DOI 10.35948/2532-9006/2026.38485
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Anche nel terzo trimestre del 2024 una buona parte della rivista è dedicata alla “Consulenza linguistica”, con ben 34 risposte pubblicate, a cui si aggiungono le 267 inviate per posta elettronica ai diretti interessati. I quesiti giunti alla redazione sono stati 414. Come al solito la lettura dell’indice rende conto di per sé della grande varietà di interessi, delineando un quadro particolarmente ampio e articolato delle questioni oggi più vive nell’uso dell’italiano. Il nucleo più evidente è quello del lessico contemporaneo, caratterizzato – come ormai siamo abituati a vedere – da tecnicismi e forestierismi, che talvolta si presentano in forme concorrenti, aumentando così l’incertezza dei parlanti, come nel caso di repertamento/ repertazione/ repertabili, costing/ costificare, overtourism/ overturismo/ sovraturismo/ iperturismo. Dalle risposte relative a questi ultimi due dubbi emerge tra l’altro che il ricorso a traducenti assai più trasparenti sarebbe la maggior parte delle volte una scelta facilmente percorribile, data la potenza della nostra lingua anche sul piano della morfologia lessicale. La vitalità produttiva dell’italiano ritorna anche nelle risposte su tramandazione/ tramandamento e sui nomi delle fobie, in cui risulta con chiarezza come questo potenziale creativo sia tale da determinare vere e proprie “rivalità” tra suffissi. Un secondo gruppo abbastanza nutrito riguarda la lingua burocratica (anche se da anni ci illudiamo che non esista più il burocratese), con quesiti su di norma, ottemperare, pro tempore, de cuius: parole ed espressioni che mostrano la resilienza di questa varietà e il suo continuo permanere nella lingua giuridica e amministrativa che, proprio per il suo contatto con i cittadini, conserva un impatto evidente sulla lingua comune. Sempre presenti, infine, i dubbi sulla norma (anche grafica) e sul suo rapporto con l’uso, come quelli su lasceremo/ lascieremo e così tanto; e le richieste legate all’italiano regionale ed espressivo: guadambiare, sparambiare, pedalino, cippa, percoca/ percocca/ percoco.
Nelle “Parole nuove” si incontrano tre dinamiche diverse. Il contributo su wannabe ripropone un caso di prestito “di lusso” (come lo definisce l’autore), per cui il prestigio dell’inglese continua a imporsi anche quando l’italiano avrebbe validissime risorse. Quello su k rimanda alla circolazione internazionale, e in larga parte anglofona, di forme grafiche e simboliche legate soprattutto agli ambiti tecnico-scientifici. Esattamente sul versante opposto, ingegneria sociale mostra come, anche in un settore altamente specialistico e oggi cruciale come quello della sicurezza informatica, l’italiano possa esprimere con trasparenza ed efficacia nozioni nuove.
La sezione “La Crusca rispose” ripropone una terna di risposte relative alle preposizioni e alle reggenze: sui costrutti distributivi tra preposizione articolata e forma diretta in alcune espressioni di tempo (Una risposta a/ alla/ la settimana?), sulle oscillazioni sintattiche di sobbarcarsi tra norma e uso (Stavolta (a) che cosa ci dobbiamo sobbarcare?), sulle reggenze “scolastiche” di bravo, interrogare e prendere un voto (Siamo bravi in italiano?).
L’“Articolo” e il “Tema di discussione” di questo numero insistono, da prospettive diverse ma convergenti, su uno dei nodi più delicati e più esposti del dibattito linguistico contemporaneo: la lingua in una prospettiva di genere, e in particolare il rapporto tra maschile non marcato, uso del femminile e scrittura giuridico-amministrativa. Alberto Voltolini, nell’articolo intitolato Linguaggio degenere, affronta il problema sul piano teorico, interrogandosi sulla possibilità e soprattutto sull’opportunità di una riforma del cosiddetto maschile sovraesteso. Il Consiglio Direttivo dell’Accademia della Crusca, nel “Tema” Ancora sull’uso del genere femminile nei testi giuridico-amministrativi, torna invece a fornire indicazioni di ordine generale per un uso linguisticamente sorvegliato, chiaro e non discriminante nei testi pubblici, riprendendo e sintetizzando quanto già pubblicato sul sito dell’Accademia il 9 marzo 2023 in risposta a un quesito sulla parità di genere negli atti giudiziari posto dal Comitato Pari opportunità del Consiglio direttivo della Corte di Cassazione. Torna così in primo piano una riflessione a cui la Crusca contribuisce da tempo anche nei suoi risvolti applicativi, in varie sezioni del suo sito web ufficiale e anche in precedenti interventi apparsi in “Italiano digitale”, come il “Tema” La lingua italiana in una prospettiva di genere e la risposta di consulenza dal titolo Mettiamo tutto e tutti al femminile?, entrambi del Presidente onorario Claudio Marazzini.
Chiudono il numero le “Notizie dall’Accademia” relative al trimestre.