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SOTTOPOSTO A PEER REVIEW

Beyond someone’s help: in italiano?

Stefano Ondelli

PUBBLICATO IL 02 febbraio 2026

Quesito:

Un lettore ci scrive da Bergamo per avere chiarimenti sulla possibile traduzione in italiano della “bellissima” locuzione inglese beyond someone’s help: la traduzione “oltre il nostro aiuto”, che risulta attestata nella lingua dei doppiatori, è corretta o la nostra lingua “ha qualcosa di meglio da offrire?”

Beyond someone’s help: in italiano?

Comincio innanzitutto dalla valutazione estetica espressa dal nostro lettore. Perché questa la locuzione beyond someone’s help sarebbe “bellissima”? Credo che il giudizio sia influenzato proprio dalla lingua di partenza che, come sappiamo, gode di grande prestigio a livello globale nei campi economico-sociale e (para)culturale (cfr. Stefano Ondelli, La lingua franca della società della comunicazione e il successo degli anglicismi, Treccani “Magazine”, 23/4/2018). A parte questo, non saprei per quale motivo tale espressione dovrebbe essere più e meno “bella” di altre nella stessa lingua inglese o anche in altre lingue.

Detto questo, il dizionario dell’inglese americano Merriam-Webster conferma che la combinazione beyond help viene classificata come “idiom”, è accompagnata dalla definizione “at a point where nothing can be done to make things better” (letteralmente: “a un punto tale che non si può far nulla per migliorare le cose”) ed è seguita dall’esempio “The situation is beyond help”. Di quest’ultimo propongo qualche traduzione italiana: “la situazione è irreparabile, irrecuperabile, irrisolvibile”; oppure (più liberamente): “non c’è più nulla da fare”. Non riterrei accettabile una soluzione più fedele, del tipo “la situazione è oltre l’aiuto”.

La variante che ha attirato l’interesse del lettore prevede il possessivo e, nel momento in cui scrivo (fine luglio 2025), il motore di ricerca Google fornisce pochissimi risultati per la stringa “beyond someone’s help”, nessuno dei quali accompagnato da una qualche spiegazione o glossa metalinguistica. Più abbondanti i riscontri nel caso di flessione del possessivo (per es. “beyond my help/ your help/ our help” ecc.), che compaiono in vari tipi di testo, compresi libri e canzoni. La minore frequenza della variante col possessivo è confermata anche dal servizio Ngram Viewer, che si basa sullo spoglio dei corpora di Google Books:


Se si passa all’italiano, la ricerca su Google di “oltre il mio aiuto/ il tuo aiuto” ecc. produce un numero ancor più ridotto di risultati, confermando quanto dice il nostro lettore, e cioè che si tratta di una struttura molto rara nell’italiano scritto (e l’italiano del web, pur con i dovuti distinguo, può indubbiamente essere considerato tale). Peraltro, la ricerca su internet fa emergere una variante: “al di là del mio aiuto/ del tuo aiuto” ecc. (d’altro canto l’opera di Friedrich Nietzsche Jenseits von Gut und Böse [Leipzig, Philipp Reclam jun., 1886] è appunto intitolata Beyond Good and Evil [Edinburgh-London, T. N. Foulis, 1907] nella traduzione inglese e Al di là del bene e del male [Milano, Bocca, 1943] in quella italiana).

Tale rarità è confermata dallo spoglio dell’archivio online della “Repubblica” (tutti gli articoli pubblicati dal 1984 a oggi), che non produce alcun risultato né con “oltre” né con “al di là dell’aiuto”, neppure in combinazione con qualsiasi possessivo; anche il corpus Italian Web 2020 (itTenTen20) di SketchEngine, comprendente oltre 12 miliardi di parole scaricate dal web, produce un solo riscontro tratto da un forum dedicato ai giochi di ruolo (“Queste persone sono al di là del nostro aiuto!”), mentre i quattro ulteriori risultati rinvenuti veicolano la normale accezione di “in aggiunta a” che “oltre” e “al di là” possono esprimere in italiano: per es., “Ma sai, Signore, che cosa desidererei oltre il tuo aiuto?”; “Al di là del suo aiuto professionale specifico è stata una guida fondamentale […]”.

Si può quindi concludere, confermando ancora una volta le annotazioni del nostro lettore, che i costrutti che stiamo esaminando sono innovazioni determinate dal contatto tra l’italiano e l’inglese. Purtroppo non c’è grande disponibilità di corpora di traduzioni in italiano dall’inglese e mi sono limitato a spogliare materiali utilizzati in mie ricerche precedenti: circa quattro milioni di parole di romanzi e racconti tradotti da diverse lingue (la descrizione del corpus si trova in appendice a questo articolo) e circa un milione di parole di articoli di giornale tradotti da varie lingue, perlopiù dell’inglese (la descrizione del corpus si trova alla tabella 2 di questo articolo). Nessuno dei due corpora consultati ha prodotto risultati, come non ne produce lo spoglio delle banche dati disponibili sul portale dell’italiano televisivo (LIT). Solo all’interno del miliardo di parole e più di sottotitoli raccolti sul sito OpenSubtitles.com sono riuscito a individuare sette occorrenze delle strutture che ci interessano: in tutti i casi si tratta di prodotti televisivi e cinematografici originari di paesi anglofoni (Canada, Regno Unito e Stati Uniti), dei quali i primi due in ordine cronologico compaiono in un episodio della serie televisiva britannica (ai tempi veniva definito “telefilm”) Doctor Who del 1972 (“ah, lui è al di là del mio aiuto, mia cara” e “è al di là dell’aiuto di chiunque”; ma molto probabilmente i relativi sottotitoli non sono coevi); si aggiungono poi un cartone animato e diverse serie TV, ma solo due film (Harry Potter and the Deathly Hallows: Part 2, uscito nel 2011, e la commedia americana Ghost Town, del 2008).

Per rispondere alle richieste del nostro lettore, cioè se “oltre il nostro aiuto” sia da considerarsi una traduzione corretta o se si possano individuare alternative migliori, non posso che fare riferimento alla regola aurea secondo cui “l’uso fa la norma”: quando la gran parte della popolazione italofona utilizzerà con una certa frequenza questa struttura, chiaramente mutuata dall’inglese, potremo considerarla completamente acclimatata, ma al momento, dati alla mano, non mi pare possibile.

Peraltro occorre notare che in inglese beyond help si inserisce in una struttura [preposizione + nome] che comprende un’ampia gamma di nomi diversi (cfr. Merriam Webster, s.v. beyond), eventualmente completati da un possessivo, e che possono essere resi in italiano con un ventaglio di soluzioni assai variegato. A titolo di esempio:

beyond belief: da non credersi, impossibile a credersi, incredibile;
beyond (one’s) control: incontrollabile, fuori controllo;
beyond doubt: fuor di dubbio, al di là di ogni (ragionevole) dubbio;
beyond expectations: oltre ogni aspettativa, oltre le attese;
beyond one’s means: al di sopra delle proprie possibilità;
beyond (someone’s) reach: fuori portata, irraggiungibile;
beyond suspicion: al di sopra di ogni sospetto; ecc.

Insomma, la struttura inglese [beyond + nome] è produttiva e dà vita a una serie di espressioni idiomatiche che in italiano possono essere rese con soluzioni diverse: a parte oltre e al di là di, sono disponibili anche fuori e al di sopra di, accanto a costrutti aggettivali, magari modificati da prefissi negativi. Mi pare quindi improbabile che si imponga in maniera generalizzata il calco sintattico [oltre + nome] sul modello dell’inglese per coprire uniformemente tutte queste diverse espressioni idiomatiche, ma penso anche che sia difficile che si affermi esclusivamente “oltre l’aiuto di qualcuno” come calco-traduzione di “beyond someone’s help”. Peraltro, anche se la traduzione più immediata di help è aiuto, le varie accezioni delle due parole non corrispondono pienamente: help può veicolare anche il concetto di ‘remedy, relief’ (‘rimedio, soluzione’), come appunto in “the situation is beyond help” (“non c’è più nulla da fare”), concetto che non rientra tra le accezioni di aiuto (cfr. Vocabolario Treccani online s.v.).

Alla luce di tutte queste considerazioni, come potremmo rendere in italiano “beyond (someone’s) help”? Come sempre, al netto di eventuali vincoli dovuti al sincronismo labiale nel doppiaggio, molto dipende dal contesto: a me non dispiace una soluzione tipicamente italiana che sposta la persona del possessivo inglese sulla coniugazione del verbo farci: si tratta di un verbo procomplementare, cioè un verbo che richiede più o meno obbligatoriamente un pronome debole (clitico) e che ha un significato più o meno diverso da quello del verbo base (in questo caso, fare). Di conseguenza avremmo: “it’s beyond my help” = “non posso farci niente”, “it’s beyond your help” = “non puoi farci niente” ecc.

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