Consulenza linguistica

Cardiopalmo o cardiopalma?

  • Stefano Telve
SOTTOPOSTO A PEER REVIEW

DOI 10.35948/2532-9006/2026.43691

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Quesito:

Molti lettori hanno rivolto alla redazione quesiti sull’alternanza cardiopalmo / cardiopalma, chiedendosi quale delle due sia la forma corretta e individuandola in alcuni casi nel primo termine della coppia.

Cardiopalmo o cardiopalma?

Le numerose domande sono tanto più comprensibili a fronte delle risposte offerte dai dizionari dell’italiano, che lemmatizzano cardiopalmo riportando accanto, senza nessuna restrizione o connotazione, la variante cardiopalma (così, ad esempio, lo Zingarelli 2026, il GRADIT di Tullio De Mauro e il GDLI). Secondo la nostra lessicografia, si tratta dunque di forme entrambe accettabili, con preferenza per la prima forma, messa a lemma.

A quanto ricavabile dai dizionari possiamo aggiungere qui qualche informazione più dettagliata provando a ricostruire un po’ di storia, così da dar conto ai nostri lettori di quali siano stati i fattori e le circostanze che hanno portato alla situazione attuale.

Cardiopalmo è un composto di due elementi, cardio- e -palmo, il primo dei quali sta per ‘cuore’ (dal greco kardía, come anche in altri composti noti: cardiologia, elettrocardiogramma, miocardio) e il secondo per ‘palpito, vibrazione’ (dal greco palmós). Il significato è dunque, letteralmente, ‘palpitazione del cuore’. La parola è però circolata con l’accezione di ‘palpitazione anomala del cuore’, a contrassegnare dunque una patologia medica, sin dalle sue prime apparizioni, che si possono individuare nei trattati in latino dei primi anni dell’Ottocento (cardiopalmus) e, pressoché contemporaneamente, negli scritti specialistici medici di molte lingue di cultura moderne (italiano, inglese, tedesco, francese ecc.), con una circolazione europea, dunque, così come del resto è avvenuto in epoca moderna per molte altre parole d ‘àmbito specialistico di origine latina o greca.

Non è un caso infatti che le prime attestazioni della parola in italiano si abbiano in una traduzione dal tedesco di un manuale universitario (il Manuale di patologia e terapia medica speciale di Johann Nepomuk Raimann, tradotto in italiano da Giuseppe Ballarini, dottore in medicina, ed edito a Pavia nel 1825) e in un dizionario specialistico (il Dizionario tecnico-etimologico-filologico compilato dall’abate Marco Aurelio Marchi, professore di lingua e filologia greca e di letteratura classica, e pubblicato a Milano nel 1828) che della parola fornisce, dopo la base latina, gli equivalenti in altre lingue e gli etimi greci delle due componenti: “CARDIOPALMO, cardiopalmus, cardiopalme, Herzklopfen, Med., da καρδία (cardia), cuore, e da πάλλω (pallò), agitare. Malattia, più comunemente chiamata Palpitazione del cuore, la quale consiste in un moto irregolare e violento di quest’organo”.

A distanza di secoli, l’accezione patologica del termine si è conservata intatta, ma nel frattempo la parola si è diffusa anche nella lingua di tutti i giorni con un’accezione non tecnica, indicando più semplicemente un particolare stato emotivo, disagevole e transitorio. Cardiopalmo è dunque registrato nei dizionari di oggi nel senso di ‘palpitazione cardiaca che si può manifestare sia in malattie organiche sia in molte forme nervose o per intensa emotività’: sono un tipico esempio di questa seconda possibilità le due espressioni figurate al cardiopalmo e da cardiopalmo, che si usano dire correntemente ‘di ciò che provoca grande agitazione, intensa emozione e sim.: il finale del film è da cardiopalmo’. Effettivamente, nell’italiano quotidiano, la parola cardiopalmo è presente solo in queste due locuzioni preposizionali e molto più di rado, in contesti più colloquiali, in espressioni libere (“mi è venuto il cardiopalmo!”, come alternativa a “mi sono venute le palpitazioni!”).

La parola così come si è formata in italiano a partire dall’originaria base latina (a sua volta composta da due elementi greci) è dunque cardiopalmo. Tuttavia, già nei testi medici di metà Ottocento è possibile ritrovare la versione concorrente in -a: in una relazione accademica dell’ateneo di Brescia del 1841 si parla di una ragazza quindicenne affetta “da un senso molesto di gravedine al petto con accessi di cardiopalma” (Commentari dell’ateneo di Brescia, Brescia, Tipografia della Minerva, p. 42). E ancora cardiopalma è la variante usata dal dott. Michelangelo Asson nelle sue Osservazioni intorno le avvertenze cliniche del 1846, scritte a commento del contributo pubblicato poco prima da un altro medico, il dott. M. S. Levi: e sarà particolarmente significativo che la forma in -a sia stata usata da Asson non soltanto nel suo testo, ma anche quando egli si trova a citare alla lettera il testo di Levi, che recava invece la forma in -o (entrambi i contributi sono pubblicati nel “Memoriale della medicina contemporanea”, XV, alle pp. 65-112 quello di Levi e alle pp. 503-531 quello di Asson): a fronte di cardiopalmo del testo di Levi a p. 65 e a p. 109 si ha cardiopalma nel testo di Asson a p. 530 e p. 529; in questo scritto cardiopalma figura ancora poco prima, a p. 525).
Se sarà azzardato supporre che il dott. Asson, così facendo, abbia voluto implicitamente correggere il dott. Levi in merito a un fatto linguistico, sarà invece più plausibile ritenere che tra le due forme, in -o e in -a, non si percepisse all’epoca, tra medici, una particolare differenza.

Detto questo, rimane però ancora da capire come questa forma in -a si sia originata. Una possibilità è che vi sia di mezzo il francese. Accenniamone rapidamente sulla base della raccolta di alcune informazioni.

I dizionari specialistici francesi di primo Ottocento registrano sempre e solo la voce cardiopalmie (si vedano la Nosologie naturelle […] par Jean-Louis Alibert, Paris, Caille et Ravier, 1817; il Dictionaire des sciences médicales, dir. par Nicolas Philibert Adelon, Marie Joseph Louis Jean François Antoine Alard, Jean-Louis Alibert, et alii, Paris, Panckoucke, 1812-1822; il Dictionnaire des termes de médecine, chirurgie […] par Bégin, Boisseau, Jourdan et alii, Paris, Béchet-Baillière-Crevot, 1823-1830, il Dictionnaire général de la langue française et vocabulaire universel des sciences, des arts et des métiers […] par F. Raymond, Paris, André-Crochard-Levrault, 1832).

Il francese cardiopalmie (dal latino cardiopalmia, composta con elementi greci) compare anche nell’edizione livornese del 1833 del fortunato dizionario francese-italiano di Francesco Alberti di Villanova, edito per la prima volta nel 1771-1772 (Marsiglia, Jean Mossy), dove la voce è lemmatizzata in appendice insieme ad altre parole e così tradotta: “T. de méd. Cardiopalma, cardiopalmia, palpitazioni del cuore”. È questa la prima attestazione italiana al momento nota sia della variante cardiopalma, sia di cardiopalmia, voce che il maggiore dizionario storico dell’italiano, il citato GDLI, non registra, e che ritroviamo in altri documenti specialistici dell’epoca (si veda ad es. la relazione sulla Nevrosi cerebro-spinale isterica […] del dottore padovano A. Francesco Argenti pubblicata negli “Annali universali di medicina” compilati da Annibale Omodei, LXXXVI, f. 256 [aprile 1838], alle pp. 11, 19, 21).

Qualche anno dopo, in Francia, si affaccia, accanto a cardiopalmie, la voce cardiopalme: quando la “Gazette medicale de Paris” del 1846 (n. 25, p. 492) dà notizia al pubblico francese del contributo del dott. Levi appena ricordato, traduce il titolo originario Avvertenze cliniche sul cardiopalmo in Recherches cliniques sur le cardiopalme. E ancora il francese cardiopalme è, insieme a cardiogme e a palpitation du coeur, uno dei sinonimi di cardite, termine che viene lemmatizzato nella tavola delle materie che chiude la settima edizione del Nouveau manuel de médecine homoeopathique (tomo IV) di Gottlieb Heinrich Georg Jahr (Paris, J.-B. Baillière et fils, 1862). Anche per il francese, bisogna tra l’altro notare, vale quanto osservato per l’italiano, ovvero l’assenza di tutte queste voci (cardiopalmie, cardiopalme e cardiogme), a eccezione di cardite, nel dizionario storico di questa lingua, il TLFi: segno che le voci di questo gruppo, in italiano e in francese, pur circolando, non erano ancora emerse del tutto.

Se l’italiano cardiopalmo è tradotto in francese con cardiopalme, è anche possibile che questa parola sia stata talvolta resa in italiano, durante gli anni ’30 o tra gli anni ’30 e ’40, con cardiopalma, come è avvenuto per tante parole francesi in -e, che in italiano sono state rese in -a (dal francese fraise si è avuto l’italiano fresa, dal francese plaque l’italiano placca, dal francese varicelle l’italiano varicella). Si tratta di un’ipotesi possibile, che naturalmente attende di ricevere ulteriori conferme (o correzioni).

Se questo è lo stato delle cose ora ricostruibile per i primi decenni dell’Ottocento, non sorprenderà che la variante in -a abbia continuato a riverberarsi nella letteratura medica italiana fino a fine Ottocento (ad es. nell’“Archivio di psichiatria, antropologia criminale e scienze penali per servire allo studio dell’uomo alienato e delinquente”, IX, 1888, p. 593 e p. 595) giungendo anche nei quotidiani di primo Novecento e, qualche decennio dopo, nel parlato televisivo: chi, il 15 maggio del 1907, abbia avuto tra le mani il “Corriere della Sera” avrà appreso della morte del tenore Giuseppe Filippi, ormai da qualche anno “malato di nefrite e cardiopalma” (p. 4). Similmente, circa cento anni dopo, cardiopalma è giunto all’orecchio di chi nel 2006 abbia seguito il Tg5 della sera (“si sta / evolvendo in questa maniera / mediame- / veramente / un po’ / al cardiopalma”; 4 ottobre) o il programma d’intrattenimento Affari tuoi su Rai Uno (“adesso mi rovina la festa // pronto! infame! // ah ecco! va beh / eh lo so il cardiopalma ce l’ho già io…”; 28 marzo; si cita dal sito del Lessico dell’Italiano Televisivo accessibile dal sito dell’Accademia della Crusca).

Si tratta dunque di una variante originariamente minoritaria che nel corso dei decenni, e soprattutto nel corso del Novecento, si è diffusa largamente specialmente nella lingua corrente e fuori dal linguaggio specialistico, dove cardiopalmo continua a essere ben radicato. La fortuna di cardiopalma nell’uso non specialistico novecentesco e successivo – chiudendo così con ultime considerazioni ipotetiche questa nota – può ricondursi a due ragioni concomitanti.

Avrà intanto contato la tendenza generale dell’italiano a dare ai nomi d’agente di sapore greco l’uscita in -a (avevano ad es. -os nell’etimo greco: analfabeta, pediatra, parassita, stratega), come osservò a suo tempo il grande linguista Bruno Migliorini (si veda il saggio I nomi maschili in -a, in Id., Saggi linguistici, Firenze, Le Monnier, 1957, pp. 53-108, spec. pp. 59-60).

A questa motivazione di fondo se ne potrebbero aggiungere altre due, che riguardano più da vicino la nostra parola. La prima potrebbe consistere nella bassissima produttività di -palmo in italiano (attualmente ristretta a pochissimi termini tecnici: oltre al nostro cardiopalmo, possiamo ricordare ad esempio voci molte tecniche come arteriopalmo ‘accentuata pulsatilità di un’arteria’ e ponopalmosi ‘palpitazione cardiaca dovuta a sforzo’): una circostanza che potrebbe aver impedito al parlante medio non specialista di riconoscere in -palmo un elemento dotato di una sua piena autonomia semantica e morfologica, peculiarità che era viceversa molto riconoscibile in cardio- per via dei composti, molto numerosi e di circolazione spesso comune, a cui il prefissoide aveva dato luogo (cardiologo, ecocardiogramma, cardiopatia).

La seconda è che nella coscienza del parlante comune questa assenza di autonomia e quindi di riconoscibilità di -palmo sia stata compensata da una forma in -a percepita come possibile alternativa alla forma in -o per analogia con la coppia di voci semanticamente contigue palmo / palma (della mano), benché etimologicamente distinte (al dubbio Palmo o palma della mano? risponde Barbara Fanini in questa stessa rubrica; si veda anche, più distesamente, il suo contributo Osservazioni sul «palmo» della mano, in “Studi di Lessicografia Italiana”, XXXII, 2015, pp. 5-31).


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