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SOTTOPOSTO A PEER REVIEW

Camarro e camarroni

Leonardo Maria Savoia

PUBBLICATO IL 18 marzo 2026

Quesito:

Un lettore ci scrive da Siena per chiedere il significato della parola camarrone presente nel Bando del Magistrato del Sale e Grascia di Siena dell’ottobre 1713. Un secondo lettore, che scrive da Genova, ci chiede cosa si debba intendere per camarro, termine da lui trovato nel prezzario di una macelleria risalente al 1867 in cui sembra indicare un animale o parte di esso.

Camarro e camarroni

Le richieste dei due lettori rinviano a due forme lessicali, apparentemente collegate dal suffisso valutativo -one. Quest’ultimo, se applicato a una base nominale, forma un derivato, ugualmente nominale, di cui può esprimere una specificazione di quantità (cfr. Rohlfs 1969 § 1095, Savoia et al. 2017). Quindi possiamo pensare che i due termini siano effettivamente associabili a un unico comune denominatore lessicale. È la forma camarone (con -r- scempia) ad avere attestazioni antiche. Essa ricorre infatti nel TLIO Tesoro della Lingua Italiana delle Origini,  l’importante corpus che raccoglie i più antichi testi italiani creato dall’Accademia della Crusca e sviluppato dall’Opera del Vocabolario Italiano, Istituto del CNR (il corpus è consultabile online qui). Questo corpus fornisce tre occorrenze di camarone in un documento proveniente da Cortona, Il registro di crediti e pagamenti del maestro Passara di Martino da Cortona (1315-1327), la cui edizione si deve al grande filologo Arrigo Castellani nel 1949:

1)  - pag. 44, riga 23
una vaccha lj. viiij s. iij. Anco una vaccha robbia con doi vitelgli e uno camarone lj. xxxviij s. xv. Anco pagai una vaccha bianca con uno vitello […].
2)  - pag. 45, riga 18
xxxviij fiorini d’oro: raivene viij fiorini d’oro d’una vaccha e d’uno camarone. Anco abbo dato a Raicha da la Fracta xx fiorini d’oro.
3)  - pag. 47, riga 16
per Brunaccio. Avi d’una vaccha ch’ave el Picardo v fiorini. Raviene d’uno camarone che venne da Peroscia iiij fiorini. Ravine el primo sabbato xvj fiorini d’oro.

La relativa scheda specifica quanto segue:

CAMARONE s.m.
camarone.
DEI s.v. camarone (etimo incerto: forse lat. camurus 'curvo verso l'interno').
Doc. cort., 1315-27: 1.
Att. solo in Doc. cort., 1315-27.
0.7 1 [Zool.] Specie di bovino (oppure bovino anziano)?
0.8 Elena Paolini 26.11.2001. [redattrice]
      1 [Zool.] Specie di bovino (oppure bovino anziano)?
           [1] Doc. cort., 1315-27, pag. 44.23: Anco una vaccha robbia con doi vitelgli e uno camarone lj. xxxviij s. xv.

Il Dizionario etimologico italiano (1968) di Carlo Battisti e Giovanni Alessio (DEI), fondamentale strumento di ricerca per il lessico italiano e dialettale, riporta a sua volta il lemma camarone, riferito all’antica lingua, con prima attestazione risalente appunto al XIV secolo e definito come specie di bovino. Il DEI lo caratterizza come cortonese e perugino e lo connette al latino camerus ‘incurvato’.

Se guardiamo ai lessici dialettali, vediamo che Francesco Redi nella sua raccolta di vocaboli aretini (seconda metà del Seicento; edizione critica Nocentini 1989) cita camarone: “Tra gli Aretini significa bue vecchio e non più atto a lavorare. Si applica ancora a uomo vecchio, di grande statura, e non più buono a’ negozi e alle fatiche”. Nocentini (1989) aggiunge: “moderno [aretino] camorro fannullone, camarrone rozzone”. Il Vocabolario dell’uso toscano di Pietro Fanfani (1863), registra camarone, per bue decrepito, o, con valore espressivo per vecchio alto e decrepito (aretino). La forma simile camorro è definita voce popolare che “generalmente si applica a donna, ed esprime il complesso d’ogni bruttezza, per es. È un camorro… Dicesi anche di qualsiasi persona malsana e uggiosa”. Quest’ultimo lemma è riportato anche nel Vocabolario italiano della lingua parlata di Rigutini e Fanfani (1887), con questo significato, mentre camarone è assente; camorro è registrato anche nel Vocabolario Treccani online: “[der. del lat. *camoria «moccio»; v. cimurro], tosc. – Incomodo di salute, acciacco; più spesso, persona malaticcia, uggiosa, o di aspetto sgradevole […] Anche, oggetto o meccanismo guasto, che funziona male”.

L’accezione di persona malandata e malaticcia caratterizza anche le forme dialettali di area mediana, come camarrə per ‘vecchio inetto’, nel Dizionario Abruzzese e Molisano di Ernesto Giammarco (vol. I, 1968) troviamo, e, con analogo significato, la voce kamarro nel Vocabolario del dialetto di Magione di Giovanni Moretti (1973).

Il DEI riporta due termini simili, il siciliano camaro ‘asino’ (cfr. arabo hemār) e camarra, un termine di antica attestazione (XIII sec.), con il significato di ‘striscia di cuoio per i cavalli, pettiera’, per ipotesi collegato al persiano kämär ‘striscia di cuoio’, attraverso l’arabo. La forma sembra caratteristica dei dialetti meridionali, come pugliese, calabrese e siciliano. È registrata ad esempio nel Nuovo dizionario dialettale della Calabria (Rohlfs 1977), e nel Dizionario dialettale napoletano (Altamura 1968). Il termine camarra è riportato anche da alcuni vocabolari d’italiano, a partire dal Tommaseo-Bellini (1861-1879) fino ai più recenti Palazzi e Devoto-Oli.

Cercando di arrivare a una sintesi di questa breve esplorazione, possiamo dire che camarone è parola di antica occorrenza anche se il suo significato di ‘bovino anziano’ è solo presunto non avendo testimonianze chiarificatrici in merito. Il Fanfani le assegna il significato di ‘bue decrepito’, comunque alternante con una lettura associata a esseri umani. La voce non appare nei vocabolari di italiano, anche se la registra il DEI. Infine, abbiamo almeno un’altra voce, camorro, che alterna con camarro, per indicare una persona inetta e malaticcia. Entrambe sono di area centro-meridionale.

Concludendo, l’indicazione del secondo lettore suggerisce o conferma un rapporto etimologico tra la forma suffissata e quella priva del suffisso -one. Si tenga presente che entrambi gli esempi dei lettori hanno la geminata -rr-, a sua volta presente in alcune delle attestazioni di cui abbiamo discusso. Naturalmente, si tratta di una differenza che può avere valore contrastivo in italiano e almeno in parte dei dialetti. In altre parole, ci possiamo chiedere se è corretto confrontare forme con geminata e forme senza geminata. In linea generale, almeno per quanto riguarda la geminata -rr- sappiamo che fenomeni fonetici di degeminazione o di ipercorrettismo sono ben attestati nelle varietà mediane, suggerendo la coincidenza fra forme con o senza geminata.


Nota bibliografica:

  • Altamura 1968: Antonio Altamura, Dizionario dialettale napoletano, Napoli, Fausto Fiorentino Editore, 1968.
  • Castellani 1949: Arrigo Castellani, Il registro di crediti e pagamenti del maestro Passara di Martino da Cortona (1315-1327), Firenze, Istituto di Glottologia dell’Università di Firenze, 1949.
  • Giammarco 1968: Ernesto Giammarco, Dizionario Abruzzese e Molisano, 7 voll., Roma, Edizioni dell’Ateneo, 1968-1990, vol. I, 1968.
  • Moretti 1973: Giovanni Moretti, Vocabolario del dialetto di Magione (Perugia), Perugia, Università degli studi di Perugia, Istituto di filologia romanza, 1973.
  • Nocentini 1989: Alberto Nocentini, Il vocabolario aretino di Francesco Redi, con un profilo del dialetto aretino, Firenze, Elite,1989.
  • Palazzi 1939: Fernando Palazzi, Novissimo dizionario della lingua italiana: etimologico, fraseologico, grammaticale, ideologico, nomenclatore e dei sinonimi, Milano, Ceschina, 1939.
  • Rigutini-Fanfani 1887: Giuseppe Rigutini, Pietro Fanfani, Vocabolario italiano della lingua parlata, Firenze, Barbèra, 1887.
  • Rohlfs 1977: Gerhard Rohlfs, Nuovo dizionario dialettale della Calabria, Ravenna, Longo, 1977.
  • Savoia et al. 2017: Leonardo M. Savoia, M. Rita Manzini, Benedetta Baldi e Ludovico Franco, A morpho-syntactic analysis of evaluatives in Italian, in “Studi Italiani di Linguistica Teorica e Applicata”, XLVI, 2017, pp. 413-440.

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