DOI 10.35948/2532-9006/2026.44758
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Diversi lettori ci chiedono se sia “corretto” in italiano l’impiego dell’espressione alla bisogna intesa ‘in caso di necessità’, considerata anche che, come nota un lettore, l’esistenza del sostantivo maschile bisogno; nel caso sia corretta, si tratta di un’espressione di uso comune, oppure è da ritenersi obsoleta e quindi da evitare?
Come mostrano il Tommaseo-Bellini, il GDLI. Grande dizionario della lingua italiana (entrambi liberamente consultabili da tutti sul sito dell’Accademia della Crusca), il TLIO e, in genere, ogni altro vocabolario dell’italiano, bisogna non è che la variante femminile di bisogno, largamente attestata dal sec. XIII fino al Novecento. Ma, rispetto a bisogno, era una forma minoritaria e sentita come antica e letteraria:
Voce che nel senso di Occorrenza o simili il Salvini [1653-1729] dice antiquata al suo tempo; ma che non è ancora tolta via dal linguaggio familiare nella locuzione quasi di celia: Così va la bisogna, la Faccenda, la Cosa di cui si tratta. (Tommaseo-Bellini, s.v.)
Lo stesso Tommaseo osservava subito dopo:
Bisogna dunque è più affine a Faccenda che a Bisogno, appunto come il francese distingue Besoin da Besogne; ma l’idea originaria è la ragione del modo; cioè di faccenda che debbasi fare; siccome porta anco il significato del gerundio Res facienda. E perché il bisogno può essere necessità, o dovere morale, o desiderio più o meno vivo; però Bisogna prende senso così lato. (Ibid.)
Oggi bisogna non si usa più come semplice sostantivo nemmeno nell’accezione di ‘faccenda’, ma continua a figurare nella locuzione alla bisogna (“Accingersi alla bisogna”), come capita ad altre parole e forme antiche che sopravvivono in espressioni fisse, modi di dire, proverbi.