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Consulenza linguistica | OPEN ACCESS SOTTOPOSTO A PEER REVIEW Indice e sommarioLorenzo TomasinPUBBLICATO IL 18 febbraio 2026
Quesito: Sono giunti alla redazione vari quesiti relativi alla differenza tra i termini indice e sommario, nonché sulla locuzione indice sommario. Indice e sommarioLe parole indice e sommario possono considerarsi attualmente di fatto due sinonimi. Nell’uso editoriale più comune, indice designa la lista delle parti che compongono un libro (o, al giorno d’oggi, anche un sito internet) accompagnata dai numeri di pagina relativi a ciascuna parte (o, nel caso di siti, dai collegamenti alle pagine in linea). L’indice generale può trovarsi all’inizio o alla fine di un libro, mentre normalmente alla fine si trovano indici specifici come l’indice dei nomi di persona, dei luoghi, degli argomenti, o l’indice analitico, che può combinare più d’uno degli indici appena evocati. Questi ultimi tipi di indice non sono mai designati come sommari, mentre quello che abbiamo chiamato indice generale (con la lista ordinata delle parti, dei capitoli ed eventualmente dei paragrafi) è talvolta intitolato, appunto, sommario. Nella tradizione tipografica, con sommario si indica anche l’elenco sintetico dei contenuti di un libro: una sorta di riassunto all’estremo grado di stringatezza e di semplificazione, che può essere accompagnato dai riferimenti alle pagine, ma non lo è necessariamente (di “riassunto brevissimo, molto sintetico, degli argomenti trattati in un libro” parla ad esempio il GDLI, alla voce sommario). Tali denominazioni sono piuttosto oscillanti perché legate ai criteri di ciascun editore o tipografo. Naturalmente, una distinzione s’impone, operativamente, nei casi in cui i due termini siano impiegati insieme, ad esempio all’interno dello stesso programma di videoscrittura: quelli più diffusi, nella versione in italiano distinguono l’indice, che corrisponde all’indice analitico (cioè alla lista delle parole che in un documento sono state opportunamente “marcate”), dal sommario (che è la lista dei titoli di paragrafo, cioè l’elenco delle parti di cui il documento si compone). Se dalla civiltà della videoscrittura e della stampa volgiamo lo sguardo a quella anteriore, i termini coi quali nei manoscritti medievali si indicano le parti di un manoscritto che ne elencano il contenuto, eventualmente corredate di brevi riassunti e di indicazioni puntuali circa la posizione delle parti nel volume, sono, oltre a index e summarium, anche registrum e tabula, o in volgare tavola, termine, quest’ultimo, che nella consuetudine tipografica moderna è passato a indicare altri corredi del testo (ma in varie lingue le cose sono andate diversamente, se la table of contents è normale oggi nei libri in inglese e il Register in quelli in tedesco, e in entrambi i casi si tratta di ‘indici’). Se prendo ad esempio i libri in italiano che ho sul tavolo in questo momento, osservo che le stesse informazioni (titoli delle parti e numeri di pagina) sono contenute in un Sommario che precede quelli stampati da un editore veneziano, in un Indice che chiude quelli stampati da una famosa casa editrice milanese, mentre un Indice sommario apre uno dei volumi editi da un prolifico editore romano (ma non tutti, perché la stessa casa editrice ha anche altre soluzioni): in quest’ultimo caso, la parola sommario è usata come aggettivo, nel senso di ‘riassuntivo’, ‘sintetico’. Ma l’oggetto in questione è sempre lo stesso, il che mi porta a concludere con l’assunto con cui ho iniziato: i termini di cui parliamo sono di fatto sinonimi quando si tratta di indicare l’utilissima mappa che ci consente di Circumnavigare il testo, per citare il titolo di un bel volume di studi dedicati agli indici in età moderna (Napoli, Liguori, 2009), curato dalla bibliografa Maria Grazia Tavoni, da poco scomparsa: volume aperto da un Sommario e chiuso da un Indice analitico.
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