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SOTTOPOSTO A PEER REVIEW

Di presenza o in presenza?

Maurizio Trifone

PUBBLICATO IL 23 marzo 2026

Quesito:

Alcuni lettori chiedono se le locuzioni alla presenza e in presenza debbano necessariamente essere seguite dalla preposizione di e se sia più corretto dire di presenza o in presenza.

Di presenza o in presenza?

Nella lingua antica la locuzione alla presenza era adoperata anche senza la preposizione di nel significato di ‘a tu per tu, di persona’: “Li particolari di questa causa loro ve li faranno intendere alla presenzia” (Niccolò Machiavelli, Legazione V, 13 agosto 1500). Oggi, invece, la locuzione è sempre seguita dalla preposizione di e significa ‘al cospetto di, di fronte a, davanti a’: “Senza contare che lei, Laide, se per caso informata della cosa, sarebbe andata in bestia, capace magari di mandarlo a dar via l’anima alla presenza di tutti” (Dino Buzzati, Un amore, 1963).

Nel linguaggio ecclesiastico e talora anche nella lingua comune ricorre con una certa frequenza l’espressione alla presenza di Dio o del Signore, più solenne rispetto a davanti a Dio ed equivalente a al cospetto di Dio o nel cospetto di Dio, che riecheggia l’espressione biblica in conspectu Dei o in conspectu Domini “con riferimento ad azioni compiute chiamando a testimone la divinità e agendo come se essa fosse presente e vi assistesse direttamente” (GDLI s.v. presenza, sign. 13): “Dio è onnisciente: perciò noi dobbiamo, primo vivere alla presenza di lui, ricordandoci in ogni nostra azione ch’egli è colui che scruta i cuori degli uomini” (Giosue Carducci, Ceneri e faville, 1848-1868).

Il sostantivo presenza può essere preceduto da un aggettivo possessivo (alla mia presenza, alla tua presenza, ecc.), che corrisponde al sintagma ‘di + pronome personale’: “E lo spirito mio, che già cotanto / tempo era stato ch’a la sua presenza / non era di stupor” (Dante, Purgatorio, XXX, vv. 34-36) ‘E il mio animo, che già da tanto tempo (erano trascorsi dieci anni dalla morte di Beatrice) non avvertiva il turbamento da cui era preso alla presenza di lei’. Dante usa nella presenza di con lo stesso significato di alla presenza di: “per la sete del martiro, / ne la presenza del Soldan superba / predicò Cristo e li altri che ’l seguiro” (Paradiso, XI, vv. 100-102) ‘San Francesco, spinto dalla sete di martirio, si recò in Oriente a predicare la fede di Cristo e degli apostoli alla presenza del Sultano, suo fermo avversario’.

La locuzione preposizionale in presenza di significa ugualmente ‘davanti a’ e in molti contesti può alternarsi con alla presenza di: “gli uomini erano abituati a scherzare con lei in modo grossolano, anche in presenza del marito” (Carlo Cassola, Il taglio del bosco, 1959). Frequenti sono le espressioni con l’aggettivo possessivo in mia presenza, in tua presenza, ecc.: “Ahi, villano giovane, […] quale arroganza t’ha tanto sospinto avanti, che in mia presenza alla torre ti sia appropinquato?” (Giovanni Boccaccio, Filocolo, 1336).

Con riferimento a una determinata realtà o situazione in presenza di significa ‘in caso di’: “in presenza di nebbia è obbligatorio accendere i fari anabbaglianti”. Nel linguaggio della chimica vale ‘a contatto con’: “l’acido cloridrico, in presenza di zinco, sviluppa idrogeno”.

La locuzione in presenza, senza la preposizione di, si usa con valore avverbiale o aggettivale per indicare che un incontro, una riunione, un esame, una lezione si svolge con la presenza fisica degli interessati e non avviene attraverso un collegamento per via telematica: la frase “le lezioni si svolgono in presenza” significa che le lezioni hanno luogo fisicamente in un’aula, in contrapposizione alle lezioni a distanza, che possono essere seguite tramite piattaforme online.

La locuzione avverbiale di presenza è di impiego meno comune (il GRADIT la marca con BU = di basso uso) e corrisponde a ‘personalmente, di persona’: “Intanto San Pietro, usando la ragione del primato, cioè della suprema sua podestà, prese a visitar di presenza tutte le chiese che in questo tempo erano state fondate da’ discepoli nella lor dispersione” (Antonio Cesari, I fatti degli apostoli, 1821). Da questa accezione primaria discendono diverse sfumature di significato. Giovanni Pascoli usa di presenza nel senso di ‘subito, immediatamente’: “Noi avremmo urgente bisogno di saper subito se ella accetta di venderci […], perché allora chiediamo in tempo il permesso, e così stipuliamo di presenza e sborsiamo di presenza la somma del compromesso” (Lettere ad Alfredo Caselli, 1898-1910). La locuzione può anche avere funzione aggettivale: firma di presenza, nel linguaggio burocratico, firma che attesta la presenza di una persona in un posto (per es. la presenza di un docente a scuola). Carlo Emilio Gadda adopera di presenza nel significato di ‘espresso a voce’: “Per quanto volevi dirmi, scrivimi qui: se è cosa che merita un discorso di presenza, verrò a Roma” (A un amico fraterno. Lettere a Bonaventura Tecchi, 1984).

In conclusione, le locuzioni in presenza e di presenza sono entrambe corrette, ma hanno valori semantici e àmbiti di impiego non sempre coincidenti.

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