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Consulenza linguistica | OPEN ACCESS SOTTOPOSTO A PEER REVIEW Si può provocare sconcerto, ma non si può rimanere sconcerto, bensì sconcertato!Rosario ColucciaPUBBLICATO IL 11 febbraio 2026
Quesito: Un lettore che scrive da un centro dell’hinterland napoletano esprime perplessità rispetto all’uso di sconcerti nella frase “Ciò che lascia, se possibile, ancora più sconcerti, è la circostanza che…”. Osserva che sconcerto non è un aggettivo, non può essere usato in luogo di sconcertato. Il suo avvocato ritiene invece corretto tale uso. Il lettore si chiede: chi ha ragione? Si può provocare sconcerto, ma non si può rimanere sconcerto, bensì sconcertato!Riflettere sull’origine e sulla vita effettiva nell’italiano delle due forme di cui parliamo aiuta a risolvere il dubbio del lettore. L’aggettivo italiano sconcertato ‘turbato profondamente, disorientato; eccitato; sorpreso, stupito’ è participio passato con valore aggettivale da sconcertare ‘compromettere la riuscita di un’opera, di un piano, sovvertire le previsioni, i progetti; alterare l’ordine, lo svolgimento, il funzionamento di un’azione, un sistema politico e sim.’ (< lat. concertāre ‘gareggiare; combattere; disputare’), a partire dal 1570 (LEI 16, in particolare 914 30 - 915 22), in cui s- (< ex-) ha valore sottrattivo. Dalla medesima base, per retroformazione, nasce il sostantivo sconcerto ‘disorientamento, senso di profondo stupore, sgomento’, a partire dal 1608 (LEI 16 918 21 - 920 3), con varie sfumature semantiche (documentate in LEI, sulla base di varie fonti), che possono assumere sia il valore minimale di ‘inconveniente, contrattempo, imprevisto’ (“Non è molto sconcerto ch’ella tardi un poco più a pubblicare il primo tomo”, Pietro Metastasio, Lettera a Giuseppe Bettinelli, 3 ottobre 1733, citata in GDLI s.v.; “mi dispiace... che questo contrattempo non le abbia lasciate arrivare a Venezia a tempo debito: spero che questo stesso sconcerto non sarà accaduto altrove”, Vittorio Alfieri, Lettera all’Abate Tommaso di Caluso, 13 aprile 1790, ivi), sia le gradazioni più marcate di ‘affanno’, ‘agitazione interiore’, ‘indignazione’, ‘costernazione’ (“Nel mio stato d’allora, di tanto sconcerto morale, era miracolo di poter far tanto”, Massimo D’Azeglio, I miei ricordi, capo XXIII, 1867 ma ante 1866, ivi), fino all’accezione specifica e tecnica di ‘stato di confusione mentale o di alterazione delle facoltà intellettuali’, ‘perdita della capacità di controllare le proprie reazioni emotive’ (“Lo sconcerto, a cui comunemente si dà il nome di alienazione mentale, è una malattia dell’anima o del corpo?”, Dell’alienazione mentale, “Indicatore lombardo”, I, 1829, pp. 79-98: p. 80; ivi). Dunque nell’italiano vivono, con funzioni differenti, sconcertato agg. e sconcerto sost., come correttamente osserva il nostro lettore. La coniazione di sconcerto agg. ‘turbato profondamente e sim.’ è ammissibile in linea teorica, nel senso che rientra nelle possibilità flessionali della morfologia italiana. Vediamo alcuni esempi reali, forniti dalla bibliografia più accreditata. I participi deboli della coniugazione in a possono venire sostituiti da aggettivi verbali (forme accorciate, participi senza suffissi), per esempio tócco in luogo di toccato, cárico anziché caricato. […] Dante ne fa un uso assai moderato, per esempio “in mezzo mar siede un paese guasto” (Inf. 14 94) [‘caduto in rovina’, aggettivo], “è tocco lo meridian dal sole” (Purg. 4 137) [valore verbale], “o per tremuoto o per sostegno manco» (Inf. 12 6) [‘mancato’, aggettivo], «caduto sarei giù senza esser urto” (Inf. 26 45) (Rohlfs 1968 § 627) [in quest’ultimo caso incerto se aggettivo ‘urtato’ o sost. ‘senza che ci sia spinta’] Ancora: “Esistono – o sono esistiti nell’italiano antico ̶ dei participi senza suffissi (o participi accorciati), i quali, se tuttora in uso, si adoperano come semplici aggettivi qualificativi” come colmo (accanto a colmato), domo (accanto a domato), guasto (accanto a guastato). Altri analoghi (calpesto, cerco, compro, mostro) sono ormai fuorusciti dall’uso, pur se hanno avuto una certa vita nella lingua letteraria, peraltro conservando esclusivamente il valore verbale, e non sono ammessi come aggettivi (dati in Serianni 1988 XI § 420). Infine: Ci sono pochi ess. di Participi di I coniugaz. forgiati sul modello forte, alcuni dei quali sopravvivono in it. mod. come aggettivi (ad es. pago, sazio, spoglio, tocco). Sono formati con l’aggiunta della terminazione -o alla radice tematica (tonica) del Presente [indic.]: Mettilo sotto a me, che non sarò cerco [perquisito] [agg.] (Novellino). Più frequente nel Trecento: alla fine del precedente capitolo l’Autore ha tocco [valore verbale] (Ottimo). (Salvi-Renzi 2010, XL § 2.2.12.2) Per quanto possiamo constatare, fino a tempi molto recenti, a parte casi sporadici come quello segnalato dal lettore, non si rintraccia, nella documentazione storica reale (cioè attestata nei testi scritti della nostra lingua disponibili attraverso i consueti dizionari storici, banche-dati, corpora, archivi dei maggiori quotidiani), la presenza di sconcerto aggettivo per ‘turbato profondamente e sim.’. Nella lingua è fondamentale il principio di economia, non tutte le potenzialità flessionali e semantiche teoricamente possibili ricevono attuazione. Un esito come sconcerto agg. ‘turbato profondamente e sim.’ avrebbe potuto, in via del tutto teorica, vivere nell’italiano; ma i parlanti e gli scriventi reali hanno fatto altre scelte, nel corso della storia millenaria della nostra lingua. Le rare occorrenze di tale forma che oggi qua e là ascoltiamo o anche leggiamo (della sequenza “rimasto sconcerto” si trovano alcuni esempi in rete, ma neppure uno in Google libri) sono favorite da una generale tendenza all’abbreviazione, per cui si generano info per informazione o vega per vegano, o anche prolungo ‘prolungamento’ e spiega ‘spiegazione’, gli ultimi due indicati come tipi dell’italiano popolare e attribuiti alla “produttività del suffisso zero e della sottrazione di suffisso” (Paolo D’Achille, Italiano dei semicolti e italiano regionale. Tra diastratia e diatopia, Limena, libreriauniversitaria.it, 2022, p. 137; cfr. anche la scheda su spiegone su questo stesso sito). Per concludere l’uso di sconcerto come aggettivo va sconsigliato a chi si propone di usare in modo storicamente adeguato la nostra lingua.
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