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SOTTOPOSTO A PEER REVIEW

Che ganze queste domande!

Leonardo Maria Savoia

PUBBLICATO IL 08 aprile 2026

Quesito:

Due lettori ci interrogano a proposito del termine ganzo/ganza: nell’accezione di ‘bello, interessante’ è da considerarsi un toscanismo? Se riferito a “qualcosa o qualcuno che ci piace e ci stupisce” può essere usato nell’italiano colloquiale?

Che ganze queste domande!

Carlo Battisti e Giovanni Alessio nel Dizionario etimologico italiano (DEI) riportano ganza e ganzo come voci toscane con il significato di ‘druda/drudo, amante con valore negativo’, con attestazioni nel XVII secolo nel caso del femminile e del XIX del maschile. L’ipotesi del DEI è che derivino dal latino medievale gangia < latino tardo ganea ‘meretrice’ oltre che ‘bettola’, a sua volta da ganeo -onis ‘bettoliere’ (forma, questa, aggiungiamo, avvicinabile alle voci napoletane e meridionali guaglione, guagnone per ‘ragazzo’). L’accezione di ‘persona astuta e brava, capace’, sarebbe di tipo gergale e comunque rifletterebbe un uso più recente, che spiega la forma ganzata ‘atto astuto ed efficace’.

Stando al GRADIT, la prima documentazione può essere datata alla seconda metà del ’700, precisamente al 1790, ad opera del livornese Ranieri de’ Calzabigi (cfr. anche De Mauro e Mancini 2000). Il Dizionario etimologico della lingua italiana (DELI) fa riferimento al Dizionario universale critico ed enciclopedico della lingua italiana (1797-1805) di Francesco Alberti di Villanova, che a p. 256 del vol. III (1798) registra le due voci (come pure il verbo ganzare, citato anche nel DEI) come fiorentine:

Ganzare: V. a. Voce Fiorentina, Far all’amore.

Ganzo, e ganza: s. Voci Fiorentine L’Amante; l’Innamorato, e l’Innamorata; il Damo, la Dama.

Lo stesso schema è riportato nel dizionario di Rigutini e Fanfani del 1887, con ganzo nel senso di ‘amante non onesto’ (ma nella prima edizione, del 1878, parla di ‘senso non onesto’ solo per il femminile). In altre parole il lessema è conservato in un dizionario che intende registrare ciò che è considerato italiano e non vernacolare, come avviene invece nel Vocabolario dell’uso toscano di Pietro Fanfani (1863), che riporta ganzare nel senso di ‘offrire, pagare qualcosa a qualcuno, fare il grande’, ganzo nel senso di ‘amante’ e ganzerino nel senso di ‘damerino’.

I vocabolari italiani contemporanei riportano la voce, in due significati principali. Lo Zingarelli 2025 la registra con quello più diffuso di ‘amante’ (con prima attestazione nel 1790) e con etimo incerto, insieme al diminutivo ganzerino e alla locuzione fare il ganzo. Il Vocabolario Treccani online riporta come popolari i significati di ‘furbo, scaltro’ ed ‘efficiente’ anche in funzione aggettivale, in espressioni come “è (un) ganzo”, “che ganzo!”, “è un tipo ganzo”, anche in riferimento a oggetti o fatti interessanti e piacevoli.

La raccolta lessicale Parole di Firenze (Binazzi et al. 2012), riporta testimonianze e giudizi di parlanti in merito all’uso di ganzo in fiorentino, che attestano entrambi i significati citati:

E perché ora si dice: fa i’ ganzo. Ma ganzo è venuto fori trent’anni fa. Perché i’ ganzo er’un’altra cosa. Era l’amante della lei. E la ganza era l’amante di lui. Ma era in senso dispregiativo… (p. 181)

O il ganzo o la ganza è l’amante. O un ganzo è anche uno che fa le cose da furbo. (p. 182)

Sì, oddio, sì. Sì. Ha ragione lei, sì, si pò anche dire: Ho visto un bel fil(m). Che ganzo l’era quel film! (ibid.)

Tra gli usi correnti in Toscana ricordiamo che il derivato ganzata, nel senso di ‘azione scaltra ed efficace’, è largamente utilizzato. Nei lessici e dizionari delle varietà toscane del Novecento, ganzo e ganza compaiono, quasi generalmente, con entrambi i significati visti.

L’area di diffusione della voce nel significato di ‘amante, spasimante’ non sembra limitata alla Toscana; lo dimostrerebbero non poche delle sue attestazioni (registrate dal GDLI) presso autori non toscani, come Foscolo, Faldella, Imbriani, Verga, De Roberto, Pirandello (anche se, almeno da alcuni di essi, potrà essere stata accolta per il gusto di esibire toscanismi, come fa Gadda) e la sua presenza in articoli giornalistici come quello del “Corriere della Sera” del 27 aprile 1951: “la moglie infedele col suo ganzo”. La voce sembra più confinata alla Toscana nel significato di ‘eccezionale’, stupendo, bello di cui chiede un lettore, anche se pure in questo significato sta uscendo o è uscita già dai confini regionali in testi di compiaciuta espressività, come mostra questo suo uso nel “Corriere della Sera” del 28 settembre 2001: “Quest’anno il GF non è più trendy? Non è più ganzo seguire la trasmissione e parlarne tecnicamente il giorno dopo?”. Rara è invece la circolazione della parola nei dialetti, visto che nei dizionari dialettali settentrionali e meridionali non compare, salvo sporadici casi, come nel Vocabolario del dialetto di Magione di Giovanni Moretti (1973) e nel Dissionari piemonteis di Gribaudo et al. del 1974, dove è trattata come gergale.

Concludendo: ganzo/ganza ha attestazioni soprattutto recenti, sia gergali e popolari sia espressivamente esibite. Il tratto popolare implica un uso limitato a gruppi o registri socialmente connotati, o, più in generale, a scelte linguistiche allusive e furbesche o fortemente espressive o addirittura letterarie. Questa relazione con registri nascosti e non conformi al linguaggio comune rimane evidentemente una caratteristica sentita ancora oggi, anche se in fiorentino e nei dialetti toscani la voce ha avuto un uso più largo, meno connotato, e in particolare ha sviluppato il significato di ‘persona furba e capace’, entrato da tempo nell’uso insieme al derivato ganzata. Quindi, alla prima domanda, cioè se ganzo nel senso di ‘furbo, bravo’ sia un toscanismo, risponderei di sì, per quanto non sia ormai più strettamente confinato nella regione, specificando inoltre che, almeno per una parte dei parlanti, è di uso anche sociolinguisticamente o stilisticamente marcato. Venendo al dubbio espresso nella seconda domanda, osservo che per la sua natura gergale e popolare ganzo/-a si connette al lessico genericamente italiano, e non strettamente dialettale, pur con le limitazioni semantico-pragmatiche che abbiamo illustrato, anche se resta comunque ormai associato all’italiano regionale toscano.

Nota bibliografica:

  • Francesco Alberti di Villanova, Dizionario universale critico ed enciclopedico della lingua italiana, 6 voll., Lucca, Marescandoli, 1797-1805.
  • Neri Binazzi, Matilde Paoli, Teresa Poggi Salani, M. Cristina Torchia, Parole di Firenze, Firenze, Accademia della Crusca, 2012.
  • Tullio De Mauro, Marco Mancini, Dizionario etimologico, Milano, Garzanti, 2000.
  • Pietro Fanfani, Vocabolario dell’uso toscano, Firenze, Barbèra, 1863.
  • Gianfranco Gribaudo, Pinin Sceglie, Sergio Seglie, Dissionari piemonteis, Turin, Ij Brandé, 1974.
  • Giovanni Moretti, Vocabolario del dialetto di Magione (Perugia), Perugia, Università degli
  • studi di Perugia, Istituto di filologia romanza, 1973.
  • Giuseppe Rigutini, Pietro Fanfani, Vocabolario italiano della lingua parlata, Firenze, Barbèra, 18875.

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