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Consulenza linguistica | OPEN ACCESS SOTTOPOSTO A PEER REVIEW L’italiano antisemita, prestito dal tedesco Antisemit: un caso di strumentale restrizione di un campo semanticoEmanuele BanfiPUBBLICATO IL 19 gennaio 2026
Quesito: Sono pervenuti diversi quesiti inerenti la vicenda storica, l’etimologia e il significato di antisemita (sost. m. e f.; agg. m. e f.) e dei suoi derivati antisemitico (agg. m.) e antisemitismo (sost. m.). L’italiano antisemita, prestito dal tedesco Antisemit: un caso di strumentale restrizione di un campo semantico1. Quanto alla loro forma, le voci italiane antisemita (sost. m. e f.; agg. m. e f.), antisemitico (agg. m.), antisemitismo (sost. m.) sono sostanzialmente trasparenti, costituite come sono dal prefisso anti- ‘contro’ (< gr. ἀντί / antí ‘contro’) + semita / semitico / semitismo. Meno evidente è tuttavia il processo sotteso a ciò che realmente esse significano poiché, come capita talvolta nella vicenda storico-linguistica di singole parole, anche nel caso di antisemita, antisemitico e antisemitismo si ha a che fare con percorsi che, impropri dal punto di vista semantico, sono però spiegabili alla luce di tristi dinamiche storiche e socio-culturali entro le quali tali percorsi si sono realizzati. Come cercherò di mostrare nei successivi paragrafi, innanzi tutto chiarendo – in termini strettamente storico- e geo-/etno-linguistici (§§ 1.1.-1.4.) – che cosa si deve intendere con la nozione-base di semita sottesa alle voci in questione. Richiamerò quindi (§§ 2.-2.1.) le cause storiche e socio-culturali che ne hanno determinato una restrizione sul piano del significato e illustrerò infine (§§ 3.-3.3.), sulla base di autorevoli fonti lessicografiche italiane, come tali voci vi sono state (e vi sono) trattate. 1.1. In termini storico- e geo-/etno-linguistici, la nozione-base di semita (e della sua variante semitico) si riferisce a una macro-famiglia linguistica cui appartengono lingue classificate, a metà degli anni Quaranta del secolo scorso da Marcel Cohen (Cohen 1947), come lingue “camito-semitiche” (o “semito-camitiche”) o, più o meno un decennio dopo, da Joseph Greenberg (Greenberg 1955), come lingue “afro-asiatiche” o “afro-asiane”: nello specifico si ha a che fare con un insieme di lingue utilizzate da oltre 400 milioni di locutori stanziati in un vasto territorio a cavaliere tra Asia e Africa: uno spazio che va dall’area della Mesopotamia in Asia occidentale al fronte settentrionale atlantico dell’Africa e dai confini dell’Anatolia fino alle regioni sub-sahariane e del Corno d’Africa. E però, e per mero amore di precisione, va ricordato che anche entro i confini dell’Unione Europea sono parlate due lingue camito-semitiche / semito-camitiche (o afro-asiatiche / afro-asiane): una semitica, il maltese (lingua ufficiale di Malta); l’altra camitica, il berbero / tarifit parlato a Melilla, enclave spagnola nel Maghreb marocchino. Le lingue semitiche, dalla storia molto complessa, sono state oggetto di fondamentali studi da parte del grande glottologo Graziadio Isaia Ascoli (Ascoli 1864, 1867) cui si devono i primi studi intorno ai rapporti tra gli spazi indo-europeo e semitico; studi ripresi in tempi più recenti, oltre che dai già menzionati Marcel Cohen e Joseph Greenberg, anche da altri importanti studiosi quali Luigi Heilmann (1949), Franco Aspesi (Aspesi 1978), Allan R. Bomhard e John C. Kernes (Bomhard, Kerns 1994) e Aharon Dolgopolsky (Dolgopolsky 1998). 1.2. La denominazione tradizionale della famiglia “camito-semitica” / “semito-camitica” e dei due termini semita / semitico e camita / camitico trae origine dalla Genesi, il primo libro della Bibbia, dove, nel X capitolo, sono elencate le stirpi discendenti – dopo il diluvio universale – dai tre figli del patriarca Noè (ebr. נֹחַ / Noach): da Sem (ebr. שֵׁם / Shēm) sarebbero discesi tutti i popoli semitici; da Cam (ebr. חָם / Cham o Ham) avrebbero avuto origine tutti i popoli camitici; da Jafet o Iafet (ebr. יפת / Jafet o Iafet) sarebbero discesi i “greci” e, più latamente, tutte le genti europee. Teologi cristiani ed eruditi laici, dividendo l’insieme dell’umanità nelle tre grandi stirpi (semiti, camiti e jafeti/iafeti), postularono – in modo del tutto arbitrario – una presunta “superiorità” della stirpe jafetica rispetto alle altre due, considerate corrotte e potenzialmente corruttrici, e si arrogarono il conseguente “diritto” / “dovere” di assoggettarle al fine di condurle sulla “retta via”. Quanto al ruolo storico-religioso delle lingue camito-semitiche / semito-camitiche va ricordato che esse sono state strumento di irradiazione delle tre grandi religioni monoteiste – Ebraismo, Cristianesimo, Islamismo – e che alcune di esse sono ancora oggi ampiamente utilizzate per scopi religiosi: l’ebraico e l’aramaico, lingue dell’Antico Testamento; l’arabo, lingua del Corano; il siriaco, lingua di numerose comunità cristiane orientali; l’etiopico / ge’ez, lingua dei cristiani d’Etiopia. 1.3. Le lingue semitiche, caratterizzate come sono da una notevole omogeneità strutturale sul piano sia morfologico che sintattico, si possono peraltro suddividere – come proposto da Vermondo Brugnatelli (Brugnatelli 2008) – in quattro gruppi ben distinti: 1.4. Quanto alle lingue camitiche, si ha egualmente a che fare con una situazione segnata da una notevole articolazione interna: oltre all’oggi estinto antico egiziano (la lingua della Valle del Nilo a Nord della Nubia), lingue camitiche sono le lingue berbere, estese un tempo in tutto il Nordafrica nord- e sub-sahariano, fino al fronte atlantico e oggi sensibilmente ridimensionate dal predominio dell’arabo; le lingue cuscitiche e omotiche, parlate in ampi territori dell’Africa orientale dai confini meridionali dell’Egitto fino al Kenya, alla Tanzania, a Sud della Somalia: tra di esse le più importanti sono il beja (o bedawie o bedawiye) parlato nella regione che va dal Nilo al Mar Rosso, tra il Sud del Sudan e l’Etiopia settentrionale e il somalo (𐒖𐒍 𐒈𐒝𐒑𐒛𐒐𐒘 / af soomaali), lingua ufficiale della Somalia. Infine, lingue camitiche sono anche le numerose lingue ciadiche, parlate nelle regioni sub-sahariane attorno al lago Ciad, in Nigeria e in Camerun: la più importante di esse è lo hausa (هَوْسَ / hausa), lingua di oltre 24 milioni di locutori distribuiti tra il Nord della Nigeria e il Sud del Niger. 2. Fatta questa necessaria premessa, in termini storico- e geo-/etno-linguistici intorno alla nozione-base di semita / semitico, è bene rilevare che, in fonti lessicografiche recenti, it. semita (agg. / sost. m. e f.) è chiosato correttamente nel Devoto-Oli 2013 con “Appartenente a una popolazione del gruppo etnico-linguistico dei Semiti, tradizionalmente associato, secondo la Genesi, a Sem, figlio di Noè, comprendente in antico gli assiri e i babilonesi, i fenici e gli israeliti, sopravvivente oggi solo con gli arabi e gli ebrei”. Nel Devoto-Oli 2024 semita è spiegato con “appartenente a una popolazione del gruppo etnico-linguistico dei Semiti”; nel DAIC 1997 e nel GRADIT 2007, entrambi diretti da Tullio De Mauro, semita, chiosato come agg., sost. m. e f. e parallelo a semitico, è spiegato come “che, chi appartiene alla vasta famiglia di parlanti una delle lingue originarie del Vicino Oriente (accadico, babilonese, arabo, aramaico, fenicio, siriaco)”. Nel Sabatini-Coletti 2024 la voce semita (agg. e sost. m. e f.) è spiegata come “appartenente a un gruppo etnico che comprende vari popoli stanziati già in età preistorica nel Medio Oriente e nella parte nord-orientale dell’Africa; le antiche popolazioni appartenenti a tale gruppo (assiri, babilonesi, fenici, ebrei, arabi), secondo il racconto biblico della Genesi, avrebbero come progenitore comune Sem, figlio di Noè”. 2.1. Mentre, in merito alla voce antisemita, le fonti lessicografiche consultate ne riferiscono il significato che riprende il valore restrittivo – ‘ostile agli ebrei, alla loro cultura e alle loro istituzioni’ – proprio del tedesco Antisemit o del francese antisémite. Così nel GDLI (vol. I, 1996) antisemita (agg. e sost. m.) è chiosato con “Che è avverso agli ebrei e li combatte”. In VOLIT (vol. I, 1986) antisemita (agg. e sost. m. e f.) è spiegato “contrario e avverso agli ebrei e alle loro istituzioni, su modello di ted. Antisemit (W. Marr 1879)”. Nel Devoto-Oli 2024 antisemita (agg. e sost. m. e f.) è definito “Avverso agli ebrei e alla loro cultura, alle loro istituzioni, reo di antisemitismo” e se ne dà una datazione “prima del 1881”. Nel De Agostini-Gedea 2004, antisemita (agg. e sost. m.) è spiegato con “che è avverso agli ebrei, e li combatte” (con esempi tratti da Emilio Cecchi e Antonio Gramsci). Nel GDLI la voce antisemita è intesa come prestito da fr. antisémite; nel Piccolo Palazzi 2020 la stessa voce è spiegata (come agg. e sost. m. e f.) nel significato di “nemico degli ebrei, ostile ai semiti”. Infine, nel Sabatini-Coletti 2024 antisemita è registrato come agg. m. e f. nel valore di “Pregiudizialmente ostile agli ebrei”. 2.2. Ed è egualmente bene sottolineare che il significato dell’italiano antisemita – inteso specificatamente in senso restrittivo come ‘che, chi è ostile agli ebrei, alla loro cultura e alle loro istituzioni’ – dipende da un relativamente recente cultismo, attestato in italiano soltanto dall’inizio degli anni ’80 dell’Ottocento (ricorre per la prima volta nel periodico “Il Corriere israelitico”, 1880): si ha a che fare con un chiaro prestito – adattato fonologicamente – dal tedesco Antisemit (per il tramite, forse, del parallelo fr. antisémite): due neologismi, due ibridi linguistici, formati dalla preposizione greca ἀντί / antí ‘contro’ + ted. Semit / fr. sémite ‘semita’; al pari del resto di antisemitismo (< ted. Antisemitismus / fr. antisémitisme). E va egualmente segnalato che la tristemente infausta (e arbitraria) interpretazione restrittiva dei termini antisemita e antisemitismo, riferita esclusivamente alla componente ebraica, si deve a Friedrich Rühs (1781-1820), specialista di storia scandinavo-germanica, che aveva pubblicato all’inizio dell’Ottocento una serie di contributi di impostazione spiccatamente nazionalista e dai toni apertamente antifrancesi e antiebraici (suo, ad es., è lo Über die Ansprüche der Juden auf das deutsche Bürgerrecht [‘Sulle rivendicazioni degli Ebrei alla cittadinanza tedesca’], “Zeitschrift für die neu- este Geschichte der Völker und Staat- enkunde”, febbraio 1815, pp.129-161). Quanto al tedesco Antisemitismus, il termine fu creato e messo in circolazione dal giornalista Wilhelm Marr (1819-1904): influenzato dalle teorie del “Pangermanesimo” elaborate dal filosofo e teologo Johann Gottfried von Herder (1744-1803), il Marr – autore del Der Weg zum Siege des Germanenthums über das Judenthum [‘La strada verso la vittoria del Germanesimo sul Giudaismo’], Berlin, Otto Henke’s Verlag, 1879) – sostenne la presunta “superiorità” del germanico Volk (popolo) rispetto a tutti gli altri popoli. Il clima in cui allignò tale teoria fu quello tristemente condizionato in Germania, dopo il Congresso di Vienna (1815), dalla frustrazione derivante dalle difficoltà di creare uno Stato unificato germanico nel quale potessero trovare spazio tutti i territori abitati dal germanico Volk con esclusione delle minoranze non tedesche e, più in particolare, di quelle ebraiche. Promotrice di tale orientamento ideologico era stata, a partire dal 1818, un’associazione goliardica di studenti (una Burshenschaft ‘Fraternità’) dell’Università di Jena. Ma è comunque ben noto che atteggiamenti di marcata diffidenza quando non di aperto odio nei confronti degli ebrei hanno sempre fatto parte della vicenda storica dello spazio europeo e che, sul piano teorico e relativamente al mondo cattolico, il definitivo superamento di tale atteggiamento data soltanto dal Concilio Vaticano II con la dichiarazione Nostra Aetate (1965) e, più recentemente, con il Catechismo della Chiesa Cattolica (1992): in entrambi i documenti è condannato definitivamente l’antisemitismo, a cui non è riconosciuta alcuna legittimazione teologica. 3. Nel ricostruire la vicenda delle voci dell’italiano semita / semitico (e delle collaterali voci antisemita / antisemitico), è interessante notare che il Tommaseo-Bellini riporta solo l’aggettivo semitico, spiegato come dipendente da Semiti intesi quali discendenti di Sem, secondo la distinzione delle umane generazioni dovute ai tre figli di Noè; e che, in tale autorevole dizionario di metà Ottocento, non sono repertoriate le voci antisemita / antisemitico / antisemitismo. Per la precisione, nel Tommaseo-Bellini, a proposito di semitico, si legge: Agg. da SEMITI, discendenti di Sem. secondo la distinz. delle umane generazioni da’ figli di Noè Sem, Jafet e Cam. Distinguono i Semiti dagli Ariani; e le lingue semitiche, le arie, le turaniche. Idioma semitico anche l’etrusco. T. Le differenze tra i suoni arii e i semitici non provano contro l’unità della specie. Perchè cominciassero qualcosa a provare, converrebbe che gli studii intorno alla trasmutazione de’ suoni, e quelli principalmente intorno alla peregrinazione delle consuetudini e delle tradizioni, fossero più ampii, e più filosoficamente condotti. Al che non sono idonei i Tedeschi per ora; e molto meno i ripetitori gretti di que’ docenti. È interessante anche rilevare, in merito al problema ebraico nella seconda metà dell’Ottocento, la posizione di Giosue Carducci emergente da una sua lettera (Giosue Carducci, Lettere, 22 voll., Bologna, Zanichelli, 1938-1968, vol. IX, 1955, p. 108, riportata dal GDLI): vi è fatto preciso riferimento alla presunta superiorità di “noi, greco-latini, nobile razza ariana…” posizione del tutto “allineata” con l’atteggiamento antiebraico proprio degli ambienti germanico e francese della seconda metà dell’Ottocento: Già il cristianesimo è una religione semitica, cioè ebrea, e i semiti, gli ebrei, non intendono, odiano anzi, il bello plastico. Ci mancava anche questo, che a noi, greco-latini, nobile razza ariana, dovesse esserci infusa una religione semitica. 3.1. Quanto a semitico, il termine ricorre nel Devoto-Oli 2013 ed è spiegato come agg. “Relativo ai Semiti: popoli semitici”; o come sost. m., proprio del sottocodice della Linguistica (Lingue semitiche / il semitico sost. m.), indicante “gruppo di lingue comprendente il babilonese e l’assiro, l’ebraico e l’aramaico, l’arabo e l’etiopico”. Nel Piccolo Palazzi 2020 semitico è chiosato, quale agg. attestato dal sec. XIX, con “Individuo di origine semitica, cioè appartenente a un gruppo etnico stanziato, fin dalla preistoria, nel Medio Oriente, in Africa settentrionale e in Etiopia. Il nome deriva da Sem, uno dei figli di Noè”; e come sostantivo, solo m. e solo sing., e come termine linguistico, indica “Gruppo di lingue comprendente il babilonese e l’assiro, l’ebraico e l’aramaico, l’arabo e l’etiopico caratterizzate da una morfologia costituita da radice formate da tre consonanti”. Nel Sabatini-Coletti 2024 semitico è chiosato come agg. e sost. “che riguarda la civiltà e la lingua dei semiti: popoli semitici. Lingue semitiche: gruppo di lingue comprendenti molti idiomi antichi e moderni, fra cui l’ebraico, l’aramaico, l’arabo, il siriaco e l’etiopico”. 3.2. Quanto al valore di antisemitico (agg.), il VOLIT lo spiega con “Degli antisemiti e dell’antisemitismo: rivolto contro gli ebrei …; persecuzioni a., propaganda a.” e ne viene riportata genericamente la datazione a prima del 1880. Nel Devoto-Oli 2024 antisemitico è glossato con “relativo agli antisemiti o all’antisemitismo”. Nel Sabatini-Coletti 2024 la stessa voce (agg. m. e f.) è spiegata con “avverso, ostile agli ebrei”. Il DAIC 1997 e il GRADIT 2007 spiegano antisemitico (agg. e sost. m.) come derivato da antisemitae quale prestito dal ted. Antisemit. 3.3. Quanto ad antisemitismo, il VOLIT spiega il termine come sost. m. nel valore di “Avversione e lotta contro gli ebrei, manifestatasi anticamente come ostilità di carattere religioso, divenuta in seguito, specie nel sec. XX, vera e propria persecuzione razziale basata su aberranti teorie pseudoscientifiche”; nel GDLI antisemitismo (sost. m.) viene chiosato come “Avversione esasperata e lotta violenta contro gli ebrei” e ne vengono riferite alcune citazioni tratte da Benedetto Croce e Antonio Grasci. Il Garzanti 1998, glossando antisemitismo come sost. m. “Ostilità, intolleranza nei riguardi degli ebrei”, lo rinvia al modello del ted. Antisemitismus. Analoga è la spiegazione che si ritrova nel De Agostini-Gedea 2004: antisemitismo (sost. m.) “Che è avverso agli ebrei e li combatte”, con il rinvio al ted. Antisemitismus. Nel Sabatini-Coletti 2024 antisemitismo (sost. m.) è spiegato con “Ostilità, avversione preconcetta contro gli ebrei; politica persecutoria nei loro confronti” e quale prestito dal ted. Antisemitismus; al pari di ciò che si trova nel Piccolo Palazzi 2020. Nel Devoto-Oli 2024 il termine è spiegato come sost. m. “Avversione nei confronti dell’ebraismo e degli ebrei” e ne viene riferita la prima attestazione nel lessico italiano a prima del 1881. Nota bibliografica:
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