Consulenze linguistiche

Bollettatore e fatturatore

  • Vittorio Coletti
SOTTOPOSTO A PEER REVIEW

DOI 10.35948/2532-9006/2020.3334

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Copyright: © 2020 Accademia della Crusca


Parole chiave


Quesito:

Alcuni lettori ci propongono due termini, fatturatore e bollettatore, usati in ambito bancario e aziendale: sono termini esistenti nella lingua italiana? Possono essere considerati dei neologismi?

Bollettatore e fatturatore

Bollettatore è chi si occupa, nei trasporti, dell’emissione dei documenti (bollette, bolle) di accompagnamento delle merci, cioè di bollettazione, oppure è l’azienda che emette bollette (in genere per quantificare un consumo) ed è beneficiaria del pagamento per esse dovuto. Questa è anche la funzione del fatturatore (che, chi emette fattura da pagare) e le due parole possono essere tanto aggettivi quanto sostantivi. Google registra (il 22 maggio) poco più di 600 attestazioni della prima (la più antica del 1968) e molte di più (oltre 65 mila) della seconda, grazie anche a un sito e a un’applicazione che la usano come nome. Ma entrambe sono date come inesistenti dal mio correttore di word. Per altro, fatturatore ha una lunga storia, ma nel senso oggi coperto da ‘sofisticatore’, ‘adulteratore’ (dal significato medievale di fatturare come adulterare, fare un maleficio), cioè chi manipola un prodotto, specie un alimento, per renderlo più commerciabile (in un testo del 1873 ricavato da Google libri, in cui si parla di vino, il titolo di fatturatore è attribuito a “coloro, i quali senza conoscere le sostanze e la composizione del vino aggiungono a caso… delle materie” e invece di migliorarlo finiscono per peggiorarlo). In questo significato negativo fatturatore è stato soppiantato, si diceva, da sofisticatore o adulteratore e così la parola si è resa disponibile come derivato di fatturare, nel senso moderno di ‘emettere fattura’, apparso ai primi del XX secolo, per il GRADIT dal 1908.

Nonostante siano, nel significato oggi comune, ancora nuove, le due parole cominciano a reclamare l’attenzione dei lessicografi, come i nostri lettori segnalano, anche perché, certamente fatturatore e forse anche bollettatore, sono stati preceduti dai femminili in -trice per indicare una macchina che stampa fatture o bollette. Va detto che sono parole pienamente legittime quanto al procedimento di formazione: il suffisso -tore si applica a molte basi verbali e immette il significato di chi fa un mestiere, come il parcheggiatore quello di parcheggiare le automobili, o di un congegno che fa un’operazione, come il registratore quella di registrare suoni e voci. È una procedura da sempre attiva in italiano e quello antico aveva prodotto anche nomi in -tore poi scomparsi, o perché relativi ad attività occasionali, episodiche e non continuative o stabili (cfr. il mio Italiano scomparso, 2018), come poi sono state invece, perlopiù, quelle denominate con questo suffisso (nel Decameron c’erano persino il promettitore e il veditore) o perché sono finiti i mestieri che indicavano, come il rombolatore, soldato armato di rombola o quello di mettere bolli, sigilli, che aveva prodotto un antenato del bollettatore in un bollatore oggi quasi uscito dall’uso (è rimasta, pare, la funzione dentro la curia vaticana).

C’è però un problema per bollettatore. Abbiamo detto che i due sostantivi derivano da basi verbali. Ora, se fatturatore discende da un ben attestato fatturare (nel significato commerciale, come abbiamo visto), dov’è il verbo da cui deriva bollettatore, dov’è il bollettare introvabile nei dizionari? In effetti c’era anticamente (attestato in un dizionario di verbi italiani: Reggia oratoria in cui sono tutti i verbi italiani del Padre Giovanni Margini, Venezia, 1738) un bollettare, ma nel senso di inchiodare qualcosa con bollette o bullette, nome regionale di certi piccoli chiodi. Forse fa riferimento a chiodi o cose del genere, anche l’uso di bollettare nel gergo della caccia, specie quella al beccaccino, attestato da varia pubblicistica specialistica e persino da uno scrittore come Gianni Brera (in Appendice II al capitolo In fuga a Milano e Pavia 1930-1940 del volume di Paolo Brera e Claudio Rinaldi, Giôann Brera: vita e scritti di un Gran Lombardo, Milano 2004, pp. 60-63). Più vicino ai valori dell’ipotetico bollettare odierno è l’attestazione del verbo nell’opera di un avvocato ottocentesco, Antonio Corbetta (Osservazioni di un ex giudice di provincia sopra la infestazione de’ malviventi del 1803), che testimonia un “far bollettare… la merce”, cioè farla bollare per autorizzarne il transito, che è proprio quello che fanno le attuali bolla o bolletta (già dal Cinquecento ne è attestato il significato come permesso di trasporto di merci) emesse dall’odierno bollettatore. Quindi anche di bollettatore si può produrre la base di partenza. Le due parole, bollettatore e fatturatore, sono insomma corrette e legittime, dal significato chiaro; neanche più nuovissime. Forse sono anche utili nei settori specifici in cui cominciano infatti ad essere sempre più usate. Grazie di avercele segnalate.