DOI 10.35948/2532-9006/2026.43679
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Nel secondo trimestre del 2025 le risposte pubblicate nella sezione della “Consulenza linguistica” sono 36; 351 sono invece quelle inviate direttamente per posta elettronica. Le domande giunte al servizio sono state complessivamente 402. Il lessico resta un campo sempre ben rappresentato per numero e varietà di quesiti. Un primo gruppo riguarda parole e locuzioni di cui occorre precisare il significato, ma anche la rete d’uso o il profilo combinatorio: la risposta su agevolare, per esempio, è occasione per discutere usi innovativi della forma pronominale e del transitivo; quella su denuncia precisa i verbi con cui il sostantivo si costruisce; quella su credenza insiste sulla stratificazione semantica; quella su pro forma si concentra sul valore effettivo della locuzione (senza perdere di vista la sua funzione avverbiale, aggettivale e sostantivale, il genere grammaticale e la grafia); quella su in buona sostanza chiarisce correttezza e diffusione della locuzione. Un secondo gruppo riunisce serie di parole vicine, varianti o famiglie lessicali: reiterare/ iterare con i loro derivati; molle/ mollo/ a mollo/ ammollo, che permettono di seguire i rapporti tra aggettivo, varianti e locuzioni; musulmano/ mussulmano, dove la variante di forma coinvolge insieme tradizione lessicografica, percezione d’uso e una componente anche fonetica. Un terzo gruppo è dato da parole rare, tecnicismi o piccole costellazioni specialistiche: muccato, che fornisce anche lo spunto per un approfondimento sui derivati in -ato da nomi di animali; iris/ iride, che apre anche alla pronuncia di irideo e al significato di iridato; alloquire, un preziosismo dotto. Non meno rilevante è il versante delle costruzioni e delle reggenze: vi rientrano, ad esempio, le risposte su fare in tempo, il pallino di/ per qualcosa, iscriversi a/ in, facciamo sì che… Anche i dubbi su grafia e fonetica (si è già accennato poco sopra alla pronuncia di irideo e di musulmano) sono frequenti fra i parlanti italiani, a volte palesando risvolti sociolinguistici anche inaspettati – come nel caso di musulmano/ mussulmano, che ha spinto qualcuno a domandare se la pronuncia con la doppia nascondesse una possibile connotazione negativa – o facendo emergere legami con la particolare storia della nostra lingua e con la forte pressione su di essa esercitata ancora oggi dalla diatopia – come nel caso di mi spolgo/ mi spoglio (la prima delle due varianti marcatamente regionale toscana).
Nella sezione “Parole nuove” si incontrano fenomeni diversi. La serie di parole della “scienza aperta” – FAIR, fairificazione, fairificare, FAIRness – mette in primo piano il rapporto tra acronimi internazionali, inglese specialistico e adattamento morfologico. Skort appartiene invece al lessico della moda e mostra bene la fortuna delle parole macedonia entrate come prestiti non adattati. Infine, il contributo su -teca (che potremmo definire una metatrattazione su una ricca compagine di parole nuove, una specie di “scheda madre”) permette di rendere conto di numerose novità lessicali, più o meno effimere, che testimoniano la crescente produttività di questo suffissoide, impiegato in numerosi contesti che spaziano dal commercio alla cultura del riuso.
Nella sezione “La Crusca rispose” i quesiti ruotano in questo numero attorno a comparativi e superlativi. La risposta dedicata a Più prossimo, più intimo e più estremo richiama l’attenzione sulla possibilità che forme nate storicamente come comparativi o superlativi vengano oggi avvertite come aggettivi al grado positivo e producano nuove gradazioni; quella su la più longeva di sempre riporta in primo piano un costrutto ormai molto esposto nella lingua dei media; infine quella sulle varianti il più bello del mondo/ al mondo torna a far riflettere su un dubbio persistente nell’uso comune. Ne risulta un piccolo nucleo molto significativo, che mostra bene come anche le forme del “più” e del “meno”, apparentemente elementari, continuino a sollecitare interrogativi non secondari.
La sezione degli “Articoli” ospita in questo numero il contributo di Raffaella Setti dal titolo Ma siamo proprio sicuri che una marea di sigle semplifichi la comunicazione?. Il saggio richiama una questione molto presente nelle varietà linguistiche dell’italiano contemporaneo e anche nella lingua comune: la proliferazione di abbreviazioni, sigle e acronimi, osservata non solo nella sua apparente economia espressiva, ma anche nel suo rendimento effettivo sul piano della chiarezza e della trasparenza. Ed è un dato di fatto, ben noto nella letteratura scientifica, che le sigle (quasi sempre nate in ambito tecnico-specialistico o settoriale, come nel caso di FAIR, trattata fra le parole nuove di questo numero) sono uno dei peggiori ostacoli alla comprensione nella comunicazione pubblica generalizzata, tanto che, nelle ormai numerose linee guida per una maggiore accessibilità della lingua, se ne scoraggia fortemente l’uso.
“Incontri e tornate” raccoglie i materiali della seconda tornata accademica del 2025, Tra le donne italiane a migliori, e a più forti studii incitate, dedicata al ricordo delle accademiche Maria Luisa Altieri Biagi, Bice Mortara Garavelli e Ornella Castellani Pollidori e svoltasi il 7 marzo alla Villa medicea di Castello. Intorno al saluto del Presidente Paolo D’Achille si dispongono i ricordi delle tre accademiche, le relative bibliografie, una rassegna sulla presenza femminile nella storia dell’istituzione e, a chiusura, il catalogo della piccola mostra Un’accademica alla sua scrivania, dedicata a Maria Luisa Altieri Biagi e inaugurata proprio in occasione della tornata.
I “Temi di discussione” si muovono infine su due piani distinti. Il Presidente onorario Claudio Marazzini richiama il rapporto PIAAC-OCSE 2024 come fonte di dati necessaria per leggere la situazione italiana anche in prospettiva linguistica; l’Accademica Maria Teresa Zanola torna invece sull’italiano come lingua internazionale, denunciando le semplificazioni dell’Italian sounding.
Chiudono il numero le “Notizie dall’Accademia”.