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Consulenza linguistica | OPEN ACCESS SOTTOPOSTO A PEER REVIEW Collettaneo e collettivoEdoardo Lombardi VallauriPUBBLICATO IL 27 aprile 2026
Quesito: Un lettore ci chiede se vi sia una differenza di significato e d’uso fra gli aggettivi collettaneo e collettivo, o se possano essere considerati sinonimi. Collettaneo e collettivoI due aggettivi hanno frequenze d’uso diversissime che, come vedremo, risultano dagli àmbiti della realtà a cui si applicano. Ad esempio, una ricerca sul corpus di italiano giornalistico la Repubblica (di quasi 326.000 parole, reso disponibile dall’Università di Bologna) restituisce 16 risultati per collettaneo (e le sue altre forme flesse), tutti consistenti nell’espressione volume collettaneo, mentre dà 16.693 risultati per collettivo, che si trova associato ai nomi più vari, come (solo per fare alcuni esempi) paura, consenso, memoria, gioia, impresa, contratto, mostra, sbornia, invito, gioco, e insomma qualsiasi cosa possa coinvolgere più individui; quindi anche volume, ma con soltanto 16 risultati (la stessa numerosità di volume collettaneo è casuale). Nel corpus ItWac di italiano del web (di circa 1.600.000.000 parole) collettivo compare 162.846 volte, e collettaneo 762 volte, associato essenzialmente ai sostantivi lavoro (nel senso di libro), libro, opera, pubblicazione, raccolta, testo, e soprattutto volume. Le cause di questa grande diversità di frequenza diverranno chiare indagando i significati e gli àmbiti d’uso dei due aggettivi. I principali dizionari, che collocano le prime attestazioni di entrambi nella seconda metà del XVI secolo, collettivo qualche decennio prima di collettaneo (per lo Zingarelli 2026, rispettivamente 1551 e 1585), gli attribuiscono significati diversi, che però sono strettamente apparentati. Collettivo significa “comune a più persone o cose; costituito da più persone o cose; fatto da più persone” (GDLI). Collettaneo quando riferito a opere a stampa significa ‘miscellaneo’, che designa soprattutto volumi o comunque opere a stampa di più autori, ma può riferirsi anche ad altre collaborazioni di autori diversi, come una mostra di opere d’arte. Quindi si può osservare che pur nella specializzazione del significato per un àmbito più ristretto, se guardiamo alla sostanza delle cose designate, anche per collettaneo si tratta di cosa fatta da più persone. Una formulazione più generale è adottata per il senso di questo aggettivo dal Vocabolario Treccani di Aldo Duro (VOLIT), che lo definisce: “Raccolto da varie parti”. Questo significato, che in qualche modo prelude a quello di (volume) miscellaneo, è ivi esplicitamente messo in relazione con quello del sostantivo collettanea, resa italiana del latino collectanea, che designava un volume formato da estratti di diversi autori, tipicamente (ma non solo) collezioni di leggi, oppure di testi e documenti della chiesa cattolica (Lessico Universale Italiano, 31 voll., Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol.V, 1970). In latino, collectanea è neutro plurale dell’aggettivo collectaneus, e letteralmente significa ‘cose raccolte’. Come collettaneo è voce dotta modellata sul latino collectaneus, collettivo è a sua volta voce dotta dal latino tardo collectivus. Entrambi gli aggettivi latini sono derivati da collectus, participio passato del verbo colligĕre, che significa ‘raccogliere’. La derivazione attraverso suffissi latini diversi ha permesso la formazione di due termini capaci di assumere significati e àmbiti d’uso distinti. I due suffissi italiani corrispondenti, -(t)ivo e -(t)aneo, hanno frequenza e produttività assai differenti. Mentre -(t)ivo è molto frequente ed è produttivo, cioè continua a formare parole nuove, -(t)aneo è descritto da Ulrich Wandruszka (Aggettivi di relazione, in Grossman-Rainer 2004, p. 393) come marginale e non più produttivo. Vale la pena di soffermarci brevemente sui valori che assumono i due suffissi nella combinazione con la radice di colligĕre. Riguardo ai valori di -(t)ivo in generale, cioè con qualsiasi radice verbale, Davide Ricca osserva quanto segue: La semantica dei derivati può ricondursi, [...] per -(t)ivo, a due parafrasi in linea di principio ben distinte: da un lato l’interpretazione eventiva, “che V” o “che serve a V” (referendum abrogativo, accenno allusivo, discorso celebrativo, gol decisivo, opuscolo illustrativo [...] ecc.; […]); come si vede dagli esempi, spesso le due parafrasi date sono entrambe adeguate); dall’altro una interpretazione che può dirsi di relazione […], e che semanticamente fa riferimento non a V, ma al nome d’azione di V: tesi compilativa, crisi digestiva, stadio evolutivo, lesione uditiva [...], ecc. (Davide Ricca, Aggettivi deverbali, in Grossman-Rainer 2004, p. 437 [l’abbreviazione “V” sta per “Verbo”]) Collettivo è ben descritto dal primo di questi due significati, perché significa ‘che raccoglie’, a partire dal senso che era proprio della radice verbale di colligĕre. Dunque un’impresa collettiva è un’impresa che raccoglie, cioè che riunisce, o nella quale convergono, più individui; lo stesso vale di un gioco, di una sbornia o di un invito, ma anche di una paura o della memoria collettiva, che riuniscono più persone, perché tutte quelle persone le condividono. Questo si può dire anche di una mostra o di un volume collettivo, che raccolgono i contributi di diversi autori. Collettaneo ha invece significato relazionale rispetto al nome che esprime l’azione, ma soprattutto il risultato, del raccogliere; quindi significa ‘che è in relazione con una raccolta’. Questo corrisponde al secondo dei sensi che -(t)ivo forma con radici diverse da quella di colligĕre, come negli esempi di Ricca citati sopra: una tesi compilativa è una tesi che ha a che fare con un processo di compilazione e con il suo risultato, una crisi digestiva è una crisi che riguarda la digestione, uno stadio evolutivo concerne l’evoluzione. Che il suffisso -(t)aneo presenti questo valore relazionale è segnalato per esempio da Wandruszka (cit., p. 387) per il suo uso nella formazione di aggettivi denominali, ma lo stesso Ricca (cit., p. 442) avverte che esso ha formato in italiano anche una manciata di aggettivi deverbali, come consentaneo e succedaneo. Si può osservare che il senso ‘che raccoglie’ e il senso ‘che riguarda una raccolta’ sono sufficientemente vicini da poter coesistere nella stessa parola, quando la cosa designata dal nome a cui l’aggettivo si riferisce consente che si verifichi un processo descrivibile come raccolta. Questo non avviene per una paura o un gioco, che raccolgono sì persone, nel senso di riunirle in quello stato d’animo o in quell’attività, ma senza che venga prodotta alcuna raccolta; ma avviene per un volume o una mostra, dove il riunirsi di diversi autori in quell’attività produce materialmente anche una raccolta dei loro contributi. Dunque, mentre collettivo ha il primo senso, cioè il riunirsi di più individui in un’azione o in una condizione, collettaneo ha il secondo, cioè l’avere a che fare con una raccolta; ma questo secondo senso implica facilmente anche il primo, perché una raccolta risulta tipicamente dal convergere di persone per conferire i loro contributi. I due aggettivi, insomma, si presentano con predisposizioni leggermente diverse. Il fatto che collettaneo possa riferirsi a una raccolta lo rende disponibile, e di fatto usato, per qualificare nomi come mostra, volume, opera, che possono essere materialmente delle raccolte. Cioè, collettaneo si è specializzato nel senso più ristretto, quello della presenza di una raccolta; mentre collettivo designa ogni situazione in cui si riuniscano più individui, indipendentemente dal prodursi di una raccolta. Per rispondere alla esplicita domanda della lettrice, resta possibile considerare i due termini come sinonimi, se si intende la relazione di sinonimia in modo abbastanza ampio, cioè come presenza di significati simili anche se non identici (per cui si possono considerare sinonimi ad esempio farmaco e medicamento, o vincere e trionfare, oppure magro e snello). Tuttavia, si tratta di una sinonimia imperfetta, che volendo essere più precisi richiede piuttosto di definirla come “iponimia”/ “iperonimia”. Abbiamo visto che, per ragioni di organizzazione della realtà, il senso di ‘riguardante una raccolta’, che è proprio di collettaneo, implica pur sempre quello di ‘che raccoglie’, proprio di collettivo, realizzando una sovrapposizione dei due aggettivi su questo significato più generale. Quindi, per i nomi che entrambi possono qualificare, come volume o mostra, usare collettivo pone l’accento sulla partecipazione di più individui, mentre collettaneo esprime più specificamente che vi è raccolta di più opere o risultati. Questa relazione di significato non è simmetrica, cioè consente la sostituibilità di un aggettivo con l’altro solo in una direzione, perché il senso di collettaneo implica quello di collettivo, ma non viceversa. Per conseguenza, di ciò che è collettaneo (una mostra, un volume, un’opera) si può quasi sempre anche dire che è collettivo; ma ciò che è collettivo (un invito, una paura, un movimento) può benissimo non essere, e nella maggior parte dei casi effettivi non è, collettaneo. Per questo tipo di relazione semantica si parla appunto di iponimia / iperonimia, rapporto che vige fra due termini quando il significato dell’uno contiene interamente il significato dell’altro, ed è più esteso di esso. Ad esempio, quercia e faggio sono iponimi di albero, che è loro iperonimo, perché il significato di albero si estende ai faggi e alle querce; oppure muoversi è iperonimo di cui sono iponimi correre e saltare. Anche se la relazione di iponimia/ iperonimia è meno frequente negli aggettivi che nei verbi e soprattutto nei nomi, esempi di aggettivi in una relazione di iponimia/ iperonimia sono scarlatto e cremisi rispetto a rosso, oppure lungo e largo rispetto a esteso. Questa relazione è caratterizzata appunto dal fatto che la cosa designata dall’iponimo rientra sempre anche nella designazione dell’iperonimo, ma non sempre avviene l’inverso. Ad esempio, se una quercia (o un faggio) è sempre anche un albero, però non tutti gli alberi sono querce o faggi. Di chi corre o salta si può sempre dire che si muove, ma non sempre chi si muove corre o salta. E così le cose scarlatte o cremisi sono tutte rosse, ma non tutte le cose rosse sono scarlatte o cremisi; e ciò che è largo o lungo è necessariamente esteso, ma qualcosa può essere esteso senza essere largo, oppure senza essere lungo. Allo stesso modo, come abbiamo visto, ciò che è collettaneo è sempre anche collettivo, ma ci sono molte cose collettive che non sono collettanee.
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