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SOTTOPOSTO A PEER REVIEW

Può essere trapiantato un bambino?

Vittorio Coletti

PUBBLICATO IL 16 marzo 2026

Quesito:

Un lettore di Guidonia (Roma) ci scrive: “Non vorrei sembrare insensibile ed il pensiero va prima al piccolo operato, ma i telegiornali in questi giorni continuano ad usare il bambino trapiantato o non più trapiantabile. Non mi sembra italiano corretto”. Ha ragione?

Può essere trapiantato un bambino?

La risposta può essere molto breve, perché il dubbio sollevato dal lettore sul “bambino trapiantato” coglie un’imprecisione più che nella grammatica delle forme in quella dei significati. Infatti l’uso del participio passato con il tipico valore passivo è plausibilissimo con trapiantare, verbo transitivo, qui nella sua reggenza con un argomento diretto (in significati diversi, come quello agricolo, può richiedere anche degli argomenti preposizionali). Ma il soggetto ammesso dalla grammatica dei significati non è animato, una persona o un essere vivente nella sua integrità e vitalità, bensì un organo, cioè una parte del corpo, di un essere animato. Pertanto, sarebbe regolarissimo dire “un cuore trapiantato”, cioè che è stato già trapiantato in un paziente, oppure anche (per prendere in considerazione pure il secondo esempio proposto dal lettore) “un cuore trapiantabile”, ovvero, al futuro potenziale passivo (come richiede quasi sempre un aggettivo in -bile su base di verbo transitivo), che può essere trapiantato in un paziente. Non è invece altrettanto inappuntabile dire “una persona trapiantata o trapiantabile” nel senso che ha ricevuto o può ricevere il trapianto di un organo, perché a essere trapiantato o trapiantabile è appunto l’organo e non la persona.

Ma il parlato, la lingua comune, prende spesso queste scorciatoie, attribuendo all’insieme ciò che si predica solo di un componente: è di fatto quella che in retorica si chiamerebbe sineddoche, figura che nomina la parte per il tutto o il tutto per la parte. È una procedura frequente in ambienti che hanno in comune un linguaggio e lo semplificano e contraggono per comodità o in usi sbrigativi della lingua come quello giornalistico. Ad esempio, nel linguaggio politico non è raro sentir parlare (polemicamente) di “evasori condonati”, quando, ovviamente, non è stata condonata la persona dell’evasore fiscale, ma il suo debito con lo Stato. Non è molto diverso neppure il caso dell’uso di terremotati per indicare gli abitanti di una località che è stata colpita da terremoto. In conclusione: persona trapiantata o trapiantabile non è impeccabile, ma neppure errato secondo la grammatica delle forme; è invece impreciso, lo ripeto, secondo quella dei significati, che, però, in fondo, è anch’essa una parte della grammatica della lingua, anche se molto più elastica e tollerante dell’altra.

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