Consulenza linguistica | OPEN ACCESS SOTTOPOSTO A PEER REVIEW Fino a che punto si può agevolare?Gabriella AlfieriPUBBLICATO IL 02 aprile 2025
Quesito: Da più parti e da diversi anni sono stati segnalati dai nostri lettori usi innovativi del verbo agevolare, che possono così riepilogarsi: 1) uso della forma pronominale agevolarsi per ‘adoperarsi’ o ‘darsi da fare’ a favore di qualcuno; 2) uso transitivo di agevolare nel senso di ‘dare, porgere, favorire’ qualcosa. Fino a che punto si può agevolare?Iniziamo dal primo caso, più lineare in quanto, dalle ricognizioni effettuate nei vocabolari e negli archivi testuali (soprattutto Google libri), non sono risultate attestazioni compatibili con l’esempio segnalato nel quesito di G. T.: “sapevano che mi sarei agevolato può avere lo stesso significato di sapevano che mi sarei adoperato?”. Agevolarsi infatti presenta nell’ampia casistica esaminata solo il senso riflessivo di ‘facilitarsi’, in frasi come “agevolarsi la via, il modo, il cammino, l’esazione della somma”, documentate in molti testi di dal ’700 in poi (fonte Google libri). L’unica accezione in qualche modo sovrapponibile all’esempio sopra segnalato si riscontra in Garibaldi, nel racconto di un naufragio: e cercai di raccogliere quanti remi, ed altri galleggianti oggetti mi fu possibile – raccoglierli, avvicinarli al bordo – raccomandare a tutti di prenderne uno per sorreggersi, e agevolarsi a guadagnar la costa. (Giuseppe Garibaldi, Memorieautobiografiche, a cura di Jolanda De Blasi, Firenze, Cya, 1944, p. 53) Dal contesto infatti sembra di poter desumere il valore primario di ‘facilitarsi l’approdo’, e quello concomitante di ‘adoperarsi, darsi da fare, impegnarsi’, benché sempre in forma riflessiva e non in riferimento a persona diversa da sé. In questa accezione la tradizione lessicografica offre solo usi della forma transitiva, come ben spiegava Prospero Viani, nel censurare il sostantivo agevolazione a favore di agevolezza, pur ammettendo il verbo corrispondente: Agevolare in una cosa o per una cosa alcuno. Rendergliela agevole, facile; Soccorrerlo o Ajutarlo in essa. Similmente il mercatante o il creditore che agevola in qualche cosa l’avventore o il debitore, gli rende più facile ed agevole l’adempimento. (P. Viani, Dizionario di pretesi francesismi e di pretese forme erronee della lingua italiana, Napoli, Marghieri, 1858, p. 45) Analogo il responso di Francesco Ugolini (Vocabolario di parole e modi errati che sono comunemente in uso, Firenze, Barbera, 1855). Dal canto suo Giovanni Gherardini additava tra le Voci e maniere di dire additate ai futuri vocabolaristi (Milano, Bianchi, 1838) il costrutto agevolare una persona in un contesto boccacciano, interpretandolo come “Renderla facile, cioè pieghevole agli altrui desiderj, condiscendente”, laddove, nello stesso passo, il Pergamini (Giacomo Pergamini, Il Memoriale della lingua italiana…, Venezia, G. B.Ciotti, 1602) intendeva il verbo nel senso di ‘dar comodo, sgravare’ qualcuno. Il ventaglio completo delle accezioni di agevolare con oggetto animato è fornito comunque dal Tommaseo-Bellini, ai sottolemmi 4, 5 e 6: Agevolare pers. o animale, Farlo agevole, cioè più che domestico. Ho agevolato un passerotto. Ho agevolato quel ragazzettaccio disobbediente. [M.F.] In qualche luogo di Toscana direbbero Avvezzare, Addomesticare, Addomestichire, Ridurre, secondo i casi. Si avvezza un passerotto, si addomestica un gatto, si riduce un ragazzettaccio disobbediente. Con oggetto inanimato i significati del verbo si restringono a pochi costrutti, come segnala il medesimo vocabolario ai sottolemmi 1, 2 e 3: Agevolare il moto, il respiro, la scrittura, la pronunzia. Questa casistica ci introduce alla seconda modalità d’uso di agevolare in forma attiva, oggetto del quesito di A. S., arricchito da osservazioni sociolinguistiche e metalinguistiche: «Ho sentito spesso ripetere al tavolo da gioco, tra persone di ceto sociale elevato, l’espressione “Mi agevoli le carte?”. A me sembra scorretta e forzata. Il corretto uso non è accompagnato dalla preposizione “in” per esempio?». Effettivamente l’uso insolito del verbo agevolare per ‘dare, distribuire’ non è attestato nel “gergo” dei principali giochi di carte (bridge, canasta, carioca ecc.), ma sembra potersi assimilare a recenti usi estensivi del verbo, testimoniati, in tutt’altro contesto, nel linguaggio televisivo, in molteplici esempi segnalati dal 2017 al 2023, in costrutti quali “agevolare la foto, il filmato, il video”. I soggetti enuncianti sono conduttori di trasmissioni giornalistiche o di programmi che ibridano intrattenimento e inchiesta giornalistica. La costruzione è la stessa dei verbi fornire e allegare. In particolare, agevolare è molto simile al verbo favorire nel senso di dare, presentare o esibire nell’accezione burocratica e di alcune formule di cortesia (cfr. favorire una spiegazione, favorire i documenti). La discussione del caso sui social ha poi portato a individuare il primo esempio di agevolare risemantizzato in Striscia la notizia dell’inizio degli anni ’90, in cui Ezio Greggio agevolava i filmati relativi a notizie appena enunciate. A retrodatare l’uso interviene Asandus il 18/1/2019: In realtà è molto più vecchia dei socialcosi. Feci il servizio militare (arrrgh!) nei primi anni ’90 e tra noi ci si diceva “Agevolami questo/quello/quell’altro”. E c’era qualcuno di questi pseudocomici da pseudovarietà che aveva raccolto il termine “agevolandolo” a tutti quelli che guardavano la TV, anche se viene dura ricordarmi chi fosse. Prima che esistesse Internet. Degne di nota anche le reazioni, dall’immancabile purista a cui il neologismo semantico dà il voltastomaco, al liberista inclusivo che ammette di usarlo abbondantemente da tempo immemorabile. Qualcuno azzarda anche un’etimologia: Non sembra del tutto sbagliato; forse si confonde l’uso di agevolare (una cosa) come ‘esserle in favore’ con favorire (una cosa) come ‘dargliela per favore’, per cortesia: http://www.treccani.it/vocabolario/favorire/ e avanza l’ipotesi di un’origine regionale, immediatamente contestata da chi riconduce il termine al “carabinierese”, invocando il precedente di attenzionare, a cui altri aggiungono efficientare, usato dai “politicanti da strapazzo”. Confrontandomi, nell’àmbito della mia sfera socio-relazionale, con parlanti di diversa estrazione professionale e di una fascia d’età compresa tra i 35 e i 45 anni, ho appurato che l’uso di agevolare per ‘porgere, favorire’ è diffuso soprattutto in ambito burocratico-amministrativo e bancario-finanziario nel Centro-Nord d’Italia. Come si vede, il quesito tocca uno dei punti sempre “roventi” del dibattito linguistico, vale a dire il neologismo formale o semantico, che intacca e altera usi consolidati, a causa delle spinte sociolinguistiche sempre in atto nel sistema linguistico: diatopia o regionalità e tecnicismo (cfr. Cerruti-Crocco-Marzo 2016 e D’Achille 2024). Allo stato attuale delle conoscenze è difficile stabilire se agevolare per ‘mostrare, presentare, porgere, favorire’ un dossier finanziario, un filmato, una ricetta o per ‘distribuire’ le carte in una partita sia un regionalismo o un burocratismo, o un tecnicismo desettorializzato e accolto nel linguaggio comune, secondo dinamiche già descritte per i decenni passati (cfr. Motta 2004). Quest’uso semantico ancora incipiente conferma in ogni caso la vitalità perenne della nostra lingua, che, come dimostrano i più qualificati e recenti studi sociolinguistici, è in piena fase di ristandardizzazione e quindi di ammodernamento. Nota bibliografica:
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