Consulenza linguistica

Rispondiamo immantinente

  • Paolo D'Achille
SOTTOPOSTO A PEER REVIEW

DOI 10.35948/2532-9006/2026.44756

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Copyright: © 2026 Accademia della Crusca


Quesito:

Un lettore ci chiede se esiste l’avverbio immantinentemente; un altro domanda se si dice immantinente o immantinenti.

Rispondiamo immantinente

Immantinente è un avverbio, documentato fin dal Duecento (vedi la voce del TLIO) con il significato di ‘immediatamente’, ‘subito’, ‘senza indugio’. È restato in uso nella lingua letteraria almeno fino ai primi del Novecento: oltre alla V edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca (vol. VIII, 1899, p. 123), lo registrano, marcato come letterario, sia il GRADIT sia il GDLI, che come ultimo esempio ne riporta uno di Gabriele d’Annunzio. Assente dai romanzi compresi nel PTLLINC, ha comunque alcune attestazioni recenti in Google libri in opere di narrativa, dove è usato o come elemento utile all’ambientazione della vicenda nel passato o come arcaismo non avvertito in quanto tale, oppure ironicamente, come risulta evidente da questo esempio:

Terenzio gli chiese che cosa intendesse per immantinente, l’altro rispose che per immantinente intendeva entro la mattinata. Al che Terenzio si infuriò […]. (Giovanni Spagnoli, Grottesco romagnolo. Romanzo, Romagnano al Monte, BookSprint, 2019, e-book)

I dizionari non concordano per quanto riguarda l’etimologia dell’avverbio: la maggior parte di essi pensa a una derivazione dal francese maintenant o dal provenzale maintenent, ma il TLIO lo considera un derivato di mantinente (forma, questa, pure documentata in passato, e direttamente calcata sul francese o sul provenzale), forse postulando un in- intensivo, mentre il GDLI parla di “voce dotta, lat. in manu tenente, propriamente ‘in mano tenendo’, attraverso il fr. maintenant (sec. XII)” e considera mantinente un derivato da immantinente con aferesi di in.

Ma veniamo alle domande dei nostri lettori. Tra le molte varianti di immantinente registrate nel TLIO c’è anche immantinenti, che ha 6 attestazioni nel corpus OVI, tra il sec. XII e a cavallo tra XIV e XV, e 17 nel GDLI (sotto voci diverse); le attestazioni di immantinente sono invece 250. C’è anche la variante immantenente, che secondo la V Crusca è “forma oggi da usarsi talvolta soltanto in poesia”. Nessun dizionario registra invece la forma immantinentemente ed è ben comprensibile: essendo immantinente un avverbio e non un aggettivo, l’aggiunta del suffisso avverbiale -mente sarebbe inutile. Tuttavia su Google libri alcuni esempi di immantinentemente si trovano, in testi ottocenteschi e perfino, e in più di un’occorrenza, in due romanzi recenti di Gaia Conventi: Giallo di zucca nuovo di zecca e Pasticcio padano, entrambi editi nel 2018.

In ogni caso, invitiamo i nostri lettori a non usare né immantinentemente, né immantenenti. Nel caso di immantinente, familiare ai melomani perché è nel “titolo” del divertente duetto “Cheti cheti immantinente” nel terzo atto del Don Pasquale di Gaetano Donizetti, se ne può ammettere l’uso, parsimonioso e consapevole, come arcaismo esibito e quindi prevalentemente ironico.



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