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Consulenza linguistica | OPEN ACCESS SOTTOPOSTO A PEER REVIEW Sui cognomiEnzo CaffarelliPUBBLICATO IL 20 febbraio 2026
Quesito: In questa scheda si risponde alle molte domande arrivate in redazione che riguardano i cognomi. Sui cognomiPosizione Ma Giovanna A. di Casorate Primo (PV) affina l’interrogativo: e nel caso di una donna sposata che voglia assumere anche il cognome del coniuge? Dopo il nome ha un senso cronologico porre il cognome ereditato e poi quello acquisito con il matrimonio. Maria Letizia B. di Sestola (MO) complica la questione chiedendo che fare qualora fosse necessario inserire il titolo nella firma (come ad esempio in una relazione o in un progetto) cognome+titolo+nome? O titolo+nome+cognome? Il titolo va posto o in apertura nella forma abbreviata (es. Avv. Mario Rossi) oppure dopo la firma, in questo caso per esteso e preceduto dalla virgola (Mario Rossi, Avvocato); l’uso invece di frapporre il titolo fra il nome e il cognome è ormai da evitare. Ordine alfabetico Scrive Arianna C. da Monterenzio (BO): “C’è una regola precisa? Ad esempio, i cognomi D’Auria, D’Elci, Da Campo, Dacci, Da Collo come dovrebbero essere ordinati?”. Secondo la norma grammaticale consolidata, nel modo seguente. Da Campo, Dacci, Da Collo, D’Auria e D’Elci, ovvero non tenendo conto di apostrofi e spazi bianchi. Tuttavia nella scrittura digitale, che invece prende in considerazione sia gli uni sia gli altri, l’ordine sarà D’Auria, D’Elci, Da Campo, Da Collo, Dacci. Due curiosità nel programma di scrittura Microsoft Word: l’apostrofo precede lo spazio bianco e le lettere accentate seguono invece quelle prive di accento grafico, con l’accento acuto che ha la precedenza su quello grave. Inoltre le minuscole accentate precedono le corrispondenti non accentate; ma, se non recano segni diacritici, sono le maiuscole a prevalere. Ecco la sequenza ricapitolata: A, a, á, Á, à, À. Suggeriamo comunque ai più curiosi di controllare sistemi di scrittura diversi da Word. Esemplifichiamo con altre richieste dei lettori: “viene prima D’Eramo o Dall’Agata?” (Francesca De N.); la risposta è Dall’Agata nel mondo analogico e D’Eramo in quello digitale. E “tra Dall’ò, Dallafina e Dallago?” (Enrico Dal M.). L’ordine stabilito dal computer è proprio questo. Marco Del V. di Scafati (SA) chiede in quale fascia ricadrebbe il proprio cognome: D’Agostino-De Felicis, De Fenza-De Rogatis, De Rosa-Di Bonito, Di Brigida-Di Martino? Ovviamente la seconda indicata con il metodo tradizionale. E Pierpaolo M. (Macerata) ha ragione quando scrive che il popolare cognome De Luca nel digitale precede Decimi o Decker. Il consiglio, in conclusione, nella scrittura a mano è seguire la sequenza tradizionale. Tuttavia poiché l’ordinamento alfabetico è ormai affidato quasi sempre alla scrittura digitale, la sequenza prevista da quest’ultima risulterà più diffusa e, col passare del tempo, più facilmente compresa, specie dai cosiddetti nativi digitali. Grafia Una preposizione maiuscola Da indicherebbe un cognome già formato, molto raro all’epoca di Leonardo e perlopiù simile al patronimico (in genere al genitivo singolare o al nominativo plurale); occorrerebbe conoscere le genealogie dei singoli per sapere quante generazioni consecutive si sono distinte per quel “secondo nome” prima di poter parlare concretamente di cognome. L’errore è frequente in lingua inglese. Anche Federico D’E. si pone il problema dei cognomi preposizionali. D’Eredità è un vero e proprio cognome e richiede la maiuscola. Elena D’A. domanda se le sue iniziali siano E. D. o E. D’A. Ovviamente con l’apostrofo e la A; non sarebbe plausibile la preposizione elisa e lasciata appesa a un filo. Giacomo L. chiede come vanno disposti in un elenco alfabetico cognomi preceduti da un articolo o particella nobiliare, e quale sia l’ortografia corretta (maiuscola/minuscola, eventuali scritture attaccate o con trattini...). Di esempi ce ne sono tanti, ma fatichiamo a trovare una regola generale: La Malfa, Ugo; De Amicis, Edmondo; de’ Bardi, Giovanni; della Scala, Cangrande; Van Gogh, Vincent ma Beethoven, Ludwig van... Le regole principali possono essere così riassunte: le preposizioni e gli articoli mantengono la minuscola, nomi cognomi e titoli nobiliari (per es. toponimi) richiedono la maiuscola. Un esempio facile: Luca Cordero di Montezemolo è l’ordine corretto. Per il resto si torna alla questione già segnalata: quando la preposizione non precede un vero cognome (qui il predicato nobiliare) sarà minuscola e quando invece fa parte del cognome sarà maiuscola. Difficili i confronti con l’estero: specie in àmbito fiammingo (Paesi Bassi e parte del Belgio, nonché in alcuni casi in Germania e Austria), il van o Van all’inizio della catena onomastica è usato con la maiuscola, perché significa “di”, “del”, ma tradizioni diverse richiedono ora la maiuscola ora la minuscola. E generalmente la minuscola non viene computata nell’ordine alfabetico. Pronuncia Francesco M. chiede informazioni grammaticali sul cognome che alcuni pronunciano Miòlo e altre Mìolo. Un caso tutt’altro che isolato quando all’origine vi è il suffisso -ulum, con penultima u lunga o breve alternativamente. Ciò ha comportato una diffusa incertezza sulla pronuncia, anche in termini di lessico (si pensi, nel caso del femminile, a sediòla rispetto ad absidìola). Entrambe le pronunce, quindi, possono essere considerate corrette. Ilaria G. (Crema) è incerta sulla pronuncia D’Avènia o D’Avenìa: buona la prima. Quanto però alla apertura della -e- meglio chiusa per questo nome di famiglia campano e siciliano se appartiene alla medesima famiglia di avena, al contrario aperta se deriva da un nome personale femminile Avenia o simile. Gianpiero C. da Brescia chiede: “Il mio cognome è Coccia, e così è scritto. La pronuncia è con l’accento sulla i, anche se la vocale non risulta graficamente accentata. Nella stragrande maggioranza dei casi il mio cognome è però pronunciato come se l’accento cadesse sulla o, ossia còccia, come si pronuncerebbe il vocabolo che significa guscio o scorza”. Beh, non sorprende che Coccia faccia pensare facilmente al guscio e alla scorza. Ma il greco tardo viene in soccorso: kokkío con il plurale kokkía, diminutivo di kókkía ‘granello, chicco’, e kokkíon ‘frumento’ e kokkías, il cui suffisso -ías indica un nome di mestiere, come chiosa Girolamo Caracausi (Dizionario onomastico della Sicilia: repertorio storico-etimologico di nomi di famiglia e di luogo, Palermo, Centro di studi filologici e linguistici siciliani, 1993). È presente a Palermo, Gela (CL), Palagonia (CT) e Messina, con minimi nuclei calabresi e napoletani. Più semplice l’interpretazione di Femia, cognome di Elisa che ci interpella: è forma aferetica, ossia che ha perduto la parte iniziale, del personale femminile d’origine greca Eufèmia, ossia ‘che parla bene’ (gr. eu ‘bene’ + femia < femì ‘parlare’). Carla G. da Pecugnaga (MN) lamenta che i suoi interlocutori pongono l’accento tanto sulla prima sillaba quanto sulla -i. Ma non ci sono dubbi: è corretto Guàita, che corrisponde a ‘guardia’, voce germanica, d’origine longobarda o più probabilmente dal francone wahta ‘guardia, sentinella, guardiano’. Ancora sulla pronuncia. Roberto Ruggiero da Palma Campania scrive sul suo cognome: “in famiglia e nel napoletano lo pronunciamo con la i. Viceversa al nord sembra che non ci riescano e pronunciano Ruggero”. Non si tratta di tentativi andati a vuoto da parte dei settentrionali, ma del fatto che in molte zone d’Italia il cognome è proprio Ruggero senza -i- e anzi un romano o un milanese potrebbe avvertire come strano e relativo ai dialetti del Sud la forma Ruggiero, peraltro uno dei cinque cognomi più frequenti a Napoli (del resto, a Napoli, si pronuncia sia la i di scienza sia quella di cielo, diversamente dall’italiano standard di base toscana e romana). Ruggero senza -i- è dominante sulla variante quando si tratti di nome personale, due volte e mezzo su Ruggiero nel corso del Novecento. Antonella C. (Milano) si occupa del cognome Venchi: la -e- è aperta oppure chiusa? Di fronte ad alcuni casi difficili vale l’antico proverbio “vocale incerta, vocale aperta”. Ma questo cognome piemontese presenta la -e- chiusa, nonostante l’influsso analogico di venga o del congiuntivo fantozziano venghi. Ad Andrea A. (Roma) interessa la pronuncia del nome di famiglia Letta. Qui vale il proverbio di cui sopra, ma anche la possibile base etimologica costituita da un nome femminile con -e- aperta se deriva da un nome personale femminile come Eletta o Elettra o Diletta. Sulla pronuncia dei nomi e cognomi dei calciatori, domanda posta da Giovanni C. (Roma), la questione è complessa, ma noi italiani non possiamo lamentarci: i nostri radiotelecronisti non si sforzano di apprendere le pronunce esatte (e d’altra parte ai videoascoltatori interessano molto di più i goal che l’onomastica). E poi le lingue dei Paesi di provenienza sono aumentati notevolmente, con l’arrivo di atleti africani e asiatici. Il lettore chiede delle regole, ma è impossibile stabilirne di efficaci. Anche perché, una volta attestati, questi cognomi sono difficili da modificare. Chi si azzarderebbe a citare i fratelli Franco e Beppe Baresi, grandi calciatori delle due squadre milanesi degli anni ’80, con l’accento etimologico Bàresi? Eppure il cognome non ha alcun legame con Bari, bensì con una frazione di Roncobello (BG) in Val Brembana, Bàresi appunto, d’origine verosimilmente celtica.
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