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Consulenza linguistica | OPEN ACCESS SOTTOPOSTO A PEER REVIEW Le consorelle a quale associazione appartengono?Anna M. ThorntonPUBBLICATO IL 17 giugno 2026
Quesito: Una lettrice ci scrive: «l’associazione culturale di cui faccio parte porta il nome di “Confraternita ...” e ne fanno parte indistintamente uomini e donne, tra di noi ci riferiamo agli uomini come “confratelli” e alle donne come “consorelle”. All’interno di questo gruppo è sorta la necessità di creare un gruppo di sole donne [...] e [...] un conseguente nome che si riferisca esclusivamente ad un gruppo di consorelle». Le consorelle a quale associazione appartengono?Il quesito non è del tutto nuovo. Come si può leggere qui, un quesito molto simile era già stato posto all’Accademia della Crusca nel 1955 dal professor Vittorio Ceroni, docente di Lingua e letteratura italiana all’Hunter College di New York, e aveva ricevuto risposta, attraverso una lettera privata al professor Ceroni, dall’allora Presidente dell’Accademia Bruno Migliorini. Scrive Migliorini: Non troverei illegittimo sororità nel senso dell’angloamericano sorority, in quanto già il latino medievale aveva sororitas. Per contestualizzare la sintetica risposta di Migliorini può forse essere utile spiegare quale sia il senso dell’angloamericano sorority cui si fa riferimento. Nelle Università nordamericane esistono associazioni di studenti, tradizionalmente riservate ad appartenenti di un unico sesso: un’associazione di uomini si chiama fraternity, e una di donne sorority. In questo senso, il termine sorority sembra essere stato utilizzato per la prima volta nel 1882 da Frank Smalley, un professore di latino alla Syracuse University (i dettagli si possono leggere in questo articolo). Secondo l’Oxford English Dictionary (OED) sorority era già stato usato in inglese nel 1532 da Thomas More (1478-1535), coordinato con fraternity, in un contesto nel quale entrambi i termini avevano il senso di ‘associazione di persone per scopi devozionali’. Migliorini suggerisce, per rendere sorority, di utilizzare in italiano sororità, sulla base dell’esistenza di un latino medievale sororitas. Il latino sororitas è probabilmente derivato dall’aggettivo sororius ‘da sorella, relativo a una sorella’, a sua volta derivato da soror ‘sorella’; sororitas appare dunque formato in modo parallelo a fraternitas, derivato dall’aggettivo fraternus ‘fraterno’, a sua volta derivato da frater ‘fratello’ (anche se non si può escludere che sororitas sia derivato direttamente dal nome soror, benché il suffisso -itas sia prevalentemente deaggettivale). Le due voci hanno in latino innanzitutto il senso di ‘vincolo di parentela tra persone nate da uno stesso genitore’, come termini tecnici giuridici; poi il senso si è esteso a un vincolo di solidarietà non di sangue ma spirituale. Da fraternitas discendono sia l’italiano fraternità che l’italiano fraternita (con accento sulla terzultima sillaba): fraternità deriva dall’accusativo fraternitate(m), con successiva aplologia (come accade in virtù < virtute(m), città < cittade < civ(i)tate(m), ecc.), mentre fraternita deriva per via dotta dal nominativo fraternitas (come per es. civita da civitas). Fraternità nel senso di ‘sentimento e condizione di affetto, di accordo fraterno’ è attestato in italiano antico, ma è oggi disusato, e per esprimere questo senso si usa piuttosto fratellanza. Sia fraternità che fraternita sono attestati in italiano antico anche nel senso di ‘confraternita’; oggi il termine di uso comune per indicare una ‘associazione di laici riconosciuta dall’autorità religiosa, con finalità filantropiche e di culto’ e per estensione ‘qualsiasi associazione che si propone determinati scopi’ (definizioni tratte dal Nuovo De Mauro) è confraternita, e così è denominata l’associazione culturale cui appartiene la lettrice che ci ha scritto. Già nei secoli scorsi una confraternita poteva comprendere anche donne tra i suoi membri. Tra gli esempi selezionati dal GDLI leggiamo per esempio: Dorotea pinzochera priora della confraternita, ... messasi l’abito delle feste sopra un suo guardinfante, se ne va, piede innanzi piede, facendo mostra nella processione del suo pesante doppiere. (Giuseppe Parini, Discorso sopra le cariture, in Id., Tutte le opere, a cura di Guido Mazzoni, Firenze, G. Barbèra, 1925, p. 673) Non aborrirono gl’inquisitori dal creare in parecchie città d’Italia certe confraternite di laici, uomini e donne, per aiuto del loro uffizio (Carlo Botta, Storia d’Italia continuata da quella del Guicciardini, Lugano, Tip. di G. Ruggia e C, 1835, vol. II, p. 345) Tuttavia, nella sensibilità contemporanea, testimoniata dal quesito inviatoci, è emersa la necessità di avere un termine specifico per associazioni di sole donne, dato che fratello e gli altri vocaboli a questo connessi o da questo derivati sono sentiti come riferiti specificamente a uomini (sull’argomento mi permetto di rinviare a una mia breve nota qui). Un equivalente immediato di confraternita per indicare un’associazione tra donne sarebbe consororita, e in effetti questo termine è attestato. Lo troviamo ad esempio nel volume di Giuseppe Pitré, La vita di Palermo cento e più anni fa (Palermo, Alberto Reber, 1904), dove nel cap. XVIII (“Dame belle, dame buone, dame virtuose”) si legge: Ad atti di religione attendeva la Consororita di S. Maria delle Raccomandate, presso Porta di Vicari (S. Antonino). Per lungo volger d’anni ne tennero le sorti ora Caterina Tommasi Principessa di Lampedusa (1794), ora la Principessa di Furnari Maria Teresa Marziano (1800), coadiuvate dalle congiunte. Per indicare un’associazione composta di sole donne, parallela a quelle di uomini (o miste) dette confraternite, sembrano dunque possibili in italiano tre soluzioni: − Consororita, che è attestato nel nome di una tale associazione, e ha struttura parallela a confraternita; Sororita e sororità potrebbero essere entrambe favorite dal parallelismo con l’inglese sorority, un termine comunemente usato per indicare un’associazione di sole donne: il suffisso inglese -ity corrisponde all’italiano -ità, quindi la voce sorority sarebbe del tutto parallela a sororità (e non a caso è questa la soluzione proposta da Migliorini), ma l’accento della voce inglese è sulla terzultima sillaba (/səˈrɒrᵻti/) come in sororita (/soˈrɔrita/). Tuttavia, a mio parere almeno due fattori giocano contro l’adozione di sororità. Il primo è la riconoscibilità del suffisso -ità, che normalmente appare in nomi di qualità, e solo raramente in nomi collettivi (ma cfr. per es. criminalità ‘l’insieme dei criminali’; dei nomi collettivi si è trattato qui); lo stesso sororità è attestato in italiano come nome di qualità, e coordinato ad altri due nomi di qualità in -ità derivati da aggettivi a loro volta derivati da nomi di parentela, nel passo seguente, tratto dalla prefazione di Corrado Alvaro alle Novelle per un anno (Milano, A. Mondadori, 1959) di Luigi Pirandello: Pirandello aveva la stima antica verso la madre, la sposa, la sorella, la figlia, e cioè verso la donna nella funzione che sola gli antichi drammatizzarono e poetizzarono, e un profondo scetticismo verso la donna amante quale poi la letteratura moderna cercò di portare sul medesimo altare e al medesimo culto della maternità, filialità, sororità. (vol. I, p. 22) Il secondo fattore che gioca contro l’adozione di sororità è il mancato parallelismo con i nomi usati per le associazioni di uomini, dette normalmente confraternita (l’uso in questo senso di fraternità è attestato in italiano antico, ma già allora raro e oggi obsoleto). Il parallelismo con il nome delle associazioni maschili favorisce senz’altro consororita, che come abbiamo visto è anche già attestato con il senso desiderato. Il prefisso con- si ha anche nelle voci usate per denominare i membri delle associazioni, che reciprocamente si chiamano confratelli e consorelle. Un lettore ci segnala anche che tra membri di una confraternita è in uso la formula “un confraterno saluto” e chiede perché l’aggettivo confraterno non sia registrato nei dizionari. Confraterno è facilmente creabile per analogia, secondo la proporzione fratello : fraterno = confratello : X, in base alla quale X sarà confraterno. Tuttavia questa voce non sembra veramente necessaria per colmare una lacuna lessicale, dato che avrebbe un senso non diverso da quello già espresso da fraterno: i confratelli sono, almeno in senso metaforico, fratelli, ed è normale che si scambino tra loro un saluto fraterno. Sono invece le consorelle, e anche le sorelle di sangue, che potrebbero trovarsi in difficoltà per la mancanza di un aggettivo di uso comune che si riferisca al vincolo che le lega (cfr. anche qui); segnaliamo però che sono attestati in italiano sia sororio, dal latino sororius, sia sororale (formato sulla base della voce latina soror ‘sorella’, come anche il francese sororal): entrambi potrebbero tornare utili alle consorelle che appartengono a una consororita per definire il vincolo che le lega.
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