DOI 10.35948/2532-9006/2026.43647
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Le abbreviazioni nella storia
L’impiego delle abbreviazioni (abbreviature nell’italiano antico), una categoria che comprende forme contratte, sigle e acronimi, è una pratica antica che ritroviamo già nelle epigrafi latine e poi nelle scritture manuali su diversi supporti (tavolette, pergamena, carta). Le esigenze originarie che spingono ad accorciare e modificare le parole, oltre al risparmio di spazio, sia sulla pietra che sulla carta, sono quelle di economizzare sulle spese per i materiali e di ridurre la fatica degli incisori e degli amanuensi. Da un bisogno molto concreto dei “professionisti” della scrittura, l’adozione di forme “brevi” diventa sempre più sistematica e convenzionale: una testimonianza in questo senso è rappresentata già dalle cosiddette Note tironiane (che prendono il nome dal loro primo compilatore Marco Tullio Tirone, segretario di Cicerone, e sono collocabili intorno al 63 a.C.), una consistente lista dei simboli (inizialmente circa 4.000) adottati per abbreviare parole ricorrenti o sostituire parti iniziali (come radici verbali) o finali (desinenze frequenti) di parole, raccolti in un repertorio sistematico che nel corso dei secoli si tramanda tra i copisti (in particolare nei monasteri in epoca Medievale) e si arricchisce continuamente di nuovi simboli fino a contare circa 13.000 abbreviature. Un aumento considerevole che sembra seguire di pari passo il progressivo sviluppo della scrittura manuale e la massima espansione della pratica dei copisti medievali. Accennare a questa notevolissima presenza di forme abbreviate già nell’antichità ci serve, in alcuni casi, a rintracciare l’origine del significato di alcuni segni che ancora oggi troviamo disseminati nei testi. Curioso, ad esempio, che quella @ ormai così familiare nella nostra esperienza di scriventi derivi molto probabilmente da una a realizzata in grafia mercantesca con la “gambina” allungata e svolazzante che stava a indicare l’unità di misura di peso o capacità dell’anfora (rappresentata appunto solo con la a iniziale, cfr. Giorgio Stabile, L’icon@ dei mercanti) che successivamente, in area anglosassone, ha assunto il valore contabile at (the price of) e in Italia pare sia stata usata come abbreviazione di Addì. Il passaggio ulteriore, determinante per la fortuna successiva della nostra chiocciola, è stato il suo inserimento nella tastiera della macchina da scrivere (nella Caligraph No. 3 Commercial model del 1884) e, quasi un secolo più tardi, nel 1972, la scelta dell’ingegnere programmatore americano Ray Tomlinson di utilizzare @ come simbolo separatore degli indirizzi di posta elettronica, fissandone così il significato inizialmente inequivocabile (per una trattazione più ampia, si rimanda a Paoli, Significato e origine del simbolo @ denominato comunemente chiocciola). Attualmente il simbolo ha esteso le sue funzioni nel web (riduzione alla sola testa del sintagma World Wide Web, abbreviato nella sigla www), nelle chat usata prima del nickname degli operatori del canale e in Twitter (adesso X) per introdurre il nome dell’utente.
Prima di arrivare alla rivoluzione digitale e alla miriade di sigle che ha portato con sé, già nei secoli precedenti, le diverse forme di abbreviazioni hanno investito tutti i campi del sapere, in particolare quelli scientifici e fortemente formalizzati, per esigenze di brevità e univocità, caratteristiche dei linguaggi specialistici.
Basti pensare alle sigle convenzionali a livello internazionale degli elementi chimici (O, ossigeno; H, idrogeno; Cu, rame; Cl, cloro), delle unità di misura (m, metro; kg, chilogrammo; Pa, pascal; N, newton) o, limitandoci all’ambito linguistico, le abbreviazioni con cui si indicano le categorie lessicali e grammaticali in italiano (ad esempio agg. aggettivo, pron. pronome, m. maschile, f. femminile, sing. singolare, plur. plurale). Come si può notare, anche su questi pochi esempi, i criteri di abbreviazione possono essere vari e produrre esiti grafici e fonologici molto diversi: gli elementi chimici sono tutti con la maiuscola iniziale (solo maiuscola quando sia un unico grafema) e vengono pronunciati lettera per lettera; le unità di misura hanno normalmente la minuscola iniziale eccetto quelle costruite su un nome proprio, possono essere costituite da uno o due grafemi e sono pronunciate come parole intere; le abbreviazioni delle categorie grammaticali sono scritte con la minuscola iniziale. Queste ultime variano però per lunghezza, da un unico grafema a molti (pronom., pronominale, ad esempio arriva a sei!), sono normalmente pronunciate nella loro forma estesa e talvolta prevedono lettere doppie (come agg. e avv.), esito dell’abbreviazione della prima sillaba e l’attacco della seconda, in analogia con altre forme, come alcuni titoli professionali (dott., avv.), o app per appendice e più recentemente application (o applicazione). Un settore che nel tempo ha generato una quantità davvero smisurata di sigle e accorciamenti di ogni genere è quello burocratico-amministrativo poi aziendale, dal momento in cui si è cominciato ad applicare principi di gestione aziendale anche alle istituzioni pubbliche (Sanità, Scuola, Università): i documenti di questi Enti, prime fra tutte la scuola (su cui ritorneremo più avanti), si presentano spesso come una sequenza ininterrotta di forme abbreviate (intervallate talvolta da qualche anglismo, non sempre necessario), accorciati e “semplificati” a tal punto da rendere la lettura un percorso a ostacoli anche per chi nella scuola ci lavora.
Questa proliferazione di sigle nella Pubblica Amministrazione (ormai PA!) ha subìto una forte spinta anche dal contemporaneo avvento, rapido e pervasivo, della diffusione privata dei mezzi di comunicazione digitali. Negli ultimi trent’anni, si sono moltiplicate le forme di scrittura digitale sempre più estese e accessibili a tutti e con esse sono tornate attuali le esigenze di brevità e migliore sfruttamento dello spazio: forse ce ne stiamo dimenticando, ma i primi sms (sigla per Short Message System) e le prime chat imponevano un numero limitato di caratteri oltre i quali le tariffe del servizio aumentavano e questo, insieme alla creatività dei più giovani ̶ certamente gli utenti più numerosi di questi media ̶ ha prodotto un aumento esponenziale di forme tachigrafiche, contrazioni e sigle di ogni sorta: per l’italiano solo alcuni esempi tra i più conosciuti, cmq ‘comunque’, grz ‘grazie, qlcs/qcn ‘qualcosa/qualcuno’ tvb ‘ti voglio bene’; molti di più quelli costruiti su base inglese, da FAQ ‘frequently asked questions’, LOL ‘Laughing Out Loud’, OMG ‘oh my god’. Un caso a parte, che sembra aver generato una vera e propria lingua speciale, è quello dei giochi di ruolo online (per questo si rimanda a Francalanci 2018), il cui lessico si è arricchito, oltre che di prestiti adattati e non adattati, di calchi, parole macedonia e neologismi oltre che di molte abbreviazioni (ad es. Pink per pink ward letteralmente ‘difesa rosa’, in italiano ‘lume’ ovvero uno strumento di difesa che consente di vedere in punti nascosti), acronimi e sigle (AFK acronimo di away from keyboard, frequente in “andare afk” per ‘allontanarsi dal computer momentaneamente’; BG sigla per bad game nel senso di ‘brutta partita’).
Classificazione delle abbreviazioni: sigle, acronimi, accorciamenti
Finora abbiamo parlato in generale di forme abbreviate, ma i linguisti hanno preso in esame il fenomeno e hanno cercato di dare una classificazione, il più coerente possibile (nonostante il terreno molto scivoloso), a questo tipo di formazioni (si rimanda almeno a Thornton 2004, Merlini Barbaresi 2007 e D’Achille 2017). Vediamo in ordine.
La sigla, probabilmente parola derivata dalla forma abbreviata (per l’appunto!) dell’espressione latina singŭla (littera) ‘unica lettera’, rientra solitamente nella categoria lessicale del nome ed è costituita dalla “lettera o le lettere iniziali di una o più parole usate convenzionalmente come abbreviazione al posto della denominazione per esteso” (GRADIT). La sigla più familiare a tutti è quella formata dalle iniziali del proprio nome e cognome da cui, tra l’altro, deriva il verbo siglare nel significato di ‘apporre le proprie iniziali per contrassegnare un documento’, ma gli esempi non si contano e basta aprire una qualsiasi pagina di giornale (o ancora di più, la tavola delle sigle che alcuni dizionari, come lo Zingarelli, allegano in fondo al lemmario) per trovare immediatamente una messe sterminata di sigle, dalle più comuni e conosciute, basti pensare a ABI (Associazione Bancaria Italiana), ACI (Automobile Club d’Italia), BCE (Banca Centrale Europea), CAI (Club Alpino Italiano), CAP (Codice Avviamento Postale), CF (Codice Fiscale), e poi IA (Intelligenza Artificiale), UE (Unione Europea), senza considerare tutte le sigle con cui si indicano i nomi di nazioni e province o che rimandano a organizzazioni sindacali (CGIL, CISL, UIL, ecc.), di partito (DC, PCI, PD, FI, M5S, PSI, ecc.), le associazioni di categoria (CIA, CNA, ecc.), per arrivare a comprendere nomi di enti (ENI Ente Nazionale Idrocarburi), servizi (CUP Centro Unico di Prenotazione), dispositivi (LIM lavagna interattiva multimediale) che si creano per denominare in forma sintetica nuove realtà, anche molto specifiche, interne ad ambiti specialistici (si pensi solo in ambito medico-sanitario a TAC, ECG) o, magari, del tutto occasionali e destinate a sparire in un breve arco di tempo.
L’acronimo è anch’esso un nome che risulta dalla pronuncia di lettere o sillabe iniziali adoperate in funzione di sigla, con la differenza di dar luogo a una sequenza, talvolta anche equivalente a una parola di senso compiuto, pronunciabile nella sua interezza e non necessariamente da compitare lettera per lettera, come, ad esempio, ISTAT (Istituto centrale di STATistica), NETTUNO (NETwork Teledidattico per L’UNiversità Ovunque), PRESTO (PREServation TechnOlogy), ERASMUS (European Region Action Scheme for the Mobility of University Students). Una notevole fioritura di sigle e acronimi si è vista, ad esempio, negli ultimi decenni nelle denominazioni dei ministeri, come MAECI (Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale); MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), più volte scisso e riunificato con conseguente modifica delle sigle: da MPI, Ministero della Pubblica Istruzione, e MURST Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica i due poi si fusero nel MIUR, nuovamente scisso in MUR (Ministero dell’Università e della Ricerca) e MIM (Ministero dell’Istruzione e del Merito); MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze); MISE Ministero dello Sviluppo Economico) adesso MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy); MIBACT (Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo) adesso MIC (Ministero della Cultura). Anche il settore della ricerca scientifica internazionale si avvale dell’impiego delle sigle, oltre che per economizzare spazio nella scrittura, per ridurre la ripetizione di lunghe sequenze di termini tecnici e favorire una standardizzazione, basata sull’inglese, delle diverse terminologie disciplinari.
L’accorciamento, infine, è l’esito della riduzione di una parola che mantiene una sua interezza nella pronuncia e nella grafia oltre a una sostanziale coerenza semantica (es. auto da automobile, moto da motocicletta, ecc.). Si tratta, anche in questo caso, di un fenomeno in espansione, specialmente in ambito commerciale e aziendale: si pensi solo a forme ormai lessicalizzate come info per informazioni, promo per promozione (anche con valore aggettivale di promozionale), dia per diapositiva.
Usi e problemi di inserimento delle sigle nei testi
Tali effetti positivi di sintesi vengono raggiunti a condizione che non si ecceda nella frequenza di modifiche e in un impiego poco attento alle competenze dei destinatari: una raccomandazione generale, sempre valida, è quella di accompagnare le abbreviazioni tecniche, soprattutto alla prima occorrenza in un testo, con la forma sciolta, possibilmente tradotta (nei casi di sigle e acronimi su base straniera) e definita, garantendone così, non solo la massima comprensibilità, ma anche l’esplicitazione delle caratteristiche morfosintattiche necessarie a stabilire il genere da attribuire alla sigla stessa (che può variare in base al genere dell’elemento portante della sequenza) e quindi la corretta applicazione dell’accordo morfologico.
La scelta di inserire sigle e abbreviazioni dovrebbe essere sempre ponderata su fattori di leggibilità e sulle caratteristiche dei destinatari di un testo: la leggibilità, infatti, può essere compromessa sia da una quantità eccessiva di abbreviazioni, sia da tipologie di sigle molto tecniche il cui significato è noto soltanto in ambiti ristretti; e qui interviene il fattore destinatari per cui è fondamentale tenere ben presente a chi arriverà il testo. Si raccomanda pertanto di fare estrema attenzione, soprattutto nella comunicazione pubblica, snodo cruciale tra amministrazione e cittadinanza, a limitare l’impiego di sigle non strettamente necessarie e soprattutto non comuni e quindi poco, o per niente, conosciute. I problemi di decodifica che possono presentare tutte le forme di abbreviazione in questa tipologia di testi sono oggetto di analisi ormai da molti anni, almeno da quando si è cominciato a lavorare sulla semplificazione dei testi amministrativi e si sono redatti manuali e codici di stile ad uso degli Uffici pubblici. Già alla raccomandazione 20 (p. 47) del Codice di Stile, pubblicato nel 1993 a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Funzione pubblica, a proposito dell’abbondanza di sigle, abbreviazioni e acronimi, si precisa che: “Essi fanno parte del gergo giuridico o di quello delle amministrazioni e non del linguaggio comune; pertanto, vanno scritti per esteso o evidenziati (con un asterisco, in neretto, ecc.) la prima volta che compaiono nel testo e spiegati in un glossario a fine testo”. Queste prime “raccomandazioni” ufficiali hanno funzionato da punto di riferimento per molti enti pubblici locali e nazionali che si sono via via dati criteri di maggiore trasparenza nella redazione degli atti, seppur continuando a mostrare una propensione alla generazione di nuove sigle non sempre ben gestite negli usi. Nel suo volume Il linguaggio amministrativo (Carocci, 2021), Michele Cortelazzo dedica un paragrafo a sigle e abbreviazioni (pp. 34 e sgg.) in cui propone, tra l’altro, numerosi esempi di “sigle in uso in vari settori dell’amministrazione pubblica, spesso scarsamente trasparenti per gli stessi burocrati, se operano in altri settori”, e tra queste emergono, ad esempio, “OIV (Organismo Indipendente di Valutazione), PAR (Piano Attuativo Regionale), PAT (Piano di Assetto del Territorio), POF (Piano dell’Offerta Formativa), PUA (Piano Urbanistico Attuativo), PUC (Progetti Utili alla Collettività), PUT (Piano Urbano del Traffico), PZA (Piano di Zonizzazione Acustica), RUP (Responsabile Unico del Procedimento), SSD (Settore Scientifico Disciplinare), SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive)”. Un enorme sviluppo di sigle e riduzioni è riscontrabile anche nell’ambito medico-sanitario, altro settore delicato dal punto di vista della comunicazione pubblica. CUP Centro Unico di Prenotazione, DAE Defibrillatore automatico esterno, FSE Fascicolo sanitario elettronico, LEA Livelli essenziali di assistenza, LEP Livelli essenziali di prestazione, LEPS Livelli Essenziali di prestazione sociale, MMG Medico di medicina generale, PAS Pubbliche Assistenze Sanità, PLS Pediatra di libera scelta, PS Pronto Soccorso, PUA Punto Unico di Accesso, SCA Servizio di continuità assistenziale, SDO Scheda di dimissione ospedaliera sono soltanto alcune delle sigle più ricorrenti nell’esperienza dei cittadini con la Sanità pubblica, un settore che già per la sua terminologia non è di impatto immediato. Per facilitare l’orientamento degli utenti sono ormai numerosi i glossari in rete, tra cui segnaliamo Le parole della salute curato da Kevin De Vecchis (con la direzione di Paolo D’Achille), disponibile in rete grazie a una convenzione tra l’Accademia della Crusca e Federsanità Toscana.
Un altro ostacolo alla comprensione testuale può nascere in presenza di sigle identiche formalmente, nate però in tempi e contesti diversi e che rimandano a referenti differenti: in questi casi, l’ambiguità può generare fraintendimenti, soprattutto in presenza di coppie in cui una delle due sigle sia più comune, uscita dall’uso esclusivo di ambiti specialistici e quindi conosciuta, e l’altra invece recente o limitata. Un caso del genere si ha con AD che identifica sia il diffusissimo Amministratore delegato, sia la recente figura scolastica dell’Animatore digitale. Si tratta di un docente interno alla scuola incaricato dal Dirigente scolastico e dal Direttore amministrativo di organizzare e promuovere attività che riguardino l’innovazione digitale, dall’allestimento di ambienti di apprendimento per la didattica digitale integrata e la gestione dei registri elettronici e degli archivi in cloud, fino all’organizzazione di attività che mirino allo sviluppo del pensiero computazionale. La sovrapposizione può essere anche molto più estesa come nel caso, ad esempio, di CC che può rimandare a Carabinieri, ma anche a Corte costituzionale, Codice civile, Camera di Commercio e, in ambito scolastico, Classe di concorso: una selva in cui diventa davvero difficile orientarsi senza lo scioglimento della sigla che ne renda trasparente il significato alla sua prima citazione all’interno del testo, né il contesto è sempre sufficiente a disambiguare.
Ma i problemi che le sigle possono generare non sono limitati all’ambito semantico, senza dubbio quello che incide maggiormente sulla comprensione generale di un testo, ma si estendono a più aspetti grammaticali e morfosintattici (su questo rimando anche alla scheda Sigle, pubblicata sul sito dell’Accademia della Crusca). A livello grafico le incertezze più frequenti riguardano l’uso delle maiuscole (o minuscole) e l’inserimento o meno del punto tra una lettera e l’altra. Per la prima questione diciamo subito che non ci sono regole nette, anche se l’uso pare aver fissato per alcune sequenze la grafia con tutte maiuscole laddove ciascuna lettera corrisponda, una volta sciolta la sigla, all’iniziale di una parola piena e autonoma (UE Unione Europea, OGM Organismi geneticamente modificati, BES Bisogni educativi speciali, ecc.); nei casi in cui, invece, una sigla preveda l’inserimento di preposizioni e congiunzioni o altre lettere oltre l’iniziale (essenzialmente negli acronimi), queste ricorrono più frequentemente con la minuscola: ADG (Autorità di Gestione), CDC (Consiglio di Classe), oppure AGE (Associazione Genitori), IEFP (Istruzione e Formazione Professionale). Il punto tra una lettera e l’altra è un fenomeno in deciso regresso nella pratica contemporanea, spiegabile almeno da due ragioni: sono più rare le sigle create già con i punti e la resa delle lettere intervallate dai punti richiede maggiore tempo e attenzione nella scrittura, sia manuale che digitata. Non si escludono comunque casi di alternanza (ad esempio CGIL e C.G.IL. o DSGA e D.S.G.A. per Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi).
Premesso che le sigle rientrano, nella maggior parte dei casi, nella categoria lessicale dei sostantivi (possono raramente assumere valore aggettivale, del tipo “il piano USA” o “il deputato PD”), dal punto di vista morfologico, vengono integrate nei testi secondo le normali regole di accordo ed è quindi necessario attribuire loro un genere, maschile o femminile, sulla base del quale scegliere le forme degli articoli e degli eventuali aggettivi che le accompagnano. Una sigla prende solitamente il genere del nome “portante” (tecnicamente testa) tra quelli che la compongono, per cui la BCE (Banca centrale europea) è femminile, come del resto tutte le sigle che sintetizzano il nome di banche, perché l’elemento semantico principale è Banca cui si aggiungono le qualificazioni centrale ed europea. Questo processo risulta meno immediato di fronte a sigle poco note, o che si riferiscono a referenti diversi, ma facilmente sovrapponibili (si veda il caso del genere di tgr, su cui ha giocato la sovrapposizione tra ‘testata giornalistica’, femminile e ‘telegiornale regionale’, maschile), o ancora per sigle realizzate sulla base di una lingua straniera, solitamente l’inglese: in tutti questi casi risulta ancor più opportuno sciogliere e tradurre le parole nascoste dietro le iniziali per stabilire quale, nell’insieme, abbia la funzione di testa (cfr. Genere dei forestierismi).
Merita qualche considerazione anche la pronuncia che può rispondere a criteri diversi: ci sono sigle che vengono lette come parole unitarie, ad esempio cisl, opa, colf, ecc., e altre in cui invece si pronuncia ogni singola lettera come CGIL cigielle, tra l’altro con una sola i, PR pierre, PM piemme (entrambi usati sia al maschile che al femminile a seconda del genere del professionista a cui si fa riferimento), CT cittì (anche scritto in forma estesa), TV sciolto ormai in tivù, senza raddoppiamento della v proprio della pronuncia dell’italiano standard di base tosco-fiorentina. La prima soluzione riguarda quelle sigle che presentano una sequenza di suoni compatibile con la fonologia dell'italiano, mentre la seconda viene preferita quando siano presenti sequenze di consonanti altrimenti impronunciabili. Talvolta le due modalità convivono per cui ad esempio per aids possiamo avere la pronuncia àids oppure aidièsse.
Da linguista, mi sia concessa un’ultima carrellata sulle molte sigle che identificano dizionari o titoli di riviste specialistiche, una pratica peraltro diffusa in tutte gli ambiti scientifici. Anche in questi casi i criteri di formazione possono cambiare: per i dizionari, ad esempio, si possono utilizzare le iniziali dei cognomi degli autori, come TB (Tommaseo-Bellini) o DO (Devoto-Oli) o, più frequentemente, il titolo ridotto ad acronimo: per citare solo i più frequenti e utilizzati il GRADIT (Grande Dizionario Italiano dell’Uso, anche in forma ulteriormente abbreviata GDU), il GDLI (Grande Dizionario della Lingua Italiana), il TLIO (Tesoro della Lingua Italiana delle Origini), il DELI (Dizionario Etimologico della Lingua Italiana), il DEI (Dizionario Etimologico Italiano), il DOP (Dizionario di Ortografia e Pronunzia) il VD (Vocabolario Dantesco), il VFC (Vocabolario del Fiorentino Contemporaneo), oppure le due soluzioni possono mescolarsi come accade per il DISC (Dizionario Italiano Sabatini Coletti), primo dizionario con un CD-ROM allegato, cui appunto la sigla stessa vuole fare riferimento.
Le sigle che identificano riviste si basano sul titolo, ma possono essere modificate per evitare doppioni: è il caso di SLI ‘Studi Linguistici Italiani’ (che coincide però con la sigla della Società Linguistica Italiana) e SLeI ‘Studi di Lessicografia Italiana’ in cui è stata aggiunta quella e minuscola (che forma con L la prima sillaba di lessicografia) proprio per distinguerla da quella precedente; e poi SFI (Studi di Filologia Italiana), RID (Rivista Italiana di Dialettologia), CPV (anche CpV, La Crusca per Voi), ID (Italiano Digitale), LN (Lingua Nostra), solo per citarne alcune.
Se anche la scuola annega in un mare di sigle
Come abbiamo accennato, l’impiego delle sigle coinvolge tutti i settori della Pubblica amministrazione: lo scopo primario dovrebbe essere quello di produrre testi più asciutti e sintetici, ma quando il ricorso alle abbreviazioni diventa eccessivo (se non addirittura sconsiderato) si arriva a compromettere la chiarezza e, di conseguenza, la comprensibilità. In questo panorama, la Scuola (in particolare a partire dalla Legge 107 del 13 luglio 2015, cosiddetta La Buona Scuola) sembra davvero essere diventata una fucina inarrestabile di una miriade di nuove sigle che di volta in volta, nel susseguirsi di riforme e cambiamenti, hanno appesantito ulteriormente, non solo i documenti connessi alle procedure burocratiche, ma l’intera attività didattica degli insegnanti e di tutto il personale coinvolto nel processo educativo di ogni ordine e grado. La dimostrazione delle difficoltà che produce, anche all’interno delle stesse scuole, questa proliferazione di sigle e abbreviazioni di ogni genere, è rappresentata dalla ricca produzione di glossari che molti Istituti hanno approntato ad uso interno (ma resi accessibili attraverso i loro siti) per mettere a disposizione di tutti una bussola che aiuti ad orientarsi in questa “giungla di sigle” e che permetta di decifrare il significato di questi termini misteriosi. Lanciando una semplice ricerca in rete (con Google, pagine in italiano 10/11/2025) della stringa “glossario sigle scolastiche” si ottengono circa 20.000 risultati: ai materiali messi a disposizione dai singoli Istituti scolastici si aggiungono prontuari allestiti da docenti e liste di nuovi ingressi, anche molto nutrite, pubblicate da alcune tra le più note riviste di notizie scolastiche come Orizzontescuola e Tecnica della scuola.
Il numero particolarmente elevato (e in costante aumento) delle sigle in ambito scolastico è dovuto alla confluenza di più ambiti da cui le abbreviazioni arrivano al mondo della scuola: quello burocratico amministrativo per riferirsi a normative e regolamenti, funzionale alla comunicazione tra gli istituti scolastici e gli altri Enti (locali e centrali); quello connesso alle funzioni gestionali e organizzative interne ai singoli istituti; quello più strettamente didattico che va dalle denominazioni degli indirizzi e percorsi scolastici all’articolazione del sistema educativo, con particolare attenzione all’inclusione, alla progettazione formativa e alla valutazione degli istituti. Tra le moltissime raccolte disponibili in rete, ne segnalo solo una tra le più nutrite e in continuo aggiornamento: La scuola attraverso gli acronimi (accessibile anche dal sito di Orizzontescuola, presente nella lista sotto la sigla OS!) che conta attualmente più di 500 sigle in ordine alfabetico e riferibili ai più vari settori. Un numero abbastanza nutrito è rappresentato da quelle cadute in disuso o sostituite da altre a causa di modifiche nelle normative. La Scuola è oggetto di riforme e modifiche continue da parte dei governi che spesso lasciano la loro impronta, più formale che sostanziale, nella sostituzione delle etichette con cui si identificano figure, nuovi organismi e processi. Solo per fare un paio di esempi: ormai da più di vent’anni l’immissione in ruolo dei docenti passa da corsi abilitanti che inizialmente avevano il nome di SSIS (Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario), che ha poi lasciato il posto dall’anno di corso 2008/2009 al TFA (Tirocinio Formativo Attivo) e dal 2013 ai PAS (Percorsi Abilitanti Speciali, cui si sono affiancati per un periodo i fit Formazione Iniziale e Tirocinio) che attualmente corrispondono ai PF (in alcuni casi anche PeF, Percorsi Formativi abilitanti per un numero variabile di crediti); un altro esempio di sostituzione di sigle riguarda le attività di orientamento (divenute strutturali e obbligatorie), in particolare i PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento), ex ASL (Alternanza Scuola Lavoro) che si sovrapponeva, tra l’altro, alla ben più nota e diffusa Azienda Sanitaria Locale.
Già da una prima lettura del glossario si nota una certa disomogeneità per cui sono comprese sia sigle non esclusivamente scolastiche come CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro), EF (Esercizio Finanziario), GU (Gazzetta Ufficiale), INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro), MEPA (Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione), PEC (Posta Elettronica Certificata), fino a creazioni su basi italiane e inglesi, talvolta molto fantasiose, con cui si cerca di sintetizzare processi e interventi educativi e formativi anche molto complessi e innovativi: tra queste CLIL (Content and Language Integrated Learning), DAD (Didattica A Distanza, rilancio del periodo della pandemia di Covid trattato tra le parole nuove di Crusca), DDI (Didattica Digitale Integrata), LIM (Lavagna Interattiva Multimediale), UDA (Unità Di Apprendimento), ARC (Alternativa all’insegnamento della Religione Cattolica, che a sua volta è indicato con IRC), EAS (Episodi d’Apprendimento Situati, ovvero lezioni che prevedono un’attività multimediale), FAD (Formazione A Distanza).
Il riordino dell’istruzione secondaria di II grado ha portato con sé la nascita di nuove sigle per distinguere gli indirizzi specifici: l’etichetta generica ISIS (Istituto Statale di Istruzione Superiore) può poi frammentarsi in una miriade di specializzazioni come ITIS (Istituto Tecnico Industriale Statale), AFM (Amministrazione Finanza e Marketing), SIA (Sistemi Informativi e Aziendali), RIM (Relazioni Internazionali per il Marketing) e comprendere anche LSU (Liceo Scienze Umane) e LES (Liceo Economico Sociale).
Costanti innovazioni caratterizzano l’ambito dell’inclusione e del sostegno per soggetti con disturbi dell’apprendimento, disabilità o fragilità sociali e psicologiche: qui le sigle possono identificare sia i diversi disturbi, come ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), BES (per indicare gli alunni con Bisogni Educativi Speciali, spesso nominalizzato “il/i BES”, identificando così, in modo scorretto, i disturbi con i soggetti che ne soffrono) sigla che ha sostituito DVA (DiVersamente Abile o DiVersAbile, sigla superata e sostituita dall’espressione “persona o alunno/a con disabilità”), DOP (a scuola Disturbo Oppositivo Provocatorio e non Denominazione di Origine Protetta), sia condizioni che necessitano di particolare attenzione dal punto di vista educativo e linguistico, come nel caso della sigla NAI (Neo Arrivato in Italia), etichetta aggettivale, anche questa spesso usata come sostantivo (il/i NAI), che caratterizza gli alunni esteri arrivati da poco in Italia e che hanno bisogno di corsi intensivi di italiano prima di affrontare lo studio delle altre discipline, o come l’ancora più criptico ELET (Early Leaving from Education and Training) riferito ai giovani che abbandonano prematuramente l’istruzione e la formazione. Come si vede lo spettro è molto ampio e tutte le persone, non solo i docenti, coinvolte nel progetto educativo di ogni singolo studente sono tenute, a seconda del proprio ruolo, a partecipare alla pianificazione e all’attuazione delle attività volte a rendere la formazione il più possibile adeguata ed efficace. Tutto l’iter è scandito da una serie di adempimenti, ciascuno dei quali è immancabilmente contrassegnato dalla sua sigla: dal PARG (Progetto Abilitativo Riabilitativo Globale), di competenza del GOM (Gruppo Operativo Multiprofessionale) che si avvia con l’attestazione di handicap e si sviluppa parallelamente alla DF (Diagnosi Funzionale) con il compito di individuare e raccogliere tutti gli interventi ritenuti utili e necessari ad attivare funzioni e capacità del disabile a partire dall’età infantile fino all’età adulta; per ogni alunno con disabilità certificata il GLO (Gruppo di Lavoro Operativo per l’inclusione degli alunni disabili) redige il PEI (Piano Educativo Individualizzato, da non confondere con il Piano Educativo di Istituto), mentre il PDP (Piano Didattico Personalizzato) è lo strumento di programmazione dei percorsi di apprendimento per gli alunni con DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento). Proprio il GLO è stato notato da alcuni nostri lettori come recente nuovo ingresso tra le mille sigle che ingolfano i documenti e le pratiche scolastiche e, in effetti, lo troviamo inserito nei documenti ministeriali, comunicati e poi lo stesso Decreto Interministeriale M.I. 29.12.2020 (n. 182), che iniziano a essere pubblicati negli ultimi mesi del 2020 durante la preparazione di un nuovo Piano Educativo Individualizzato. Già nel Comunicato del 7/9/2020 si annuncia che: “Al GLO in piena coerenza con il principio di autodeterminazione sancito in sede di Convenzione internazionale per i diritti delle persone con disabilità, potranno partecipare anche studentesse e studenti, nel caso della scuola secondaria di secondo grado”; nel Decreto (Art. 3. 1.) ne è spiegata la composizione e la funzione: “1. Il GLO è composto dal team dei docenti contitolari o dal consiglio di classe e presieduto dal dirigente scolastico o dal suo delegato. 2. Partecipano al GLO i genitori dell’alunno con disabilità nonché, ai fini del necessario supporto, l’unità di valutazione multidisciplinare”. Con un altro Comunicato del 13/1/2021 si precisa che “il PEI [Piano Educativo individualizzato] sarà redatto dal Gruppo di Lavoro Operativo per l’inclusione (il GLO) coinvolgendo l’intero team dei docenti di classe, le famiglie, gli operatori sanitari”.
Le novità contenute nel Decreto, compresa la nuova sigla, vengono quindi illustrate e diffuse dalla stampa specializzata (ad esempio, orizzontescuola.it: Sostegno alunni con disabilità, redazione del PEI spetta al Gruppo operativo inclusione (GLO). Chi partecipa, quali compiti, 19/4/2021) e nei siti di istituti scolastici per fornire linee guida a tutti i soggetti coinvolti. Questa nuova organizzazione, in cui il piano educativo di ogni singolo studente con disabilità è affidato a un gruppo più ampio che riunisce docenti, famiglia, specialisti sociosanitari e, quando possibile, lo stesso studente, è in generale accolto positivamente, se ne apprezzano la collegialità che supporta l’insegnante di sostegno e la visione dinamica della disabilità che richiede strategie variabili nel corso del tempo: tutto questo però è compresso in una sigla, che non solo deve essere esplicitata e “studiata”, ma si aggiunge a una serie di abbreviazioni molto simili, nella forma e, talvolta, anche nella sostanza. Si affianca, ad esempio, al già esistente GLI (Gruppo di Lavoro per l’Inclusione), un gruppo che pare avere funzioni ancora più ampie e di carattere organizzativo; e poi c’è il GIT (Gruppo per l’Inclusione Territoriale, istituito nel 2017) e c’erano, ma non è chiaro se siano stati sostituiti dal nuovo GLO, il GLHI (Gruppo di Lavoro sull’Handicap di Istituto), il GLHO (Gruppo di Lavoro per l’Handicap Operativo) e il GLIR (Gruppo di Lavoro Inclusione Regionale). Un ricco panorama che rivela certo grande interesse verso le questioni dell’inclusione, ma che pone anche il problema della ridondanza e sovrapposizione di sigle che rischiano di inceppare, invece di semplificare, un sistema già molto complesso e articolato.
Nota bibliografica
Lista delle sigle e abbreviazioni citate
ABI = Associazione Bancaria Italiana
ACI = Automobile Club d’Italia
AD = Amministratore delegato / Animatore digitale
AdG = Autorità di Gestione
ADHD = Attention Deficit Hyperactivity Disorder
AFK = away from keyboard (allontanarsi dal computer momentaneamente)
AFM = Amministrazione Finanza e Marketing
AGe =Associazione Genitori
agg. = aggettivo
AIDS = Acquired Immune Deficiency Syndrom (Sindrome da Immunodeficienza Acquisita)
app = appendice / application (applicazione)
ARC = Alternativa all’insegnamento della Religione Cattolica, che a sua volta è indicato con
ASL = Azienda Sanitaria Locale /Alternanza Scuola Lavoro
avv. = avverbio / avvocato
BCE = Banca Centrale Europea
BES = Bisogni Educativi Speciali
BG = bad game (brutta partita)
CAI = Club Alpino Italiano
CAP = Codice Avviamento Postale
CC = Carabinieri / Corte costituzionale / Codice civile / Camera di Commercio / Classe di Concorso
CCNL = Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro
CdC = Consiglio di Classe
CF = Codice Fiscale
CGIL = Confederazione Generale Italiana del Lavoro
CIA = Confederazione Italiana Agricoltori (anche Central Intelligence Agency)
CISL = Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori
Cl = cloro
CLIL = Content and Language Integrated Learning
cmq = comunque
CNA = Confederazione Nazionale Artigiani
colf = Collaboratrice /tore familiare
CPV / CpV = La Crusca per Voi
CT = Commissario tecnico
Cu = rame
CUP = Centro Unico di Prenotazione
DAD = Didattica a Distanza
DAE = Defibrillatore Automatico Esterno
DC = Democrazia Cristiana
DEI = Dizionario Etimologico Italiano
DELI = Dizionario Etimologico della Lingua Italian
DF = Diagnosi funzionale
DISC = Dizionario Italiano Sabatini-Coletti
DO = Devoto-Oli (Vocabolario della lingua italiana)
DOP = Disturbo Oppositivo Provocatorio / Denominazione di Origine Protetta / Dizionario di Ortografia e Pronunzia
dott. = dottore
DSA = Disturbi Specifici dell’Apprendimento
DSGA = Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi
DVA = DiVersamente Abile o DiVersAbile
EAS = Episodi d’Apprendimento Situati
ECG = ElettroCardioGramma
EF = Esercizio Finanziario
ELET = Early Leaving from Education and Training
ENI = Ente Nazionale Idrocarburi
ERASMUS = European Region Action Scheme for the Mobility of University Students
f. = femminile
FAD = Formazione a Distanza
FAQ = frequently asked questions
FI = Forza Italia
FIT = Formazione Iniziale e Tirocinio
FSE = Fascicolo Sanitario Elettronico
GIT = Gruppo per l’Inclusione Territoriale
GLHI = Gruppo di Lavoro sull’Handicap di Istituto
GLHO = Gruppo di Lavoro per l’Handicap Operativo
GLI = Gruppo di Lavoro per l’Inclusione
GLIR = Gruppo di Lavoro Inclusione Regionale
GLO = Gruppo di Lavoro Operativo
GOM = Gruppo Operativo Multiprofessionale
GRADIT / GDU = Grande Dizionario Italiano dell’Uso
grz = grazie
GU = Gazzetta Ufficiale
H =idrogeno
IA = Intelligenza Artificiale
ID = Italiano Digitale
IEFP = Istruzione e Formazione Professionale
INAIL = Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro
IRC = Insegnamento della Religione Cattolica
ISIS = Istituto Statale di Istruzione Superiore
ISTAT = Istituto centrale di STATistica
ITIS = Istituto Tecnico Industriale Statale
kg = chilogrammo
LEA = Livelli Essenziali di Assistenza
LEP = Livelli Essenziali di Prestazione
LEPS = Livelli Essenziali di Prestazione Sociale
LES = Liceo Economico Sociale
LIM = Lavagna Interattiva Multimediale
LN = Lingua Nostra
LOL = laughing out loud
LSU = Liceo Scienze Umane
m = metro
m. = maschile
M5S = Movimento 5 Stelle
MAECI = Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale
MEF = Ministero dell’Economia e delle Finanze
MEPA = Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione
MIBACT = Ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo
MIC = Ministero della Cultura
MIM = Ministero dell’Istruzione e del Merito
MIMIT = Ministero delle Imprese e del Made in ITaly
MISE = Ministero dello Sviluppo Economico
MIUR = Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
MMG = Medico di medicina generale
MPI = Ministero della Pubblica Istruzione
MUR = Ministero dell’Università e della Ricerca
MURST = Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica
N = newton
NAI = Neo Arrivato in Italia
NETTUNO = Network TeledidaTTico per l’Università Ovunque
O = ossigeno
OGM = Organismi Geneticamente Modificati
OIV = Organismo Indipendente di Valutazione
OMG = oh my god
OPA = Offerta Pubblica di Acquisto
Pa = pascal
PA = Pubblica Amministrazione
PAR = Piano Attuativo Regionale
PARG = Progetto Abilitativo Riabilitativo Globale
PAS = Percorsi Abilitanti Speciali / Pubbliche Assistenze Sanità
PAT = Piano di Assetto del Territorio
PCI = Partito Comunista Italiano
PCTO = Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento
PD = Partito Democratico
PDP = Piano Didattico Personalizzato
PEC = Posta Elettronica Certificata
PEI = Piano Educativo Individualizzato
PF / PeF = Percorsi Formativi (abilitanti)
PLS = Pediatra di Libera Scelta
plur. = plurale
PM = Pubblico Ministero
POF = Piano dell’Offerta Formativa
PR = Pubbliche relazioni
PRESTO = PREServation TechnOlogy
pron. = pronome
pronom. = pronominale
PS = Pronto Soccorso
PSI = Partito Socialista Italiano
PUA = Piano Urbanistico Attuativo / Punto Unico di Accesso
PUC = Progetti Utili alla Collettività
PUT = Piano Urbano del Traffico
PZA = Piano di Zonizzazione Acustica
qlcs/qcn = qualcosa / qualcuno
RID = Rivista Italiana di Dialettologia
RIM = Relazioni Internazionali per il Marketing
RUP = Responsabile Unico del Procedimento
SCA = Servizio di Continuità Assistenziale
SDO = Scheda di Dimissione Ospedaliera
SFI = Studi di Filologia Italiana
SIA = Sistemi Informativi e Aziendali
sing. = singolare
SLeI = Studi di Lessicografia Italiana
SLI = Studi Linguistici Italiani / Società Linguistica Italiana
SSD = Settore Scientifico Disciplinare
SSIS = Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario
SUAP = Sportello Unico per le Attività Produttive
TAC = Tomografia Assiale Computerizzata
TB = Tommaseo-Bellini (Dizionario della lingua italiana)
TFA = Tirocinio Formativo Attivo
TLIO = Tesoro della Lingua Italiana delle Origini
TV = Televisione
tvb = ti voglio bene
UDA = Unità Di Apprendimento
UE = Unione Europea
UIL = Unione Italiana del Lavoro
VD = Vocabolario Dantesco
VFC = Vocabolario del Fiorentino Contemporaneo
www = World Wide Web