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SOTTOPOSTO A PEER REVIEW

Limonare e pomiciare per tradurre make out? Meglio darsi da fare

Edoardo Lombardi Vallauri

PUBBLICATO IL 22 maggio 2026

Quesito:

Una lettrice che lavora nella supervisione di doppiaggi e sottotitoli di film e serie audiovisive scrive che spesso sente l’esigenza di eliminare i termini limonare e pomiciare, per attenersi a un italiano né gergale né regionale. Ammette però che traducendo i copioni di questi prodotti di intrattenimento non è facile trovare un termine italiano che rispetti il senso del verbo inglese make out conservandone la brevità in sillabe in modo da evitare un’eccessiva discrepanza fra i movimenti delle labbra degli attori e la voce che li doppia. Chiede dunque consigli su come procedere.

Limonare e pomiciare per tradurre make out? Meglio darsi da fare

Non è detto che la presenza di regionalismi sia sempre un fatto negativo nei dialoghi di un film o di una serie. Si consideri che la lingua parlata dalla stragrande maggioranza degli italiani è pur sempre un italiano regionale, e non un italiano privo di pronuncia e lessico specifici della regione di provenienza di chi parla. Inoltre, anche la versione originale di un audiovisivo può presentare coloriture regionali. In questo caso, la resa mediante un italiano neutro e privo di una patina locale può perfino risultare inadeguata a ricreare l’atmosfera originaria. Che fare, ad esempio, se i personaggi di un film britannico parlano con accento scozzese e usano termini tipici dell’inglese di Scozia? Rinunciare a rappresentarli come caratterizzati regionalmente, oppure adottare proprio una varietà italiana regionale per mantenere questa loro caratteristica? Certo, il problema di quale sia una varietà regionale italiana capace di funzionare come equivalente dello scozzese non è di facile soluzione; e per questo molto spesso nell’industria dell’audiovisivo si preferisce “universalizzare” il linguaggio e l’ambientazione, anche se così qualcosa va perduto. Ma non sempre è questa la scelta. Per fare solo un paio di esempi, proprio l’accento scozzese è stato scelto per doppiare in inglese il marcato romanesco del personaggio di Secco nella serie Strappare Lungo i Bordi di Zerocalcare. E l’inglese con accento italiano parlato dai mafiosi dei film americani è per lo più reso nel doppiaggio italiano mediante pronunce meridionali (soprattutto siciliane).

Ma naturalmente la domanda della nostra lettrice si riferisce a quei casi, invero maggioritari, in cui o non vi è regionalismo nella versione originale, o comunque non è facile trovare un equivalente regionale italiano della coloritura locale ivi presente, e per evitare di indurre associazioni fuorvianti si rinuncia alla componente regionale, creando un’atmosfera il più possibile universale, mediante il ricorso a un italiano neutro e privo di regionalismi. Qui si pone il problema di trovare alternative a limonare e pomiciare nella resa di make out.

Limonare è effettivamente termine settentrionale, benché compreso abbastanza estesamente anche nelle altre regioni d’Italia, a causa del suo uso in contesti tali da renderne chiaro il senso, proprio in prodotti audiovisivi dove l’italiano prevalente è quello del nord del paese. Il significato è quello di ‘amoreggiare, con baci in bocca e contatto fisico’ (anche se ad esempio in Piemonte è più specializzato per il solo baciarsi), quindi in sé abbastanza adatto a tradurre alcuni usi dell’inglese make out, sui cui significati torneremo però più dettagliatamente fra poco.

Pomiciare ha invece origini romanesche (così ad esempio per il Vocabolario Treccani di Aldo Duro VOLIT). A differenza di limonare, la sua derivazione semantica è chiara, e risiede nell’idea dello strofinamento che si pratica con la pietra pomice, trasferita allo strofinarsi fra i corpi di persone che amoreggiano fisicamente. Rispetto a limonare mette meno l’accento sul bacio, e più sul contatto anche intimo dei corpi.

Entrambi i termini contengono nel loro significato che non vi sia un atto sessuale vero e proprio, cioè escludono la penetrazione. In questo si discostano dall’inglese make out, che non esclude l’atto completo; ma nemmeno lo richiede, potendo essere usato anche per due persone che stanno amoreggiando in modo meno intimo, cioè appunto pomiciando o limonando. Quindi while we were doing karaoke, they were making out in the back of the room può tipicamente valere soltanto “mentre noi facevamo il karaoke, loro amoreggiavano/pomiciavano/limonavano in fondo alla stanza”, ma l’interpretazione più probabile di last night he made out with her after the party sarà “ieri notte se l’è fatta dopo la festa” (Fernando Picchi, Grande dizionario Inglese-Italiano, Milano, Hoepli, 1999). Un phrasal verb inglese che invece esprime soltanto questo senso più completo è have it off, sostanzialmente equivalente al nostro scopare.

Per questi motivi, si può dire che pomiciare e limonare in quanto traducenti di make out non hanno solo il difetto di essere connotati come regionali, ma anche quello di riferirsi solo a una parte dei sensi ammessi da make out, il cui valore è quello più generale di ‘fare cose attinenti al sesso’, senza specificare quali di queste cose siano incluse, e in particolare, a differenza dei due termini italiani, senza specificare quali siano escluse. Insomma, make out è più vago di pomiciare e limonare. Al tempo stesso, è meno vago di amoreggiare, perché si limita ai significati di amore fisico, escludendo la semplice tenerezza e il sentimento comunicato in modi non fisici.

In realtà quello sessuale è solo uno dei molti sensi di questo phrasal verb inglese, che ha anche i valori qui sotto riportati (tratti da Noah Webster, American Dictionary of the English Language, Springfield, Merriam, 1868 e Fernando Picchi, Grande dizionario Inglese-Italiano, Hoepli, cit.):

  1. Pretendere, far credere, fingere qualcosa (it isn’t as difficult as some people make out, ‘non è difficile quanto sostengono alcuni’).
  2. Dimostrare, presentare (she made out a convincing case, ‘produsse un’argomentazione convincente’).
  3. Completare, compilare (to make out an invoice, ‘compilare una fattura’).
  4. Cavarsela, riuscire a emergere da una situazione (how are you making out in the new job?, ‘come te la stai cavando nel nuovo lavoro?’).
  5. Capire, decifrare, riconoscere qualcosa di non immediato che si vede, ascolta o comunque percepisce (I couldn’t make out the house because of the fog, ‘non distinguevo la casa per via della nebbia’; I couldn’t make out what he was saying because of the noise, ‘non riuscivo a capire che cosa diceva a causa del rumore’).

Vi è infine il nostro senso, che per adesso traduciamo solo nel modo più generico:

  1. Fare cose sessuali (they were making out in the car, ‘stavano making out nella macchina’).

Il verbo è decisamente di registro colloquiale, e molto frequente in dialoghi spontanei. Riportiamo qui, come esempi di questo, due passaggi molto vicini in una puntata della seguitissima serie TV americana Better Call Saul (prima stagione, puntata n. 6). Si tratta rispettivamente dei sensi che abbiamo presentati come 5 e 4:

Si può osservare che tutti i significati di questo phrasal verb riposano sul senso generale di ‘realizzare o mettere insieme un risultato’, tipicamente non un oggetto fisico ma piuttosto una situazione o una rappresentazione mentale, attraverso più elementi o passaggi; cioè costruirlo attraverso una serie di azioni o stadi combinati. È un fare che somiglia al risolvere e al riuscire, coinvolgendo vari elementi. Quando il contesto suggerisce che il campo d’azione sia sessuale, naturalmente il senso diventa quello di ‘agire sessualmente’, cioè mettere in atto quella varietà di comportamenti che sono tipici del procedere sessuale. Insomma, ‘(riuscire a) fare sessualmente’, che quindi somiglia molto all’espressione italiana fare sesso, divenuta sempre più frequente nell’uso, via via che l’eufemismo fare l’amore veniva sentito come meno necessario, con il secolarizzarsi della società italiana e la minore condanna morale del sesso non inquadrato in una relazione d’amore impegnativa. Tuttavia, anche fare sesso si differenzia in modo rilevante da make out, stavolta in senso opposto a limonare e pomiciare, perché implica che l’atto sessuale sia completo.

Venendo dunque al problema di come tradurre make out nel suo senso sessuale, le difficoltà si possono riassumere nel modo seguente. Da un lato, limonare e pomiciare sono sia marcati regionalmente sia limitati nel loro significato ad atti sessuali non completi; dall’altro, fare sesso avrebbe l’indubbio pregio di contenere il verbo fare, equivalente di make, ma è limitato semanticamente nel senso opposto rispetto agli altri due verbi, perché significa che l’atto sessuale è completo. Una buona traduzione dovrebbe invece rendere la vaghezza di make out, che non specifica quanto approfondito sia il contatto sessuale, e non ne esclude alcuna approssimazione, fino all’atto completo.

È utile riflettere sul fatto che il verbo inglese arriva al suo significato sessuale non introducendolo direttamente mediante l’informazione lessicale, ma reclutando significativamente il contesto. Il senso leggibile nei due termini che lo compongono è quello del generico ‘fare’ cui si somma quello dell’avverbio out ‘fuori’. Quest’ultimo denota il processo dell’uscire, che per traslato unendosi al ‘fare’ prende il valore di ‘riuscire’, cioè ‘fare riuscendo’. In diversi phrasal verbs inglesi, ciò che l’avverbio out aggiunge al verbo è proprio questo senso di riuscire, di effettuare qualcosa con atti o procedimenti complessi. Ne diamo qui alcuni esempi spiegati in modo semplificato:

carry out = portare + out = ‘realizzare un compito o un’iniziativa complessi’
check out = controllare + out = ‘indagare, investigare’
find out = trovare + out = ‘scoprire’
figure out = raffigurar(si) + out = ‘capire’
sort out = ordinare + out = ‘organizzare, risolvere un problema’
work out = lavorare + out = ‘allenarsi’

Dunque, come dicevamo, make out in quanto unità lessicale esprime solo un generico riuscire a fare qualcosa di composito o complesso, che riceve sensi più specifici inerenti a diverse sfere di azione, e quindi a diversi tipi di fare, dai contesti in cui viene adoperato. Così nascono i significati che sopra abbiamo elencati da 1 a 6. Se si tratta di make out una casa lontana nella nebbia, il generico ‘riuscire a fare’ significherà ‘distinguerne i contorni’; se si tratta di make out un modulo fiscale, significherà ‘compilare’; se si tratta di navigare le difficili acque di un nuovo lavoro, make out significherà ‘cavarsela’. E se si tratta di intrattenersi in due nella macchina parcheggiata fuori della discoteca, significherà ‘agire sessualmente’.

E allora, per tradurre questo verbo in italiano, la cosa migliore è adottare la stessa strategia con cui esso funziona in inglese; cioè codificare mediante le parole un senso generico connesso al ‘fare’, e affidare al contesto di introdurre il significato sessuale. I meccanismi di contestualizzazione dei significati a seconda delle situazioni sono meccanismi universali, e quindi funzionano anche in italiano. Infatti, per poco che il contesto sia adatto, facilmente si interpreteranno in senso sessuale frasi come “Si sono chiusi in camera, secondo me stanno facendo”; oppure “Non so se mandarla ai Centri Estivi della parrocchia, pare che poi lì la notte i ragazzi invece di dormire fanno cose..”. Anche se il verbo è il generico fare (o l’altrettanto generico fare cose), il contesto costituito dalla situazione e dalla frase stessa lo specificano più che a sufficienza.

Un vantaggio ulteriore di questi procedimenti traduttivi con fare è che conservano l’informalità e disinvoltura di registro che è propria del phrasal verb inglese. Ma dal punto di vista della traduzione di audiovisivi, probabilmente ancora migliore del semplice fare o del più allusivo fare cose, è l’altrettanto informale verbo polirematico darsi da fare, per almeno due ragioni. In primo luogo, perché esprime più esplicitamente la dimensione di un agire composito, molto intenzionale e misto a qualche sforzo, che ben si accorda con l’idea dell’intercorso sessuale. In secondo luogo, perché comporta due successive aperture della bocca per produrre vocali aperte, che coincidono abbastanza bene con quelle di make out; dunque, è molto adatto a ottenere che non si noti uno scarto fra le parole del doppiaggio italiano e i movimenti labiali che producono la battuta in lingua inglese. Dunque, they were making out in the car può diventare “si davano da fare nella macchina”; oppure, se si preferisce rendere più esplicitamente la forma durativa, si stavano dando da fare.


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