Consulenza linguistica

Considerazione e reputazione non sono quasi mai sinonimi

  • Vittorio Coletti
SOTTOPOSTO A PEER REVIEW

DOI 10.35948/2532-9006/2024.31229

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Quesito:

Ci sono arrivate varie domande che riguardano il significato delle due parole considerazione e reputazione e la possibilità di usarle come sinonimi.

Considerazione e reputazione non sono quasi mai sinonimi

Precisiamo subito che il confronto di considerazione con reputazione riguarda due parole dallo spettro semantico di diversa ampiezza. Mentre quello di reputazione è quasi tutto contenuto nel ‘giudizio di cui una persona o qualcosa fatto, prodotto dall’uomo godono’, quello di considerazione non riguarda tutti i significati della parola, anzi ne esclude i molto comuni, già duecenteschi, di ‘analisi attenta, riflessione, valutazione di qualcosa’. Concerne solo quello sviluppatosi dall’accezione, anch’essa antica (cito il TLIO), di ‘riguardo che si ha a ciò che si considera di qualche importanza’, presto allargata all’atto di tenere in conto anche una persona, averne riguardo (il GDLI registra nel XV secolo un bel passo del Poliziano: “Spesse volte diceva un monte di male di Lorenzo e di Giuliano… senza avere alcuno rispetto o considerazione”) e spinta infine (ma stante GDLI si deve aspettare il XVIII secolo) a valere o ‘stima di qualcuno’ , ‘riconoscimento della sua importanza’ (dove qualcuno fungerebbe da complemento oggetto di un verbo tipo stimare, tenere in conto) oppure “fama, prestigio di cui qualcuno gode” (dove qualcuno funge da soggetto).

Se si fa caso a questa scaletta di significati, si vedrà facilmente che reputazione e considerazione si incrociano solo dove la seconda ha il senso di ‘riguardo per una persona o sua opera’, ma (attenzione!) non quando la persona (nell’esempio che segue: il maestro) è oggetto del giudizio (la frase “i genitori hanno molta considerazione del maestro” non ammette la sostituzione di considerazione con reputazione), bensì in quello in cui è soggetto del giudizio (la frase “il maestro gode di una buona considerazione” ammette la sostituzione di considerazione con reputazione). Tuttavia, anche nel caso soggettivo, la sinonimia è solo parziale, perché la reputazione di cui la persona gode non comporta quasi mai la precisazione di chi gliela riconosce, diversamente dalla considerazione, per cui la frase succitata con reputazione può anche ritenersi conclusa, pienamente dotata di senso, mentre con considerazione si sente il bisogno di prolungarla fino a sapere da chi viene il giudizio di stima.

La differenza si vede anche meglio da quest’altro caso: la frase “il maestro gode della considerazione di tutti” (è stimato da tutti) è ben diversa da “il maestro gode della reputazione di tutti” (è stimato né più né meno di tutti gli altri).

Evitiamo quindi di usare reputazione in luogo di considerazione e viceversa, specie con il verbo avere (riportato in tutte le domande): sia che il giudizio ricada su un complemento (non si ha una buona o cattiva reputazione di qualcuno, ma una buona o cattiva considerazione di lui), sia che ricada sul soggetto (“uno ha una buona o una cattiva reputazione”, ma non “uno ha una buona o cattiva considerazione”, frase, quest’ultima, ai limiti dell’accettabilità).



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