Parole nuove

Agnellato e agnellata: tanti significati di due parole che non si trovano nei dizionari

  • Miriam Di Carlo
SOTTOPOSTO A PEER REVIEW - IN ANTEPRIMA

DOI 10.35948/2532-9006/2023.27984

Licenza CC BY-NC-ND

Copyright: © 2023 Accademia della Crusca


Usato prevalentemente nell’ambito merceologico, l’aggettivo agnellato ‘(di tessuto) che nella consistenza e alla vista ricorda il vello dell’agnello’ non è registrato in nessun dizionario contemporaneo dell’italiano.

Precedenti valori (e registrazioni lessicografiche) di agnellato

In realtà l’aggettivo è presente nella lessicografia, ma senza una definizione univoca. Lo troviamo, infatti, nel LEI sotto la voce agnellus (parola latina che significa ‘piccolo agnello’, formata da agnus con l’aggiunta del suffisso diminutivo -ellus), ricondotto al verbo agnellare ‘generare agnelli’, da cui il participio passato (usato anche con valore aggettivale) agnellato. Il LEI registra anche l’aggettivo napoletano ’ngnellato ‘lento, languido’ e gnellato ‘timido, esitante, freddo’. In precedenza Bruno Migliorini nell’Appendice al Dizionario moderno di Alfredo Panzini, pubblicata anche autonomamente (Parole nuove. Appendice di dodicimila voci al “Dizionario moderno” di Alfredo Panzini, Milano, Hoepli, 1963), registra agnellato con il significato di ‘foderato di pelle d’agnello’. Si tratta di un significato affine ma diverso da quello indicato in apertura, che è quello con cui oggi la parola è usata prevalentemente e che tratteremo soprattutto in questo articolo, considerando agnellato una parola nuova, almeno semanticamente. 

L’uso attuale prevalente dell’aggettivo agnellato

L’aggettivo agnellato oggi nelle pagine in italiano di Google conta 39.176 risultati (30.800 per “agnellato”, 5.300 per “agnellata”; 2.350 per “agnellati”, 726 per “agnellate”; ricerche aggiornate al 10/2/2023); andrà però considerato che, soprattutto nel caso delle forme del femminile, possono essere confluite anche isolate occorrenze di parole che non hanno il significato di ‘(di tessuto) che ricorda il vello dell’agnello’ (vedi infra). 

Da una ricerca negli archivi storici on line del “Corriere della Sera” e della “Stampa” troviamo le prime due attestazioni di agnellato in tal senso, risalenti alla fine degli anni Novanta:

Malgrado i parka, le giacche centauro, quelle da caccia e da equitazione realizzate in nylon doppiato in jersey– [...] all’Ermenegildo Zegna il «nuovo nato» è definito un vero e proprio omaggio all’inverno, un capospalla che sicuramente è destinato a diventare un «must» fra i cultori della moda maschile, naturalmente provvisto di tasche altrettanto «a vista» e doppiato in morbido e caldo pile agnellato. (Giacconi trasparenti nella linea «Zegna», “La Stampa”, 7/2/1996, p. 35)

La collezione Superga punta invece sulle felpe in spugna, sul pile agnellato, sui pantaloni in cotone armaturato e sui caban in cotone resinato a prova di acquazzoni. (Elena Del Santo, La moda fa scuola, “Torino Sette”, 4/9/1998, p. 35)

Sia la stampa sia (come vedremo) in internet l’aggettivo comincia ad avere una diffusione maggiore solo a partire dal 2010 e poi soprattutto negli ultimi anni, in seguito alla dilagante moda di un tipo di coperte che presenta un lato un tessuto pile simile al manto dell’agnello. Molto raramente agnellato assume oggi il significato che registrava Migliorini riferendosi al vero e proprio vello dell’agnello; prevalentemente indica invece un tessuto che ricorda nella consistenza, al tatto e soprattutto alla vista, il manto dell’animale.

Al di là della semantica, c’è una differenza morfologica: questo agnellato ‘(di tessuto) che ricorda il vello dell’agnello’, non costituisce uno sviluppo del participio passato agnellare (come potrebbe essere ancora interpretato l’agnellato di Migliorini), ma deriva dal sostantivo agnello con l’aggiunta del suffisso -ato. Non sembra infatti ipotizzabile uno sviluppo semantico dell’aggettivo attestato in precedenza (che è tuttora documentato, anche se molto di rado), ma che si tratti di una coniazione ex novo, avvenuta sulla scia di altri aggettivi che hanno avuto particolare fortuna per indicare, nel campo della moda soprattutto, una fantasia o tipologia di tessuto che ricorda, soprattutto alla vista, il manto di un animale il cui nome costituisce la base di derivazione (come nel nostro caso), sul modello di leopardato da leopardo, tigrato da tigre (‘di mantello di animale o d’altra superficie maculata a strisce, che ricorda le striature caratteristiche del mantello della tigre reale’) e zebrato da zebra (‘di superficie a strisce bianche e nere, o più genericamente chiare e scure, alternate’, cfr. le definizioni del Devoto-Oli 2023, consultato il 10/2/2023). Oltre al nostro agnellato troviamo infatti anche muccato ‘(di tessuto o superficie) che simula il manto della mucca’ (con 28.300 risultati solo al maschile singolare nelle pagine in italiano di Google), coccodrillato ‘che simula la pelle del coccodrillo’ (6.780 risultati solo al maschile), giraffato ‘che simula il manto della giraffa’ (2.180 per il maschile singolare), serpentato ‘che simula la pelle del serpente’ (2.790 per il maschile singolare; in questo caso, però, va segnalato che il GRADIT registra il verbo serpentare ‘importunare’ e ‘procedere tortuosamente’ nonché il regionalismo laziale serpentato ‘tarantolato’).

Le prime tre attestazioni che siamo riusciti a reperire tramite Google di agnellato con questo nuovo significato risalgono al 2010 (posteriormente, dunque, a quelle giornalistiche sopra registrate), in un blog che affronta argomenti di moda, in un sito che vende prodotti e in una lista di prodotti sul quotidiano “La Stampa”; in due casi il termine viene inserito tra virgolette:

[...] realizzato in ottimo pile “agnellato” da 420 grammi. (descrizione del prodotto Cardigan Pile Univers sul sito armeriasportconsoli.it, 6/2/2010)

STEVE INVERNALE è la giacca corta dal classico taglio motociclistico, con esterno in cotone canvas cerato idrorepellente e interno in pile agnellato  (Cristina Bacchetti, Tucano urbano 2011, lastampa.it, 27/9/2010)

Abbiamo parlato di Peli, veri o presunti, pellicce e peluche, naturali e colorati; Ora per concludere le mie elucubrazioni mentali sul mondo delle scarpe impellicciate, vorrei esprimermi sul genere “agnellato” [...]. Ma al di là delle ciabatte dei guanti, dei cappelli, le vere scarpe agnellate che ci perseguitano già da un po’ di inverni ed [sic], incredibilmente anche di estati, sono gli stivali Australiani Ugg(ly) Boots: si [sic] dai che lo sapete quali sono... [...]. La UGG dato il successo anche fuori dalle porte dell’Australia produce calzature di vario tipo sempre comunque sportive e declinate nello stile “interno in agnello” [...]. (post Agnellato...., sul blog voglioquellescarpe.blogspot.it, del 9/12/2010) 

Nel corso del 2011 le attestazioni sono più numerose, ma ancora troppo poche per poter dire che il termine abbia una buona circolazione fuori dell’ambito della moda (da notare, nel primo le maiuscole iniziali):

Nell’ultimo post avevo detto peste e corna degli stivali Agnellati, cioè con l’inerno [sic] in Agnello tipo UGG ed Emu.. [...] Come potete capire, di là della mia storia personale, devo le mie scuse all’Agnellato, alla fine in qualche modo ha conquistato anche me. (post Agnellato...2. Una confessione, sul blog voglioquellescarpe.blogspot.it, 10/1/2011)

Un accessorio semplice, a portata di tasca e molto utile contro sinusite e cervicale, due vecchi odiati nemici del biker. Quando guidi lo usi come collare, quando togli il casco, grazie al comodo elastico di chiusura, si trasforma in cappello. Disponibile in pile elasticizzato o agnellato, in 13 colori, taglia unica. (Alberto Di Stefano, Se Babbo Natale guidasse una moto, conlamoto.blogspot.com, 18/12/2011)

Su Twitter, l’aggettivo agnellato, con il significato che stiamo trattando, comincia a comparire (e in maniera considerevole) nel 2012, sia nella descrizione a scopo commerciale di prodotti la cui vendita viene promossa attraverso un link di riferimento, sia in alcuni commenti degli utenti; riportiamo di seguito due esempi:

Bimbi belli, io metto il pigiamone agnellato e vado a letto. Sogni d’oro, e grazie J [tweet di @egyzia, 24/6/2012]

In giornate così c’è da prendere una coperta di pile agnellata di colore rosso ed andare a fare i toreri a Malaga...Buonanotte! [tweet di @KIRONCERVETERI, 6/11/2012]

Un’ulteriore impennata di occorrenze viene registrata, sia nei testi di Google sia su Twitter, nell’inverno 2016 e poi ancora nel 2019-2020:

Palmo in microfibra sui modelli più tecnici per garantire la massima sensibilità sui comandi, dorso in pile agnellato per il massimo calore e la piacevolezza dell’indosso […]. (Flap, Tucano Urbano, collezione 2016-2017, amotomio.it, 15/9/2016)

Le pelli – descrive Max Schiavini, direttore creativo prodotto – sono declinate in due gruppi, il primo composto dai i [sic] classici vitelli, parte del dna aziendale, caratterizzati da morbidezze e fluidità che fanno sembrare il prodotto quasi un tessuto. A questi si affiancano i vitellini con effetti agnellati, presentati con stampe speciali, riferimento agli anni 70 grazie alla loro texture, oppure lisci dalla morbidezza quasi setosa”. (Marco Caruccio, Conceria Superior investe su tecnologia sostenibile, pambianconews.com, 3/7/2019)

la coperta agnellata, la nuova frontiera dell’estate! #maipiùsenza #waitingforaugust [tweet di @MonicaFalzoni, 18/5/2016]

Vorrei segnalare il mio secondo regalo di Natale a ffulgo [sic]...ovviamente non può competere con le scarpe agnellate...[...] [tweet di @MicheleRancati del 20/12/2019]

Come si nota dalle attestazioni, il termine compare sia in testi settoriali che trattano di moda, sia in testi comuni, come quelli del social Twitter. Confrontando questi dati con le prime occorrenze e considerando che la maggior parte delle attestazioni su Google ricorrono all’interno di brevi descrizioni di prodotti commercializzati (come coperte, materassi, cappotti, ciabatte, vestaglie, scaldaletto, ecc.), possiamo supporre che il termine sia passato dal lessico della moda a quello comune attraverso la mediazione commerciale. Ancora oggi, il termine ricorre in testi settoriali di carattere divulgativo-promozionale:

Benché le rivisitazioni del chiodo siano praticamente infinite, partendo dalla versione originale in pelle nera e silhouette rigorosamente slim e poco sotto l’ombelico, fino ad arrivare ai modelli agnellati all’interno in pelle scamosciata e in diversi colori, è sempre il design originario che, spesso, conquista ancora milioni di persone. (Perché si usa l’espressione chiodo per indicare il giubbotto in pelle?, blazeshop.it, 15/2/2021)

Ma non è tutto! A rendere unico questo plaid, oltre alla fantasia e ai colori, è anche il rovescio agnellato che si intravede dai bordi. Una consistenza che è garanzia di massimo tepore. Potrai piegarlo ai piedi del letto e usarlo ogni volta che sentirai freddo. [...] il dritto ha le sembianze del velluto più soffice, il rovescio quella dei plaid agnellati. Il risultato è un plaid di microfibra perfetto per affrontare l’autunno con stile. (Biancheria letto: 7 must-have per l’autunno,  blancmariclomilano.com, 5/10/2022)

Ma ci sono occorrenze anche in testi descrittivi con esplicite finalità commerciali:

Coperta agnellata: morbidezza e relax. La coperta agnellata non può mancare in una zona living completa e moderna, sempre pronta ad abbracciare arredi ed accessori che combinano al meglio estetica e funzionalità. La coperta agnellata è ideale per stagioni fredde e per le baite di montagna, in cui il clima è sempre caratterizzato da un’aria fresca e frizzante. Questa regala una soffice coccola, per una morbidezza assoluta. La fantasia della coperta agnellata? Via libera a stelline, righe colorate o tonalità accese tinta unita per un effetto allegro e vivace. [...] Coperta agnellata per un’abitazione Glamour. [...] La coperta agnellata sarà di colore viola o di fantasie animalier per un risultato unico e d’effetto. [...] Lasciate spazio alla fantasia e scegliete la coperta agnellata perfetta per la vostra abitazione in continua evoluzione. (Coperta agnellata, westwing.it)

Troviamo il termine usato anche all’interno di un libro del 2020:

Biancheria e abiti adatti alla montagna, il pile agnellato, un paio di scarpe da corsa e uno di scarponi, guantoni a cinque dita e sciarpe di lana. (Eloisa Donatelli, Ricordami nell’acqua, Milano, Sperling & Kupfer, 2020)

In ogni caso, oggi, la maggior parte delle attestazioni dell’aggettivo agnellato ricorre in brevissime descrizioni di prodotti commercializzati tramite internet. Spesso lo possiamo trovare anche con funzione sostantivale al maschile, probabilmente per ellissi da il (tessuto) agnellato > l’agnellato:

Plaid ma anche coperta con caldissimo agnellato sotto. Ideale per le fredde serate invernali, da usare sopra la trapunta o guardando la tv sul divano. (descrizione del prodotto Plaid Agnellato Monte Bianco Rosso, jaimeboutique.it)

Vestaglia in pile di poliestere, collo e polsini in agnellato, tasche scalda mani e zip (descrizione del prodotto Daunex Sheep, arredocasashop.it)

Altri significati dell’aggettivo agnellato

C’è un numero non trascurabile di occorrenze dell’aggettivo col significato di ‘che si traveste da agnello’ ossia ‘che assume le movenze mansuete tipiche di un agnello’, pur non essendolo. In questo caso l’accezione è affine a quella registrata dal LEI per il napoletano ’ngnellato ‘lento, languido’. Di solito l’aggettivo viene declinato al femminile e associato a voce, riferendosi a un tipo di intonazione tipica di coloro che gravitano attorno all’ambito ecclesiastico, estesa poi ad altre categorie sociali; ricorre così in romanzi, in vari testi di Paolo Villaggio, in un articolo del “Corriere della Sera” e in alcuni commenti su Twitter (nell’ultimo esempio viene associato a sorriso e non a voce):

[...] continuò con voce agnellata «è un bravo ragazzo, in classe segue, un’intelligenza curiosa la sua, ma la scuola come sapete è fatta anche da altri ragazzi, e Luigi messo insieme agli altri diventa un elemento di disturbo». (Gianluca Semprini, La strage di Bologna e il terrorista sconosciuto. Il caso Ciavardini, Milano, Bietti, 2003, p. 34)

Un’omelia porta con voce agnellata e forte accento campano, non esattamente nei canoni della diretta tv, che però ha dato chiara l’impronta della cerimonia e della giornata. (Gianni Santucci, «Nessuno è eroe da solo» L’Italia si stringe, “Corriere della Sera”, 22/9/2009, p. 2)

Il prete arraffa la busta: «Magari potessi...ma vi do le istruzioni per fare da soli! Lei giovinotto prende la fede si rivolge alla signora qui presente...sa fare la voce da prete?». | «Sì, agnellata giusto?» (Paolo Villaggio, Tragica vita del ragionier Fantozzi, Milano, Mondadori, 2012 [versione digitalizzata])

Tra gli studenti gli unici a fare politica, spesso con voce agnellata, erano i ciellini del Movimento popolare. (Aldo Cazzullo, Basta piangere, Milano, Mondadori, 2013 [versione digitalizzata])

a me le regalano i villici, in cambio un gesto di paterna condiscendenza e un sorriso agnellato... (tweet di @TeleRompo, 25/5/2012)

Possiamo trovare l’aggettivo anche associato a lupo o a un qualsiasi animale caratterizzato da aggressività: in questo caso agnellato significa ‘che si traveste da agnello’ ossia che ‘simula un atteggiamento mansueto’:

In circolazione oltre ai cinghiali ci sono molti lupi agnellati (tweet@carlopelizzo, 6/12/2019)

Soli contro tutti siamo nati, è il nostro compito e non puliamo [sic] alla luna ma gridiamo ai poteri di finirla di sfruttare Bugani, te ne puoi anche andare lupo agnellato (tweet di @MatteoCirillo, 17/7/2022)

Infine, agnellato ricorre nel campo culinario per indicare un tipo di preparazione gastronomica che si serve di aromi e ha il sapore tipico della carne dell’agnello; in particolare sono note le cosiddette budelline agnellate (si veda la ricetta nell’articolo dal titolo Budelline agnellate di Vittorio Gallo nell’“Espresso” del 4/11/1999, p. 240), ma non solo:

Budellina [sic] agnellate […] Il nome deriva dal metodo di cottura utilizzato per l’agnello in umido, per questo è facile incontrare numerose varianti. (Leonardo Romanelli, Non aspettare altro con questo caldo vero? Budellina [sic] agnellate, leonardoromanelli.it, 27/6/2008)

Il modello classico di Fast Food si basa essenzialmente su hamburger e patatine, ma in Italia, esistevano già fast food che servivano panini caldi da passeggio che riproponevano le tradizioni regionali: ad esempio, a Firenze, è possibile trovare i carrettini da trippai dove primeggiano cibi come il panino al lampredotto (settore dell’apparato digerente dei ruminanti), le budelline agnellate o l’inzimino di trippa [...] (Viviana Natalini, Slow food e fast food: due filosofie a confronto, lorandoferracci.it)

Trota salmonata o vitello agnellato? (tweet di @roofio, 31/10/ 2012)

Il sostantivo agnellata e i suoi diversi significati

Accanto all’aggettivo agnellato esiste anche il sostantivo agnellata, in questo caso formato da agnello (nel senso di ‘carne di agnello’) e dal suffisso -ata, sa sempre molto produttivo in italiano (anche a partire da basi nominali: cfr. da ultimo Paolo D’Achille e Maria Grossmann, Il suffisso -ata denominale: dall’italiano antico all’italiano di oggi, in “Studi di grammatica italiana”, XXXVIII, 2019, pp. 121).

I significati prevalenti sono quelli (non sempre facilmente distinguibili) in cui si indica una grigliata o una grande mangiata a base di carne d’agnello (da affiancare dunque a esempi, per lo più occasionali, come anguriata, birrata, castagnata, pastasciuttata, pizzata, spaghettata, vongolata):

Fervono i pre-preparativi per l’agnellata di domani ma intanto oggi linguine al pesto di basilico (tweet di @gdacorr, 11/8/2012)

maialata, agnellata, lasagnata, patatine, gelati, pop corn J))) (tweet di @MARCHESEPIETRO, 29/3/2013)

oggi c’è l’agnellata a casa, poi domani ci sono gli zii e si aprono altri regali (tweet di @adorveliam, 25/12/2014)

C’è poi anche un omonimo suffissato in -ata, da considerare sicuramente un occasionalismo, la cui base è il cognome Agnelli in riferimento alla nota famiglia di imprenditori e, in particolare, al dirigente sportivo Andrea Agnelli. In questo caso, il suffissato “esprime un atto negativo tipico della persona designata dalla base” (Franz Rainer, Il suffisso -ata, in Grossmann-Rainer 2004, pp. 253-254: p. 253). Tale è infatti il valore della maggior parte delle attestazioni, spesso virgolettate, rilevate nei commenti su Twitter, su alcuni giornali on line e forum calcistici:

Era da troppo tempo che Agnea Andrelli [sic] non sparava qualche agnellata... (tweet di @Zer0Tituli, 2/2/2012)

Non ci credo, solite Agnellate per buttare responsabilità altrove, basta una telefonata al giornalista giusto (tweet di @alei1004, 17/1/2022)

La Juve non c’è più! Ce ne siamo accorti da diverso tempo, diciamo da quanto è iniziata l’era delle “agnellate”, cioè da quando il sedicente Presidente ha deciso di fare tutto lui: cacciare Marotta, promuovere Pratici, prendere Sarri, mollare Sarri, prendere Pirlo, mollare Pirlo, riprendere Allegri (Salvo Triglia, Prigionieri di un contratto, giulemanidallajuve.com, 13/10/2022)

La sensazione è che il mercato che si sta preparando, un instant team con cavalli di ritorno, parametri zero e ultratrentenni, sia l’ennesima Agnellata di Andrea “Agnellate” Agnelli, questa volta per celebrare, vincendo, i 100 anni della Famiglia alla Juve. (commento di joyce, in tifosibianconeri.com, 21/5/2022)

A titolo di semplice curiosità, segnaliamo qui un precedente e occasionale uso giornalistico dell’aggettivo agnellato derivato sempre dal cognome della famiglia Agnelli, nel senso di ‘juventino’:

Il signor Labanowsky non e [sic] molto contento di tutte le attenzioni riservata ai suoi giocatori e cosi [sic] sulla strada per Mosca le truppe agnellate si sono battute in un ostacolo imprevisto e che non sarà facile aggirare. (Vittorio Dandi, Su quel bianconero ci sta bene il rosso, “l’Unità”, sez. sport, 20/7/1988, p. 26) 

Tornando ad agnellata, non è possibile stabilire se derivi dal verbo agnellare o dal sostantivo agnello l’uso del termine come “nome di risultato” per indicare ‘l’insieme di piccoli agnelli nati dalla femmina dell’animale’ (così come rimane dubbia la derivazione di figliata da figliare o figlio, cfr. D’Achille-Grossmann, cit., p. 15). La maggior parte delle attestazioni ricorre in testi specialistici (in giornali dedicati all’allevamento), ma ne abbiamo rilevata anche una all’interno di un romanzo abbastanza recente, seppur tra virgolette:

E’ [sic] altrettanto vero tuttavia che una buona tecnica di selezione e di allevamento possa accelerare la frequenza dei parti e l’esempio che ho scelto a questo proposito prevede tre agnellate di due anni, cioè un intervallo di otto mesi (“Il Giornale degli allevatori”, vol. XXV (1975), p. 46)

Ora comincia il periodo “cratching et wigging” che Patrizia ha visto, e accoppiare gli arieti con le pecore per la prossima “agnellata”. (Raffaele Favero, Rafiullah, via da Milano tra i mujaheddin, Milano, Terre di mezzo, 2006)

In quest’ultimo caso agnellata coincide, nel significato, con agnellatura, registrato nella maggior parte dei dizionari contemporanei come ‘il tempo in cui figliano le pecore, e la figliatura stessa’. (cfr. Livio Gaeta, Nomi d’azione, in Grossmann-Rainer 2004, pp. 314-349, p. 335)

Il verbo agnellare

La derivazione di agnellata dal verbo agnellare ‘generare agnelli’ risulta plausibile in quanto il verbo è attestato, nell’ambito specialistico dell’allevamento, a partire dalla seconda metà del Novecento (troviamo anche una pièce teatrale) pur affievolendosi di numero negli anni:

APPUNTATO. Monni Ponziano, incensurato. Monni Gavino, incensurato. | PONZIANO (indica il ragazzo). Fallo tornare alle pecore, maresciallo. Lui solo. Ne ho che hanno agnellato da pochi giorni. | MARESCIALLO (all’Appuntato). Di suo non ha che la gabbana e il sale. Pascola per il proprietario Cossu. (Luigi Squarzina, Teatro, Roma-Bari, Laterza, 1959, p. 232)

Su 41 pecore coperte e consaguinee solo 16 (39%) sono risultate gravide ed hanno agnellato a tempo. Sei pecore non hanno ovulato, in quattro gli ovuli sono risultati normali ed in altre sei non è avvenuto l’annidamento. (“L’Italia agricola”, vol. 105 (1968), p. 872)

Gli agnelli nati durante il periodo dell’alpeggio appartengono al proprietario delle pecore che hanno agnellato. (Affitto di ovini, “Usi della Valle d’Aosta 2015”, ao.camcom.it)

La madre di Ashdene Meadowquad “Ashdene Meadowqueen” è una capra che unisce una fantastica conformazione ad un’elevata produzione di latte. Ha agnellato per la prima volta nella primavera del 2021. (descrizione della capra Ashdene Meadowquad sul sito goatimprovement.it)

Il participio può essere usato anche in funzione aggettivale riferito alle pecore che hanno generato agnelli (e così, chiudiamo il cerchio ritornando alla registrazione del LEI:

Osserviamo che i «redi» non incidono molto sul prezzo; sembra che non si faccia molta differenza fra una vacca con un vitello o senza, oppure fra pecore agnellate o no; (“Miscellanea storica della Valdelsa”, voll. 80-85 (1974), p.155)

Conclusioni

In definitiva, confrontando tutte le occorrenze di agnellato e agnellata ci accorgiamo che oggi il significato più ricorrente dell’aggettivo è quello ‘riferito a un tessuto che simula il manto dell’agnello’ e per il quale possiamo parlare di parola nuova a tutti gli effetti. Ricorre con una certa frequenza anche l’aggettivo associato solitamente a lupo o a voce per indicare ‘che simula mansuetudine’ con accezione negativa e/o valore ironico. Da non trascurare anche l’aggettivo usato in ambito culinario per indicare una preparazione che riprende il sapore della carne d’agnello. Al riguardo, non è infrequente neanche il sostantivo agnellata, che (a parte gli usi giornalistici che partono dal cognome del dirigente calcistico Andrea Agnelli) derivato da agnello inteso come carne dell’animale da mangiare. Tutti questi significati e usi andranno monitorati nel tempo. Sono invece impiegati esclusivamente nell’ambito ristretto dell’allevamento il sostantivo agnellata nel senso di figliata degli agnelli e agnellata nel senso di ‘pecora che ha partorito agnelli’, dal verbo agnellare.