Consulenze linguistiche

Nei dintorni di mettere

  • Cristiana De Santis
SOTTOPOSTO A PEER REVIEW

DOI 10.35948/2532-9006/2023.29064

Licenza CC BY-NC-ND

Copyright: © 2023 Accademia della Crusca


Quesito:

Alcune domande giunte alla redazione ci interrogano sull’uso del verbo mettere in costruzioni come “mettere a correre qualcosa” e simili.

Nei dintorni di mettere

Tra i verbi italiani, mettere è senz’altro uno dei più usati e con più significati, come mostra la lunga serie di accezioni elencate in un qualsiasi dizionario dell’italiano corrente. Rientra inoltre nella categoria di quei verbi cosiddetti “leggeri” (chiamati tecnicamente “verbi supporto”) che possono dar luogo a costruzioni complesse dal significato unitario (es. mettere a posto ‘sistemare’, mettere da parte ‘conservare’, mettere al corrente ‘informare’, mettere le ali  ‘correre veloce’ ecc.; si veda la lista di “polirematiche” in calce alla voce mettere nel Nuovo De Mauro, o le tante espressioni attestate sotto la voce mettere nel Dizionario dei Sinonimi e Contrari Treccani).

Alcuni dubbi che ci sono stati posti riguardano la preposizione selezionata dal verbo mettere nelle costruzioni che reggono un nome. Dal momento che si tratta di espressioni cristallizzate, la preposizione è tendenzialmente fissa, e non può essere sostituita da un’altra preposizione, per cui si dice ad esempio mettere in soggezione e non mettere a soggezione (per rispondere a E. S. che scrive da Catania). In alcuni casi, se usiamo una preposizione al posto di un’altra, cambia il significato della locuzione, come nel caso di mettere da parte ‘accantonare’ o ‘conservare’, che ha un significato diverso rispetto a mettere a parte ‘informare’. L’estensione della preposizione a potrebbe essere in questo caso legata a usi regionali, come nell’espressione mettere a parcheggio (segnalataci da R. De C. di Salerno), impiegata in senso proprio o figurato (come il verbo corrispondente parcheggiare): a Sud di Roma, infatti, si osserva una sovraestensione della preposizione a, utilizzata spesso al posto di in (come nell’espressione a studio). Notiamo tuttavia che in questo caso potrebbe aver agito anche l’influenza di usi burocratici, come mostra la diffusione di espressioni del tipo “zona (adibita alla) messa a parcheggio”.

L’espressione mettere a tema, di cui ci viene chiesto il significato (C. C. da Pavia), vuol dire “mettere al centro” di un discorso (o di un dibattito) un tema, un argomento. Il tema (topic in inglese), all’interno di una frase o di un testo, è la parte collocata solitamente all’inizio, in prima posizione. Lo stesso tema scolastico, in origine, era l’argomento indicato in testa a un compito di composizione. Per quanto riguarda la preposizione, che all’interno della locuzione si svuota del suo significato, vale la pena notare che in inglese l’espressione equivalente seleziona la preposizione on ‘su’ (on topic).

L’espressione mettere a sistema (segnalata da E. A. da Pavia) si è diffusa nel linguaggio politico e aziendale con il significato di ‘mettere in relazione più elementi in modo che formino un insieme coerente e organico’, quindi ‘pianificare’, con particolare riferimento allo sviluppo di un discorso, di un programma, di una strategia. Questo è un esempio recente tratto dal discorso di un politico abruzzese: “Questa Giunta targata centrodestra continua a dimostrarsi incapace di mettere a sistema le risorse” (Pettinari (M5s): “Giunta regionale incapace di mettere a sistema le risorse”, laquilablog.it, 27/2/2023).

L’espressione deriva probabilmente dal linguaggio matematico, in cui mettere a sistema (come il verbo equivalente sistematizzare, dal francese systématiser) equivale a ‘trovare soluzioni comuni’; da qui si è diffusa attraverso il linguaggio informatico. Anche in questo caso possiamo notare che la preposizione può variare nel passaggio da una lingua all’altra (in francese di usa la preposizione en ‘in’: mettre en système).

Un’altra espressione “nuova”, particolarmente diffusa nel linguaggio politico e aziendale, è mettere a terra, con valore di ‘impiegare le risorse per raggiungere obiettivi concreti’, secondo una metafora ripresa dall’ambito dell’ingegneria automobilistica (alla stregua di mettere in pista), e non da quello sportivo o elettrotecnico, come si potrebbe pensare. Su questo tema ha scritto Michele Cortelazzo, da cui riprendiamo un esempio tratto da un discorso del 15 dicembre 2020 di Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna (e in quel periodo anche della Conferenza delle Regioni): “abbiamo urgenza di sapere dal Governo quali sono i progetti che intende mettere a terra” (l’espressione ricorre nei discorsi dei politici, in genere con riferimento alle risorse economiche del PNRR).

Con la stessa accezione ci viene segnalata (G. A. dalla città metropolitana di Cagliari) una costruzione comune sia al linguaggio politico-amministrativo che all’italiano parlato in alcune regioni. Si tratta di mettere a correre, usata da politici e giornalisti sardi con il significato di ‘movimentare’, ‘stanziare’ soldi (per es. per la realizzazione di grandi opere). La costruzione ricalca l’espressione sarda registrata dal dizionario online Ditzionàriu in línia de sa limba e de sa cultura sarda di Mario Puddu (s. v. dinài) con il significato di ‘spendere’: pònnere a cúrrere su dinari (o ponni a curri su dinai, nella variante campidanese segnalataci da Cristina Lavinio).

Questo è un esempio preso dalla nota stampa del Consiglio Regionale della Sardegna del 29 novembre 2022 (a parlare è l’assessore al bilancio Giuseppe Fasolino): “Riconosco alle opposizioni grande senso di responsabilità, ogni qualvolta noi dovevamo portare un provvedimento per mettere a correre delle risorse abbiamo trovato nell’opposizione disponibilità e dialogo”.

Anche le altre attestazioni trovate in rete confermano il ricorrere della costruzione in contesti analoghi e con oggetti di ambito economico: fondi, contributi, milioni di euro ecc.

La costruzione del verbo mettere seguito da una frase all’infinito, oltre che dall’oggetto diretto, è comunque attestata nei dizionari sincronici di italiano; per esempio il Sabatini Coletti la riporta con il significato di ‘porre qualcuno a svolgere un determinato compito, o qualcosa a subire un effetto’: m. il vigile a dirigere il traffico; m. i panni ad asciugare. Si tratta di un uso del verbo con funzione di causativo: mettere in questo caso equivale a far fare o lasciare, ma con una un’accentuazione della componente agentiva, cioè della volontà e responsabilità del soggetto pubblico che colloca (burocraticamente alloca) le risorse.

Un’altra espressione che ci viene segnalata dalla Sardegna (C. M. da Palau) è mettere a perdere qualcuno, usata con significato analogo ad altri modi di dire del tipo di ‘mettere alle strette, alle corde, in croce’. Si tratta di un’espressione gergale con circolazione ristretta. In rete ne troviamo pochi esempi, tra cui uno tratto dalla trascrizione dell’audizione del generale Nicolò Bozzo da parte della Commissione d’inchiesta su stragi e depistaggi del 21 gennaio 1998: “[Morelli] ha scritto un libro, aveva voglia di farlo, gli piaceva, mi ha messo a perdere perché gli fornissi elementi”. L’espressione risulta attestata anche precedentemente, in un testo del 1965, i Ragionamenti pastorali del monsignor Alessandro Sperelli (Roma, a spese di Guglielmo Hallé Libraro, 1664, Parte II, Ragionamento VII, p. 80), in cui si invita a “mortificare quell’interne passioni che tante volte ci hanno inquietati, e che tante fiate ci hanno messi a perdere, e che sono nudrici de vitij, e madrigne delle Virtù” (fonte Google libri).


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