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SOTTOPOSTO A PEER REVIEW

Non c’è da peritarsi a chiedere, se non si conosce il verbo

Cristiana De Santis

PUBBLICATO IL 29 novembre 2023

Quesito:

Sono arrivate alla redazione alcune domande che riguardano il verbo peritarsi: qual è la sua etimologia? E il suo significato? Si può usare solo in frasi negative? E infine: Si dice pèritano o perìtano?

Non c’è da peritarsi a chiedere, se non si conosce il verbo

La forma peritarsi corrisponde in italiano a due verbi diversi:

1. peritarsi nel senso di ‘esitare, vergognarsi’ viene dal latino tardo pigritàri, una forma intensiva del verbo pigrāri‘essere pigro’. Peritarsi risulta attestato fin dal XIV secolo ed è considerato dai dizionari poco comune. Ne troviamo un esempio in poesia: “tu che costì / di più covar ti duoli, che ti periti più? // Fuori le aluccie pure / tu che così sei vivo” (Giovanni Pascoli, Le foglie morte, I canti di Castelvecchio - rivolgendosi a un uccello che fa capolino dall’uovo). Di seguito due esempi dalla prosa letteraria riportati sul DOP: “non mi pèrito di prendere queste imagini alla leggenda mistica” (Gabriele D’Annunzio); “quell’altro amore che ogni persona dabbene si pèrita a nominare” (Bruno Cicognani).

Come si vede dagli esempi, il verbo è spesso accompagnato dall’avverbio di negazione e nelle forme singolari del presente indicativo l’accento cade sulla prima sillaba (mi pèrito / ti pèriti / si pèrita NON mi perìto ecc.!); lo stesso vale per la terza persona plurale del presente indicativo: si pèritano (rispondiamo così ad Andrea A.).

La costruzione del verbo (bivalente intransitivo) prevede che sia seguito da una infinitiva retta dalla preposizione di o da a: non mi pèrito di telefonargli a casa; non mi pèrito a disturbarlo ancora (esempi tratti dal DISC).

Si tratta di un verbo poco comune, ma diffuso in Toscana (come giustamente nota Patrizia P.): è riportato infatti nel repertorio Parole di Firenze dal Vocabolario del fiorentino contemporaneo, a cura di Teresa Poggi Salani, Neri Binazzi, Matilde Paoli e Maria Cristina Torchia (Accademia della Crusca, 2012), chiosato come ‘farsi degli scrupoli, vergognarsi’. Vale la pena riportare l’osservazione dell’informatore: “Io vorrei invitarti [...] a pigliare un caffè, ma mi pèrito, perché c(i) ho poca confidenza. [...] Penso che peritarsi sia italiano, però noi s’addopra proprio regolarmente. Cioè come modo colloquiale”.

2. Peritarsi nel senso di ‘mostrarsi capace, esperto (di qualcosa)’, derivato dall’aggettivo perìto (lat. pĕrītus, dalla stessa radice di experiri ‘fare esperienza’), è di più recente attestazione (fine XIX-inizio XX sec.) e di ambito burocratico.

In questo caso è più frequente l’uso in frasi affermative, come nota uno scrivente (Luca F. N.) che ha incontrato per ben due volte il verbo in un saggio recente e ne ha trovato un precedente, registrato nel GDLI, in una poesia di Vittorio Betteloni (vi si cita un tipo di caccia nel quale “schive non son di peritarsi le donne stesse”).
Si noti che, in questo caso, nelle persone singolari del presente indicativo, l’accento cade sulla penultima sillaba: mi perìto, ti perìti, si perìta, si perìtano.
Di questo verbo è in uso anche la forma transitiva oltre a quella pronominale: peritare qualcosa nel senso di ‘sottoporre a perizia’, di ambito burocratico, con attestazioni dalla fine del XIX secolo.
Si tratta, evidentemente, di forme tipiche di un linguaggio “peritale”, da tecnici e giuristi, da cui consigliamo di peritarsi, a meno che non si sia dei periti o non si voglia fiorentineggiare.
Anche perché, con verbi poco frequentati, è facile cadere in errore, usando il verbo a sproposito, come in una frase comparsa sul giornale “la Stampa” nel 1987 (attribuita a Craxi), sottoposta al giudizio del professor Tristano Bolelli da un lettore del giornale: «Per la verità su una questione politicamente tanto delicata nessuno si era peritato di chiedere una mia opinione». Bolelli scrive: «Rispondo che ne penso male. Peritarsi significa ‘esitare per preoccupazione o timidezza’ e perciò nella frase indicata, se è riportata esattamente, è usata a sproposito. Semmai si sarebbe dovuto dire “nessuno si era premurato” (non è bello, ma non è sbagliato)». (Tristano Bolelli, Al buon Dio non si dà del lei, in Id., Italiano sì e no, Milano, Longanesi, 1988, pp. 167-168: p. 168).


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