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Consulenza linguistica | OPEN ACCESS SOTTOPOSTO A PEER REVIEW Un referto su refertoMiriam Di CarloPUBBLICATO IL 08 maggio 2026
Quesito: Molti lettori ci chiedono quale sia la differenza tra referto e reperto, nonché la loro etimologia; un lettore ci domanda se la parola èsito possa essere usata come sinonimo di referto; altri due desiderano sapere la differenza di significato tra referto e refertazione; infine un lettore ci domanda quale tra gli aggettivi refertale e refertuale sia da considerarsi corretto. Un referto su refertoReperto e referto sono due parole differenti, con origini e storie diverse. La prima è un latinismo che deriva dal participio passato neutro repĕrtu(m) del verbo latino reperio, reperīre ‘trovare’; è una parola relativamente recente, la cui prima attestazione viene fatta risalire dai dizionari al 1905 nel Dizionario moderno (Milano, Hoepli) di Alfredo Panzini, con il significato di ‘ciò che è stato trovato dopo una ricerca scientifica’ (DELI). In realtà se ne trovano occorrenze nel corso dell’Ottocento in àmbito prima giuridico e poi soprattutto medico (specie nella locuzione reperto anatomico), come quelle che si leggono in Leonardo Romano, Difesa per D. Francesco Nicola de Mattheis sospeso intendente della Calabria citeriore, Napoli, Criscuolo, 1830, p. 65 e passim) e in Luigi De Crecchio, Della morte per freddo. Studi sperimentali intorno agli effetti della congelazione sull’economia animale, Napoli, Chio, 1866, p. 8 e passim). Attualmente la parola reperto ha il significato di ‘oggetto reperito nel corso di una perquisizione o di un altro atto compiuto dalla polizia giudiziaria’ (ossia un oggetto in fase di repertazione, cfr. la risposta di Miriam Di Carlo su repertazione e repertamento), e anche ‘oggetto di interesse artistico o documentario scoperto nel corso di una ricerca, spesso destinato all’esposizione al pubblico’ (soprattutto reperto archeologico); può avere anche il significato figurato di ‘ricordo di un fatto ormai lontano nel tempo’ (i reperti della memoria; per tutte le definizioni cfr. GDLI). La parola referto, invece, risale al XIV secolo ed è frutto di un processo di conversione da verbo a sostantivo, ossia dal latino refert ‘riferisce, informa’, III persona singolare del presente indicativo del verbo refero, referre ‘riferire’, usata come formula incipitaria nelle relazioni (al pari del latino item impiegato nei documenti per indicare ‘allo stesso modo, pure’ e poi passato all’inglese, con pronuncia differente, con il significato di ‘dato, elemento di un insieme’). Il GRADIT propone come primo significato, indicato peraltro come obsoleto, quello di ‘racconto, resoconto’, ma l’accezione con cui attualmente la parola viene utilizzata maggiormente è quella, propria dell’àmbito medico, di “relazione scritta rilasciata dal medico sullo stato clinico del paziente dopo un esame clinico o strumentale: r[eferto] ginecologico, elettrocardiografico, radiologico” (GRADIT). La confusione tra le due parole può avvenire per due motivi: il primo riguarda la forma e il suono dei due termini, i quali differiscono solo per un fonema interno (/p/ e /f/); il secondo concerne la semantica delle due parole, che coesistono nei medesimi àmbiti specialistici, come vedremo. Infatti il GRADIT aggiunge ai significati di reperto quello proprio dell’àmbito della medicina di “l’insieme dei dati rilevati nel corso di un esame diagnostico generale o specialistico: r[eperto] radiologico, cardiografico” e più precisamente, secondo il Sabatini-Coletti 2024 “ogni dato emerso da esami clinici e prove diagnostiche”. Un reperto radiologico è comunque diverso da un referto radiologico: nel primo caso si tratta del dato rilevato, ossia trovato, reperito, nel corso di una radiografia; nel secondo caso invece, si indica la relazione riferita dallo specialista (in questo caso il radiologo), in cui si sintetizzano gli esiti di un esame radiologico. Le due parole coesistono anche nell’àmbito del diritto: infatti, la parola referto può indicare “atto obbligatorio con cui un medico o chi esercita una professione sanitaria, informa l’autorità giudiziaria di eventi criminosi perseguibili d’ufficio in conseguenza dei quali è stata richiesta la sua assistenza professionale”, da cui anche la locuzione omissione di referto “reato commesso da chi, nell’esercizio di una professione sanitaria, omette o ritarda di riferire all’autorità casi che presentino i caratteri di un delitto e per i quali si debba procedere d’ufficio” (GRADIT). Quindi, durante un’indagine giudiziaria, il referto di un medico legale potrebbe essere utilizzato come reperto, ossia come un oggetto funzionale alla ricostruzione degli eventi. Comunque sia, il referto è solitamente stilato da un medico o da un assistente sanitario e consiste in una relazione scritta, mentre il reperto consiste in un oggetto che viene trovato, rilevato. La parola esito può essere dunque usata come sinonimo di referto? Alcuni dizionari, come il Devoto-Oli online, inseriscono come sinonimi primari relazione clinica, rapporto, relazione, resoconto, informazione, perizia perché il primo significato di referto è quello di ‘relazione (scritta)’ (si ricordi il latino refert). Ma come tutte le parole, anche referto può estendere il suo significato attraverso meccanismi semantici, come, in questo caso, la metonimia: infatti può indicare il contenuto stesso della relazione scritta e proprio con riferimento a quest’accezione il Devoto-Oli propone come sinonimi le parole risultato ed esito. Quindi rispondiamo affermativamente al nostro lettore: il termine esito può essere usato come sinonimo di referto, quando ci si riferisce all’argomento, ossia al contenuto della relazione; infatti spesso in rete si possono trovare espressioni come il referto dell’esame radiologico, il referto delle analisi del sangue per indicare l’esito di tali esami. Passiamo ora a refertazione: può essere usata come sinonimo di referto? A livello morfologico, il sostantivo refertazione è un nome d’azione che ha come base derivativa il verbo refertare ‘fare un referto (medico)’, a sua volta dal sostantivo referto. Il verbo è datato 1976 nel GRADIT, ma risalgono a oltre un secolo prima (1872) lo Zingarelli 2026 e il Devoto-Oli online. Il termine refertazione, derivato dal verbo con il suffisso d’azione -zione, indica propriamente ‘l’azione di refertare’ (cfr. Livio Gaeta, I suffissi -mento e -zione, in Grossmann-Rainer 2004, pp. 323-334). Confrontando i vari dizionari rileviamo alcune discordanze lessicografiche: il termine non è lemmatizzato nel GRADIT e nel Devoto-Oli online, mentre, con il significato indicato, è registrato nel Supplemento 2009 al GDLI, nel Vocabolario Treccani online (che lo fa derivare da referto anziché da refertare), e nello Zingarelli 2026 (che lo data 1994); nel Sabatini-Coletti 2024 è inserito con il solo significato di ‘referto’, presente come accezione estensiva già nel Supplemento del GDLI. Lo Zingarelli data la parola al 1994, ma grazie a Google libri troviamo un esempio anteriore di quindici anni: Non mi resta che illustrare brevemente i moduli di refertazione da noi usati per la non gravida e per la gravida, tenendo presente che essi rappresentano soltanto una proposta, ma che, ovviamente, è possibile, anzi, auspicabile, apportare ad essi le modifiche che si rendano utili. (“Annali della sanità pubblica”, XL, 1, 1979, p. 34) Ma, per rispondere al nostro lettore, ribadiamo che il termine refertazione ha come primo significato quello di ‘azione di refertare’ ossia l’azione di stilare un referto. Molto probabilmente, l’esigenza di innalzare il registro, di usare parole più ricercate rispetto a quelle di uso comune ha fatto sì che il termine refertazione abbia finito per indicare anche ‘referto’ ossia la relazione stessa e con quest’accezione è stato rilevato, sebbene con meno incidenza, in alcuni testi, giornalistici e non (si noti che la seconda attestazione ricorre in una lettera inviata da un lettore al “Corriere della Sera”): Ride il professor Umberto Marini, braccio destro dell’assessore alla Sanità Carlo Borsani: «Adesso si è scoperto lo schifo, e la Regione ha tutte le intenzioni di buttare per aria i materassi di molta gente. Ma questo schifo andava avanti da un pezzo. È dagli anni ’70 che chi si trovava in mano per qualche motivo una refertazione di Poggi si chiedeva “Devo crederci? Sarà proprio vera?”». (Antonella Cremonese, Poggi Longostrevi, chiacchieratissimo boiardo dei laboratori d’analisi, “Corriere della Sera”, 6/6/1997, p. 7) Invece prendo il numero, attendo 5 minuti, pago 47 euro di ticket e dopo tre minuti mi fanno accomodare per il prelievo. Mi consegnano il foglio per la refertazione online che sarà pronta tra quattro giorni. (Lettera di Francesca Cutolo, in I camion bar e i controlli NAS. Il CUP «svizzero a Trastevere», a cura di Paolo Conti, “Corriere della Sera”, 5/9/2025, p. 7) Quest’uso di refertazione rimane comunque improprio: con questo termine si indica propriamente l’atto, l’azione di refertare e non il prodotto dell’azione di refertare. Attualmente la maggior parte delle attestazioni di refertazione indica l’‘azione di fare referti’, anche attraverso le nuove tecnologie e programmi informatici come, ad esempio, la dettatura vocale e l’intelligenza artificiale. A tal proposito, abbiamo rilevato la diffusione del composto neoclassico telerefertazione (15.000 risultati nelle pagine in italiano di Google; ricerche aggiornate al 18/10/2025), formato da refertazione e il confisso tele- ‘a distanza’, con cui si indica l’azione di fare referti attraverso mezzi telematici a distanza (propria della cosiddetta telemedicina “il complesso delle applicazioni della telematica alla medicina, per diagnosi e terapie a distanza”, più praticata negli ultimi anni, cfr. Devoto-Oli online): Uno dei campi di applicazione più interessanti della telemedicina è la telerefertazione, un sistema che permette la trasmissione dei dati medici e delle immagini diagnostiche da un hub sanitario (come Farmacie, Centri Polispecialistici, Cliniche, Poliambulatori ecc.) a un medico specialista per la valutazione e la redazione del referto. (La Telerefertazione: cos’è e quali opportunità genera per le aziende e professionisti sanitari?, medeatelemedicina.com, 16/2/2023) Concludiamo, rispondendo al lettore che ci chiede se l’aggettivo di relazione sia refertale o refertuale, da usare in frasi come “viste le evidenze refertali/refertuali” ossia ‘viste le evidenze del referto’ (precisiamo che in questo caso evidenza è un calco dall’ingl. evidence, che significa ‘prova’, cfr. Devoto-Oli online e si legga la risposta di Riccardo Gualdo). Pur non essendo registrati dai dizionari, gli aggettivi refertale e refertuale (con il significato di ‘di/del referto’) hanno diverse attestazioni nei quotidiani, in internet e in alcuni libri, come vedremo più avanti. Per quanto riguarda la forma corretta dell’aggettivo, il suffisso di relazione -ale può avere varianti fonologiche dipendentemente dalla base a cui si affissa; tra queste c’è -uale “la cui -u- risale a sostantivi base appartenenti alla quarta declinazione latina” e che “compare anzitutto dopo radici [...] con [t] postconsonantica (cfr. portuale, gestuale ecc.)” (Ulrich Wandruszka, Aggettivi di relazione, in Grossmann-Rainer 2004, pp. 382-402: p. 387). Nella parola referto abbiamo un contesto fonologico che favorisce l’affissione della variante -uale, preferibile in questo caso al morfema originario -ale. La forma refertale sembrerebbe la meno diffusa: ha solamente 82 risultati tra singolare e plurale nelle pagine in italiano di Google e non ha attestazioni nei quotidiani. Tuttavia vi sono alcune interessanti occorrenze rilevate attraverso Google libri, che attestano che la forma è usata, specialmente in testi di critica letteraria, quando ci si riferisce a uno stile narrativo asciutto, oggettivo, simile a quello di un referto medico, ossia refertale: Prevale, piuttosto, da una parte, la descrizione refertale della realtà e, dall’altra, la divagazione. Quest’ultima si nota per lo più nell’attuale produzione poetica, tanto più scandente quanto più copiosa e votata a ricercare non la verità “segreta” della realtà attraverso il soggetto poetico ma a conformarsi allo stato di cose. (La letteratura italiana alla fine del millennio. Atti del Convegno tenuto alle Giubbe Rosse, 16-18 dicembre 1994, vol. I, [Firenze], Giubbe Rosse, 1996, p. 42) [...] s’inseriscono, com’è caratteristico dei modi barocchi e diversamente dall’oggettualità informativo-refertale del neorealismo, nei molti campi simbolici aperti dal testo. (Gli eredi di Verga. Atti del Convegno nazionale di studi e ricerche (Randazzo, 11-13 dicembre 1983), a cura di Letteratura amica, presentazione di Giorgio Barberi Squarotti, [Randazzo], Comune di Randazzo, 1984, p. 111) Anche in àmbito medico non mancano sporadiche e puntuali attestazioni: Ad oggi il FSE 2.0 di Regione Abruzzo comprende le principali categorie refertali come i referti di medicina di laboratorio (LAB) dei presidi pubblici [...]. Regione Abruzzo sta concentrando i propri sforzi, affinché le AA.SS.LL. adeguino le proprie strutture private accreditate al FSE 2.0, a partire dai referti di medicina di laboratorio che costituiscono la categoria refertale più diffusa. (Ecosistema dati sanitari. Il Fascicolo Sanitario Elettronico per modernizzare la sanità, fascicolosanitario.gov.it, 26/6/2025, p. 23) Più diffusa, anche se di poco, è la variante refertuale, che conta, nelle pagine in italiano di Google, 366 risultati tra singolare e plurale e ha anche alcune attestazioni nei quotidiani: 6 nella “Repubblica” e 2 nel “Corriere della Sera”. Come per refertale, la maggior parte delle occorrenze si riferisce prevalentemente all’àmbito letterario [1] [2], ma se ne rilevano anche alcune che riguardano l’àmbito medico e biologico [3], nonché molte concernenti il campo dell’amministrazione finanziaria e burocratica [5] [6]: [1] Dal 24 febbraio 2022 le parole sulla guerra riempiono in maniera intensiva edicole e librerie. Si usano tutte le parole per dirla, capirla, spiegarla. Il discorso della guerra è affidato all’analisi refertuale. (Antonio Spadaro, In guerra prima a morire è la poesia, “la Repubblica”, sez. Cultura, 27/11/2022, p. 34) [2] È però importante considerare, insieme alla conclusione, il processo stesso del ragionamento, la sua particolare concatenazione logica, che la voce poetica, per rimarcare il carattere incontrovertibile, espone nel più giudizioso e refertuale dei modi. [...] La rilassatezza del giorno di vacanza si unisce ai modi del rilevamento scientifico o dell’agrimensura, secondo uno stilus esegetico e refertuale che tiene presenti, lo si è visto, alcune prose di grande scrupolo denotativo di Sereni [...]. (Roberto Galaverni, Carte correnti. Nove lezioni sul senso della poesia, Roma, Fazi Editore, 2023 [edizione digitalizzata]) [3] La Microbiologia clinica: Indicazioni, modalità e tempi di campionamento, nozioni sull’iter analitico, interpretazione del dato refertuale del sistema nervoso (canale B). (descrizione del Corso integrato di Medicina di laboratorio, “Università di Napoli”, m89.corsodistudio.unina.it, a.a. 2023/2024) [4] Per utilizzare una terminologia in auge al momento della emanazione della legge n. 20/94 (ma oggi sostanzialmente in disuso), la Corte ha mutuato una tecnica refertuale, che si estende alla dimensione “macro” e “meso” dell’attività svolta dell’ente, concretantesi in valutazioni ulteriori rispetto alla semplice informazione amministrativo-contabile sul rendiconto e sui fatti gestori in esso rappresentati. (Aldo Carosi, Le sezioni regionali di controllo della corte dei conti e la legge n. 131/03, in Enti locali e sistemi dei controlli, introduzione di Giorgio Sanga, coordinamento di Giuseppe Farneti e Stefano Pozzoli, Milano, Giuffrè, 2007, pp. 69-110: pp. 87-88) In quest’ultimo esempio refertuale si riferisce al referto amministrativo, ossia un rendiconto amministrativo e contabile. Con tale significato refertuale è ben diffuso nei manuali di questo genere, nei quali risulta assente la variante refertale. Per concludere, l’aggettivo relazionale di referto, non registrato nei dizionari italiani, sembrerebbe diffondersi nella variante refertuale, perché il suffisso -ale passa a -uale quando la base ha t postconsonantico, come in questo caso: effettivamente l’aggettivo refertuale risulta variamente attestato e attualmente utilizzato, soprattutto in àmbito letterario e amministrativo.
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