Consulenza linguistica

Una risposta non stucchevole per una domanda che non lascia di stucco

  • Lorenzo Tomasin
SOTTOPOSTO A PEER REVIEW

DOI 10.35948/2532-9006/2026.44759

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Quesito:

Sono pervenuti vari quesiti sull’origine dell’aggettivo stucchevole e dell’espressione rimanere di stucco. Quale rapporto c’è tra il significato di ‘nauseabondo’, ‘noioso’ attribuito all’aggettivo e quello di ‘provare sorpresa’ della locuzione?

Una risposta non stucchevole per una domanda che non lascia di stucco

Lo stucco è una pasta, il cui componente principale è il gesso (solfato di calcio bi-idrato), e il cui nome è uno dei lasciti longobardi (quindi germanici) alla terminologia dell’edilizia (altre parole della stessa origine sono ad esempio bugigattolo, sala, scranna, spalto: cfr. Sergio Lubello, Germanismi, Milano, RCS 2019, p. 35). Affermatasi con questo nome durante il Medioevo, la tecnica che lo caratterizzava, o almeno una sua variante, era già nota ai Romani come opus albarium, con riferimento al colore bianco (albus) di quella pasta: il cambio di denominazione corrispose forse a un mutamento o a un’evoluzione della tecnica preparatoria (cfr. Isabella Vaj, Il tempietto di Cividale e gli stucchi omayyadi, in Cividale longobarda. Materiale per una rilettura archeologica, a cura di Silvia Lusuardi Siena, Milano, EduCatt, 2015, p. 150). Come che sia, la parola longobarda, di cui si può ricostruire la forma *stuhhi, si imparenta con vari altri termini germanici e doveva indicare in origine la ‘crosta’ o l’‘intonaco’.

Usato normalmente per colmare le fessure e le commessure o per saldare discontinuità nei materiali costruttivi, lo stucco divenne il ‘riempitivo’ per antonomasia nel frasario degli artigiani, e il corrispondente verbo stuccare (attestato in volgare già dai primi del secolo XIV, teste il TLIO Tesoro della lingua italiana delle origini) passò a indicare l’atto di saturare, di riempire, di farcire.

Dal verbo si ricavano almeno due aggettivi: il primo, il participio “accorciato” (come questo tipo è sovente chiamato negli studi linguistici) stucco ‘stuccato’ è usato già da Dante nella Commedia con il significato di ‘pieno fino alla noia, nauseato, stanco’, quando fa parlare un adulatore di “lusinghe / ond’io non ebbi mai la lingua stucca” (sono parole del dannato Alessio Interminelli, Inferno XVIII.126); il secondo, stucchevole, ha il significato, affine, di ‘nauseante’ ma si afferma più tardi (non sembra attestato prima del secolo XVII), ed è ben più frequente nell’italiano di oggi, nel quale significa appunto ‘noioso’, ‘sgradevole’.

Il primo insieme di metafore attivate dalla funzione dello stucco come riempitivo è dunque associato al concetto di saturazione, passando dal senso fisico e materiale a quello fisiologico e poi psicologico: dalla nausea alla noia.

C’è però una seconda funzione a cui lo stucco può essere adibito in virtù delle sue proprietà plastiche, della sua tenuta e della sua facoltà di seccarsi rapidamente mantenendo la forma ricevuta. Con lo stucco si realizzano decorazioni e statue, che possono avere anche forma zoomorfa o antropomorfa e che danno l’impressione di essere il frutto di una vitalità immobilizzata e pietrificata: “un uom fatto di stucco” è ad esempio, nell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto (XXV.31.2) un ‘uomo privo di sentimenti’, paragonato a una statua. Ecco dunque che l’espressione restare o rimanere di stucco (che i vocabolari storici come il GDLI attestano a partire dai primi del Settecento), significa ‘rimanere attoniti’, o, con altra metafora, ‘pietrificati’: l’atteggiamento di chi appunto è stupefatto tanto da restare senza parole e senza reazioni esteriori. Come una statua, di stucco o d’altro materiale.

Ulteriori usi metaforici del concetto di stucco e delle tecniche ad esso associate si trovano più raramente sia in italiano sia in molti dialetti: ad esempio in quelli lombardi, in cui stükadó, letteralmente ‘stuccatore’ significa ‘truffatore’ (cfr. Postille italiane al REW, a cura di Carlo Salvioni e Paolo A. Farè, Milano, Istituto Lombardo di scienze e lettere, 1972, n. 8327) perché metaforicamente copre con una ‘crosta’ illusoria i moventi delle sue operazioni, o forse perché lascia di stucco le sue vittime.

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