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Consulenza linguistica | OPEN ACCESS SOTTOPOSTO A PEER REVIEW Su frequenza e frequentazioneFranz RainerPUBBLICATO IL 20 aprile 2026
Quesito: L’uso di frequenza e frequentazione causa parecchia incertezza, a giudicare dall’elevato numero di domande che ci sono pervenute al riguardo. Può frequentazione sostituire frequenza in tutti i contesti? Può reggere la preposizione a? Può essere seguito dalla preposizione in quando si riferisce a un luogo? È corretto il sinonimo frequentamento? Su frequenza e frequentazioneDei quattro problemi, quello di più facile soluzione è l’ultimo. La preponderanza di frequentazione su frequentamento è tale – 1.220.000 contro 78 pagine secondo il motore di ricerca di Google – da sconsigliare l’uso di quest’ultimo. La comunità linguistica, in questo caso, ha deciso da tempo a favore del suffisso -zione, anche se in linea di principio niente si opporrebbe all’uso di -mento (cfr. orientamento, derivato da un verbo formalmente simile). Quest’ultimo suffisso, infatti, è stato usato occasionalmente durante tutta la storia dell’italiano, come mostra Google libri (anche se frequentamento è assente dal GDLI), ma a partire dal Sette-Ottocento -zione, avvantaggiato per l’esistenza del latino frequentatio e del francese fréquentation, ha definitivamente preso il sopravvento. Del resto, già in italiano antico, come documenta il TLIO, frequentamento ha un unico esempio del Trecento, mentre frequentazione, coevo, ha sei attestazioni e una maggiore gamma di significati. Gli esempi più recenti con -mento si trovano esclusivamente in documenti più o meno informali. L’incertezza che concerne frequentazione e frequenza ha invece la sua origine nel comportamento grammaticale anomalo di frequenza, anomalia che risale al latino (ambedue le voci sono latinismi). La parola infatti funge allo stesso tempo da nome di qualità di frequente (es. gli incendi sono frequenti → la frequenza degli incendi) e da nome d’azione di frequentare (es. Anna frequenta il corso → la frequenza del corso da parte di Anna). È in questa seconda funzione che frequenza e frequentazione hanno in comune alcuni usi, anche se non sono intercambiabili in tutti i contesti, come vedremo. La scelta dell’uno o dell’altro sembra dipendere essenzialmente dalla natura dell’oggetto diretto e dall’àmbito d’uso. Se l’oggetto diretto di frequentare è un’istituzione educativa o una lezione ivi dispensata, ambedue i sostantivi sono usuali nell’italiano di oggi, essendo frequenza il più usato dei due. Sembrano però esistere delle differenze all’interno del mondo educativo: così, nel sistema universitario, la frase fatta obbligo di frequenza blocca efficacemente il potenziale concorrente obbligo di frequentazione, che invece è usuale in altri àmbiti: Per sette italiani su dieci le lezioni di educazione alle relazioni dovrebbero prevedere l’obbligo di frequentazione (Giulia Tavani, Portare in classe l’educazione alle relazioni lo chiedono 8 genitori su 10, corriere.it, 4/4/2025); I testimoni escussi, non avevano infatti reso dichiarazioni idonee a dimostrare né la sussistenza di un obbligo di frequentazione di detti corsi, né la corretta informazione da parte datoriale, … (Corte di cassazione, sentenza 12 giugno 2018, n. 15308, studiocerbone.com); Esame di Stato per Avvocato: Aiga chiede la proroga dell’obbligo di frequentazione dei corsi di formazione (Associazione Italiana Giovani Avvocati, aigabergamo.it). Per quanto riguarda la sintassi, ambedue le parole possono reggere la preposizione di e sono compatibili anche con un complemento agentivo introdotto con da parte di: “La frequenza / frequentazione delle lezioni da parte degli alunni è obbligatoria.” Frequenza regge anche comunemente la preposizione a: “La frequenza alle lezioni da parte degli alunni è obbligatoria”. Questa costruzione con la preposizione a è invece rara con frequentazione, ma si trova occasionalmente anche in testi di indubbia qualità: la frequentazione al tiro a segno non è titolo sufficiente per la esenzione dalle altre discipline militari (Atti parlamentari, Senato del Regno, tornata del 12 dicembre 1907, p. 7750); l’obbligo di frequentazione ai corsi di aggiornamento da parte degli operatori forestali ogni tre anni, anziché ogni anno (Ragione autonoma Friuli-Venezia Giulia, decreto del presidente 17 luglio 2014, n. 152, gazzettaufficiale.it); Il D.M. Giustizia 9 febbraio 2018, n. 17, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, richiede ai nuovi praticanti l’obbligo di frequentazione a corsi organizzati da Consigli dell’Ordine, Associazioni Forensi o altri enti accreditati (diritto.it). È possibile che questo uso della preposizione a sia stato il risultato del contagio da parte di quasi-sinonimi come presenza o assistenza, e nel caso di frequentazione, da parte di frequenza. Per quanto riguarda le preposizioni locative, esse sono possibili: Effettuata l’iscrizione il tuo percorso all’ Istituto Universitario per Mediatori Linguistici della Basilicata continua con la frequenza dei corsi linguistici e culturali. La frequenza nei corsi linguistici, comprovata dalle attestazioni dei docenti, è obbligatoria pena la non ammissione agli esami (Iscrizione e frequenza, SSML per Mediatori Linguistici della Basilicata) Si badi però che in questo brano il sintagma locativo nei corsi linguistici non è retto direttamente dal verbo, ma costituisce un complemento aggiuntivo, come mostra la possibilità di spostarlo in testa alla frase: “La frequenza nei corsi linguistici è obbligatoria. ≈ Nei corsi linguistici, la frequenza è obbligatoria”. La stessa osservazione vale per frequentazione: “In Ticino si nota come … la frequentazione nei supermarket sia calata rispetto al solito” (dal giornale ticinese “La Regione”, 10/11/2025). Anche qui il sintagma locativo nei supermarket si può facilmente spostare in avanti: “… come, nei supermarket, la frequentazione sia calata rispetto al solito”. Il comportamento grammaticale è quasi identico se l’oggetto diretto di frequentare è la chiesa o la messa: “La frequenza / frequentazione della chiesa/della messa è calata notevolmente”. Anche in questo caso, frequenza si costruisce comunemente con la preposizione a (“La frequenza alla chiesa/alla messa è calata notevolmente”). L’asimmetria è infatti fortissima secondo il motore di ricerca di Google: 3.040 contro 10 nel caso di chiesa, 5.170 contro 52 per messa. Questa asimmetria vale anche per altri oggetti diretti meno intellettuali o spirituali di frequentare, come spiagge, bar o discoteche. In questo caso però frequentazione è normalmente la scelta preferita: “la frequentazione / frequenza delle spiagge da parte delle famiglie”; “nella Barbagia, la frequentazione / la frequenza del bar era riservata agli uomini” (ma in questo caso sorprendentemente sembra più comune “la frequenza al bar”); “la correlazione tra binge drinking e frequentazione / frequenza delle discoteche”. Tale preferenza per frequentazione in contesti simili sembra essere esistita già nel Settecento, per il quale Google libri ha cinque casi di “la frequentazione delle osterie” (la maggioranza in opere tradotte dal francese, lingua che non conosce l’uso di fréquence come nome d’azione) contro uno solo di “la frequenza delle osterie”: La frequentazione delle osterie, ed altrettali luoghi, proibiti ai Sacerdoti della nostra Diocesi, sotto pena di Scomunica ipso facto, fuori dei casi permessi dalle nostre Costituzioni. (S. Francesco di Sales, Costituzioni e istruzioni sinodali, tradotte dall’Idioma Franzese, Venezia, Pitteri, 1736, p. 215) Per “la frequenza alle osterie”, con la preposizione a, Google Libri ha un unico esempio databile al Settecento, nessuno per il sintagma corrispondente con frequentazione. Fanno parte di questo gruppo anche i cosiddetti treni ad alta frequentazione (TAF) introdotti alla fine degli anni Novanta. In un blog (forum.wordreference.com), un utente solleva la domanda se treni ad alta frequenza non sia più corretto, domanda alla quale un altro utente iscritto al sito risponde con ragione: “Qui si parla di ‘frequentazione’ da parte dei passeggeri non di frequenza dei treni, sono due cose diverse”. Il produttore di questi treni ha senz’altro scelto la specificazione ad alta frequentazione per scansare l’equivoco che potrebbe nascere dalla polisemia di frequenza che abbiamo evocato sopra: se frequenza è usato come nome di qualità, l’alta frequenza dei treni vuol dire che i treni sono molto frequenti, cioè passano con alta frequenza; se invece si usa come nome d’azione, i treni sono frequentati da molti passeggeri, trovandosi treni in posizione di oggetto diretto di frequentare nella frase corrispondente. O, come osserva un altro utente: “Non sono ad alta frequenza..senno’ non sarebbero cosi’ frequentati (=strapieni)”. E più gli oggetti diretti scendono nella scala dell’onorabilità, più frequentazione diventa dominante rispetto a frequenza: alle 5.160 pagine che il motore di ricerca di Google trova per il sintagma “la frequentazione di prostitute”, fa riscontro un’unica pagina con “la frequenza di prostitute”, che per di più si rivela essere una probabile citazione da un testo del Seicento: ASCS, Notaio Marco Aurelio Grisafi, Corigliano, 3 settembre 1636, foll. 177-179. Nell’atto sono citati altri capi d’accusa tra cui: il vivere in concubinato, la frequenza di prostitute, l’abbandono dell’abito religioso e delle funzioni sacre. (Antonello Savaglio, I Saluzzo e il Castello ducale di Corigliano, Corigliano, Editrice Aurora 2010, p. 68) Questa predilezione di frequentazione per il basso della scala di onorabilità sarà stata la causa per cui un lettore dice di avere remore a usare frequentazione in un curriculum vitae persino con riferimento a corsi: “Frequentazione mi sa tanto di cattive frequentazioni scolastiche”. Bisogna aggiungere però che con oggetti diretti umani frequentazione è la parola preferita indipendentemente dalla qualità morale delle persone frequentate: La frequentazione di aristocratici locali, ma non privi di contatti a corte, costituisce una sorta di trampolino di lancio di cui profittano i grandi avventurieri che per qualche tempo vissero in città: Giacomo Casanova e Lorenzo da Ponte. (Un nuovo rinascimento per l’Europa: il ruolo della ricerca e della formazione. Atti del V Forum Internazionale del Gran Sasso, a cura di Emilio Bettini e Daniela Tondini, Teramo, Forum del Gran Sasso, vol. V, parte 2, p. 356) Se si guarda la concorrenza tra frequenza e frequentazione in funzione di nomi d’azione sul lungo periodo, mi sembra di poter concludere che da tempo frequentazione ha il vento in poppa mentre frequenza, un latinismo dal comportamento anomalo, resiste bene solo nello stile più elevato, in àmbiti affini all’uso scritto tradizionale come l’università, la scuola, la chiesa o la burocrazia.
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