|
Parole nuove | OPEN ACCESS SOTTOPOSTO A PEER REVIEW Prestiti tranquilli dal lessico giovanile: chill e chillareLuisa di ValvasonePUBBLICATO IL 20 settembre 2025[…] In un’epoca caratterizzata da velocità e iperattività, dove la società richiede di essere sempre “sul pezzo”, reattivi e produttivi, il linguaggio giovanile risponde con una parola che invita a rallentare, a godersi il momento, a prendersi spazi di autentico relax. Chill è una parola rappresentativa di nuove generazioni per le quali la presa di distanza dallo stress, dalle pressioni sociali, la ricerca della tranquillità, dello svago, della libertà dall’ansia sembrano essere valori di riferimento, in cui i giovani si identificano e si riconoscono. (Massimo Arcangeli, Parola giovanile del 2025, candidate “Chill” e “aura”: le proposte lanciate dall’Accademia della Crusca e dal presidente D’Achille, ilmessaggero.it, 6/3/2025, ultimo aggiornamento 13/3/2025) Questa citazione è parte delle motivazioni che la redazione della Consulenza linguistica ha fornito riguardo alla scelta di chill (a fianco di aura, suggerita dal presidente Paolo D’Achille) come “parola giovanile dell’anno”, per l’iniziativa promossa dal quotidiano “il Messaggero” in occasione del Festival della Lingua Italiana e delle Lingue d’Italia. Come vedremo, chill, prestito integrale dall’inglese, non è in realtà nuovissimo nell’uso dei giovani parlanti italiani, ma nell’ultimo periodo si è ben consolidato tra le generazioni Zeta e Alpha, dando anche vita al derivato chillare. Usato nel linguaggio giovanile sia come sostantivo maschile sia come aggettivo, chill vale ‘rilassamento, calma, tranquillità, relax, ozio’ e ‘rilassato, sereno, senza preoccupazioni’, con particolare ma non esclusivo riferimento a una persona: può essere chill anche una situazione (un’uscita tra amici, un appuntamento, ecc.), una musica, una prova d’esame, ecc. Come vedremo dalle attestazioni, è piuttosto diffusa la locuzione “(stare) nel chill” (ma anche, come negli esempi sotto, “vivere/giocare nel chill”), una sorta di immersione in una dimensione di pace, calma, lentezza (“oggi mi riposo, non faccio niente e sto nel chill”), mentre l’espressione “stai chill” (ma anche solo: “chill!”) viene impiegata perlopiù come interiezione o invito a calmarsi, a prendere le cose con più leggerezza: “smettila di agitarti, stai chill!”: Il “ragazzo chill” non è qualcuno che si arrende all’indifferenza, è “un tipo tranquillo”, che ha scelto di vivere con calma, apprezzando ogni momento senza lasciarsi sopraffare dalla pressione della vita quotidiana. Vivere “chill” non significa rinunciare, ma piuttosto decidere di affrontare le sfide con un altro spirito senza stress, senza fretta e senza complicazioni. (Vivere nel chill (senza perdersi): il meme, lo stile di vita e cosa c’è oltre, teddy.it, 18/04/2025) se a qualcun* dovesse interessare giocare nel chill, senza tossicità e for fun potete aggiungermi! leagueoflegends (post su Threads, 20/12/2023) Significativa l’attestazione seguente, in cui troviamo l’accrescitivo chillone, segno che la parola si è acclimatata negli usi giovanili, tanto da dare origine a derivati: Ci siamo: dopo un anno di lavoro, responsabilità e buoni propositi mantenuti (vero?), è giunto il momento di mollare gli ormeggi, lasciarsi cullare dal mare della nullafacenza – per quanto possibile – e godersi quello che, senza ombra di dubbio, è il momento più chillone dell’anno. (Cristina Bacchetti, Dove vado a Natale? Tre locali per chillare, 14/12/2024) È probabile che, già a questo punto, si sia notata una certa somiglianza semantica con un’altra parola propria del lessico giovanile che, più di un decennio fa, ebbe una certa risonanza mediatica e di cui si occupò anche la Consulenza linguistica dell’Accademia: scialla. Citiamo a tal proposito una strofa della canzone Club di Enrico Cuomo (2022) in cui, non a caso, troviamo accostati i derivati shallo (variante grafica di sciallo, aggettivo registrato nel Vocabolario del romanesco contemporaneo di Paolo D’Achille e Claudio Giovanardi, con la collaborazione di Kevin De Vecchis (Roma, Newton Compton Editori, 2023) col significato di ‘tranquillo, rilassato’) e chillato (participio con funzione aggettivale, da chillare): fortuna che ballo me la vivo shallo / chillato come a scuola quando c’è l’intervallo. Eredita i significati di chill il derivato chillare, adattato alla morfologia italiana tramite l’aggiunta del suffisso -are proprio della prima coniugazione, che dunque vale ‘stare tranquillo, rilassarsi, godersi del tempo oziando’, e il cui participio chillato è talvolta usato con valore aggettivale allo stesso modo di chill aggettivo (“è un ragazzo chill/chillato”): Doggo [cane] stupendo si avvicina mentre chillo sulla sdraio per chillare insieme (post su Twitter, 6/9/2017) andare al mercato di mattina chillato con la mente vuota e tony boy in cuffia>>>>> (post su Threads, 21/3/2024) Non mancano, inoltre, occorrenze di chillarsela, con costruzione analoga, ad esempio, ai tipi spassarsela, sentirsela o godersela, verbi “procomplementari” (si veda la risposta di Stefano Ondelli) costruiti tramite una combinazione del clitico si e di un altro pronome atono, in questo caso la, con funzione di oggetto neutro, senza cioè un reale referente diretto (per approfondire cfr. Serianni 1989, VII 44, e la scheda di Sara Giovine sulle espressioni farsene una ragione e mettersela via). Invece una porta chiusa a un certo punto scrive: “Me la sto chillando, e tu?”. Me la sto chillando significa che va tutto bene, anzi benissimo, che il livello di rilassatezza è alto, che non c’è niente per cui tormentarsi, che non serve fare domande, mettere il muso, dire ma insomma non è possibile. Me la sto chillando è tutto. Quindi grazie, addio ipocrisia, posso finalmente ammettere che me la sto chillando anch’io. (Annalena Benini, Me la sto chillando, e tu? Risposta spiazzante a fuga calcolata, ilfoglio.it, 8/9/2023) Infine, anche se meno attestata, la forma inglese chilling è usata in italiano come aggettivo e sostantivo in alternativa a chill. Ottimo luogo di meditazione per stare nel chilling (recensione su TripAdvisor, 22/7/2023) Si tratta dunque di una gamma di usi, tutti colloquiali e informali, che dimostrano un certo livello di penetrazione nel lessico dei giovani. Come nella lingua d’origine, anche in italiano chill viene pronunciato con la consonante affricata postalveolare [tʃ] (la c di cena e cielo); non, dunque, con la velare [k], anche per non confondere chillare con killare, da to kill ‘uccidere’, forestierismo proprio del gergo dei videogiochi (per approfondire si veda la scheda di Lucia Francalanci). Possibili dubbi, naturalmente, possono sorgere a causa della grafia inglese (con Cillare a casa is better than fare festa (post su Threads; 15/1/2024) Per quanto riguarda l’origine, chill, come si è detto, è un prestito integrale dall’inglese. Tuttavia, non giunge a noi attraverso il sostantivo inglese di uso comune chill ‘sensazione di freddo’, a sua volta legato al verbo to chill ‘diventare freddo’ (per una panoramica dei molti significati di chill e to chill rimandiamo alle voci presenti sull’OED). Chill (e poi chillare) nel senso di ‘rilassamento’ deriva invece dall’inglese americano to chill (anche to chill out) nei significati figurati, che l’OED marca come colloquiali e gergali, registrati dal dizionario a partire dall’aggiornamento del 1997:
Da questi usi colloquiali di to chill (out) derivano le accezioni registrate dall’OED a partire dal 2013, ancora appartenenti all’uso gergale nordamericano (“North American slang”) degli aggettivi chill, nel senso di “Free from anxiety or stress; relaxed, calm; easy-going, laid-back. Also as a general term of approval: excellent, admirable, ‘cool’” [“Libero da ansia o stress; rilassato, calmo; alla mano, tranquillo. Anche come termine generale di approvazione: eccellente, ammirevole, ‘cool’”; p.a. 1983], e chilled (out) nei significati di “Free from anxiety or stress; relaxed, calm; easy-going, laid-back” e “Of music: characterized by a relaxed or mellow style” [“Libero da ansia o stress; rilassato, calmo; alla mano, tranquillo” e “Di musica: caratterizzata da uno stile rilassato o morbido”; p.a. 1984 e 1988]. Quest’ultimo significato riferito alla musica è giunto anche in italiano nella locuzione sostantivale maschile inglese chill-out (anche senza trattino o univerbato, chillout), registrata da tempo nei dizionari sincronici; ad esempio, il Devoto-Oli inserisce il lemma a partire dall’edizione del 2004-2005, datandolo 2000 (“Genere musicale derivato dalla house music, ma caratterizzato da tonalità più morbide e rilassanti”), e lo Zingarelli a partire dall’edizione del 2006, con datazione 1999 (“genere musicale dal ritmo lento e rilassante”). Inoltre, in italiano, chill-out, perlopiù aggettivo, è usato anche in un’altra accezione, non tanto riferita al genere musicale quanto alle cosiddette stanze, zone o aree chill-out, ovvero spazi dedicati al riposo e al ristoro previsti soprattutto all’interno dei rave; si tratta di un significato non ancora registrato dai dizionari, perché di àmbito e circolazione assai ristretti, ma di cui si trovano sporadiche occorrenze già a partire dalla fine degli anni Novanta e che deriva dall’inglese chill-out room, attestato, con lo stesso significato, dal 1990 (cfr. OED); abbiamo rintracciato occorrenze recenti anche all’interno di un documento ufficiale del Comune di Pavia: Più nello specifico il progetto prevede di: […] Come abbiamo detto, nell’attuale significato legato al generico rilassamento, chill giunge in italiano direttamente dallo slang americano (spinto, come vedremo, dall’impiego massiccio da parte dei giovani utenti di social network), ma è presumibile che la presenza nella nostra lingua, già dalla fine degli anni Novanta, di chill-out ‘genere musicale’ e delle aree/zone chill-out abbia facilitato la capacità dell’anglismo di attecchire nel lessico dei giovani. La prima testimonianza di chill ‘rilassamento’ in italiano è ancora collegata all’àmbito musicale ed è documentata dal linguista Arno Scholz nel volume Subcultura e lingua giovanile in Italia. Hip-hop e dintorni (Roma, Aracne, 2004). Scholz segnala chill “(fase di) rilassamento” (p. 80) e “rilassamento (alla fine di una serata)” (p. 164) come termine impiegato nel gergo giovanile italiano legato alla cultura hip-hop ed ereditato direttamente dallo slang del rap americano. Anche in anni recenti, possiamo rintracciare diverse occorrenze nei titoli (es. Stare nel chill di Funky Lemonade, 2023, e Chill di Ghali, 2025) e, di chillato in funzione aggettivale, nei testi di canzoni italiane, prevalentemente di genere rap: Allora me ne sto qua chillato Per le prime attestazioni del verbo adattato chillare dobbiamo invece aspettare gli anni dieci del Duemila: La gente all’ispo è coerente...due giorni di festa perenne e ora siamo tutti a chillare morti nell’area zen, io vado a dormire! Ahahahahahaha (post su Twitter, 8/2/2011) Se nell’estate 2010 vi siete spiaggiati sulle distorsioni fuzz e se nell’estate 2011 vi siete chillati sulle note di Washed Out, quest’anno abbandonatevi alle Captured Tracks’ jangle guitars di Wild Nothing (e DIIV). (Riccardo Zagaglia, Recensione di Wild Nothing – Nocturne, www.sentireascoltare.com, 1/8/2012) Come già accennato, dunque, né chill né chillare sono realmente nuovi nel lessico italiano. Nei primi anni del Duemila i dizionari scelsero di registrare chill-out nella sola accezione di ‘genere musicale’, ma sia chill (out) sia, qualche anno più tardi, chillare, circolavano già, seppur limitatamente e in contesti ristretti, con accezioni più estese riferite a un generale rilassamento, stato di calma, allontanamento dallo stress (o dalla “confusione” di un rave). Tali impieghi penetrano in àmbiti circoscritti dell’italiano, come quello della musica, direttamente dall’uso gergale americano. Nell’Urban dictionary si trovano moltissime definizioni (per cui rimandiamo alla voce del dizionario), già a partire dal 2002, che testimoniano l’alto impiego sia di chill (out) sia del verbo to chill in contesti gergali, colloquiali e giovanili. Tuttavia, come mostrano le occorrenze in rete e i grafici di Google Trends, la loro diffusione nella lingua italiana è rimasta piuttosto limitata fino a qualche anno fa, quando si è avuto un aumento esponenziale: Che si tratti di una diffusione piuttosto recente è confermato dall’assenza di chill e chillare all’interno di repertori di lessico giovanile italiano pubblicati negli ultimi decenni, come Peso vero sclero. Dizionario del linguaggio giovanile di fine millennio di Gian Ruggero Manzoni (Milano, Il Saggiatore, 1997), Scrostati gaggio! Dizionario storico dei linguaggi giovanili di Renzo Ambrogio e Giovanni Casalegno (Torino, UTET, 2004), i portali Slangopedia e LinguaGiovani, fino al più moderno Bella ci! Piccolo glossario di una lingua sbalconata di Lorenzo Maria Lucenti e Jacopo Montanari (Alghero, Edicions de l’Alguer, 2019). In tempi più recenti, invece, troviamo chillare attestato nel Dizionario per boomer di Beatrice Cristalli (Milano, Rizzoli, 2024) e sul portale Slengo (dove non è riportata però la data di inserimento delle parole) che registra chill nei diversi usi (sostantivale, aggettivale e come interiezione), dedicando a ognuno una voce (“Aggettivo usato per descrivere una persona, un’atmosfera o una situazione rilassata, tranquilla e priva di stress e in generale piacevole”; “Rilassati, tranqui, stai sereno”; “Assoluto relax”; “Tranquillo, rilassato, senza ansia, easy”), chillare (“Rilassarsi, stare in comfort zone, tranquilli. Non essere agitati, tranquillità, chill [sic] . Dall’inglese to chill”), chillato (“Dicesi di persona molto tranquilla, calma (dall’inglese chill), rilassata, che prende le cose con serenità”) e chilling (“Stare nel relax, non pensare a niente di troppa importanza ma godersi il momento in compagnia senza sbatti”). Dalle attestazioni in rete e dalle poche registrazioni lessicografiche si può notare che, nell’uso attuale dei giovani italiani, la variante chill-out (in tutte le forme grafiche) è raramente impiegata al posto di chill per i significati che qui analizziamo, mentre resta in uso, seppur limitatamente, con riferimento al tipo di musica e alle aree di ristoro: Il secondo local è Samuel, che si è trasferito in Finlandia da Ostia per l’heavy metal. Io pensavo per la musica chillout, guarda un po’... (post su X, 23/5/2023) Attualmente, la ricerca tra le pagine in italiano di Google (del 15/7/2025) restituisce 5.130.000 risultati per chill, ma scorrendo le attestazioni si può constatare un’altissima presenza di rumore e di risultati non pertinenti (nomi propri, nomi di marchi, attività o prodotti commerciali, citazioni inglesi, ecc.), e lo stesso avviene per chill-out (475.000 risultati; 458.000 per chill out; 189.000 per chillout) e chilling (861.000 risultati). Restringendo le ricerche ad alcune stringhe otteniamo, come prevedibile, numeri più contenuti: “nel chill” 87.200 risultati; “stare nel chill” 4.420 (molti si riferiscono al titolo di una canzone); “stai nel chill” 5.650 ; “stare chill” 1.990; “stai chill” 3.960; “ragazzo chill” 11.600 (perlopiù riferito, come vedremo, a un meme); “ragazza chill” 4.460. Maggiormente attendibili sono le ricerche sul verbo chillare, che restituiscono 40.300 risultati per la forma all’infinito, 16.400 per il participio, spesso con funzione aggettivale, chillato (chillata 4.040, chillate 4.230, chillati 8.360, in quest’ultimo dato sono compresi anche i risultati in cui la forma corrisponde all’imperativo presente di chillarsi: chìllati!), e qualche modesta attestazione anche per forme come chillando (23.700 r.), chilliamo (7.230 r.), “si chilla” (3.940 r.). Il recente incremento d’uso di chill (e derivati) dipende principalmente dai social network, il cui impatto e il largo utilizzo giocano ormai un ruolo chiave nelle dinamiche di nascita e diffusione di parole e locuzioni colloquiali, spesso giovanili, che, come sappiamo (e come è naturale data l’“internazionalità” del mezzo), sono quasi sempre inglesi. In particolare, circola da alcuni anni tra i giovani utenti della rete la locuzione “Netflix and chill”, nata in contesto anglofono e diffusa via web e social, con due significati che riprendiamo da Slengo: “Fare sesso con Netflix in sottofondo. Per estensione significa avere rapporti sessuali” e, più genericamente, “Rilassarsi a casa, magari guardando Netflix”. Inoltre, sempre sulle piattaforme social, dal 2023 è diventato virale il meme, così definito, “I’m just a chill guy” (‘sono solo un ragazzo (nel) chill’) rappresentato da un cane antropomorfo con abiti umani e “zampe” in tasca: È dunque attraverso i social network che negli ultimi anni chill e i suoi derivati hanno raggiunto la massima diffusione, anche tra i giovani parlanti italiani, ed è dunque all’interno di queste piattaforme che possiamo trovare la maggior parte delle attestazioni, in tutta la varietà di forme e usi: Raga voi su Twitter dovete chillare un po’ di più, sempre a litigare state (post su Twitter, 28/2/2016) non passavo una giornata così chillata da agosto (post su Threads, 20/12/2023) sono in sessione d’esame, ma per come sto chillando sembra che sia già laureata (post su Threads, 23/1/2024) Chillati Luca ti tratto come tratto qualsiasi troll su questa app non sei speciale (post su Threads, 5/4/2024) A ferragosto volevo solo riposarmi e chillare ma i miei amici hanno prenotato un’escape room ambientata in un manicomio Sipario (post su Threads, 14/8/2024) Viaggetto di 3 giorni a Bologna con i miei migliori amichetti. Abbiamo visto la città, giocato a freesbee [sic] in piazza maggiore, chillato ai giardini Margherita. È stato molto bello (post su Threads, 20/7/2024) Serata nel chill guardando Troppo belli con Costantino Vitagliano e Daniele Interrante mentre leggo Strutture Economiche Sovietiche (post su Threads, 21/4/2025) Ancor più significative risultano alcune attestazioni di chillare rintracciate, grazie a una ricerca su Google libri, all’interno di romanzi scritti da giovani autori oppure con l’intento esplicito di riprodurre il linguaggio proprio dei giovani: Ambiente ideale per chillare o fare situazione. (Johnny Il Pagante, Destinazione privé, Milano, Mondadori, 2019, ed. digitale) Inizia tutto con una festa di compleanno in spiaggia. È una mia amica di classe che fa 15 anni, io decido di portarmi quella stordita di Betty che, essendo più grande[,] mi permetterà di stare oltre la mezzanotte (visto che sarà suo papà a riaccompagnarci a casa). Quella mattina siamo state in piscina insieme e il pomeriggio siamo state a chillare a casa mia. (Giovanna Garbuio, Francesco Giacovazzo, Oltre la felicità. La magia di Kala nella saggezza hawaiana. L’iniziazione di una ragazzina alla vita, Vicenza, Edizioni Il Punto D’incontro, 2023, ed. digitale) Jacopo passa la canna e dice con la voce lenta e dolce dei fatti: – È stato spettacolare. Tipico di French. Mi ha detto lo vedi quello là, Jac, lo vedi? Stasera me lo faccio. Tipo un po’ dopo si è alzata ed è andata dritta da quello, che non so chi cazzo è, l’ha preso per un braccio e l’ha trascinato a bere qualcosa al baretto, quello aveva una faccia tipo chi minchia è ’sta qui, ah, però è carina. Poi li abbiamo persi di vista, e poi siam venuti qui a chillare. (Leonardo San Pietro, Festa con casuario, Palermo, Sellerio, 2025, ed. digitale) Nonostante l’assenza nei dizionari sincronici (consultati il 10/7/2025), comprensibile se consideriamo l’uso prettamente giovanile e dunque limitato, la crescente diffusione di chill e chillare nella lingua italiana non è sfuggita a linguisti e studiosi di lingua e comunicazione. Ad esempio, se ne fa menzione più volte nel volume L’italiano e i giovani. Come scusa? Non ti followo, a cura di Annalisa Nesi, Firenze, Accademia della Crusca - goWare; 2022): vi accennano due articoli, pubblicati su “Lingua italiana” nel portale Treccani, di Alberto Sebastiani (La musica è cambiata. Reportage linguistico n. 3 dal Bay Fest, 23/9/2024) edi Beatrice Cristalli (L’alfabeto del presente, 8/1/2025); più di recente, ne ha scritto l’accademico Marco Biffi, ispirato dalle conversazioni con la figlia adolescente: Le conversazioni con lei mi ricordano sempre gli scambi tra Bobo e la figlia Ilaria nelle mitiche strisce di Sergio Staino; e certamente le nostre facce non sono dissimili dalle loro, soprattutto la mia, quando, dopo aver rischiato la terza guerra mondiale quale che sia l’argomento di discussione, vengo di solito congedato con un sonoro «e stai nel chill». […] Inutile provare a dire che andrebbe bene anche rilassato, che tra le varie accezioni ha anche quella spiegata per chill: come spia invece di snitch è troppo antiquato. «E poi chill non è proprio uguale…». (Marco Biffi, Io, linguista anche a cena per capire mia figlia (che mi manda nel chill), “Corriere fiorentino”, 28/3/2025, p. 8) A fare da cassa di risonanza per chill e derivati, portandoli fuori dai confini originari, sono state le dichiarazioni di alcuni personaggi celebri dello spettacolo ‒ tra gli altri, Amadeus, Leonardo Pieraccioni, Laura Pausini e Giorgia ‒ che hanno parlato di chill e chillare in interviste o sui loro profili social, con una certa ironia, riferendosi alle difficoltà di comunicazione con i propri figli adolescenti o preadolescenti, difficoltà dovute, in particolare, a un lessico ormai distante dal loro. Non stupisce perciò la presenza, seppur limitata, di questi anglismi giovanili all’interno della stampa italiana. Le ricerche nei principali quotidiani, tuttavia, restituiscono risultati non attendibili per chill: la quasi totalità delle attestazioni (archivio della “Repubblica” 1.517 risultati; archivio del “Corriere della Sera” 391; sito della “Stampa” 168; ultima consultazione il 21/5/2025) è in realtà non pertinente e fa riferimento a nomi e cognomi, citazioni dall’inglese, prodotti commerciali e in alcuni casi si sovrappone alla forma napoletana chill’ (‘quello’). Ricercando la stringa “nel chill” possiamo isolare due occorrenze del 2024, una nell’archivio del “Corriere della Sera”, l’altra tramite la ricerca generale nel sito della “Stampa”: Per il quale [Mattia Torri], però, già ora nelle città «si può riconvertire il parco auto in elettrico. Io abito a pochi chilometri dal luogo di lavoro, se potessi averne due, una sarebbe elettrica: è silenziosa e si viaggia nel chill totale (in piena tranquillità, ndr)». (Lu[ca] Go[ffi], Motori che passione. Tre amici e un podcast registrato in garage, “Corriere della Sera”, 1/9/2024, p. 3) Patrizia è una compagna di classe di mia figlia e l’altra sera, quando sono tornato dal lavoro, era da noi. Si erano impadronite del salotto e io esiliato in cucina. Le sentivo parlare, ridere, ridere molto, dicevano cose come rega’ sto nel chill o sembri er matto de’ Centocelle, e ridevano ancora. (Mattia Feltri, A proposito di Patrizia, lastampa.it, rubrica Buongiorno, 30/3/2024) Come per chill, pure per chill-out (anche univerbato o senza trattino) le attestazioni sui quotidiani sono spesso non pertinenti. La maggior parte dei risultati, a partire dal 1999, fa riferimento al genere musicale o alle aree chill-out, confermando la preferenza d’uso per la variante chill, salvo rari casi: In tutto il perimetro della discoteca ci sarà un effetto-ragnatela con mille fili fluorescenti come in tutti gli hippy-party del mondo. Una novità la “Chill out zone”, uno spazio con musica rilassante e cuscini dove, forse, sarà possibile provare l’ossigeno-terapia che va tanto di moda a Los Angeles. (Cecilia Cirinei, Hippy in salsa mondana, “la Repubblica”, sez. Roma, 11/6/1999, p. 7) Il Buddha Bar, locale di Parigi punto di riferimento mondiale del genere downbeat e chillout, continua a far tendenza anche in Italia con le sue compilation, un must del genere, e con i suoi dj. (Alberto Traversi, Il dj Ravin all’Atlantique, “la Repubblica”, sez. Milano, 05/12/2001, p. 10) La struttura, recentemente ristrutturata, offre una piscina infinity con lettini balinesi riservata agli adulti, dove l’atmosfera chillout è perfetta per momenti di puro relax. (Baleari a modo tuo: due isole, due anime da vivere [contenuto sponsorizzato], repubblica.it, 5/5/2025) Non emergono, dalle nostre ricerche nei quotidiani, occorrenze di chillato (né delle forme declinate chillata, chillate, chillati), ma si rintracciano alcuni risultati, a partire dal 2023, della forma all’infinito chillare (5 nell’archivio della “Repubblica”, 1 in quello del “Corriere”; 2 nel sito della “Stampa”): Intanto si prepara il set per l’intervista alla direttrice artistica di Dior Maria Grazia Chiuri e le giovanissime booktoker girano i video con gli ospiti interrogandoli su cosa significa «chillare», termine caro alla Gen Z. (Sara Scarafia, Sì, questa è proprio l’Arena: il racconto di cinque giorni di eventi a Più libri più liberi, repubblica.it, 11/12/2023) Infine, anche per le ricerche della forma chilling (nessun risultato nell’archivio della “Repubblica”; 2 nell’archivio del “Corriere”; 38 nel sito della “Stampa”) si è riscontrato molto rumore; in particolare, i risultati si sovrappongono, per la quasi totalità, alla locuzione tecnica inglese chilling effect, traducibile con “effetto dissuasivo o inibitorio” ed ereditata dal lessico giuridico britannico, che fa riferimento alla riluttanza da parte di un individuo a esercitare un proprio diritto per paura di eventuali ripercussioni legali, in particolare quando si tratta di libertà di espressione e di stampa. Tornando a chill e chillare, potremmo concludere affermando che ci troviamo ancora una volta davanti a prestiti inglesi che nella maggior parte dei contesti potrebbero facilmente essere sostituiti da equivalenti italiani (pur con le titubanze mostrate dai giovani, come testimonia l’articolo di Biffi sopracitato). Va però aggiunto che si tratta di termini tipici del lessico giovanile, il cui impiego, almeno per ora, resta circoscritto a contesti non sorvegliati, colloquiali, di registro medio-basso. Ma la circolazione di chill e derivati si ha soprattutto tramite le piattaforme social, frequentate anche da utenti non più giovani che, non di rado, assimilano (e talvolta sfruttano per motivi di marketing) parole ed espressioni che un tempo, probabilmente, non sarebbero mai giunte alle loro orecchie. Come parlanti adulti, sta a noi decidere se lasciarle confinate in quegli spazi. Diverso è il discorso per i più giovani; osservare, indagare e decodificare un linguaggio che, per sua natura, nasce e si trasforma continuamente anche con l’intento di prendere le distanze e rendersi incomprensibile agli altri, è forse il modo più efficace per scoraggiarne involontariamente l’uso. Nulla toglie fascino a un termine giovanile quanto la sua decodifica da parte degli adulti (sulle funzioni del linguaggio giovanile si rimanda alla voce di Michele Cortelazzo su Enciclopedia dell’Italiano e alla relativa bibliografia). Può darsi che non sia questo il caso, ma non sarebbe la prima volta che i giovani smettono di usare parole fino a quel momento di moda non appena (e proprio perché) arrivano alle orecchie (e alle penne) degli adulti.
Copyright 2025 Accademia della Crusca |