumere il valore primario di ‘facilitarsi l’approdo’, e quello concomitante di ‘adoperarsi, darsi da fare, impegnarsi’, benché sempre in forma riflessiva e non in riferimento a persona diversa da sé.
In questa accezione la tradizione lessicografica offre solo usi della forma transitiva, come ben spiegava Prospero Viani, nel censurare il sostantivo agevolazione a favore di agevolezza, pur ammettendo il verbo corrispondente:
Agevolare in una cosa o per una cosa alcuno. Rendergliela agevole, facile; Soccorrerlo o Ajutarlo in essa. Similmente il mercatante o il creditore che agevola in qualche cosa l’avventore o il debitore, gli rende più facile ed agevole l’adempimento. (P. Viani, Dizionario di pretesi francesismi e di pretese forme erronee della lingua italiana, Napoli, Marghieri, 1858, p. 45)
Analogo il responso di Francesco Ugolini (Vocabolario di parole e modi errati che sono comunemente in uso, Firenze, Barbera, 1855). Dal canto suo Giovanni Gherardini additava tra le Voci e maniere di dire additate ai futuri vocabolaristi (Milano, Bianchi, 1838) il costrutto agevolare una persona in un contesto boccacciano, interpretandolo come “Renderla facile, cioè pieghevole agli altrui desiderj, condiscendente”, laddove, nello stesso passo, il Pergamini (Giacomo Pergamini, Il Memoriale della lingua italiana…, Venezia, G. B.Ciotti, 1602) intendeva il verbo nel senso di ‘dar comodo, sgravare’ qualcuno. Il ventaglio completo delle accezioni di agevolare con oggetto animato è fornito comunque dal Tommaseo-Bellini, ai sottolemmi 4, 5 e 6:
Agevolare pers. o animale, Farlo agevole, cioè più che domestico. Ho agevolato un passerotto. Ho agevolato quel ragazzettaccio disobbediente. [M.F.] In qualche luogo di Toscana direbbero Avvezzare, Addomesticare, Addomestichire, Ridurre, secondo i casi. Si avvezza un passerotto, si addomestica un gatto, si riduce un ragazzettaccio disobbediente.
Anche a modo di N. pass. [Con.] I gatti hanno del feroce, e non s’agevolano mai del tutto.
Di pers. Rendere cosa agevole ad uno, Ajutarlo in essa. Men com. Dant. Purg. 9. (Gh.) Lasciatemi pigliar costui che dorme, Sì l’agevolerò per la sua via (Lucia dalla valle ove Dante riposa, lo porta d’un tratto presso alla porta dell’espiazione). Chiabr. 5. 97. ed. Ven. E per agevolarlo in suo cammino, Modo gli dimostrai d’avere in forza, Un’altra volta il volator destriero Detto Ippogrifo.
E nel senso più espresso di quel che dicesi, Fare a taluno agevolezza. Men com. Borgh. Orig. Fir. 109. (C) Fu tutto questo fatto non per agevolare ed accomodare, nè pur anche rispettare, gli abitatori che ci trovarono, ma per far loro male in prova. Cas. Oraz. Leg. 30. (Man.) Donde ch’esso incominci (la guerra), senza fallo, se contro altri si volge, egli nol farà per risparmiar voi nè per agevolarvi, ma per suo comodo, e per piuttosto e con minor periglio dare effetto alla sua intenzione. Bemb. Stor. 2. 22. Egli in Francia tornare se ne potrà, se nostro amico vorrà tornarvi; e noi di tutte le cose che gli fieno (saranno) di bisogno, volentieri l’agevoleremo.
Con oggetto inanimato i significati del verbo si restringono a pochi costrutti, come segnala il medesimo vocabolario ai sottolemmi 1, 2 e 3:
Agevolare il moto, il respiro, la scrittura, la pronunzia.
Del cammino. [Con.] Agevolare le strade, Farle meno erte, Appianarle. T. Si può una strada, per sè non agevole, agevolarla con aiuti pressati. Il buon volere agevola ogni aspro cammino. Bemb. Rim. 139. Io v’agevolerò la lunga via. = Red. Son. 21. (C) Ma quel gran ghiaccio agevolò la via D’Amor a una sorpresa. (Qui fig.) Tass. Gerus. 19. 118. (Gh.) Può forse al cielo agevolar la strada.
Altro Trasl. [Cors.] Pallav. Stor. Conc. 10. 3. 3. Tali mezzi non si proponevano per agevolare, ma per fuggire, il fine.
[Con.] Agevolare strumento, ordigno, Farlo più agevole a maneggiare.
Di cosa da farsi. Gal. Op. astr. 464. (Man.) Desiderosi di agevolare, e non difficoltare, le imprese. Varch. Lez. Dant. 2. (C) Noi i quali cerchiamo di agevolare le cose, e che volemo (vogliamo) che questi nostri prolegomeni servano non solo ai libri dei filosofi, ma di tutti gli altri scrittori,… porremo tutti quegli i quali giudicheremo che possano arrecare o utilità o agevolezza. T. Agevolare l’insegnamento, una scienza, una dottrina.
Mann. Lez. Tosc. 233. Per agevolare l’intelligenza (accentansi certe voci).
Segner. Crist. Instr. cap. 1. (C) Se gli può (al penitente) agevolar di modo la legge, ch’egli s’innamori di soggettarsele. (Così dicesi: Operare la legge).
Questa casistica ci introduce alla seconda modalità d’uso di agevolare in forma attiva, oggetto del quesito di A. S., arricchito da osservazioni sociolinguistiche e metalinguistiche: «Ho sentito spesso ripetere al tavolo da gioco, tra persone di ceto sociale elevato, l’espressione “Mi agevoli le carte?”. A me sembra scorretta e forzata. Il corretto uso non è accompagnato dalla preposizione “in” per esempio?».
Effettivamente l’uso insolito del verbo agevolare per ‘dare, distribuire’ non è attestato nel “gergo” dei principali giochi di carte (bridge, canasta, carioca ecc.), ma sembra potersi assimilare a recenti usi estensivi del verbo, testimoniati, in tutt’altro contesto, nel linguaggio televisivo, in molteplici esempi segnalati dal 2017 al 2023, in costrutti quali “agevolare la foto, il filmato, il video”. I soggetti enuncianti sono conduttori di trasmissioni giornalistiche o di programmi che ibridano intrattenimento e inchiesta giornalistica.
Se il LIT (Lessico dell’italiano televisivo) dell’Accademia della Crusca non offre alcun riscontro per simili espressioni, i social non solo documentano ampiamente l’uso dei suddetti costrutti, ma ne ipotizzano l’origine e le modalità di diffusione. L’accezione di agevolare come sinonimo di mostrare, presentare in riferimento a immagini fotografiche o a filmati che documentino una notizia o un fatto sarebbe da attribuire infatti, secondo numerose testimonianze, a un uso estensivo del termine in entrambe le sue accezioni (‘facilitare’ e ‘favorire’). Secondo alcuni commentatori la voce sarebbe di origine regionale, lombarda o piemontese (effettivamente il Gran dizionario piemontese italiano di Vittorio Di Sant’Albino, Torino, Unione Tipografico-Editrice, 1859, adduce il verbo agevolé nel senso di ‘aiutare, dare appoggio, dar mano, porgere ajuto’, mentre i vocabolari milanesi non offrono riscontri).
Secondo altri invece si tratterebbe di una voce gergale del linguaggio degli operatori televisivi. Per cercare una possibile soluzione scorriamo alcuni tra gli esempi più significativi reperibili nel sito “Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche” (Licia Corbolante, Agevolare, “nuova” accezione, 18/1/2019). Si va da “agevolo una foto esplicativa” ad “agevoliamo una foto del ministro che presenta la manovra ad un sostenitore”, “agevoliamo la diapositiva”, “agevoliamo screenshot”, “agevolatemi la ricetta”, “agevolo intervista completa”, “ti agevolo la risposta che non puoi vedere”, “chi mi agevola l’oroscopo della giornata?”. L’uso sarebbe diffuso sui social almeno da un decennio, con accezioni pseudotecniche o sarcastiche. Pertinente un’osservazione dell’autrice:
La costruzione è la stessa dei verbi fornire e allegare. In particolare, agevolare è molto simile al verbo favorire nel senso di dare, presentare o esibire nell’accezione burocratica e di alcune formule di cortesia (cfr. favorire una spiegazione, favorire i documenti).
La discussione del caso sui social ha poi portato a individuare il primo esempio di agevolare risemantizzato in Striscia la notizia dell’inizio degli anni ’90, in cui Ezio Greggio agevolava i filmati relativi a notizie appena enunciate. A retrodatare l’uso interviene Asandus il 18/1/2019:
In realtà è molto più vecchia dei socialcosi. Feci il servizio militare (arrrgh!) nei primi anni ’90 e tra noi ci si diceva “Agevolami questo/quello/quell’altro”. E c’era qualcuno di questi pseudocomici da pseudovarietà che aveva raccolto il termine “agevolandolo” a tutti quelli che guardavano la TV, anche se viene dura ricordarmi chi fosse. Prima che esistesse Internet.
Degne di nota anche le reazioni, dall’immancabile purista a cui il neologismo semantico dà il voltastomaco, al liberista inclusivo che ammette di usarlo abbondantemente da tempo immemorabile.
Qualcuno azzarda anche un’etimologia:
Non sembra del tutto sbagliato; forse si confonde l’uso di agevolare (una cosa) come ‘esserle in favore’ con favorire (una cosa) come ‘dargliela per favore’, per cortesia: http://www.treccani.it/vocabolario/favorire/
e avanza l’ipotesi di un’origine regionale, immediatamente contestata da chi riconduce il termine al “carabinierese”, invocando il precedente di attenzionare, a cui altri aggiungono efficientare, usato dai “politicanti da strapazzo”.
Confrontandomi, nell’àmbito della mia sfera socio-relazionale, con parlanti di diversa estrazione professionale e di una fascia d’età compresa tra i 35 e i 45 anni, ho appurato che l’uso di agevolare per ‘porgere, favorire’ è diffuso soprattutto in ambito burocratico-amministrativo e bancario-finanziario nel Centro-Nord d’Italia.
Come si vede, il quesito tocca uno dei punti sempre “roventi” del dibattito linguistico, vale a dire il neologismo formale o semantico, che intacca e altera usi consolidati, a causa delle spinte sociolinguistiche sempre in atto nel sistema linguistico: diatopia o regionalità e tecnicismo (cfr. Cerruti-Crocco-Marzo 2016 e D’Achille 2024). Allo stato attuale delle conoscenze è difficile stabilire se agevolare per ‘mostrare, presentare, porgere, favorire’ un dossier finanziario, un filmato, una ricetta o per ‘distribuire’ le carte in una partita sia un regionalismo o un burocratismo, o un tecnicismo desettorializzato e accolto nel linguaggio comune, secondo dinamiche già descritte per i decenni passati (cfr. Motta 2004). Quest’uso semantico ancora incipiente conferma in ogni caso la vitalità perenne della nostra lingua, che, come dimostrano i più qualificati e recenti studi sociolinguistici, è in piena fase di ristandardizzazione e quindi di ammodernamento.
Nota bibliografica: