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Editoriale del direttore

Marco Biffi

PUBBLICATO IL 31 marzo 2021

Le risposte pubblicate dal servizio di Consulenza linguistica nel primo trimestre del 2021 sono state 29, quelle inviate per posta elettronica 317, a fronte di 1327 quesiti giunti alla redazione.
L’indice delle risposte rende giustizia di per sé alla ricchezza degli argomenti di questo trimestre, in cui ricompare il bisogno di chiarimenti su alcune parole legate alla pandemia (distanziamento fisico, anche in relazione a distanziamento sociale, sanificazione e disinfezione), così come l’attenzione alla questione del femminile dei nomi di professione (direttore d’orchestra e maestro del coro, sui cui si è molto discusso anche nei mezzi di comunicazione di massa a seguito della presa di posizione espressa da Beatrice Venezi al Festival di Sanremo). I temi toccati sono moltissimi e coprono l’intero spazio linguistico dell’italiano. Il numero di risposte è particolarmente ampio in questo numero per la presenza di alcuni testi aggiuntivi rispetto a quelli pubblicati con la consueta cadenza di due a settimana. Una risposta è dedicata all’aggiornamento della parola perplimere (già trattata nel 2003), all’interno di una più generale operazione di verifica e controllo dei testi più vecchi nell’ottica di un costante aggiornamento dei materiali pubblicati. Ben 4 risposte sono invece legate a un’iniziativa che l’Accademia propone per il 2021 come risposta articolata a vari quesiti sui nomi dei mesi e che prevede la pubblicazione di un testo introduttivo (che compare in questo numero di “Italiano digitale”) e di un articolo specifico dedicato a ogni singolo mese (e sono appunto usciti quelli su gennaio, febbraio e marzo).

 “La Crusca rispose” è dedicata alle parole della medicina, in sincronia e in diacronia: ludopatia, alternanza dei suffissi -iatra e -logo, essutorio.

Interamente anglofona la sezione delle “Parole nuove”: cringe, boomer, catcalling, contact tracing e contact tracer (questi ultimi naturalmente legati alla pandemia). Viste alcune lettere che arrivano alla redazione, e visti anche alcuni sporadici ma ricorrenti articoli di giornale che riportano notizie inesatte sull’argomento, vale la pena ricordare, ancora una volta, che la trattazione di parole nuove non comporta nessuna ufficializzazione o sdoganamento da parte dell’Accademia della Crusca. Lo scopo è quello di fornire trattazioni scientifiche in relazione al significato, alla diffusione, all’origine, alla collocazione nello spazio linguistico di parole che hanno attualmente un’ampia diffusione nella nostra lingua, su cui arrivano molte segnalazioni e richieste, e che riteniamo per questo di dover spiegare in modo chiaro e preciso, anche a fronte di un’assenza di trattazione nei dizionari. Non c’è ufficializzazione né certezza che entreranno nella nostra lingua, perché la loro stabilizzazione nell’italiano dipende dai normali meccanismi propri dell’evoluzione delle lingue.

Particolarmente ricca la sezione “Articoli”. Neri Binazzi si sofferma sui detti del fiorentino contemporaneo, a partire dalla sensibilità linguistica dei parlanti; mentre Matilde Paoli, sulla scia della pandemia, offre un quadro complessivo delle parole appartenenti alla “famiglia del contagio”. Due i contributi di accademici corrispondenti esteri: Angela Ferrari offre alcune riflessioni sulla Guida alla redazione degli atti amministrativi. Regole e suggerimenti, del 2011, nata dalla collaborazione tra l’Accademia della Crusca, l’Università di Firenze e l’Istituto di Teoria e Tecniche dell’Informazione Giuridica (ITTIG); Darío Villanueva Prieto si concentra sul modo di dire mordersi la lingua.

I “Temi di discussione” riportati in questo numero son ben quattro. Il Presidente dell’Accademia Claudio Marazzini è dovuto tornare nuovamente sulla questione dell’inglese che prende il posto dell’italiano nei documenti ufficiali dello Stato. Ancora una volta – nonostante il dibattito e le proteste  emerse nel 2018 in occasione del precedente bando per i PRIN, progetti di ricerca di interesse nazionale (su cui si veda Il MIUR dà un calcio all’italiano di Claudio Marazzini, pubblicato in “Italiano Digitale”, 4) – il MIUR ha scelto la strada di far redigere in inglese (e solo eventualmente anche in traduzione italiana) i progetti, che sono appunto progetti di ricerca di interesse nazionale, all’interno di un programma di finanziamento per università ed enti di ricerca italiani. Scelte di questo tipo hanno un impatto ben maggiore sul sistema linguistico italiano che non l’ingresso di parole inglesi, perché lo indeboliscono sia sul piano istituzionale e ufficiale (progetti presentati a un ministero italiano devono essere in italiano, casomai con l’eventuale traduzione inglese per una comunicazione internazionale) sia su quello della prosa tecnico-scientifica, che non può rinunciare a coltivare e sviluppare una terminologia italiana, lasciando all’inglese il suo ruolo di intermediario per la comunicazione internazionale (che oltretutto può e deve essere bilingue). Il secondo tema proposto (Nomi di mestiere e questioni di genere), dell’accademico Vittorio Coletti, ritorna sulla questione del femminile dei nomi di professione che, come abbiamo visto a proposito delle risposte della Consulenza, è un tema di grande interesse. L’accademica Carla Marello, insieme a Elena Baratono, propone una riflessione sull’Italiano per dottorandi stranieri; mentre l’accademica Gabriella Alfieri si sofferma su I manoscritti secretati di Giovanni Verga.

Le “Notizie dall’Accademia” relative al primo trimestre del 2020 chiudono il numero.

Cita come:
Marco Biffi, Editoriale del direttore, “Italiano digitale”, XVI, 2021/1 (gennaio-marzo), pp. .

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