Consulenza linguistica | OPEN ACCESS

SOTTOPOSTO A PEER REVIEW

Si contrae un morbo? E un matrimonio? Un patto?

Miriam Di Carlo

PUBBLICATO IL 20 marzo 2026

Quesito:

Molte e varie sono le domande inviateci dai nostri lettori sul verbo contrarre: ci si chiede quale sia la differenza etimologica tra contrarre e acquisire; perché contrarre possa avere come complemento oggetto sia matrimonio che malattia/morbo, se si possa dire contrarre una malattia mentale e anche rapporti sessuali. Infine si ha una domanda sul participio presente contraente.

Si contrae un morbo? E un matrimonio? Un patto?

Il verbo contrarre ha una semantica molto complessa e ricca di accezioni, tutte derivanti dalla sua etimologia (per tutti i significati cfr. almeno il GDLI, vol. III, pp. 684-685): dal latino contrăhĕre, composto da con- (da cum) e trahĕre, letteralmente trarre con, ossia restringere lo spazio tra due elementi, farli avvicinare, metterli insieme (cfr. DELI e l’Etimologico). Nell’italiano delle Origini, il verbo (attestato all’infinito anche nella forma contraere) aveva primariamente questo significato, definito nel TLIO ‘mettere insieme; unire, raccogliere’ (Francesco da Barberino, Dante, L’Ottimo Commento al Paradiso):

Ver è che ’l troppo è pur di perilglio. / La quinta settimana / Se quella creatura nascier dea / Nel settimo mese, / O la settima settimana / Se dea nascier nel nono mese, / Comincia la vertute formativa / A ccontraere l’umana fighura / Sovra quella materia di quel dono, / Et partonsi gli omori, e divisansi le compressioni, / E ll’ossa si compongono. (Del reggimento e costumi di donna di messer Francesco Barberino, a cura di Carlo Baudi di Vesme, Bologna, Romagnoli, 1875, pt. 16, p. 370)

La pena dunque che la croce porse / s’a la natura assunta si misura, / nulla già mai sì giustamente morse; / e così nulla fu di tanta ingiura, / guardando a la persona che sofferse, / in che era contratta tal natura. (Dante Alighieri, La Commedia secondo l’antica vulgata, a cura di Giorgio Petrocchi, vol. IV (Paradiso), Milano, Mondadori, 1967, canto VII, vv. 40-45, p. 106)

Nascendo di quel dentro ec. Dice, che lli colori che contrae l’arco di fuori nascono di quelli dentro; imperciò che questo arco non è altro che una nuvola acquosa, nella cui concavità percuote e passa il raggio del Sole [...]. (L’Ottimo Commento della Commedia, a cura di Alessandro Torri, tomo III (Paradiso), Pisa, Capurro, 1829, c. 12, p. 287)

Il TLIO riporta altri quattro significati: 1) ‘ridurre a dimensioni minori, restringere’ (probabilmente derivato per estensione dalla prima accezione), e anche ‘subire una contrattura, una stretta, rattrappirsi’ (anche nell’espressione contrarre la mano ‘negare il dono, la spesa, la generosità’); 2) ‘prendere inizio, origine’, ‘(di un incendio) appiccarsi’ e ‘(di una battaglia) incendiarsi’; 3) ‘prendere senza propria volontà, trovarsi ad avere (per contagio, per discendenza; una malattia, un male, un vizio)’, anche ‘macchiarsi di una colpa (di un’azione, un peccato, come nell’espressione contrarre adulterio)’; 4) quello, proprio dell’àmbito dell’economia e dei commerci, di ‘stipulare contratti’, con diverse sfumature come ‘fare oggetto di un contratto, pattuire, concordare’, anche nelle espressioni contrarre matrimonio, sposalizio (proveniente dall’àmbito del diritto con il significato di ‘stipulare l’accordo matrimoniale’) e contrarre parentato, parentezza ‘divenire parente con un matrimonio’; sempre dal linguaggio del diritto e in particolare dall’àmbito dell’economia e dei commerci derivano le espressioni contrarre compagnia ‘mettersi in società (con qno), fondare una società’, contrarre amicizia, amistà ‘instaurare un rapporto di amicizia’; proprie dell’àmbito giuridico sono anche le frasi fisse contrarre il debito ‘ottenere denaro con impegno legale di restituzione (o beni con impegni di pagamento)’ e contrarre questioni ‘sollevare questioni e liti; mettere sotto accusa’. Quest’ultimo significato era già presente in latino, in cui il verbo contrăhĕre poteva comparire in frasi amicitiam contrăhĕre ‘contrarre o stringere amicizia’ (in Cicerone) e assumere quindi il significato di ‘aver rapporti o relazioni specialmente di affari, contrattare, negoziare’. Sempre in latino l’accezione di ‘trarre insieme, raccogliere, riunire’ e principalmente quella di ‘far accadere, procurarsi, contrarre, tirarsi e tirare addosso, causare, produrre’ sono presenti in alcune frasi fisse tra cui morbum contrăhĕre ‘contrarre una malattia’ (Plinio, cfr. Dizionario illustrato della lingua latina, a cura di Enrico e Raffaello Bianchi, Onorio Lelli, Firenze, Le Monnier, 1994, s.v.).

L’associazione del verbo contrarre con malattia/morbo, attestata fin dal latino, è arrivata ai giorni nostri: la malattia era una disgrazia, e contrarla significava ‘tirarsela addosso’, cioè ridurre le distanze tra la sfortuna e il soggetto interessato. A questa interpretazione possiamo aggiungerne un’altra, derivante da una delle definizioni del TLIO: la malattia si contrae grazie a un contatto con l’elemento infetto, quindi, letteralmente, con una riduzione delle distanze tra agente patogeno e soggetto infettato, dunque con una contrazione dello spazio che li separa.

Rispondiamo al lettore che ci chiede se sia possibile dire contrarre una malattia mentale: se consideriamo quanto detto in riferimento al concetto di sciagura che il mondo latino associava alla malattia, l’associazione con malattia mentale risulta plausibile. Risulterebbe invece un po’ forzata se pensassimo al contagio, visto che la malattia mentale non si diffonde per contatto (e dunque per restringimento delle distanze con l’agente patogeno, che, in questo caso, non esiste). Come avviene però spesso nella lingua, si può avere un significato estensivo del verbo, che può dunque essere utilizzato anche con malattia mentale. Le attestazioni di “contrarre una/la malattia mentale” nelle pagine in italiano di Google non sono molte (circa 556, dati aggiornati il 2/9/2025) ma sono comunque significative perché diffuse sia nell’àmbito specialistico della psicologia, sia nell’uso comune e vanno comunque considerate numericamente in relazione anche alle voci coniugate di contrarre, nonché alla possibilità di inserire un complemento oggetto meno generico come ad es. un disturbo ossessivo (“contrarre la depressione” ha 2.300 risultati nelle pagine in italiano di Google, “contrarre l’Alzheimer” 4.350 r. ecc.). Per la selezione del verbo contrarre in relazione alle malattie mentali, non si esclude anche la possibilità di un eventuale tentativo di innalzamento di registro da parte degli specialisti del settore:

I disturbi mentali sono più frequenti tra persona [sic] consanguinee. Certi geni possono aumentare il rischio di contrarre una malattia mentale e una particolare situazione di vita può provocarla. (Viviana Chinello, Disturbi mentali e modi di essere, vivianachinellopsicologa.com, 3/4/2018)

Una delle manifestazioni del Disturbo d’Ansia di Malattia è la paura di impazzire o di contrarre una malattia mentale. (Damiano Colamonico, Paura di impazzire: ossessione o realtà?, studiocolamonico.it, 12/2/2020)

Ancora a proposito dell’associazione tra contrarre e malattia, rispondiamo al lettore che ci chiede se la sua interpretazione circa la differenza semantica tra contrarre e acquisire sia corretta (e in particolare il fatto che “con contrarre si intenda un fatto o una azione che accompagna e come tale non giunge come nuova, ossia per la prima volta; mentre con acquisire si intende una azione o un modo di essere che compare per la prima volta”): la proposta del nostro lettore non risulta fondata, in quanto i due verbi non si possono ricondurre etimologicamente a un significato che faccia riferimento a un’azione passata. Entrambi (i quali sono semanticamente affini, tanto da essere indicati come sinonimi dal GRADIT e dal Vocabolario Treccani) sono formati da una preposizione (con- da cum e ad-) e da un verbo preesistente in latino (trahĕre ‘trarre’ e quaerere ‘cercare, andare in cerca, cercare di ottenere’; per la precisione acquisire deriva da acquisītum, part. pass. di acquirĕre ‘acquistare’, cfr. l’Etimologico): le preposizioni forniscono al verbo un valore pragmatico legato alla deissi spaziale e indicano rispettivamente un’azione che coinvolge due elementi legati nello spazio (cum) e un’azione che si volge verso un destinatario esterno (ad-; per un approfondimento sulla deissi spaziale espressa attraverso le preposizioni cfr. almeno Luigi Rizzi, Il sintagma preposizionale, in Renzi-Salvi-Cardinaletti 1995, vol. II, pp. 507-534: p. 508).

Passiamo ora all’associazione del verbo contrarre con il complemento oggetto matrimonio/nozze. Come abbiamo letto tra le frasi fisse riportate dal TLIO, contrarre matrimonio/sposalizio deriva dall’àmbito del diritto, in cui le nozze di fatto sono un patto giuridico stretto da due contraenti, ossia, usando il participio passato del verbo, un vero e proprio contratto. L’associazione del verbo contrahere e matrimonium (ma anche sponsalia, conubium e nuptias) era presente già in latino (cfr. Elisa Muñoz Catalán, Matrimonium versus nuptiae: a vueltas con el concepto de matrimonio romano, “Foro, Nueva época”, XXVI/2, 2023, pp. 327-349); dal latino poi è passata anche ad altre lingue romanze, tra cui lo spagnolo (contraer matrimonio e contraer nuptios, cfr. il Diccionario della lengua española della Real Academia española, s.v. contraer) e il francese antico (contraire mariage, rilevato in due attestazioni antiche in Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, Niort, L. Favre, 1883-1887, consultabile anche online, s.v. contrahere2). Nel francese contemporaneo il verbo contraire non esiste più, mentre è ben diffuso il verbo contracter, da contractum, participio passato del verbo contrahĕre: il significato di ‘unire due contraenti’ è ancora presente in frasi fisse come contracter une alliance ‘stringere alleanza’, contracter un engement ‘fare un accordo’ e, per l’appunto, contracter mariage ‘sposarsi’ (cfr. il Trésor de la langue française informatisé TLFi, s.v. contracter2). Rispondiamo negativamente al lettore che ci chiede se vi sia un’associazione ironica e antifrastica tra i complementi oggetto matrimonio e malattia ammessi in frasi fisse con il verbo contrarre: la base semantica da cui derivano queste due possibilità sintagmatiche risiede, come si è detto, nel significato di ‘accorciare le distanze tra due parti’ e quindi, da un lato contagiarsi per contatto o tirarsi addosso una sciagura/malattia e dall’altro, giuridicamente, stringere un patto matrimoniale unendo due parti contraenti.

Rispondiamo anche al lettore che ci chiede se sia ammissibile usare il verbo contrarre con il complemento oggetto rapporti sessuali: in questo caso le attestazioni in rete sono davvero troppo poche (solo 87 risultati nelle pagine in italiano di Google del 3/9/2025). Vero è che, se consideriamo quanto detto a proposito dell’etimologia del verbo in questione, la frase “contrarre rapporti sessuali” parrebbe plausibile perché nell’unione sessuale si ha una contrazione dello spazio tra gli individui coinvolti. Potrebbe risultare semmai impropria se si alludesse alla possibilità di contrarre una malattia sessualmente trasmissibile, come effettivamente risulta in alcune occorrenze. Le attestazioni rilevate in rete ruotano attorno all’àmbito della psicologia (in cui si fa riferimento a un disturbo della libido, quindi a una sorta di malattia/dipendenza legata alla sfera sessuale) [1], alla medicina [2], al linguaggio giornalistico [3]; non mancano anche alcune occorrenze in testi universitari, seppur riguardanti àmbiti e argomenti differenti [4] [5]:

[1] L’aspetto fondamentale dei Disturbi del desiderio e dell’eccitazione sessuale è rappresentato dall’inadeguatezza o assenza delle fantasie sessuali e del desiderio di contrarre rapporti sessuali. (Disturbo del Desiderio/Eccitazione Sessuale, psicologoclinicomilano.it)

[2] Cistite acuta o riacutizzazione di cistite cronica. [...] Evitare nella fase acuta della malattia di contrarre rapporti sessuali. (Materiale informativo per i Pazienti, andreavannozzistudiomedico.com, 31/1/2019)

[3] Gli indagati, utilizzando l’App Grindr”, con falsi nickname, riuscivano ad attirare le vittime con lusinghe e false promesse invitandole a contrarre rapporti sessuali non a pagamento. (Ricatti a sfondo sessuale, 3 nigeriani arrestati, rainews.it, 24/2/2023)

[4] La strategia, inoltre, raccomandava l’utilizzo del preservativo qualora si dovessero contrarre rapporti sessuali extraconiugali o nell’eventualità in cui uno dei due partner fosse affetto da virus. (Caterina Franceschini, Diffusione e gestione del fenomeno HIV/AIDS nel continente africano, tesi di laurea triennale in Scienze politiche, relazioni internazionali e diritti umani, Università degli Studi di Padova, a.a. 2022/2023)

[5] È tipico delle donne anziane e accade soprattutto dopo la menopausa [il prolasso dell’utero]: la vecchia starebbe augurando alla giovane l’impossibilità di contrarre rapporti sessuali. (Fabio Palmieri, Federico Candeloro, Referate su Aristofane, Eccl. 893-923, 22/10/2018)

Gli esempi ci inducono a pensare che la frase contrarre rapporti sessuali venga utilizzata sporadicamente in àmbito medico e psicologico probabilmente perché avvertita come tecnicismo meno generico rispetto ad avere rapporti sessuali; in àmbito giornalistico e accademico, invece, sembra una sorta di perifrasi eufemistica per evitare scelte che potrebbero risultare triviali o poco adatte al contesto.

Concludiamo con la risposta al lettore che ci chiede se contraente, quando ha un referente femminile (come società), debba accordare articoli, aggettivi e participi al maschile o al femminile. Anzitutto contraente è il participio presente del verbo contrarre, presente già in latino (contrăhens, -entis), usato soprattutto come aggettivo, passato poi in alcuni casi a nome. Tutti i participi presenti fanno parte della seconda classe degli aggettivi italiani, ossia quelli che al singolare terminano in -e, al plurale in -i per entrambi i generi. Stessa flessione morfologica nel caso in cui sia utilizzato come sostantivo: in questo caso appartiene alla terza classe dei nomi, in cui confluiscono sostantivi maschili (fiore/fiori) e femminili (chiave/chiavi). In questi casi dirimente per comprendere il genere grammaticale dell’aggettivo e del sostantivo in una frase è il cosiddetto “bersaglio”, ossia un elemento linguistico (articolo, participio passato, aggettivo, pronome) che accorda in genere e numero al “controllore” (in questo caso contraente). Quindi se il referente di contraente è femminile, l’italiano ammette l’accordo di tutti i bersagli al femminile: la contraente, la contraente interessata, la contraente coinvolta ecc.). La persistenza del maschile per un referente femminile, in questi casi, è del tutto infondata perché il morfema -e al singolare è ambigenere (per un approfondimento si legga la risposta La presidente dell’Accademia della Crusca. Ancora sul femminile professionale, di Angela Frati; per sapere di più sul genere, Michele Loporcaro, Gender from Latin to Romance: History, Geography, Typology, Oxford, Oxford University Press, 2017).

Copyright 2026 Accademia della Crusca
Pubblicato con Attribution - Non commercial - Non derivatives (IT)