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Per una storia delle parole appartenenti alla “famiglia del contagio

  • Matilde Paoli
SOTTOPOSTO A PEER REVIEW - IN ANTEPRIMA

DOI 10.35948/2532-9006/2021.5490

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Copyright: © 2021 Accademia della Crusca


L’italiano è stato, e in parte è ancora, una lingua “plurale”1; basti pensare alle alternative lessicali disponibili in aree diverse del territorio nazionale per esprimere lo stesso concetto (o concetti affini) o per indicare lo stesso oggetto; questa disponibilità, come ben sappiamo, è il frutto della nostra storia, anche remota, e, di conseguenza, della storia della nostra lingua e della nostra cultura. Ma non c’è solo questo: la pluralità si manifesta anche nell’affiancarsi, nel sovrapporsi di forme legate etimologicamente che si sono sviluppate nel corso dei secoli, che in certi periodi hanno coesistito, alcune delle quali sono arrivate fino ai nostri giorni, mentre altre si sono perse per strada o hanno trasmesso solo uno o più discendenti2. In questo lavoro si è cercato di ricostruire, almeno in parte, la storia di un gruppo di parole, un tempo, in particolare nel corso del XIX, piuttosto numeroso, che però si è ridotto nel corso dei secoli: quello relativo al sostantivo contagio, termine purtroppo divenuto molto attuale, e ai suoi “parenti”.

 

Contagio e le sue sorelle: contage e contagione

Il latino aveva tre sostantivi, il neutro contāgĭum, -ii e i due femminili contāgĭo, -ōnis e contāgēs3, per indicare ‘contatto’, ma anche ‘contagio, infezione’ e ‘influsso’; tutti e tre hanno avuto continuatori documentati in italiano, pur se di “peso” diverso: il sostantivo maschile contagio e le due forme femminili contagione e contage. Di essi, contagio e contagione sono presenti già in antico: il primo è testimoniato, con il valore di “Contatto che provoca la trasmissione di una malattia da un individuo malato ad uno sano; contaminazione”, in un volgarizzamento anonimo della prima metà del XIV secolo dei Remedia amoris di Ovidio4 riconducibile all’area pisana e nel suo commento coevo, ascrivibile alla stessa area; il secondo è già presente negli ultimi decenni del XIII in Jacopone da Todi e, successivamente, in testi toscani a indicare “Contatto (impuro, contaminatore)” e anche “Ciò che può corrompere, contaminare la purezza fisica o morale; contaminazione, corruzione”5. Precoce appare la formazione dell’aggettivo contagioso, da contagio, attestato nell’Ottimo Commento alla Divina Commedia del 13346, il cui superlativo, contagiosissimo, godrà un’insolita fortuna nella lessicografia Ottocentesca come lemma autonomo7.

Non è invece presente nei primi secoli il derivato di contāgēs, dei tre termini quello che ha avuto minore “successo”; contage si presenta come un cultismo e fu usato per la prima volta, secondo il GDLI, dal Caro nella sua traduzione dell’Eneide8; le successive attestazioni sono piuttosto rare: all’inizio del XVII secolo lo si trova nel Rosario della Madonna Poema eroico del sig.r Capoleone Ghelfucci da Città di Castello9, e, sei decenni dopo, in un’opera a carattere lessicografico, il Giardino de gli epiteti, traslati, et aggiunti poetici italiani10, dove, s.v. peccato originale si dà tra gli equivalenti, oltre a Colpa originale e Delitto originale, anche Contage originale citando proprio il Rosario di Ghelfucci; un’attestazione “piena” si trova nelle Epistole heroiche di Antonio Bruni, a partire dalla seconda impressione del 1628, nella XII epistola Onoria ad Attila:

Hor, che ’n lei rea contage anco i cristalli / Turba de’ Fonti; e segna il Dio di Delo, / Con maligno splendor, gli etherei calli; / Là ’ve il Popol Latin di morte il gelo / Sente pria, che de gli anni; onde s’aggira / Ogn’hor, con aere infetto, infausto il Cielo11;

Nei secoli seguenti le testimonianze di contage appaiono spesso come “citazioni dal passato”: lo si trova come voce del Caro nella Prosodia italiana, ouero L’arte con l’uso degli accenti nella volgar favella d’Italia del 170312 e in alcune traduzioni sette- e ottocentesche13 del poema Syphilis sive De morbo gallico del Fracastoro14. Nel XIX secolo tutte le attestazioni reperite sono in componimenti in versi, a volte opera dello stesso autore15.

Nella lessicografia la forma viene registrata nel tardo Settecento dal D’Alberti di Villanova nel suo Nuovo dizionario italiano-francese16 come voce poetica e con rinvio a contagio, a sua volta registrato con il valore di “Male attaccaticcio, Peste”17. Nella prima metà dell’Ottocento la troviamo nel Dizionario della lingua italiana della Società tipografica della Minerva18, nel Vocabolario universale italiano del Tramater19 e nel Panlessico italiano20 registrata in modo sostanzialmente uguale: glossata come voce poetica e con rimando a contagio che ha identica definizione, ma è attribuito al lessico della medicina. Per quanto riguarda la seconda metà del secolo, come detto, la Crusca non registra la voce; lo fanno invece il Supplimento a’ vocabolarj italiani del Gherardini21, il Tommaseo-Bellini, che la equipara nel significato a contagio, la glossa come “Aureo lat.” e le affianca la crux considerandola voce ormai desueta, e il Novo dizionario universale della lingua italiana del Petrocchi22 che la confina nella parte bassa della pagina riservata alle voci fuori dall’uso.

Nei dizionari di inizio Novecento contage è riportato con la crux da Zingarelli 191723 con rimando a contagio; non risulta registrato dai dizionari successivi consultati24; oggi la voce è testimoniata solo nel GDLI25.

Tutti i dizionari contemporanei invece riportano l’altra forma femminile, contagione, ben presto impiegata anche in rapporto alle malattie e non solo alla condizione spirituale come invece è attestato dal TLIO per l’italiano antico. La voce viene accolta dalla tradizione lessicografica prima di contagio: è infatti presente già nella prima Crusca dove viene descritta come “Influenza di male, che s’appicca, e dicesi, per lo più, della peste, per esser più contagioso” e accompagnata dal passo di Iacopone da Todi citato nel TLIO, a cui, nella seconda edizione, si aggiunge una citazione dal Firenzuola26. Definizione e citazioni “d’appoggio” rimangono inalterati nella III edizione, la prima come abbiamo visto (cfr. nota 17), che riporta anche contagio27 corredato da una descrizione lievemente diversa, “Male attaccaticcio, Peste”, e privo di citazioni. Solo nella IV edizione (1729-1738), contagio è affiancato da una citazione dalle lettere di Francesco Redi28; nella stessa edizione per la prima volta si rende esplicita l’equivalenza con contagio nella descrizione di contagione: “Influenza di male, che s’appicca, Contagio; e dicesi per lo più della peste, per esser più contagioso”.

I due termini sembrano, almeno in certi casi, effettivamente equivalenti, come in questo passo della seconda metà del XVI secolo:

[...] qui solamente tratteremo della contagione dell’infirmità, et spetialmente de mali della Pestilenza; et perche dicemmo che ella nasce da putredine, et ne ricordammo i luoghi di Galeno, percio facendo piu particolare la detta dichiaratione, diremo che la contagione, o contagio che dir vogliamo, sia una simile putrefattione, o putredine che passa dall’uno all’altro29;

In altre opere invece contagio e contagione sembrano riferirsi a concetti diversi, come in questi brani tratti da un’opera sulle Infermità del cavallo della fine dello stesso secolo.

Poscia che noi habbiamo trattato della febbre pestilentiale, et maligna; segue, che dei carboncelli, et enfagioni pestilentiali, et del contagio diciamo, come di quelli, che dalla medesima cagione deriuano, dalla quale la febbre pestilentiale dipende : [...] Si leuarà incontinente l’animale infermo dal consortio degli altri, et si metterà in disparte; accio non s’amalino per contagio gli altri animali;

La contagione è una mala, et perniciosa qualità corruttiva del corpo, ò vogliamo dire del composto, nel quale si troua; simile a quella onde è proceduta, atta à communicarsi, et à passar’in altri corpi. La cosa che communica la contagione, et quella, che la riceve, hanno la medesima venenosa qualità, atta à trapassar’d’uno in un’altro soggetto animato, et inanimato per specie insensibili, ò per vapori maligni, et sottili; li quali soggetti infettati di tal maligna, et venenosa qualità, in breve si corrompono. Le specie, ô differenze de gli infettati di tale contagione, o infettione, et infettatione sono tre; l’una delle quali col toccare solo infetta col mezo della putredine, ô putrefattione, come si vede spesse volte farsi nei frutti...
[...]
Nascono per contagione nei caualli il mal del verme, la rogna, la scabbia, la lepra, et altri di questo ordine; i quali, benche non habbiano havuta la lor prima origine da cagioni esterne, nascendo da manifesta putredine generáta nel corpo loro; nondimeno fatti maligni, potenti, et grandi infettano gli affetti da quelli per contagio gli altri animali degli istessi mali30;

Sembra ragionevole affermare che qui contagio valga qualcosa di affine a ‘contatto’, mentre per contagione si intenda la “qualità corruttiva” che “per contagio” si trasmette31.

Una possibile diversificazione si trova anche successivamente, per esempio in questo passo tratto da un’opera sul contagio del vaiolo scritta nel 1770 da Michele Sarcone “Professore di Medicina”32, in cui contagio sembra indicare la ‘trasmissione’, o l’‘elemento (negativo) che viene trasmesso’, mentre contagione la ‘malattia contratta tramite contagio’33:

§. 93. [...] Le stesse fabbriche erano considerate istrumento di contagio ne’ soggiorni de’ Lebbrosi. Che poi bastino i semplici vapori della contagione, che si attaccano su corpi viventi, per mischiare a’ sani il contagio, senzachè i primi ne risentano danno, [...]
§. 94. [...] Può contrarsi la contagione, e non essere altrui istrumento di contagio, malgrado il commercio, e ’l tetto comune. [...] Frequentemente è avvenuto che ne’ luoghi infetti dal massimo de contagj, alcuni sono rimasti illesi dalla peste, tutto che fossero in istretto commercio con que’, che aveano contratta la contagione. [...].

Nel XIX secolo contagione risulta ancora discretamente usato, ma la tendenza è verso il declino e il campo è ormai dominato da contagio34; comunque anche nell’Ottocento i due termini possono essere compresenti e a volte, come in questo passo tratto da un testo di medicina di metà secolo, sembrano ancora differenziati a livello semantico:

Di tali connubi pertanto, la parte epidemica non può escire dal luogo dove nacque. Fuori di essa non si dilata che il contagio, il quale mentre trascorre per le vie commerciali di terra in terra, o dai mari ai continenti, dove non trova epidemica costituzione analoga si limita e si estingue. Ogni luogo adunque, dove la contagione esotica s'introduce e si presenta con carattere epidemico, somministra qualche elemento proprio, che influisce su la intensione e su l'andamento dell'epidemia. Se non lo somministra, la contagione vi si mostra debole, vi passeggia a stento, e nella carta geografica del suo viaggio questi passi non sono che linee unitive, che si diramano fra l'uno e l'altro spazio di quelle regioni, dov'essa favorita da cause locali ingiganti epidemicamente35.

In altri casi i due termini sembrano equivalersi:

Ella è tanto anzi comprovata ed ammessa universalmente la contagione in questo esantema, che, come riferisce il chiarissimo Meli (3)[nota 3: Risultamenti degli studii fatti a Parigi sul cholera-morbus. Firenze 1835, pag. 11.], quando tra’ medici francesi sorgeva quistione circa l’indole contagiosa od epidemica del cholera-morbus colà dominante, il dottore Bally scioglieva ogni difficoltà opposta da chi lo riteneva epidemico colla seguente argomentazione: «Prendete la storia del vajuolo arabo tosto dopo introdotto in Europa; sopprimete il nome di vajuolo; ad esso sostituite quello di cholera; e troverete in essa storia a puntino tutti i caratteri di quest’ultimo morbo, e tutte le sue anomalie nella propagazione. Allora o dovrete negarmi la contagione del vajuolo arabo, od ammettermi il contagio cholerico»36.

Ma potrebbe anche intendersi diversamente, se, come sembra si possa desumere dai due passi seguenti tratti da un testo pubblicato sugli “Annali universali di medicina” vol. LXII (1832)37, con contagione si intendeva ‘trasmissibilità’, ‘caratteristica di essere contagioso’:

Da tutti questi fatti non saprei veramente se debba ammettersi ciò che chiamasi infezione. Quanto al contagio, non è possibile ammetterlo, se con ciò intendesi una contagione analoga a quella del vajuolo, perciocchè l’epidemia non si lascia innestare a modo del vajuolo, nè come la rogna.

L’immunità di coloro che si inocularono il sangue de’ cholerosi, se ne intrisero le vesti, o dormirono nello stesso letto, non dichiara la non contagione del Cholera, ma dimostra soltanto che in tali individui mancava la predisposizione, o che il sangue non è il conduttore del contagio cholerico.

Come abbiamo visto (cfr. nota 34) ormai contagio ha soppiantato nell’uso contagione38; il termine ha anche prodotto una nuova forma, l’aggettivo anticontagio registrato nel portale Treccani come Neologismo 2008 con il valore di “Finalizzato a prevenire forme di contagio virale” e datato 1992, sulla scorta di un articolo apparso nella sezione Esteri del “Corriere della sera” del 9/1/199239. In realtà il termine con valore di sostantivo indicante una ‘sostanza che impedisce il contagio’40 era già usato nell’Ottocento, almeno stando a quanto si trova nei “Commentarii di medicina”, semestre 3°, vol. III, del 183741:

Sono ben singolari questi effetti! Diremo forse l’Harmatan un anticontagio, un antidoto, uno specifico, come voleasi la china-china nelle intermittenti, il mercurio nella sifilide?42

Non sembra invece essersi mai formato un anticontagione, almeno fino a oggi, visto che in rete lo si trova in riferimento a tute o mascherine in almeno due siti di vendita online dove è probabilmente frutto di una traduzione/adattamento dell’inglese anti contagion43.


Contagiare e contagionare

Tutt’altra storia è quella del verbo contagiare, che, a differenza del sostantivo contagio e del concorrente contagione, sembra essere una coniazione piuttosto tarda: secondo il GDLI la prima attestazione risalirebbe alla metà del Novecento in un passo del Bell’Antonio di Vitaliano Brancati44, la cui prima edizione è del 1949. L’uso di Brancati è figurato, mentre la prima testimonianza in senso “clinico” per il GDLI si troverebbe in un’altra opera letteraria, Lo scialo di Vasco Pratolini45, di undici anni più tarda.

In realtà la voce doveva circolare già prima, visto che è registrata nel Vocabolario della Reale Accademia d’Italia del 1941 (vol. I A-C) come sappiamo dal DELI (ed. 1979) che lo cita come prima testimonianza46. Successivamente contagiare è riportato, anche con il significato figurato, nel Dizionario linguistico moderno: guida pratica per scrivere e parlar bene di Aldo Gabrielli (Milano, Edizioni scolastiche Mondadori, 1956), che lo definisce “neol[ogismo] non bello né necessario”. Pochi anni dopo lo troviamo senza notazioni nel Dizionario della lingua italiana di Alessandro Niccoli (Roma, Tumminelli, 1961) e nel Dizionario Garzanti della lingua italiana del 1965, mentre nel Vocabolario della lingua italiana di Bruno Migliorini47, pubblicato nello stesso anno, il verbo è glossato come “non popol[are]”; non è presente nell’edizione del 1965 dello Zingarelli che lo registrerà nell’edizione del 1970 senza notazioni sull’uso e con i due significati di ‘infettare per contagio’ e ‘contaminare, corrompere’.

Gli stessi dizionari che trattano terminologia medica (almeno quelli consultati, che vanno dal Settecento a oggi48) non riportano il verbo, ma solo contagio, eventualmente anche contagione e contagioso, probabilmente perché in essi l’interesse è concentrato sul particolare tipo di trasmissione indicata dal sostantivo e sulle malattie che si trasmettono con questa modalità ovvero contagiose.

La lessicografia registra quindi il verbo a partire dagli anni Quaranta del Novecento, ma in realtà era presente in letteratura già all’inizio del secolo visto che lo si trova nel Marchese di Roccaverdina di Luigi Capuana49 come rilevato da Gianluca Biasci e riportato in ArchiData e anche, in altro campo, alla fine del secolo precedente, precisamente nel 1894 come riporta lo Zingarelli 2021.

Lo Zingarelli, come da prassi editoriale, non indica l’opera in cui contagiare è testimoniato; una ricerca per il 1894 condotta sul corpus di Google libri, restituisce per l’infinito un migliaio di attestazioni, la maggior parte delle quali si trova in testi che trattano di medicina e igiene, ma lo si trova anche in una pubblicazione di carattere istituzionale, un verbale dell’adunanza del 18 gennaio 1894 del Reale istituto lombardo di Scienze, riportato sulla “Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia” e nel “Bollettino ufficiale del Ministero dell’istruzione pubblica”50 in cui si legge: “[...] le meretrici da postribolo che vanno ad infettare [si parla di sifilide] il basso ceto, come prima ebbero a contagiare il più elevato”.

Grazie agli archivi dei quotidiani consultabili in rete si può affermare che la voce aveva fatto il suo esordio sulla carta stampata già qualche anno prima, in un articolo del “Corriere della sera” dal titolo Conferenze d’igiene e di educazione infantile del 19/9/1891 dove si dice che “[il dottor R. Guaita, direttore medico dell’ospedale dei bambini di Milano] Richiamò tutta l’attenzione delle educatrici e delle mamme sul fatto di curare, presto e bene, anche il morbillo lieve, potendo esso contagiare un ragazzo sano”.

Sembrerebbe quindi che il verbo avesse cominciato a circolare negli anni Novanta dell’Ottocento o poco prima. In effetti Filippo Ugolini nel suo Vocabolario di parole e modi errati che sono comunemente in uso specialmente negli uffizi di publica amministrazione sembra negarne l’esistenza quando scrive che contagiato “per appestato, preso da contagio, è parola ridicola, come se avessimo contagiare” [neretto mio]51.

La datazione a “prima del 1855” con la citazione di Ugolini come fonte è riportata in DELIn ed è accolta nel Devoto-Oli 2020 (Nuovo Devoto-Oli)52.

Il corpus di Google libri però attualmente testimonia l’esistenza del verbo ben prima di quella data, già sulla fine del Settecento; lo si trova infatti all’infinito in almeno due opere degli anni Ottanta di quel secolo: la Storia antica del Messico cavata da migliori storici spagnuoli…, di Francesco Saverio Clavigero pubblicato a Cesena nel 178053 e il Supplemento alla memoria per servire alla facile e perfetta estinzione del vajuolo e di tutti gli altri morbi contagiosi [...] di Francesco Maria Scuderi edito a Napoli nel 178854.

Inoltre, se consideriamo anche la variante oggi decisamente minoritaria contaggiare55, possiamo risalire addirittura al secolo precedente con le cinque occorrenze presenti in un testo del 1659 sulla pestilenza scoppiata a Napoli pochi anni prima, di cui riportiamo un passo:

[…] atteso dissi nel primo libro la febbre malegna dà causa interna posser contaggiare, ma solamente quei, che havran la medema disposition di viscere, & apparato di humori malegni, & cossì essendone pochi che si incontrino con li medemi requisiti pochissimi se nè possono contaggiare...56

Il verbo quindi sembra avere radici ben più lontane di quelle ipotizzate; se ampliamo le nostre ricerche ai volgari della penisola risaliamo ancora indietro nel tempo: in un Bando pubblicato a Palermo col quale si promulga un decreto di re Ferdinando, dato a Granata addì 31 marzo 1492, datato 18 giugno dello stesso anno, si proclama che “divino essiri di li citati et villi expulsi et cussi medesmi quilli chi per contagiari ponnu dampnificari a li altri”57.

Quello appena citato sembra essere il più antico documento in volgare che riporta il nostro verbo, ma per lo stessso secolo e i precendenti è documentato l’uso di contagiare in documenti scritti in latino: così in un testo di area ligure datato 27 agosto 1429 si legge: “Et quam prohibitionem fecit prefatus Magnificus dominus galeotus pro meliori utilitate tocius rei publice hominum finarij et districtus et ne contingeret sanas personas ulterius contagiari”58; per il XIV secolo59 disponiamo di attestazioni nel De dilectione regnantium di Giovanni Conversini (1343-1408)60 e nel In primam primi Decretalium libri partem praelectiones, di Aegidij Bellemerae (Gillevodis de Bellemère 1342-1407)61; risulta anche usato, più di un secolo prima, nel commento di Radulphus de Longo Campo (Rodolphe/Raoul del Longchamp, 115?-122?) all’Anticlaudianum di Alano di Lilla62.

Stando a queste testimonianze contagiare era voce del latino medievale e di epoca umanistica passata al latino scientifico europeo: benché rare, se ne trovano testimonianze tarde, per esempio in un testo medico spagnolo del 1689 e in uno francese che tratta di chimica del 170263. Tuttavia sembra che il verbo abbia incontrato difficoltà a trasmettersi al volgare.

Forse la diffusione di contagiare nei volgari prima e nella lingua poi, oltre che dalle resistenze culturali ad ammettere la modalità del contagio nella propagazione delle malattie, può essere stata ostacolata dalla presenza di un concorrente, il verbo contagionare derivato da contagione, il quale risulta attestato, per quanto raramente, almeno dal secolo XVI 64:

Sogliono venire nelle melonare certe infermità [...] ma se cominciassero a nascer fra le piante dei meloni i piccioli pedocchi, il meglio, et più sicuro è di strappar le piante dove son nati, et levarle dall’altre, accioche non venga a contagionare l’altre piante65.

Nel secolo seguente il verbo si trova in alcuni dizionari bilingui come il dizionario italiano-tedesco di Matthias Kramer66 e quelli italiano-francese di Nathanael Duez67 e di Giovanni Veneroni68 i quali, oltre alle voci contágio, contagióne e contagioso, lo riportano come corrispondente del francese infecter de contagion69. Nel Settecento troviamo contagionare anche nella Fontana della Crusca overo il Dizzionario italiano-tedesco e tedesco-italiano di Nicolo di Castelli70, ma la voce non è recepita né dalla V Crusca né dalla lessicografia successiva fino alla contemporanea.

Si trovano rare attestazioni fino al XIX secolo, soprattutto in testi che riguardano la bachicoltura, ma anche in opere in cui il riferimento è alla trasmissione delle malattie tra esseri umani; citiamo ad esempio un passo fra gli altri di Giuseppe Francesco Baruffi, scrittore e naturalista italiano, deputato del Regno di Sardegna, docente universitario e avversatore di quella che egli definisce “la teoria del contagio”:

Oggi 23 agosto 1847 ho veduto rimandarsi a terra dal piroscafo, l’Imperatrice, un agnello che venne tosto ricevuto, mercè una semplice abluzione. E perché non si pratica lo stesso pei viaggiatori uomini (almeno quando si viaggia con patente netta), il cui corpo è però ben lontano dall’essere avviluppato in un vello cosi denso e cosi contumace, come vuolsi essere la lana, di cui un sottilissimo pelo basterebbe a contagionare l’intiera Europa, secondo la dottrina di alcuni contagionisti?71

Contagionare è scomparso dall’uso, almeno nel corpus di Google libri, già dal XX secolo e contagiare è rimasto senza concorrenti, almeno nella stessa famiglia72.

 

Contagionisti, contagisti e contagionari

Nel passo appena citato a proposito di contagionare abbiamo avuto modo di incontrare un altro derivato di contagione, contagionista, usato da Baruffi73 con funzione di sostantivo riferito ai sostenitori della “teoria del contagio” (o teoria contagionista, cfr. nota 76). Il termine non è registrato dalla lessicografia contemporanea74, ma lo troviamo nella banca dati del Vocabolario Dinamico dell’Italiano Moderno VODIM75 in un testo più tardo, Contro la tubercolosi. Saggio popolare (1899) di Giulio Bizzozero, sempre legato alle divergenze di opinione rispetto alle possibilità che una malattia si possa trasmettere per contatto o vicinanza76.

La forma, da quel che ci risulta, non è registrata neanche nella lessicografia otto- e novecentesca, con l’unica eccezione del Dizionario universale di scienze, lettere ed arti del Lessona77 “compilato da una società di scienziati italiani”, in cui il termine indica un “medico che crede alla contagiosità del colera, della peste, della febbre gialla. Si dice segnatamente, rispetto alle misure quarantenarie, di quei medici che ammettono che parecchie malattie, essendo suscettive di venire importate dalle navi e dalle merci, potrebbero essere trattenute da cordoni sanitari e precauzioni di tal fatta”. L’attestazione in italiano più antica che siamo riusciti a reperire si trova nel n. 43 (luglio 1824) dell’“Antologia” in un testo firmato D[ottor] E[manuele] B[asevi] recensore della rivista78 in cui è testimoniato anche non contagionista per indicare la “parte avversa”:

Crediamo dunque che l’immunità attribuita ai luoghi non distanti dalla costa non possa prendersi in considerazione, e che ove si abbracci il partito dei contagionisti, siano sempre indispensabili per un’efficace profilassi i cordoni, e le quarantine [sic].
L’incertezza delle opinioni intorno alla trasmissibilità della febbre gialla, richiama tutt’ora, specialmente in Europa, la sollecitudine dei governi e lo studio dei medici. In America, ove fatalmente si ha campo di più vasta esperienza, domina in generale un sentimento opposto a quello professato tra noi; ma come in Europa si trovano dei non contagionisti, anche l’altro emisfero non manca di contagionisti79.

Accanto a non contagionista in una recensione allo stesso testo di Francesco Tantini professore di medicina a Pisa si trova per la prima volta in un testo in italiano80, declinata al plurale, l’alternativa anti-contagionista81:

Se allo sviluppo di tal’ febbre, secondo l’opinare degli anti-contagionisti, bastassero cause locali o di vizj ammosferici, o di meteorologiche vicende, perchè e queste e quelli non si osservano mai altrove che nei soli Porti di mare ove approdar’ sogliono i bastimenti dell’Indie occidentali?[corsivo originale, neretto mio]82

Proprio in quegli anni tra i medici europei si discuteva animatamente della possibilità che certe malattie si potessero trasmettere per contagio: un esempio per tutti è uno studio che mette a confronto tre opere sulla febbre gialla e sulla sua possibile trasmissione, le Ricerche su la contagione della febbre gialla... di G. D. Bouneau e Eug. Sulpicy, del 1823, il testo citato di Palloni e Dell’origine della febbre gialla del “Dottor Audouard” (Maxence Audouard) entrambi del 182483, pubblicato negli “Annali universali di medicina” nel 182584, in cui la forma univerbata anticontagionisti compare ben dodici volte.

La discussione fra le due parti si protrae per molti anni e il XIX secolo è il periodo di maggior diffusione di questi termini: contagionista (usato al singolare più spesso in funzione di aggettivo, mentre al plurale maschile è quasi sempre il sostantivo che indica i sostenitori delle teorie del contagio) trova in Google libri quasi 6.000 attestazioni85. Tra i suoi “oppositori” anticontagionista (molto più raramente nella forma anti-contagionista) risulta il più affermato con quasi 1.500 attestazioni; molte meno occorrenze ha non contagionista che supera di poco le 500.

Anche contagio ha prodotto per indicare i sostenitori della sua esistenza la forma contagista che però si è diffusa in misura decisamente minore rispetto a contagionista: non raggiunge in tutto l’Ottocento le 20 testimonianze, la prima delle quali si trova nella Lettera Eccitatoria Sulla Febbre Di Francenigo scritta l’11 febbraio 1828 dal medico Francesco Canella a un suo collega dal quale così si congeda:

Ma giunge il mio termine; lasciando a Voi la disputa, perchè l’arte ch’è lunga mi vuole per altri oggetti a’ libri bibbie di sanità, balsamo del nostro decoro. Lavorate colle Vostre non picciole cose che in picciol fascio tenete a Vostro beneplacito, che se mi vorrete di presso con più pesati materiali; sarò per obbedirvi purchè il contagista peccata sua agnoscat, e nella salutar revulsione confessi che amicus maximus est, qui nobis detegit errores nostros. Vivete felice86.

Verso la fine del secolo, nel 1877, appaiono anche i rarissimi87 non contagisti:

La storia naturale adunque porge i più luminosi schiarimenti sulle origini dei miasmi, delle epidemie, dei contagi, offre la ragione filosofica delle precauzioni igieniche e dei rimedi preventivi, conduce a risultati che dovrebbero porre un fine alle tenzoni di prette parole che dividono in due campi i medici contagisti e i non contagisti, e non si arresta che sul limitare del dominio terapeutico ove mira una profonda e scoraggiante oscurità che essa non può scandagliare88.

Anche gli anticontagisti sono assai rari, ma se ne trova comunque qualche esempio:

... nomi risuonano chiarissimi nelle scienze mediche, ed in Italia partitamente i più insigni cultori delle mediche discipline han costantemente fulminato il pernicioso nuovo sistema degli anticontagisti, dimostrando come a Mosca, a Varsavia a Vienna, a Berlino, a Londra ed a Parigi, gli uomini più morigerati e positivi nella scienza erano sul proposito del contagio della medesima opinione89.

La fortuna di questi termini va ovviamente riducendosi con il progredire della scienza medica e nel XX secolo le occorrenze in Google libri di contagionista sono, considerando anche il plurale, di poco superiori alle 1.600; le cifre degli antagonisti sono per anticontagionista poco più di 300 (320 per la forma univerbata e meno di venti per quella analitica), mentre non contagionista si ferma a 46. Per contagista e anticontagista (declinati e considerate le varianti grafiche) le occorrenze totali sono una cinquantina.

Nel nostro secolo contagionista supera il migliaio di poche decine, mentre anticontagionista si ferma intorno alle 200 occorrenze90; troviamo non contagionisti solo in tre opere intorno alle epidemie ottocentesche di colera. Per contagista, anticontagista e non contagista i numeri sono ancora inferiori e anch’essi si trovano in opere che trattano per lo più discussioni e posizioni del passato.

Per completezza chiudiamo questo paragrafo con un terzo termine usato per designare il sostenitore della possibilità della trasmissione delle malattie per contagio, ovvero contagionario; questa forma però, almeno allo stato della nostra ricerca risulta attestata soltanto nella forma plurale prefissata anti-contagionarj in tre passi di un’unica opera; se ne riporta il primo:

Vi sono di tempo in tempo le malattie de’ bestiami, che ne fanno perire un numero grandissimo: ora se vi sono delle malattie contagiose fra gli animali, perchè non si vuol credere, che ve ne sieno fra gli uomini? Gli anti-contagionarj anno ben veduto, che questa conseguenza ruinava senza speranza la loro opinione; ma si sono liberati da questo negando, che la peste delle bestie fosse più contagiosa di quella degli uomini91.

Come accade per molti derivati tramite suffisso -ista, accanto a contagionista e contagista si trovano anche contagionismo e contagismo; in Google libri la prima forma ha circa 5.000 attestazioni, le più antiche delle quali si trovano in testi della prima metà dell’Ottocento 92.

Anche contagionismo appare nello stesso periodo; a quanto ci risulta ha fatto il suo ingresso nel V volume dei Nuovi saggi della Imperiale regia Accademia di scienze lettere ed arti del 1840:

[...] ma quando si domandò del perchè, rimanendo eguali le mofete, le tumulazioni, la sporcizie, i costumi (bene inteso che fra i Turchi non si tollerano le disinfezioni sanitarie), la peste cessa sempre in Giugno, nè ricomparisce se non dopo l'equinozio di autunno; quando si chiese ragione del perché in Giugno gli Europei rompono l'isolamento, e si mescolano impunemente coi Turchi, cogli Armeni, coi Copti, coi Drusi, nè c'è esempio allora d’un solo caso d'infezione; tutt’i partiti si mettono in silenzio, e si vede calato il vessillo del contagionismo, nè per tutta la state almeno si osa rialzarlo93.

Altre attestazioni (circa 4.700 per tutto il secolo) si trovano in testi di ambito medico; minori risultano quelle per il Novecento (circa 970), spesso in testi di storia della medicina; ancora minori quelle del nostro secolo.

Come ci sono non contagionisti e anticontagionisti ci sono anche il non contagionismo e l’anticontagionismo. Troviamo il primo già qualche anno dopo contagionismo nel “Giornale delle scienze mediche della Società Medico-Chirurgica di Torino”, del 1844:

Dal 1830 in poi [Chervin] fedele alle opinioni di tutta la sua vita, e nell’Accademia di Medicina che lo volle suo membro nel 1832, e nelle Camere spesso diede occasione a profondo esame del suo tema favorito, e non è molto dalla tribuna legislativa dei Deputati un onorevole membro rendeva omaggio all’indefesso zelo che tutta ocupò [sic] la vita del nostro lodato per la dimostrazione del non contagionismo94.

Le sole altre due attestazioni, sempre di argomento medico, che si trovano in Google libri appartengono entrambe allo stesso secolo95.

Anticontagionismo96 risulta più diffuso con oltre 40 occorrenze nel XIX secolo, la prima delle quali sembra trovarsi nella “Gazzetta medica italiana ‒ Lombardia” del 1856:

Alla morte del Progresso, giornale che, succeduto in Genova alla Gazzetta Medica Italiana – Liguria –, sembrava mentire il suo nome pizzicando con Freschi di dualismo e di anticontagionismo con Bò e compagnia, – sta ora per succedere la Liguria medica, senza Freschi, e, speriamo, senza emanazioni neo astrologiche della sedicente Sanità Maritima [sic] di Genova97.

Il termine appare anche nel XX (oltre 30 attestazioni) e XXI secolo (già oltre 20) sempre in testi di storia della medicina.

Contagismo è termine assai più tardo visto che, sempre secondo il corpus di Google libri, fa la sua comparsa, l’unica per il secolo, nel 1984, in co-occorrenza con il suo opposto anticontagismo:

...e via dicendo, lasciando ad altri i dibattiti su contagismo ed anticontagismo (per quanto fosse chiara la sua posizione anticontagista), sulle quarantene, sulla costruzione di impianti idrici e fognature98.

Anticontagismo compare anche, nel medesimo anno, in un altro numero della stessa rivista (nn. 1-5, p. 15) in cui si commenta un testo del 1982 di Roger Cooter, Anticontagionism and History’s Medical Record, citandolo come “Anticontagismo e cartella clinica della storia”.

Nel nostro secolo abbiamo trovato un solo testo in cui compaiono, come nella precedente citazione, i due termini contrapposti:

Con la sconfitta delle rivoluzioni liberali dopo il 1848, sia l’anticontagismo che la medicina sociale lasceranno il campo al contagismo quale teoria dominante nella medicina, che troverà poi una più compiuta formulazione nella teoria dei germi dopo il 187099.

È probabile che contagista e contagismo siano adattamenti all’italiano contemporaneo degli storici contagionista e contagionismo. I due termini hanno assunto anche una valenza contemporanea legata alla poesia: se in rete c’è chi si indigna contro in “contagismo medico”, si può trovare anche il Manifesto del contagismo che propugna “l’arte contagista” e i cui aderenti, i “contagisti”, sostengono che “Ogni donna, ogni uomo, combatterà la velocità e lo spettro dei ritmi. Ognuno usufruirà della poesia del proprio tempo, si contagerà con parole e immagini nuove, dosate da arrchetipi e movenze dello spirito”100.

A margine segnaliamo anche l’uso sporadico riscontrato nell’Ottocento di anticontagio, che, come abbiamo visto101, nell’italiano contemporaneo è usato in funzione di aggettivo con altro valore, in un senso analogo a anticontagismo/anticontagionismo.

Procedendo col metodo finora serbato, principierò a discorrere della peste, intorno alla quale, più ancora dell’altra quistione riguardo al contagio, dibbattuta [sic] grandemente è quella vertente a stabilirne il periodo d’incubazione. Corrivi i fautori dell’anticontagio ad ogni specie di larghezza vogliono limitarlo a dieci, a sette, e finanche a tre e quattro giorni; i partigiani delle antiche dottrine, meno arrischiati, non osano decidere; ma certo più lunghi periodi richieggono102.

[...] ma intanto le novelle dottrine dell’anticontagio, nate in Egitto, si andavano propagando in Europa. L’idea, che se la peste non era contagiosa, i lazzaretti, le contumacie, e tutti gli ostacoli al libero movimento de commerci sarebbero cessati da se, seduceva e amministrati e amministratori; [...]103.

Il termine contagionista ha prodotto un derivato, l’aggettivo contagionistico che troviamo testimoniato già nella prima metà dell’Ottocento:

A quanto ho esposto intorno le discussioni riguardanti la peste bubonica deggio aggiungere siccome, nella seduta del giorno 17 settembre, il principe di Canino leggesse un brano di lettera indirittagli dal sig. Clot Bey riguardante i suoi documenti sopra la peste e le quarantene. Tali documenti, secondo ch’egli dice, furono appena letti a Milano e a Napoli, per questo che s’oppongono al principio contagionistico. In quella lettera s’accusano di stravaganti, assurde, ridicole e vessatorie la dottrina del contagio, il sistema vigente delle quarantene: si adduce siccome l’Inghilterra abbia abolito il sistema medesimo; si inveisce contro i Marsigliesi che non l’hanno ancora abolito104.

Di fede contagionistica e di principio contagionistico si parla anche nella già citata (cfr. nota 85) Seconda Appendice alle considerazioni sul colera asiatico che contristò la Toscana... del 1858105. Nel secolo successivo troviamo anche un punto di vista contagionistico106 e negli anni Trenta sembra essere stata introdotta l’espressione catena contagionistica per indicare la catena di trasmissione del contagio; la prima attestazione che troviamo risale al 1932:

La grande distanza fra le diverse località nelle quali si sono manifestati i singoli casi osservati, lascia logicamente presumere che non pochi siano gli altri casi, costituenti gli anelli intermedi della catena contagionistica, sfuggiti all'accertamento107.

L’espressione è usata ancora oggi per indicare l’insieme dei fattori correlati che concorrono a infettare un individuo accanto a circuito contagionistico che sembra indicare l’ambiente o l’insieme degli ambienti in cui si verificano maggiormente le condizioni favorevoli al contagio.


Non sembrano usati invece *catena contagistica o *circuito contagistico. L’impiego attuale di contagionistico piuttosto che contagistico, termine più coerente con l’uso ormai invalso di contagio in luogo di contagione, è probabilmente sostenuta dall’influsso dell’inglese contagionist: contagionistic chain è presente anche in documenti scritti in inglese di istituti universitari italiani.

Contagistico è del resto pressoché inesistente nonché molto recente: la prima delle due sole attestazioni reperite si trova nel Riassunto di un articolo pubblicato sul “Giornale della Accademia di Medicina di Torino” nel 2014:

Alla concezione ontologica della malattia, che progressivamente prende piede nel corso del secondo quarto del XIX secolo con l'avvento delle teorie microbiche (oppure contagistiche), si contrappone un modello clinico che si orienta verso la specificità individuale, rivelata dalla varianza dagli indici antropometrici108.

La seconda attestazione, di tutt’altro genere, si trova in un dialogo del 22 febbraio scorso tra due utenti nel sito Debaser.it “Recensioni scritte da chi vuole”:

sfascia carrozze: Se non ricordo malissimo, Lei, lì, s’immortalò tempo addietro con adeguata indumentazione contro-contagistica.
Sarebbe bello che Lei fornisse una scorta che funga da barriera contro il (Mauro)Corona Virusu, atta alla sopravvivenza di noi cariatidi del DeBasio.

algol: Nonostante la sua natura giurassica devo constatare che ricorda benissimo. Mai avrei pensato che a breve il corredo diventerà abbigliamento quotidiano. Già pregusto orde di omini biancomascherati nei cinema, nei centri commerciali, a mollo nelle piscine109.

 

Contagiatori e contagiatrici

Alla famiglia del contagio appartiene anche il termine contagiatore110 ‘chi trasmette, diffonde una malattia per contagio’ (una sorta di untore “scientificamente corretto”) attestato solo dal GDLI Supplemento 2004 che fornisce come prima attestazione un testo di Guido Ceronetti apparso sulla “Stampa” il 16/6/1995. Grazie al corpus di Google libri riusciamo a retrocedere la data della sua prima apparizione almeno al 1826, anno di pubblicazione dell’Igiologia del dottore Achille Vergari:

Guarito o morto un animale idrofobo si devenga [sic] lo spurgo de’ luoghi dov’è stato, il quale debbe essere fatto come si dirà pe’ contagj. 3 gli animali sospetti di contagio dovrebbero essere rinchiusi e con la massima scrupolosità guardati onde vedere se idrofobia in essi si sviluppa; come fa d’uopo tenere in osservazione il contagiatore per conoscere se effettivamente era o no tale111.

Nel XIX secolo si trovano solo, ormai negli anni Novanta, due altre occorrenze, di cui la prima, ancora al singolare maschile, sempre in riferimento alle malattie dei cani112 e la seconda al plurale femminile in un testo di Cesare Lombroso:

Per lo più s’infliggeva simile trattamento alle donne pubbliche accusate e convinte di avere comunicata una malattia venerea ai dissoluti clienti che si portavano da parti civili, e reclamavano la visita medica delle loro contagiatrici113.

Nel secolo successivo contagiatore trova 88 attestazioni in Google libri (a cui se ne aggiungono 20 del plurale), la maggior parte si trovano in testi di medicina, ma non mancano anche attestazioni di ambito diverso; anzi l’uso figurato del termine era così diffuso che “contagiatore di cattivo gusto” fu definito Gabriele D’Annunzio da Giovanni Alfredo Cesareo114. Ecco due esempi:

[...] non si tratta più soltanto dell’abito, diremo così, fonetico straniero da sovrapporre al nostro, con tutte le sue gravi conseguenze, si tratta del contagio di tutta quanta l’anima, contagio tanto più grave e inevitabile, quanto più stretta è l’intimità e più viva e continua l’azione del contagiatore sul contagiando115.

Io non pretendo che tutti ci credano alla fedeltà costituzionale di Michele, Gabriele e Raffaele, trasvolatori. Ma so per certo che meno la gente ci fa caso e più monta, come una marea, la mia responsabilità di mancato contagiatore del vero116.

Sempre nel XX secolo la forma femminile del termine (assai meno usata visto che trova solo 17 attestazioni al singolare e 4 al plurale), è impiegata anche in un testo a carattere giuridico:

1. Fra l’azione od omissione colposa o dolosa prevista dal codice penale e l’azione od omissione contagiatrice colposa del tubercoloso infettante, del sifilitico, del blenorragico117.

Per quanto riguarda il nostro secolo nel corpus di Google libri troviamo 53 risultati per contagiatore, a cui si aggiungono le tre del plurale, soltanto due attestazioni per contagiatrici, nessuna per contagiatrice; ma nel web è possibile trovare qualche contagiatrice in più e non soltanto “di virus e tosse” ma anche “di idee”, “di passioni” o “di speranza”118.

 

Un po’ di ordine “in famiglia”

Come si è potuto vedere la famiglia dei termini relativi al concetto di contagio è piuttosto numerosa e le vicende dei suoi membri si intrecciano e si sovrappongono tanto da renderne, unitamente al difetto di chi scrive, la ricostruzione un po’ nebulosa. Per questo motivo a conclusione del lavoro si propone uno schema riassuntivo che segue sostanzialmente il modello del RIF di Michele Colombo e Paolo D’Achille.

Nello schema è indicata la data della prima attestazione individuata, preceduta da “dal”, se la voce è tuttora in uso, seguita da quella dell’ultima attestazione, se è invece uscita dall’uso, isolata e senza alcuna notazione se si tratta di hapax. Infine si riporta, preceduta dalla sigla RL, la data della prima registrazione lessicografica reperita e l’indicazione sintetica dell’opera.

 

contagio s.m. [lat. contāgĭum, -ii n.] ‘il comunicarsi, il trasmettersi di una malattia infettiva da una persona ammalata a una persona sana per contatto diretto o indiretto’; ‘malattia che si diffonde per contagio; epidemia’; influsso corruttore’
dalla prima metà del XIV sec.
1691 III Crusca
> contagioso agg. ‘che si trasmette per contagio’
dal 1334 (contaggioso dal 1594)
RL 1612 I Crusca
     >> contagiosissimo agg. sup. di contagioso
     dal 1568
     RL 1829-1840 Tramater
> contagiare v.tr. ‘comunicare, diffondere una malattia per contagio’; fig. ‘influire (per lo più dannosamente)’
dal 1780 (contaggiare 1659, volg. sic. contagiari 1492, lat. mediev. contagiare XIII sec.)
RL 1941 Vocabolario della Reale Accademia d’Italia
     >> contagiato agg. e s.m. ‘affetto da malattia presa per contagio’; fig. ‘che ha subito l’influenza di idee considerate comunemente dannose’
     RL 1855 F. Ugolini, Vocabolario di parole e modi errati
     >> contagiatore s.m. (f. contagiatrice dal 1893) ‘chi trasmette, diffonde una malattia per contagio’
     dal 1826
     RL 2004 GDLI Supplemento 2004
> contagista agg. e s.m. e f. ‘che , chi sostiene la possibilità della trasmissione per contagio di una malattia’
dal 1828
     >> non contagista s.m. e f. ‘chi nega la possibilità della trasmissione per contagio di una malattia’
     dal 1877
     >> anticontagista s.m. e f. ‘chi nega la possibilità della trasmissione per contagio di una malattia’
     dal 1911
     >> contagismo s.m. ‘teoria che sostiene la possibilità della trasmissione per contagio di una malattia’
     dal 1984
             >>> anticontagismo s.m. ‘teoria che nega la possibilità della trasmissione per contagio di una malattia, in opposizione al contagismo’
             dal 1984
     >> contagistico agg. ‘relativo al contagismo
     dal 2014
> anticontagio s.m. e agg.
1a. s.m. ‘sostanza che impedisce il contagio’
1837
1b. s.m. ‘teoria che nega la possibilità della trasmissione per contagio di una malattia’
1846-1847
2. agg. ‘finalizzato a prevenire forme di contagio virale’
dal 1992
RL 2008 Treccani Neologismi

contagione s.f. [ lat. contāgĭo, -ōnis f.] sin. di contagio; anche ‘malattia che si trasmette per contagio’
ultimi decenni del XIII sec. - 1970
RL 1612 I Crusca
> contagionare v.tr. ‘comunicare, diffondere una malattia per contagio’; fig. ‘influire (per lo più dannosamente)’
1568-XIX sec.
RL 1662 N. Duez, Dictionnaire italien et francois
> contagionista agg. e s.m. e f. ‘che , chi sostiene la possibilità della trasmissione per contagio di una malattia’
dal 1824 sost.
RL 1874-1875 Lessona
     >> anticontagionista (anti contagionista) s.m. e f. ‘chi nega la possibilità della trasmissione per contagio di una malattia’, sin. di anticontagista
     1825-1999
     >> non contagionista s.m. e f. ‘chi nega la possibilità della trasmissione per contagio di una malattia’, sin. di anticontagionista
     dal 1824
     >> contagionismo s.m. ‘teoria che sostiene la possibilità della trasmissione per contagio di una malattia’
     dal 1840
             >>> non contagionismo s.m. ‘teoria che sostiene la possibilità della trasmissione per contagio di una malattia’
             1844-1867
             >>> anticontagionismo s.m. ‘teoria che sostiene la possibilità della trasmissione per contagio di una malattia’
             dal 1856
     >> contagionistico agg.
     a. ‘relativo al contagionismo’
     dal 1847
     b. t.med. [per influsso dell’ingl. contagionist] ‘relativo al contagio, del contagio’ nelle espressioni catena c., circuito c.
     dal 1932
> [*contagionario s.m.]
     >> anti-contagionario s.m. ‘chi nega la possibilità della trasmissione per contagio di una malattia’
     1745 

contage s.f. t. lett. [lat. contāgēs f.] ‘comunicare, diffondere una malattia per contagio’; fig. ‘influire (per lo più dannosamente)’
1581-1892
RL 1772 D’Alberti di Villanova

 


Note:

1. Si cita qui il titolo del convegno internazionale dell’OVI - Opera del Vocabolario Italiano, Italiano antico, italiano plurale. Testi e lessico del Medioevo nel mondo digitale, tenutosi a Firenze, presso l’Accademia della Crusca nei giorni 13‐14 settembre 2018 in occasione delle 40.000 voci del TLIO Tesoro della lingua delle origini (cfr. https://accademiadellacrusca.it/it/contenuti/titolo/5388 e http://www.ovi.cnr.it/Eventi.html).

2. Per una vasta panoramica delle forme concorrenti legate etimologicamente che si sono sviluppate nel corso della storia della nostra lingua si rimanda a Vittorio Coletti, L’italiano scomparso, Il Mulino, 2018.

3. Le tre le voci sono riconducibili al verbo contingĕre ‘venire in contatto’ der. di tangĕre ‘toccare’ col pref. con- (l’Etimologico).

4. Il passo riportato dal TLIO, “Chiunque tu se’ che ami e non vorresti, fa’ che schifi li contagii”, traduce il verso ovidiano “Si quis amas nec uis, facito contagia uites” (Remedia amoris, v. 613) che mostra il sostantivo neutro.

5. Cfr. TLIO s.vv.

6. Cfr. TLIO s.v.

7. Contagiosissimo è presente come lemma indipendente nel Vocabolario universale italiano, diretto da Raffaele Liberatore, compilato a cura della Società tipografica Tramater e C., Napoli, dai torchi del Tramater, 1829-1840, con una citazione dal Cristiano istruito nella sua legge (Firenze 1686) di Paolo Segneri, e così anche nel Tommaseo-Bellini; nella V Crusca alla citazione dal Segneri si aggiunge quella, più antica, dal “secondo, et ultimo volume della terza parte” delle Vite de’ più eccellenti Pittori, Scultori et Architettori di Giorgio Vasari (In Fiorenza, Appresso i Giunti, 1568, p. 484): “L’ãno poi 1522 essendo in Firenze vn poco di peste, e però partẽdosi molti per fuggire quel morbo contagiosissimo, e saluarsi, si porse occasione a Iacopo [da Pontormo] d’alontanarsi alquanto, e fuggire la città”. L’attestazione da Vasari è data come la più antica anche in GDLI s.v. Non è si invece reperita testimonianza dell’aggettivo derivato da contagione: l’unica attestazione di contagionoso è nel titolo latino De Erysipelate Contagionoso della tesi di laurea discussa nel 1813 a Cambridge da Richard Bright (Cfr. Obituary [of] Dr. Richard Bright, “The London Lancet: A Journal of British and Foreign Medical and Chemical Science, Criticism, Literature and News”, Vol. 1, Burgess, Stringer & Company, 1859, pp. 183-184: p.183). Estendendo le ricerche a tutto il web contagionoso appare anche in un post datato 2/5/2008 da Bari-Taranto (https://www.amicacavia.net/forum/topic/1056-chiaramore06/). Per la ricerca si sono cercate le forme flesse dell’aggettivo anche nella possibile realizzazione con l’affricata palatale doppia (gg) di cui parleremo in seguito (cfr. nota 55).

8. “Quando fera, improuisa pestilenza / Ne soprauenne: Et la stagione, et l’anno / Et gli huomini, et gli armenti, et l’aria, et l’acque / Et tutto altro infettonne. Onde ogni corpo / O cadeua, o languiua. Et la semente / E i frutti, et l’herbe, et le campagne stesse / Da la rabbia di Sirio, e dal veleno / Deľhorribil contage arse, et corrotte / Ci negauano il vitto. Il padre mio / Per consiglio ne die, ch’un’altra volta / Rinauigando il nauigato mare / Si tornasse in Ortigia”. (L’Eneide di Virgilio del Commendatore Annibal Caro, in Venetia, Appresso Bernardo Giunti, et fratelli, MDLXXXI, Libro III, vv. 241-248, p. 101). Stando a Google libri nel XVI secolo, Eneide a parte, non si trovano attestazioni di contage nei testi in italiano, mentre se ne trova qualcuna del corrispondente latino in testi scritti in quella lingua.

9. “Ne però ne la fame orrida, e dura / Fù lei mandato il Cittadino Elia; / Ne molto poi, da la contage impura / Altri ch’un Siro, il succeßor guaria: / Ciechi uoi; stolti uoi fuor di misura, / Segni uoler di carità natia? / Co’ l tosco in bocca, e dimandarli al fine, / Per curiosità senz’altro fine. (Rosario della Madonna poema eroico del sig.r Capoleone Ghelfucci da Città di Castello dato alle stampe da i figliuoli dopo la morte dell’autore, in Venezia, Appresso Nicolo Polo, 1600 [successive 1603, 1606], p. 37, Canto XVII, ottava 40).

10. Giovanni Battista Spada, Giardino de gli epiteti, traslati, et aggiunti poetici italiani del padre maestro f. Gio. Battista Spada di Firenzuola Piacentino, dell'ordine de’ Predicatori, di nuouo ristampato, & corretto da vn virtuoso, in Bologna, Per l’erede di Vittorio Benacci, 1665, p. 566.

11. Onoria ad Attila, in [Antonio Bruni], Epistole heroiche, poesie del Bruni, Libri due, In questa seconda impressione rivedute, et accresciute dal medesimo Autore, in Venetia, nella Stamperia di Francesco Baba, 1628, Epistola XII, pp. 415-422: p. 421. L’epistola non è presente nella prima edizione del 1627; nell’ottava edizione delle Epistole, uscita a Roma “per il Mascardi” nel 1647, al luogo (p. 432) la forma verrà sostituita con (reo) contagio, mentre si trova ancora contage nella quarta edizione veneziana di appena tre anni prima (in Venetia, per li Turrini, 1644, p. 357).

12. Prosodia italiana, ouero L’arte con l’uso degli accenti nella volgar favella d’Italia accordati dal padre Placido Spadafora... con la giunta nel fine di tre brevi trattati: l’uno della Zeta, e sua varietà; l'altro dell’E, ed O, chiusi ed aperti. Il terzo della buona, e rea pronuntia, nelle due lingue, italiana, e latina, in Venezia, appresso Lorenzo Baseggio, 1703.

13. Due esempi: Della sifilide di Girolamo Fracastoro lib. III. nuovamente volgariz. da Antonio Tirabosco Veronese in Verona 1739, citato in Dell’uso esterno, e interno del mercurio Discorso di Giuseppe Maria Saverio Bertini fiorentino, in Firenze, nella stamperia di Gio. Paolo Giovannelli, 1744; La Sifilide Poema Di Girolamo Fracastoro; Tradotto Da Gio. Luigi Zaccarelli, in Cremona, Fratelli Manini, 1821.

14. Il Fracastoro usa contāgēs nel Syphilis, ma fa scelta diversa in prosa nel De contagione et contagiosis morbis et curatione.

15. In un passo della traduzione in versi di Michele Leoni del Romeo e Giulietta (Romeo e Giulietta, tragedia di G. Shakspeare [sic] recata in versi italiani da Michele Leoni di Parma, Firenze, presso Gio. Marenigh, 1814, atto V, scena III, p. 174) e in tre luoghi del carme Il colèra dello stesso autore (Parma, dalla Stamperia di Giuseppe Rossetti, 1836); nella traduzioni da Schiller di Andrea Maffei del Don Carlo Infante di Spagna (Milano, per Luigi Giacomo Pirola, 1842, p. 55, atto I, scena VI) e della tragedia Semele (Teatro completo di Federico Schiller, traduzione [di] Andrea Maffei, vol. III, Torino, Unione tipografico-editrice, 1858, p. 271); nella tragedia Ardoino Re d’Italia (atto III, scena VI, “Rivista contemporanea”, vol. 21, anno VIII, Torino, dall’unione tipografico-editrice, 1860, p. 430) di Giulio Carcano e nella sua traduzione dell’Enrico VI (Opere di Shakspeare, vol. VIII, Re Arrigo V. Re Arrigo VI, traduzione di Giulio Carcano, Milano, Ulrico Hoepli, 1879, p. 63); in [M. B.], Scene della nuova capitale: atto primo i preparativi, Firenze, Tipografia di Simone Birindelli, 1865, scena VII, p. 37; in cinque luoghi delle Profezie di Ezechiello recate in versi italiani da Riccardo Mitchell (Messina, Tip. M. Nobolo, 1868, pp. 25, 30, 56, 150) e in Canto e luce dello stesso Mitchell (Canto e luce: nuovi versi di Riccardo Mitchell, Messina, Tip. Filomena 1872, pp. 100-105: p. 104); in due luoghi dei Versi di Ettore Marcucci (Firenze, Tip. G. Barbèra, 1880; in un’ode Alla salute di Giuseppe De Spuches (Poesie, Firenze, Barbèra editore, 1892, ode Alla salute, pp. 17-21: p. 20).

16. Nuovo dizionario italiano-francese, estratto da’ dizionari dell’Accademia di Francia e della Crusca, ed arricchito di più di trenta mila articoli sovra tutti gli altri dizionari finor pubblicati... Del signor Abate Francesco de Alberti di Villanuova..., in Marsiglia, Presso Giovanni Mossy, 1772.

17. “Male attaccaticcio, Peste” è la descrizione di contagio nella III edizione (1691) del Vocabolario degli accademici della Crusca che è anche la prima in cui compare; rimane inalterata anche nella IV edizione (1729-38), mentre cambia nella V. La forma contage non si trova in nessuna delle edizioni del Vocabolario degli accademici della Crusca.

18. Dizionario della lingua italiana, Padova, nella Tipografia della Minerva, 1827-1830, vol II: 1827.

19. Op. cit. cfr. nota 7; il vol. II è datato 1830. Identica la voce si ripete nel Vocabolario universale della lingua italiana, edizione eseguita su quella del Tramater di Napoli con Giunte e correzioni per cura di Anton Enrico Mortara, Prof. Bernardo Bellini, Prof. Don Gaetano Codogni, Antonio Mainardi ecc. ecc., vol. II, Mantova, presso gli editori Fratelli Negretti, 1847.

20. Panlessico italiano, ossia Dizionario universale della lingua italiana...: corredato pure della corrispondenza colle lingue latina, greca, tedesca, francese ed inglese, non meno che delle etimologie, delle sinonimie..., diretto da Marco Bognolo vol. I, Venezia, dallo Stabilimento enciclopedico di Girolamo Tasso, 1839.

21. Supplimento a’ vocabolarj italiani proposto da Giovanni Gherardini, vol. II C-E. 2, Milano, Dalla stamperia di Gius. Bernardoni di Gio., 1853.

22. Policarpo Petrocchi, Novo dizionario universale della lingua italiana, Milano, Fratelli Treves, 1892.

23. Così anche nelle successive edizioni fino alla IX (1965); la X edizione (Zingarelli 1970) non riporta la forma.

24. Non lo riporta il Novissimo dizionario della lingua italiana: etimologico, fraseologico, grammaticale, ideologico, nomenclatore e dei sinonimi di Fernando Palazzi (Milano, Ceschina, 1939) che invece ha contagione come voce antica con rinvio a contagio. Contagione non è presente in Zingarelli 1917.

25. Non è presente in GRADIT, non nel Sabatini-Coletti, né nel Vocabolario Treccani online, né in Zingarelli 2021, Garzanti online, Hoepli online. Contage non appare nemmeno nel Vocabolario Treccani 1986, come non è nello Zingarelli 1970, e nel De Felice-Duro.

26. “E ragionevolmente aborrendo la contagione di così orribil peccato.” (Apuleio, Dell’asino d’oro, tradotto per Agnolo Firenzuola, in Firenze, per Filippo Giunti, 1598)

27. La III Crusca è datata1691; contagio con rimando a contagione era già presente nel glossario del Vocabolario degli Accademici della Crusca “in quest’ultima edizione da’ medesimi riveduto, e ampliato, con aggiunta di molte voci degli autori del buon secolo, e buona quantità di quelle dell’uso. Consacrato all’illustrissimo... Gio. Francesco Pisani...”, in Venetia, per Francesco Tramontino, 1686.

28. Red. lett. 1. 289: “Questo vizio, come per un contagio si attacca quasi a tutti coloro, che in que’ paesi hanno avuto il natale”.

29. Libro del conoscere la pestilenza. Di M. Gio. Battista Susio stampato in Mantova, Appresso Giacomo Ruffinello, 1576, p. 41 e sg. Nel testo si contano almeno una decina di occorrenze sia per contagio sia per contagione.

30. Infermità del cavallo et suoi rimedii.., del Sig. Carlo Ruini Senator bolognese, vol. II, in Venetia, appresso Gasparo Bindoni il Giovane, 1599, Cap. XXII Delli carboncelli, et enfiagioni pestilentiali, p. 32.; Cap. XXIII, Della contagione, pp. 34 sg..

31. Siamo però consapevoli che un’affermazione certa necessiti di studi accurati sull’evoluzione del concetto di trasmissione delle malattie nella storia della medicina.

32. Del contagio del vajuolo e della necessità di tentarne l'estirpazione, opera di Michele Sarcone Professore di Medicina, Tomo I., in Napoli, nella Stamperia Simoniana, 1770, Memoria II, pp. 187 sgg. Una definizione di contagione degli stessi anni si trova in Jacopo Alberti, Dell’epidemica mortalità de’ gelsi, e della cura e coltivazione loro, in Salò, Presso Bartolommeo Righetti, 1773, p. LXXI: “La Contagione si diffinisce (a) una certa infezione, che passa da un corpo all’altro, come dimostra lo stesso suo nome”. Nel testo però non si usa mai contagio.

33. In particolare in questo passo ci pare notevole l’uso di contrarre associato a contagione ma non a contagio.

34. Per il XIX secolo Google libri restituisce quasi 30.000 occorrenze, spesso nei titoli, di contagione (un centinaio le attestazioni della variante contaggione; cfr. oltre e nota 55); nel XX secolo la voce supera di poco le 10.000 presenze, mentre nel nostro secolo non raggiunge le 4.000 e compare quasi esclusivamente in citazioni da testi antichi. Per la corretta valutazione di questi numeri va anche considerata la possibilità che si tratti dell’ablativo o del dativo singolari della forma latina. Contagio ha numeri decisamente superiori: 142.000 nel sec. XIX, 240.000 nel sec. XX, 55.000 nei primi venti anni di questo secolo.

35. Opere mediche Di Francesco Puccinotti, Milano, per Borroni e Scotti, 1855, vol. I, p. 5, par. XVII. Nel testo si contrappongono epidemia e contagione, mentre contagio sembra indicare la modalità della trasmissione. È comunque da notare che nell’opera si trovano quattro occorrenze di contagione (comprese le due del passo) di contro a un numero molto più alto di quelle di contagio che appare in 40 pagine diverse e molto spesso più volte nella stessa pagina (per es. 6 volte a p. 895, 5 volte a p. 896 e 7 volte a p. 897).

36. Intorno alle antiche dottrine italiane sulla contagione e ai fatti che le dimostrano vere Memorie Storico-Critiche di Giuseppe Montesanto Socio attivo dell’Accademia di Scienze Lettere ed Arti di Padova, dell’Ateneo veneto, bresciano, di Trevigi, della Società medico-chirurgica di Bologna, socio della Regia Accademia di Medicina di Parigi, Padova, Tipi della Minerva, 1836, p. 29 sg.

37. Due lezioni sul Cholera del dottor Broussais [annotate dal Compilatore], “Annali universali di medicina”, vol. LXII (1832), pp.192-222: p. 199, il secondo passo si trova in nota 1. Per la possibile ma incerta differenziazione semantica tra contagio e contagione può essere indicativa la diversità nelle rispettive descrizioni nelle prime nove edizioni dello Zingarelli (1917… 1965): “Contatto. | malattia, Morbo attaccaticcio | Comunicazione di malattia per contatto | anche di peccati, vizi, eresie..” e “ Influenza di male contagioso, Contagio | Materia contagiosa”.

38. Per dare una “data scadenza” indicativa a contagione possiamo ricordare che la voce acquisisce la crux nella X edizione (1970) dello Zingarelli.

39. Cfr. Vocabolario Treccani online, https://www.treccani.it/vocabolario/anticontagio_%28Neologismi%29/.

40. Vedi oltre per l’uso della stessa forma con il valore di ‘negazione della propagazione tramite contagio’.

41. La voce compare anche nel Saggio d’indice per materie a sistema nuovissimo della R. Biblioteca universitaria di Roma di Costantino Maes pubblicato nel 1881 (Biblioteca universitaria alessandrina Università di Roma, Forzani & comp., Tip. del Senato) con l’indicazione “Chiappari 37. c. 28.”; poiché la stessa indicazione si trova s.vv. contagio, febbri petecchiali, fumicazioni, petecchiale febbre, potrebbe riferirsi a Wilhelm Hermann Georg Remer, Sicuri mezzi di prevenire i contagi e preservarsi dalle loro conseguenze. Traduzione del dott. Giuseppe Chiappari, coll’aggiunta di alcune note pel regime sanitario relativamente alla febbre petecchiale e per la maniera di fare le fumigazioni muriatiche, Milano, presso Giuseppe Maspero librajo, 1817. Nel testo però, benché si diano indicazioni per evitare il contagio la forma non compare.

42. Ai medici ed ai non medici, l’editore [nonché dottore in medicina, baccelliere e maestro licenziato in chimica e farmacia, direttore dello spedale civile di Padova e altro come recita il frontespizio] Giovanni Filippo Spongia [a fine scritto] scriveva in Padova nella quaresima del 1837, “Commentarii di medicina”, semestre 3°, vol. III, Padova, coi tipi della Minerva, 1837, pp. 225-239: 235 sg.

43. “Anti-contagion mask” ha oltre 2.500 risultati su Google.

44. “Gli amici brutti rispettavano Antonio, e lo avrebbero anche invidiato, e forse odiato, se, indotti e contagiati dalle donne che frequentavano, anch’essi, senza saperlo, non fossero stati innamorati di lui”. (p. 9 dell’edizione Bompiani, Milano, 1958).

45. “Se i ragazzi stanno bene, essendo passata una settimana, significa che non si sono contagiati!” (p. 531).

46. La datazione è accolta da GRADIT. Nella successiva edizione del DELI a cura di Michele A. Cortelazzo (DELIn) la datazione, come vedremo più avanti, è anticipata a “prima del 1855”

47. Edizione rinnovata del Vocabolario della lingua italiana di Giulio Cappuccini e Bruno Migliorini, Torino, G.B. Paravia & C, 1965.

48. Dizionario classico di medicina, di chirurgia e d’igiene pubblica e privata, composto da Adelon, Andral... ed altri; prima trad. it. di M. G. Levi, Venezia, Tip. Antonelli, 1843-1850; Emanuele Lauricella, Dizionario medico, Venezia Roma, Istituto per la collaborazione culturale, 1960-1961; Mario Governa, Dizionario di termini medici di uso comune, Torino, ERI, 1967; Dizionario medico Larousse, a cura del dott. Renato Valente e della dott.ssa Maria Germana Malesani, Torino, SAIE, 1984; Joseph C. Segen, Dizionario di medicina moderna, Milano etc., McGraw-Hill, 2007

49. “‒ Tossono da quattro giorni, poveretti! Non si muovono più dalla cuccia. ‒ Sono vecchi, zia. ‒ Gli altri due li tengo in camera mia; ho paura che si contagino.” (Luigi Capuana, Il Marchese di Roccaverdina, Milano, Treves, 1901, cap. XII, p. 129). Cfr. Gianluca Biasci, Nuove retrodatazioni da testi letterari otto-novecenteschi, Roma, Aracne, 2012; riportato in ArchiDATA, Archivio di (retro)datazioni lessicali, s.v..

50. “Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia”, 1894, n. 1, pp. 667 e sg.; “Bollettino ufficiale del Ministero dell’istruzione pubblica”, a. XXI, vol. I, n. 1, p. 250 e sg.

51. A p. 70 dell’ed. 1855, Firenze, Barbèra, Bianchi e Comp.; la voce contagiato non è presente nell’ed. 1848.

52. A rigore la datazione riguarderebbe contagiato, forma derivabile anche dal sostantivo contagio (Cfr. Maria G. Lo Duca, Nomi di agente, in Grossmann e Rainer 2004, pp. 191-217: p. 216 e sg.).

53. “Non solo dall’Asia, ma ancor dall’Africa potè passare in Europa il Malfrancese, prima che fosse scoperta l’America; poiché i Portoghesi, trenta anni prima della gloriosa spedizione di Colombo, aveano già scoperta una gran parte de’ paesi equinoziali dell’Africa, e vi aveano intavolato il commercio. Or non poté qualche Portoghese, quivi contagiato dal Malfrancese, contagiare poi i suoi Nazionali, e in seguito altre Nazioni d’Europa, siccome forse infatti avvenne secondo quello, che appresso diremo?” (Francesco Saverio Clavigero, Storia antica del Messico cavata da migliori storici spagnuoli…, tomo III, in Cesena, per Gregorio Biasini, 1780, p. 308).

54. “[...] oltredicché conoscono bene tutte le scuole mediche, che il morbo endemico giammai fu atto a contagiare, proprietà, che tiene la nostra febbre. (Francesco Maria Scuderi, Supplemento alla memoria per servire alla facile e perfetta estinzione del vajuolo e di tutti gli altri morbi contagiosi (etc.) A cui si aggiunge apparatus institutionum pathologico-practicarum ab Hippocratis doctrina sumptarum (etc.), in Napoli, presso Vincenzo Mazzola-Vocola, 1788, p. 41).

55. L’infinito ha oggi poco più di 5.000 attestazioni su Google in italiano, meno di un centesimo di contagiare. Anche la forma contaggio trova ancora oggi testimonianze non irrilevanti in rete (anche considerando il “rumore” prodotto dall’omonimo derivato da contare usato da Camilleri); per il secolo scorso si possono citare ad esempio le due presenti nelle voci Neutralità (1934) e Salmonelle e salmonellosi (1961) dell’Enciclopedia Treccani. Consultando il corpus di Google libri lo troviamo già in opere del XVI secolo come, per esempio, nell’Oratione del molto Mag. et Eccell. Sig. Bartolomeo dal Covolo, Ambasciator di Feltre riportata nella Scielta delle orationi fatte nella creatione del seren.mo prencipe di Vinegia Pasqual Cicogna alle virtu immortali di Sua Serenità da Agostino Michele (in Venetia, Appresso Giovanni Antonio Rampazetto, 1587) e, insieme all’aggettivo contaggioso, nell’edizione postuma del Reggimento della peste dell’eccellente dottore et Cavaliero M. Leonardo Fioravanti Bolognese, in Venetia, Appresso gli Heredi di Melchior Sessa, 1594. Per il XVII secolo si ricavano oltre 9.000 attestazioni (anche se possono essere frequenti le letture erronee data la qualità della stampa), di cui citiamo solo il Di pestilenza commune a bruti, et di contaggio mortale dell’huomo. Opera di Troilo Lancetta utile, et importante a’ Prencipi, in Venetia, Appresso li Guerigli, 1632 (si tratta della 2a ed.); all’inizio del XVIII secolo viene registrato nel Grande dittionario italiano et hollandese, come pure hollandese et italiano del Veneroni (Amsterdam, Appresso Pietro Mortier, 1710). Anche l’aggettivo cantaggioso è attestato a partire dal XVI secolo. Si trovano attestazioni con la -gg- pure di altri termini della “famiglia”: contaggione appare nel titolo di un’opera di Nicolò Carnatti da Novara Antidoti, e rimedij spirituali per preservare le anime dalla contaggione del Carneuale, stampata a Milano nel 1611 citata a p. 631 della Bibliosofia e memorie letterarie di scrittori Francescani conventuali ch’hanno scritto dopo l’anno 1585. Raccolte da’ F. Gioanni Franchini da Modena (in Modena, per gli Eredi Soliani stampatori Duc., 1693; se ne trovano poi esempi seicenteschi e almeno fino alla prima metà del secolo successivo: negli Avvisi italiani, ordinarii e straordinarii, vol. XXVI (Vienna, appresso Giov. van Ghelen, 1709), nel Tesoro di vari segreti e rimedi provati contra il male Contagioso de’ Buoi (in Venezia, Albrizzi, 1712), nella Vita di S. Andrea Avellino della religion teatina descritta dal P. D. Gaetano Maria [Magenis] chierico (in Venezia, per Giacomo Tommasini, 1714), nella Vita nascosta con Giesù in Dio. Composta da Henrico Mar. Budone... Tradotta dalla lingua francese nell’italiana dal R.P. Marc’Antonio Paggi Camaldolo (in Napoli, presso lo De Bonis, 1719). Nessuna attestazione si è trovata per il verbo corrispondente, mentre si è trovato un esempio per un altro derivato di contagione in un testo dell’Ottocento: “È nota la discrepanza d’opinioni sull’indole contaggiosa od epidemica del cholera. Non è quindi meraviglia di leggere cotale consiglio da un contaggionista per eccellenza” (La Farmacopea Anticolerica ossia Formulario dei preservativi, dei medicamenti e delle fórmole mediche [...] contro il cholera-morbus raccolto ed accresciuto dal farmacista G[iovanni] B[attista] Sembenini, Venezia, Girolamo Tasso, 1835, parte III, p. 223, nota 1). V. oltre per il verbo contagionare e per contagionista.

56 Di una gravissima peste: che nella passata primavera, & estate dell’anno 1656 depopulò la Città di Napoli... Del Filosofo, e Dottor’Medico Geronimo Gatta Napolitano, dalla Sala Natio, & Oriondo, Napoli, per Luc’Antonio di Fusco, 1659, Libro II, Capo VIII, p. 192.

57 Codice diplomatico dei Giudei di Sicilia, raccolto e pubblicato dai fratelli sacerdoti Bartolomeo e Giuseppe Lagumina, “Documenti per servire alla storia di Sicilia”, Società siciliana per la storia patria, vol. III, Palermo, Tip. M. Amenta, 1895, p. 21.

58. LXXI Antonio Carbone fu Lorenzo, della Valle di Pia, fa testamento in tempo di peste (27 agosto 1429). Arch. della badia di Finalpia, pergamene del Finale; si trae la citazione da Guglielmo Salvi, Per la storia del Finale Tre quistioni di storia finalese, “Atti della Società ligure di storia patria”, anno 1933, pp. 83-276: p. 223, nota 13.

59. Secondo il Glossarium mediae et infimae latinitatis, conditum a Carolo du Fresne domino Du Cange…, Niort, Favre,1883-1887), compilato nel corso del Seicento, il verbo era presente nel latino in uso nelle cancellerie europee del XIV secolo, ma con tutt’altro significato ovvero quello di «Citare, in jus vocare, idem quod Attachiare». Il Du Cange cita un passo di Petrus de Cugneriis Advocatus Regius (Pierre de Cuignières) giurista molto vicino alla corte parigina vissuto nella prima metà del Trecento: “Faciunt Contagiari et compelli per suos Præpositos Clericorum mulieres viduas, et nituntur habere eorum cognitionem”.

60. “Domus contagiatur primum ex his in patres; a patribus in ministros uite lubricum et lepra Naaman serpit”. (Cfr. Johann Ramminger Neulateinische Wortliste (NLW), s.v. contagio, -areanstecken, verderben ‘infettare, corrompere’); il testo è comunque reperibile in rete.

61. “Cum dece(n)tius sit nunquam contagiari quàm à contagione mundari,verum quia non reputo argumentum de necessitate inferre...” (vol. I, Lugduni, ad Salamandræ, apud Sennetonios fratres, 1548, p. 136).

62. In Anticlaudianum Alani commentum, a cura di Jan Sulowski, “Źródła do dziejów nauki i techniki”, vol. XIII, Warszawa, Zakład Narodowy im. Ossolińskich, 1972, p. 29.

63. “Si verò focus sit in tertiæ regionis venis, vix est locus purgationi, quia, dato medicamento purgante, cum trahatur humor versus venas maiores, contagiatur vniversa massa cum periculi incremento”. (Thomae [Tomás] Longas, Enchiridion novae & antiquae medicinae dogmaticae pro curatione febris malignae..., [Zaragoza] apud Paschasium Bueno, 1689, p. 453). Itaque corpus impurum resolutum manet hoc, quod contagiavit & corrupit elementa, propter quam corruptionem omnis res visibilis est parvæ durationis (Jo. Jacobi Mangeti (Jean Jacques Manget), Bibliotheca chemica curiosa, seu Rerum ad alchemiam pertinentium thesaurus instructissimus..., vol. II, Genevae, G. De Tournes, Cramer, Perachon, Ritter, et S. De Tournes, 1702, p. 149).

64. Come già detto (cfr. nota 55) nonostante l’esistenza di contaggione non abbiamo trovato alcuna testimonianza di una forma *contaggionare.

65. Agricoltura tratta da diversi antichi et moderni scrittori dal sig. Gabriello Alfonso d’Herrera et tradotta di lingua spagnuola in volgare italiano da Mambrino Roseo da Fabriano..., in Venetia, per ordine di F. Sansovino, 1568, p. 188; così anche nella successiva ed. del 1577.

66. Das neue Dictionarium oder Wort-Buch in italiänisch-teutscher und teutsch-italiänischer Sprach... von Matthias Kramer, Nürnberg, in ferlegung Wolfang Moriz Endter und Johann Andreæ Endters..., 1678

67. Dictionnaire italien et francois, bien curieusement reueu, corrigè, & augmentè; par Nathanael Duez..., in Venetia, Appresso li Milochi, 1662.

68. Dittionario italiano, e francese del Veneroni Dictionaire italien, et françois mis en lumiere par Antoine Oudin... Continuè par Laurens Feretti, romain. Acheuè, reueu, corrigè, & augmentè,... Per le sr. Veneroni..., Venise, chez Estienne Curti, 1693.

69. Una simile corrispondenza sembrebbe escludere una possibile influenza del francese contagionner, tanto più che, stando al TLFi : Trésor de la langue Française informatisé (ATILF - CNRS & Université de Lorraine), il verbo francese risalirebbe al 1845.

70. Fontana della Crusca overo il Dizzionario italiano-tedesco e tedesco-italiano aumentato, corretto, & accentuato per tutto... dall’Autor proprio; cioè da Nicolo di Castelli, Frankfurt, in der Weidmannschen Buchhandlung, 1741.

71. G. F. Baruffi, Da Torino a Smirne - Passeggiata straordinaria fatta nell’autunno del 1847, Lettera prima, in “Rivista contemporanea nazionale italiana”, vol. II, 1854, pp. 711-730: pp. 727 sg.. Oltre al passo citato troviamo la forma in almeno altre due opere dello stesso autore: cfr. Riforma delle Quarantene, Lettera ottava, “Annali universali di Statistica, economia pubblica, geografia, storia, viaggi e commercio”, vol. IV, serie II, Aprile, Maggio e Giugno 1845, pp. 314-328: p. 323 e Viaggio da Torino alle Piramidi: fatto nell’autunno del 1843, Torino, Stabilimento Tip. di Aless. Fontana, 1848, p. 342, nota 48.

72. Un concorrente di contagiare è senza dubbio infettare che risulta avere una diffusione analoga: “infettare” 534.000 risultati contro i 608.000 di “contagiare” (pagine in italiano, motore di ricerca: Google, all’11/1/2021). Per l’uso attuale di contagiare si rimanda anche alla risposta di Matilde Paoli di prossima pubblicazione sul sito dell’Accademia della Crusca, sezione Consulenza linguistica.

73. Lo usa anche Cavour nelle sue lettere; cfr. Nuove lettere inedite del Conte Camillo di Cavour con prefazione e note di Edmondo Mayor, Torino-Roma, L. Roux e C., 1895; lettere CXLIV, CLIII, CCCX.

74. Nel GDLI, che non lo registra a lemma, se abbiamo un’occorrenza s.v. predisposizione in una citazione dalla Stampa periodica milanese della prima metà dell’Ottocento. Testi e concordanze, a cura di S. De Stefanis Ciccone, I Bonomi e A. Masini, 5 voll., Pisa, 1983, vol. I, p. 439: “Qui, riproducendo una parte dei già conosciuti argomenti che i non contagionisti oppongono ai contagionisti, si affrettava a dire che quella che chiamasi predisposizione non è che un vasto asilo d’ignoranza”. Inoltre, benché il Vocabolario Treccani non riporti la forma, si parla di una corrente di pensiero e di un movimento anticontagionista alla voce contagio in Universo del Corpo di Riccardo De Sanctis e Augusto Panà (1999) nell’Enciclopedia Treccani: “Nei primi decenni del 19° secolo si sviluppa una corrente di pensiero definita ‘anticontagionista’, che tende alla localizzazione geografica delle malattie: è una conseguenza del forte sviluppo del commercio internazionale e del colonialismo sia civile sia militare. Un dato morbo è considerato peculiare di una certa località, e si sostiene che le misure isolazioniste non servono per controllare una malattia, danneggiano il commercio, sono contrarie al liberismo economico. Il concetto di contagio non sarebbe altro che una credenza popolare, propria di uno stadio primitivo della società, pericolosa perché abbassa il livello di responsabilità sociale. Le malattie considerate dubbie, cioè probabilmente infettive, come la peste, la febbre gialla, il colera, l’influenza, vengono classificate come molto simili alle febbri intermittenti e da qui al designarle come specifiche di certe località, il passo è breve”. (https://www.treccani.it/enciclopedia/contagio_%28Universo-del-Corpo%29/)

75. http://vodim.accademiadellacrusca.org/

76. “Mentre dapprima predominavano le teorie contagioniste, a poco a poco presero il sopravvento le teorie contrarie”. (Giulio Bizzozero, Contro la tubercolosi. Saggio popolare, Fratelli Treves Milano, 1899 p. 47) e “Paitoni, p. es., protomedico della Repubblica Veneta, in una Relazione inviata nel 1772 ai Provveditori della Sanità, corroborava la sua fede contagionista con molti esempi capitatigli nella sua pratica, e fra gli altri con quello di un’intera famiglia «composta di sette belle persone, che si era estinta tutta nel breve giro di 15 anni in seguito del male portatole da una serva tisica, assistita senza riserva e fino all'ultimo respiro per un genio caritatevole dalla padrona, che fu anche la prima a perire»”. (Ivi, p. 48)

77. Dizionario universale di scienze, lettere ed arti compilato da una società di scienziati italiani sotto la direzione dei professori Michele Lessona e Carlo A-Valle, Milano, Fratelli Treves, 1874-1875.

78. Vol. XV, luglio, agosto, settembre 1824, cfr. http://www.antologia-vieusseux.org/scheda?IDV=15&seq=52&file_seq=274. Il passo citato in GDLI s.v. predisposizione (cfr. nota 74) dovrebbe essere successivo perché, da quanto risulta da Google libri, si trova in un testo senza firma dal titolo Peste Orientale. Sua contagiosità per contatto negata dal dottor Pruner, difesa da altri con calore. ‒ Migliare e colera, pubblicato sulla “Gazzetta medica di Milano” dell’ottobre del 1847, pp. 400-403: p. 401; sempre nel 1847 l’identico passo compare in un altro testo in cui si cita il dottor Pruner, anch’esso senza firma, dal titolo Il nono congresso degli scienziati italiani in Venezia pubblicato negli nella “Rivista Europea” (nuova serie del “Ricoglitore italiano e straniero”), pp. 463-485: p. 471.

79. Si tratta di un commento a Se la febbre gialla sia, o no contagio. Questione agitata dai medici europei ed americani. Memoria del cav. Dott. Gaetano Palloni datato Livorno 1824, pp. 86-98. Il passo citato si trova a p. 89 ma nel testo le due forme appaiono più volte.

80. In realtà contagionista e non-contagionista ‒ non anti-contagionista ‒ sono presenti anche nel secolo precedente in due scritti europei che trattano di peste; in entrambi i termini appaiono però “in veste latina”. Il primo testo, in tedesco, compare nel numero dell’aprile 1722 della rivista tedesca “Sammlung von Natur - und Medicin - wie auch hierzu gehörigen Kunst - und Literatur-Geschichten” ‒ “In Franchreich regen sich eifrig gegen einander die Contagionistæ, und Non - contagionistæ, und finden sich hier und dort welche, die causam pestis einem seminio animato zu schreiben” [In Francia si scagliano con vivacità gli uni contro gli altri cantagionisti e non contagionisti, e qua e là qualcuno attribuisce la causa della peste alla razza animale] (§ 3. Von der Pestilenz, “Sammlung von Natur- und Medicin- wie auch hierzu gehörigen Kunst- und Literatur-Geschichten”, vol. VI, Erfurt, Jungnicol,1723, pp. 352 sg.: p. 353) ‒, il secondo, in latino, viene pubblicato a Barcellona nel 1725: “Contagionista Fornelius Chico, non Contagionistę Antipoda, dicens cum Bimio, non ego tam motosi, & præfracti sum Ingenij, nec adeo mearum opinionum amans, ut ijs probabiliores non praeferam”. (Josepho Fornés, Tractatus De Peste, Praecipue Gallo-Provinciali, Et Occitanica Grassanti, Typ. Barcin.[ona] Mariae Marti vidua, 1725 [manca l’indicaz. della pag.]).

81. Il singolare anti-contagionista appare in due testi del 1832: “Un giovine medico è stato una delle prime vittime del cholera, essendo un deciso anti-contagionista; egli si espose incautamente, e morì” ([da una lettera datata 29 settembre 1831 del dottor Becker di Berlino] in Opuscoli esteri sul choleramorbo tradotti dall’inglese con aggiunte di Vitangelo Morea, Napoli, Stamperia e cartiera del Fibreno, 1832, p. 92); “Siate contagionista e troverete di fatti in appoggio della vostra opinione: siate anti-contagionista, e milioni di altri fatti verranno in folla a dimostrare che voi avete pienamente ragione” (Brevissimi accenti grammaticali e miscellanei scritti pel compilatore dell’osservatore medico di Napoli da Vincenzo Raho, Napoli, dalla tipografia Trani, 1832, p. 17) Il passo è una traduzione da [R. P.], Troisième réponse a un ami, “Gazette médicale de Paris”, vol. III, n. 43, 9 Giugno 1832, pp. 313-316: p. 313: “Soyez contagioniste, et vous trouverez des faits à l’appui de votre opinion; soyez anti-contagioniste, e des millions d’autres faits viendront en foule démontrer que vous avez pleinement raison”.

82. Se la febbre Gialla sia o no un contagio: quistione agitata dai Medici Europei ed Americano. Memoria del Cav. Dott. G. Palloni. Livorno 1824, “Nuovo giornale de’ letterati”, vol. X, Pisa, presso Sebastiano Nistri, 1825, pp. 81-100; pp. 153-164. Il passo si trova nella prima parte a p. 86. Il testo viene pubblicato indipendentemente l’anno successivo presso lo stesso editore.

83. Poiché si tratta in due casi di opere francesi si potrebbe pensare che la forma sia un prestito da quella lingua che come sappiamo ha contagion per contagio e contagionner per il verbo. L’Atilf però, che non ha a lemma né contagionnistecontagionnisme, ma le registra s.v. contagion, data sia contagionnisme “Doctrine médicale selon laquelle toute maladie infectieuse se transmet par contagion externe” sia contagionniste, adj. et subst. “Partisan du contagionnisme” 1970, ma segnala un Préjugés contagionistes in Un Hiver à Majorque di George Sand uscito nel 1842.

84. “Annali universali di medicina” compilati da Annibale Omodei, anno 1825, vol. XXXIII (Gennaio, Febbraio, Marzo) Dai tipi di Gio. Giuseppe Destefanis, Milano, 1825, pp. 358-403.

85. Si parla anche di contagionisti puri contrapposti sia agli epidemisti (i non-contagionisti) sia agli epidemico-contagionisti: “Dopo di che dichiarando con prudente modestia non credersi autorizzato da un numero sì scarso di fatti a pronunziare se il Colera di Castiglion Fiorentino fosse o no contagioso, scende però a dire: «sembrargli essi più favorevoli alle dottrine delli epidemisti, e delli epidemico-contagionisti, che a quelle dei contagionisti puri.» Col quale linguaggio, ove io non mi sia grandemente ingannato, mi sembra intendere egli per epidemico-contagionisti coloro che ritengono essenzialmente e primitivamente epidemica l’origine prima del Colera, sebbene poi possa divenire contagioso in appresso e nel decorso della epidemia; mentre per contagionisti puri accenna a quelli che ritenendo il Colera asiatico come primitivamente ed essenzialmente contagioso, ammettono poi che esso possa farsi epidemico per specialità di circostanze, interpetrando la contagiosità nel senso galenico, ossia di un morbo che attacca contemporaneamente un numero più o meno grande di persone” (Seconda Appendice alle considerazioni sul colera asiatico che contristò la Toscana nelli anni 1835-36-37-49 del Prof. Comm. Pietro Betti, parte prima, Tipografia delle Murate, 1858, p. 572 sg.).

86. Lettera Eccitatoria Sulla Febbre Di Francenigo All’Egregio Signor Il Dr. Carlo Celotti M. F. Condotto In Sacile Di Francesco Canella Dottore In Medicina E Chirurgia, In Condotta Nelle Tre Comuni Di Porto-Buffolè, Mansuè, E Fontanelle, Già Ufficiale Di Sanità Nel Regno D’Italia, nella Tipografia Di Domenico Gagnani, Ceneda, 1828, p. VIII.

87. Ne abbiamo trovata traccia solo in due opere, compresa quella citata.

88. Paolo Lioy, Conferenze scientifiche, Torino, Unione Tipografico Editrice, 1877, p. 85 sg.

89. Le Assemblee del Risorgimentio Atti raccolti e pubblicati per deliberazione della Camera dei deputati, Tip. della Camera dei deputati, vol. XIII Sicilia, 1911, ‎p. 760.

90. In Google libri contagionista ha 533 risultati al singolare e 508 al plurale, mentre anticontagionista ne ha al plurale 148 e solo 54 al singolare; la forma non univerbata è quasi scomparsa: 5 occorrenze in tutto.

91. Trattato delle cagioni, degli accidenti, e delle cure della peste, in “Memorie per la storia delle scienze, e buone arti”, a cura di Pierre François Xavier de Charlevoix, Guillaume François Berthier, vol. III, Pesaro, N. Gavelli, 1746, Numero del Novembre 1745, articolo CI, pp. 293-306: p. 302; gli altri esempi si trovano alle pp. 304 e 305. Contagionario esiste, anche se disusato, in spagnolo come aggettivo riferito a persona ‘che si crede abbia propagato, contagiato o trasmesso un’infezione o una malattia di cui abbia o meno sofferto’ [“que cree que haya propagado, contagiado o transmitido por alguna infección o una enfermedad que realidad lo halla padecido o no de ella”] Cfr. Definiciona (https://definiciona.com/).

92. Contagionismo è usato anche dal Cavour in una lettera indirizzata “Al signor dottore Bo” del 18 novembre 1854: “Io non dubito che l’opera Sua produrrà sull’animo di tutti i lettori imparziali l'effetto da me provato, e che, quindi, il contagionismo non avrà più seguaci, se non quelli che si son fatto di esso un’arma per combattere il Governo...” (Lettera CLXXXVII, p. 183, op. cit; cfr. nota 73)

93. In Padova, coi tipi di Angelo Sicca Stampatore dell’Accademia, 1840.

94. Morte del Dottore Chervin, “Giornale delle scienze mediche della Società Medico-Chirurgica di Torino”, vol. XIX anno VII, 1844, pp. 348 e sg.: p. 349.

95. “Alla ragione poi del Pruner, che i Governi ammaestrati dall’esperienza avrebbero essi stessi modificate le leggi sulle quarantene, per cui parrebbe non fossero più tanto persuasi della contagiosità della peste, rispondeva il Pezzoni : ciò provenire dalla sicurezza in cui sono, chè già da quattro anni la peste ha cessato di comparire in Oriente; che anzi i Governi sono dappertutto contagionisti, non escluso il francese, tuttochè l’Accademia parigina sostenesse il non contagionismo” (Francesco Freschi, Nona riunione degli scienziati italiani in Venezia nel settembre 1847, Adunanza del giorno 24 settembre, “Annali universali di medicina”, anno 1847, serie III vol. XXVIII, pp. 255-265: p. 264); “E soggiungere che i medici romani, in fatto di colera, parteggiano pel non contagionismo degli oltramontani, è cosa che sarebbe capace di destare la nostra meraviglia, se non fossimo persuasi, che non può essere medico colui che ci fece una simigliante rivelazione” (Colera in Albano, sez. Varietà, “Giornale medico di Roma”, anno III, tomo III, Roma, dallo stabilimento tipografico di Giuseppe Via, 1867, pp. 541-544: p. 543).

96. La forma anti-contagionismo ha un’unica attestazione in un testo lombardo del 1865: “Mantenere alla testa delle direzioni sanitarie dei principali nostri porti persone, d’altronde rispettabilissime, ma che fanno continua professione di anti-contagionismo, è un venir meno alla logica ed al dovere di tutelare oltre la pubblica salute, anche la pubblica tranquillità” (Cronaca del cholera, “Gazzetta medica italiana ‒ Lombardia”, anno XXIV, serie V, tomo IV, Milano, Tipografia e libreria di Giuseppe Chiusi, 1865, p. 234).

97. Giornalismo medico italiano, “Gazzetta medica italiana ‒ Lombardia”, anno XV, serie IV, tomo I, Milano, Tipografia e libreria di Giuseppe Chiusi, 1856, p. 24.

98. “Kos: rivista di cultura e storia delle scienze mediche, naturali e umane” diretta da Massimo Piattelli Palmarini, Franco Maria Ricci, 1984 nn. 6-10, ‎p. 24.

99. Guido Giarelli, Medicine non convenzionali e pluralismo sanitario: prospettive e ambivalenze della medicina integrata, Milano, Franco Angeli, 2005, p. 80, nota 54; anticontagismo compare anche nella nota 53.

100. Manifesto del contagismo, firmato da Carlo Dentali, Alfredo Stringhetti, Patty Aloisio, Giorgio Pirani, Dino Raclatel, L’Ulisse Rivista di Poesia e Pratica Culturale, n. 1, giugno 2004, p. 38 (https://issuu.com/poesia2.0/docs/ulisse_).

101. Cfr. supra.

102. N. Laviano, Degli ordinamenti sanitarii e delle loro possibili riforme, “Museo di scienze e letteratura”, nuova serie, vol. X, anno IV, Napoli, Tipografia Moschitti, 1846, pp. 68-83: p. 75.

103. Lettera IV al Chiarissimo Signor Dottore Antonio Pezzoni Consigliere di Stato di S.M. l’Imperatore delle Russie..., Sulle presenti questioni risguardanti il contagio, Lettere di A[ngelo] A[ntonio] Frari, Venezia, co’ tipi di Gio. Cecchini, 1847, pp. 155-214: p. 196 e sg.

104. [s.f.] Altre osservazioni sulle malattie popolari (oltre quelle esposte nel fascicolo d’ottobre 1846), “Giornale per servire ai progressi della Patologia e della terapeutica”, serie II, tomo XI, 1847, fasc. 61, gennajo 1847, pp. 26-33: p. 26.

105. “L’anamnesi dei fatti da me riferiti fin qui e tolti letteralmente dal rapporto del Delegato di Pietrasanta, condussero il chirurgo Odoardo Linoli di detta città nella persuasione che il Colera della Versilia come nell’anno precedente vestisse natura contagiosa, e vi fosse importato da Livorno e da altri luoghi precedentemente infetti; e ad avvalorare sempre più la sua convinzione nella fede contagionistica fu condotto da altre circostanze delle quali non fa parola il Delegato referente...” (p. 223); “Quanto lungi è ora da me il proposito di prendere in esame, e riandare li argomenti che la scienza possiede in favore del principio epidemico o contagionistico, altrettanto non farà meraviglia se fidando alla guida migliore che il medico si abbia, cioè al valido appoggio dei fatti osservati, io non ho esitato a sostenere che il morbo indiano fu tra noi contagioso” (p. 423); un’ulteriore attestazione di fede contagionistica si trova a p. 429 mentre a p. 655 si parla di fede anticontagionistica.

106. “È degna di nota anzitutto la tendenza alle recidive nelle manifestazioni bucco-faringee. È evidente la grande importanza di queste recidive dal punto di vista contagionistico”. ([P. S.], Di alcuni momenti causali che sogliono aggravare il decorso della sifilide (Renault, Journal des Praticiens, n. 19-20, 1913), “Il Policlinico”, anno XX (1913), fasc. 28, Sezione pratica, Sunti e Rassegne, pp. 997-999: p. 998).

107. Dott. Pietro Stocchino, Un nuovo caso di Leihsmaniosi interna in provincia di Cagliari, “Il Morgagni rivista settimanale di medicina, chirurgia e scienze affini”, anno LXXIV-1932, n. 4 (7/2/1932), p. 185 sgg.: p. 185.

108. Alessandro Bargoni, Il costituzionalismo: l’ultimo dei sistemi o preludio alla genetica medica?, “Giornale della Accademia di Medicina di Torino”, anno CLXXVII, 2014, pp. 439-450: p. 439. Nell’Abstract in inglese (p. 440) non c’è traccia della parentesi e si parla soltanto di microbic theories.

109. Cfr. https://www.debaser.it/main/playlist_item.aspx?IdPlaylist=203994.

110. Non abbiamo trovato invece alcuna testimonianza di *contagionatore o *contagionatrice.

111. Igiologia del dottore Achille Vergari, vol. unico, Napoli, dalla Stamperia della Societa Tipografica, 1826, p. 209.

112. “Abbiamo visto di volo come il cane possa essere ‒ sebbene infrequentemente ‒ contagiato e contagiatore a sua volta”. (C[ottide] Fabretti, Tubercolosi senza il bacillo della tubercolosi, “L’allevatore rivista mensile illustrata di agricoltura, zootecnia, allevamento, caccia, acclimatazione, ecc.”, Anno X, Milano, Tip. L. Marchi, 1894, pp. 786-790: p. 788.

113. Cesare Lombroso e Guglielmo Ferrero, La donna delinquente, la prostituta e la donna normale, TorinoRoma, Editori L. Roux e C., 1893, p. 199.

114. Cfr. Gino Cucchetti, Il mio D’Annunzio, Palermo, G. B. Palumbo, 1940, p. 61.

115. Giuseppe Fraccaroli, L’educazione nazionale, Bologna, Zanichelli, 1918, p. 286.

116. Giorgio Torelli, I giorni della merla: Cosa nostra n. 3, Rusconi, 1977, p. 399.

117. Baldassarre Cucurullo, Diritto penale e funzione preventiva, parte II, “La Cassazione unica periodico giuridico di Roma”, anno XXIV, vol. XXIII, 1912, Parte penale, Sez. Studi e quesiti, pp. 1249-1258: 1255.

118. Per l’evoluzione contemporanea della semantica di contagio e derivati in senso positivo si rimanda alla già citata scheda di consulenza; cfr. nota 72.