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SOTTOPOSTO A PEER REVIEW

Un videat linguistico

Kevin De Vecchis

PUBBLICATO IL 05 ottobre 2021

Quesito:

Sono giunte alla redazione richieste di chiarimenti sul genere grammaticale della parola videat.

Un videat linguistico

Il termine videat è uno pseudo-latinismo del linguaggio specialistico d’ambito medico e significa ‘visita o esame specialistici’ (Zingarelli 2022). Si tratta di un sostantivo maschile invariabile, attestato in italiano soltanto a partire dal 1987, che deriva dalla terza persona singolare del congiuntivo presente del verbo latino video ‘vedere, sembrare’ (specifichiamo che la voce non compare in altri repertori lessicografici italiani consultati, quali il GDLI, il GRADIT, il Vocabolario Treccani online, il Dizionario di Medicina Treccani e il Devoto-Oli 2021).

La parola rientra in una categoria definita da Migliorini (1975) “nomi cartellino”. Si tratta di nomi, come spiega A. M. Thornton (in Grossmann-Rainer 2004, § 7.2.3.7.1), che “coincidono con forme verbali, sia italiane che latine, flesse nei più vari tempi, modi e persone”. Tuttavia:

Questi cambi di categoria riguardano la storia di singole parole, e non sono effetto di una regola di conversione; alla loro origine sta una transcategorizzazione puramente sintattica. Ne è prova il fatto che questi nomi sono normalmente invariabili, cioè non vengono inquadrati in una classe di flessione nominale come se fossero nuove parole. Solo in alcuni casi, con il tempo, alcuni nomi cartellino non più analizzati come tali sono stati integrati in una classe flessiva nominale e a volte hanno anche acquisito un genere non di default. (cfr. i proclami, le avemarie)

Tra i vari esempi, Thornton riporta forme come l’inizio di alcune preghiere, es. credo (si veda la risposta di Paolo D’Achille, Credo è anche plurale: non credi?) o memento, esclamazioni come viva, o parole di ambito giuridico, come proclama, vaglia, pagherò, visto, imprimatur e placet (e si potrebbero aggiungere anche lavabo e, sempre in ambito medico, placebo). A questi aggiungiamo il nostro videat, entrato come sostantivo maschile in italiano.

La conferma sul genere della parola non ci proviene, però, soltanto dalla lessicografia o da alcuni studi linguistici sul linguaggio medico che la citano (Serianni 2005; Orletti-Iovino 2018), ma anche dall’uso che ne viene fatto in ambito medico, filtrato dalle pagine di alcune testate giornalistiche:

Al Forlanini lo sconosciuto viene prima visitato, poi sottoposto al videat psichiatrico (Cesare De Simone, Pazzo? No, ha la peritonite (e muore), “Corriere della Sera”, 17/5/1985, p. 35)

Alle 6.40-6.55, sono state effettuate Rx diretta addome, Rx torace, TC addome e videat chirurgico (Direzione Asl RmH, «Abbiamo fatto il possibile», “Corriere della Sera”, 21/11/2013, p. 12)

Coxa profunda bilateralmente più evidente a sinistra ove si osservano cavità geodiche a livello della testa femorale. Sclerosi dei tetti acetabolari. Utile videat ortopedico (Irma D’Aria, Artrosi dell’anca, cura da staminali. Come sistemare la spalla che ‘esce’, Repubblica.it, 6/1/2014)

È fondamentale la storia clinica, perché i sintomi potrebbero essere correlati a patologie sistemiche, diabete o malattia vascolare periferica. Se sono state escluse, è importante un videat neurologico per ulteriori approfondimenti e l’impostazione terapeutica (s.f., Il metodo Hifu adatto al mio tumore?, Repubblica.it, 20/11/2018)

Anche da Google riceviamo un’ulteriore conferma del genere grammaticale della parola in questione: la ricerca “videat specialistico” ha prodotto infatti 599 risultati contro i 3 soltanto di “videat specialistica” (dati aggiornati al 17/7/2021). Inoltre, su Google libri non vi sono attestazioni di videat al femminile, ma soltanto al maschile. Riportiamo qui due esempi:

Tutti i pazienti hanno praticato ambulatoriamente i comuni esami pre-operatori (esami ematochimici, ECG e videat cardiologico, Rx-torace in due proiezioni ) e quegli esami strumentali che di volta in volta abbiamo ritenuto indispensabili (“Minerva Chirurgica”, 43, 1988, p. 1912)

Di fronte alla difficoltà ad usare correttamente e in modo coordinato lo sguardo, si è ritenuto opportuno richiedere un videat oculistico per escludere eventuali danni organici (Maria Rosa Pizzamiglio, Laura Piccardi, Antonella Zotti, Lo spettro autistico. Definizione, valutazione e riabilitazione in neuropsicologia, Milano, Franco Angeli, 2008, p. 106)

Non c’è dubbio, dunque, che il genere grammaticale della parola videat sia quello maschile. La parola, infatti, mutata la categoria grammaticale di partenza e perso il significato d’origine, è entrata in italiano, e più precisamente nel linguaggio medico, appunto come sostantivo maschile invariabile per indicare la consulenza specialistica richiesta per un paziente (si ha spesso videat accompagnato da aggettivi come cardiologico, neurologico, oculistico, ecc.). I dati dimostrano, inoltre, che, almeno nello scritto, il genere della parola non subisce oscillazioni. Questo si spiega con il fatto che il termine, non fuoriuscendo dall’ambito medico e rimanendo così ad appannaggio dei soli esperti (medici, dottori, operatori sanitari), non viene alterato nella sua struttura morfologica dai non specialisti.

Quest’ultimo punto ci consente di riflettere su una questione altrettanto importante che esula dal genere della parola: ci riferiamo alla reale necessità all’interno della comunicazione medico-paziente di utilizzare un termine non soltanto poco chiaro da un punto di vista sia morfologico sia lessicale, ma anche del tutto superfluo. Videat è infatti da considerare un tecnicismo collaterale (Serianni 2005), cioè un sostantivo (ma rientrano nella categoria anche locuzioni preposizionali, espressioni e verbi) appartenente a uno o più ambiti settoriali della lingua, come la medicina nel nostro caso, che viene usato da parte degli specialisti con lo scopo d’innalzare il proprio registro linguistico, non di rado creando una vera e propria barriera linguistica (ed epistemica) con i “non addetti ai lavori”. Quando il medico decide di usare la parola videat per iscritto ostacola la comprensione del destinatario, a meno che quest’ultimo non sia un altro medico o uno specialista. A conferma di ciò, si possono leggere alcune domande poste su piattaforme di medicina online:

Salve volevo avere un [sic] spiegazione sul significato delle parole “Videat specialistico” in questa descrizione di una RX Torace (MioDottore.it)

Dopo ecografia pelvica transvagonate [sic] mi consigliano di fare videat ginecologico. Cosa devo fare? (MioDottore.it)

Vorrei avere delle delucitazioni [sic] sul significato della paradentosi e sulla tipologia di esame videat (MediciItalia.it)

La parola videat, inoltre, rappresenta un caso ancora più “singolare” se pensiamo al fatto che il termine non gode di una tradizione scientifica, ma è stato introdotto in italiano a partire dagli anni Ottanta del Novecento. Nella nostra lingua, infatti, esistono già da tempo alternative possibili, come ad esempio esame o visita. Queste, infatti, aderiscono perfettamente alla sfera semantica in questione e, oltre a essere di immediata comprensione, non pongono problemi dal punto di vista morfologico. Perché non usarle?


Nota bibliografica

  • Migliorini 1975: Bruno Migliorini, I nomi-cartellino, in “Archivio Glottologico Italiano”, LX, 1975, pp. 222-227.
  • Orletti-Iovino 2018: Franca Orletti, Rossella Iovino, Il parlar chiaro nella comunicazione medica. Tra etica e linguistica, Roma, Carocci, 2018.
  • Serianni 2005: Luca Serianni, Un treno di sintomi. I medici e le parole: percorsi linguistici nel passato e nel presente, Milano, Garzanti, 2005.

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