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Consulenza linguistica | OPEN ACCESS SOTTOPOSTO A PEER REVIEW Sull’espressione avere pelo (o peli) sullo (o nello) stomaco e altre analogheFabio RossiPUBBLICATO IL 04 febbraio 2026
Quesito: Alcuni lettori ci scrivono per avere chiarimenti sull’espressione avere pelo sullo stomaco: qual è la sua origine? Si usa anche con il plurale peli? Può essere usata in una frase negativa “per descrivere una persona priva di scrupoli”? Sull’espressione avere pelo (o peli) sullo (o nello) stomaco e altre analogheIl caso è interessante per diverse ragioni legate al significato, alla forma e all’origine delle espressioni. Partiamo dall’osservazione, corretta, della signora Maria che scrive da Roma: se una persona è del tutto priva di scrupoli, al punto da risultare insensibile, dura, al limite della crudeltà, deve essere definita una persona che ha peli, o pelo, sullo stomaco e non, all’opposto, una persona dalla “totale assenza di peli sullo stomaco”. L’errore nasce molto probabilmente dall’associazione involontaria con un’altra espressione che coinvolge la parola peli: avere, o non avere, peli sulla lingua, che tuttavia ha un significato opposto. Infatti la metafora dei peli sulla lingua designa gli scrupoli, la cautela che si ha nell’esprimersi (dando a pelo il significato figurato di ‘quantità o dimensione minima, minuzia’ proprio, tra l’altro, dei modi di dire cercare il pelo nell’uovo, c’è mancato un pelo, per un pelo, pelo pelo ecc.); mentre la peluria sullo stomaco, sempre per metafora, è quella che anestetizza dal provare empatia, compassione e quegli stessi scrupoli di chi ha peli sulla lingua. Per riassumere, prendendo a prestito le definizioni del Nuovo De Mauro (versione sintetica del GRADIT), la locuzione pelo sullo stomaco significa “insensibilità, spregiudicatezza, mancanza di scrupoli nell’agire”, mentre la locuzione: non avere peli sulla lingua significa “parlare con una schiettezza che rasenta la brutalità”. Ma qual è l’origine di pelo (o peli) sullo (o nello) stomaco (e simili)? L’espressione, ancorché non frequentissima in passato, è rappresentata nei testi letterari a partire dall’Ottocento, anche se conta poche registrazioni nei dizionari dell’epoca. La incontriamo, per esempio, in Giovanni Verga (esempi raccolti dall’archivio digitale BIZ, neretto nostro), sempre riferita a persona insensibile, dal cuore duro in Mastro-don Gesualdo (1889): – Chetatevi, don Gesualdo. Vostra figlia è in luogo sicuro. Pura come Maria Immacolata! Chetatevi! Non fate scandali, ch’è peggio! Vedete vostra moglie, che pare stia per rendere l’anima a Dio, poveretta! Lei è madre! Non possiamo sapere quello che ci ha nel cuore in questo momento! Sono venuta apposta per accomodar la frittata. Io non ci ho il pelo nello stomaco, come tanti altri. Non so tener rancore. Sapete che mi sono sbracciata sempre pei parenti (Mastro-don Gesualdo, parte III, cap. IV) e, nel medesimo romanzo: – Scusate! Perdonate! Io non ci ho il pelo nello stomaco... Ho sentito che mia nipote... Il cuore l’ho qui, di carne!... L’ho tenuta come una figliuola!... Bianca!... Bianca!.... (Mastro-don Gesualdo, parte IV, cap. II) E anche in Don Candeloro & C. (1894): Niente! Neppure al confessore aveva detto nulla sua moglie. – Una vera santa, caro don Erasmo! Potete vantarvene... – o che realmente sua moglie non avesse nulla da dire, o che anche le sante ci hanno il pelo sullo stomaco (novella Il peccato di Donna Santa in Don Candeloro & C.) Al plurale, peli sullo stomaco, si incontra sempre in Mastro-don Gesualdo: – No! Non ho peli sullo stomaco!... Non mi pareva vero, dopo d’averti allevata come una figliuola!... Sono una bestia... Son rimasta una contadina... tale e quale mia madre, buon’anima... col cuore in mano. (Mastro-don Gesualdo, parte II, cap. V) E infine, sempre nel Gesualdo, troviamo “lo stomaco peloso dei Trao”. Pochi altri esempi ottocenteschi sono reperibili in Google libri, strumento che peraltro consente di risalire alla prima attestazione finora nota dell’espressione. Si tratta di un dizionario bilingue che, come equivalente dell’espressione idiomatica figurata “il a le coeur, des entrailles d’airain” (letteralmente ‘ha il cuore o le viscere di rame’), s.v. airain ‘rame’, usa le espressioni “viscere di ferro” e “pelo sullo stomaco”. La nostra espressione, evidentemente, doveva già essere ben acclimata in italiano, altrimenti difficilmente un lessicografo attento l’avrebbe utilizzata come traduzione di un equivalente espressione idiomatica straniera. Noi oggi diremmo ha un cuore di pietra, per tradurre l’espressione francese, tuttora comune, il a un coeur d’airain. Si tratta del dizionario bilingue intitolato Le Nouvel Alberti. Dictionnaire encyclopédique français-italien, pubblicato da alcuni collaboratori del dizionario dell’Académie française a Milano nel 1855 (A. Arzione & C. editore), frutto dell’arricchimento del Dizionario francese-italiano e italiano-francese compilato (sulla base di un dizionario precedente) a partire dal 1772 dal celebre lessicografo nizzardo Francesco Alberti di Villanova, noto anche per l’ottimo Dizionario universale critico ed enciclopedico della lingua italiana (6 voll., Lucca, Domenico Marescandoli, 1797-1805), tra le opere enciclopediche più illustri del suo tempo. Il fatto che l’espressione pelo sullo stomaco compaia nell’edizione del 1855 ma non in quella del 1772 (e anni seguenti) ci garantisce, con un certo margine di certezza, sia la nascita del modo di dire attorno alla prima metà dell’Ottocento, sia la forma al singolare piuttosto che al plurale (pelo, e non peli, sullo stomaco). Il passaggio da pelo a peli deve essersi verificato successivamente, per probabile contaminazione tra espressioni diverse (come già ipotizzato: peli sulla lingua, attestata, secondo DELI, già dal Settecento), ma pure per maggiore trasparenza semantica, benché nell’Ottocento (ma in realtà ancor oggi in molte espressioni quali a pelo corto, lungo ecc.) il singolare pelo assai frequentemente “Si us[i] anche collettivamente per accennare Tutti i peli d’un animale” (Tommaseo-Bellini). Il singolare rimane tuttora molto più frequente del plurale peli sullo o nello stomaco, stando alle frequenze di Google (e del PTLLIN, per quanto attiene alla narrativa contemporanea, come si può leggere alla fine di questo articolo), per via della tendenza dei modi di dire a cristallizzare forme tradizionali (basti pensare a casi quali per lo meno, per lo più, con retaggio del non più vitale lo davanti a p in tutti gli altri casi: il più facile e non *lo più facile ecc.). A parte il Nouvel Alberti, gli altri dizionari ottocenteschi (Tommaso-Bellini, Petrocchi [Policarpo Petrocchi, Nòvo dizionario universale della lingua italiana, 2 voll., Milano, F.lli Trèves, 1892], Giorgini-Broglio, Fanfani [Pietro Fanfani, Vocabolario della lingua italiana, 2 voll., Firenze, Le Monnier, 1855] e altri) non registrano l’espressione pelo sullo stomaco (eccetto il già citato Traina), bensì, tutti, avere il cuore (o core) con tanto di pelo, s.v. pelo, con riferimento a persona insensibile, crudele, avara. Il GDLI, s.v. pelo (16) attesta l’espressione per la prima volta in Vincenzo Monti: “Passa e ripassa, e a spregio d’ogni santo, / perché sul core avea tanto di pelo, / dietro a lei s’inginocchia” (La Pulcella d’Orléans del signor di Voltaire tradotta da Vincenzo Monti, Livorno, F. Vigo, 1878, p. 219). L’espressione compare, nel consueto significato spregiativo, anche in Manzoni, nel Fermo e Lucia (1823; in BIZ), cadendo, però, nelle edizioni successive del romanzo: “Il grano c’è: questo è un fatto innegabile: dunque bisogna farlo saltar fuori: e il mezzo è pronto: impiccare quelli che lo nascondono.” Evidentemente almeno fino alla metà dell’Ottocento il pelo sul cuore era molto più comune del pelo sullo stomaco. Spiegata l’origine dell’espressione e perché da pelo si passi a peli, resta da stabilire come mai al cuore si sia sostituito lo stomaco. In primo luogo, le espressioni idiomatiche con stomaco, abbastanza numerose come s’è visto con Verga, ruotano attorno al campo semantico della sopportazione e sono perlopiù usate in accezione negativa o quantomeno in contesti spiacevoli. Sempre dal Nuovo De Mauro: avere sullo stomaco “non avere digerito un cibo […]; fig., detestare, non sopportare”. Stomaco, tra i vari significati, ha infatti quello figurato di “capacità di sopportare persone o situazioni che provocano disgusto, fastidio o noia: ci vuole un bello stomaco per frequentare certe persone” e anche “sfacciataggine, sfrontatezza: ha avuto lo stomaco di dirmi quello che dovevo fare”. Con ogni probabilità il senso negativo del pelo sul cuore, per prossimità semantica con le accezioni negative di stomaco, ha ceduto il passo al pelo sullo stomaco per via di certa polarizzazione semantica che assegna il cuore alla sfera (positiva e nobile, sede e metonimia dell’amore ecc.) dei sentimenti benevoli, mentre lo stomaco a quella (negativa) della sopportazione. Il pelo sul cuore è ormai, infatti, molto meno frequente del pelo sullo stomaco, sebbene ne rimanga ancora qualche traccia, per esempio in due canzoni, l’una di Renato Zero (solo nel titolo: Pelo sul cuore, del 2000), l’altra di Alessandro Mannarino (Scetate vajò, del 2009): “Da quando non ti amo la tua pelle è ormai sospetta / T’è cresciuto forte il pelo sullo stomaco e sul cuore / E ti dà tanto dolore”, sempre nel senso di ‘avere una corazza, essere insensibili’; cui si aggiungano almeno le attestazioni viste sopra nel Vocabolario siciliano. Non stupiscano questa mobilità e questi scambi tra espressioni idiomatiche, dal momento che si tratta di locuzioni d’origine perlopiù informale, familiare e popolare, con forti tendenze, dunque, al fraintendimento e alla paretimologia. Né pare indispensabile, per l’appunto in virtù della popolarità delle formazioni, scomodare le dotte teorie della medicina classica sulla presenza di peli sul cuore di persone caratterizzate da passioni forti (come si può leggere nel forum Scioglilingua del “Corriere della Sera” del 31/8/2010), che peraltro possono aver contribuito al formarsi, nell’immaginario popolare collettivo, dell’ossimoro di un cuore peloso, cioè impermeabile (ruvido qual pelle mal rasata) agli affetti. Delle diverse varianti fin qui commentate (pelo/i nello/sullo stomaco/cuore), il PTLLIN attesta soltanto pelo sullo stomaco (solo al singolare) in sei autori: Pavese, Testori, Arbasino, Sciascia, Ammaniti, Piperno. A conferma di quanto già osservato sopra, dunque, l’espressione pelo sullo stomaco, più frequente di peli sullo stomaco, ha quasi definitivamente scalzato la più antica, e semanticamente analoga, pelo sul cuore. La forma con la preposizione sul è molto più frequente (stando a Google) di quella con la preposizione nel (pelo nello stomaco), secondo un consueto processo di preferenza per la localizzazione più specifica a scapito di quella più generica e polisemica: si pensi alla frequenza odierna di usi quali scrivere/leggere sul giornale, preferiti a nel giornale (più comune, invece, fino a qualche decennio fa), anche per via dell’influenza dell’inglese on (on the newspaper).
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